Galleria Spada

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Galleria Spada
Palazzo Spada: facciata
Palazzo Spada: facciata
Tipo pinacoteca
Indirizzo Piazza Capo di Ferro, 13, Roma
Sito http://galleriaspada.beniculturali.it

La Galleria Spada è ospitata nell'omonimo palazzo, che si trova in piazza Capo di Ferro a Roma. Il palazzo è famoso anche per la sua facciata, e per la falsa prospettiva del Borromini.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Palazzo Spada.

La galleria espone pitture del XVI e XVII secolo.

La finta prospettiva del Borromini[modifica | modifica sorgente]

La galleria della prospettiva del Borromini

Transitando nel cortile del Palazzo giungendo dall'ingresso principale, sulla sinistra si scorge, mediante un'apertura centrale sbarrata da un cancello in noce, la galleria con la prospettiva che si inoltra oltre il piccolo giardino di melangoli; la galleria si presenta nella sua forma attuale dopo gli ultimi restauri. La finta prospettiva è creata sull'illusione che la galleria sia lunga circa 35 metri, mentre in realtà è lunga 8,82 metri. L'illusione è dovuta al fatto che i piani convergono in un unico punto di fuga; così, mentre il soffitto scende dall'alto verso il basso, il pavimento mosaicato sale. Anticamente, sulla parete di fondo era disegnato un finto motivo vegetale che accentuava il senso prospettico. Attualmente sul fondale si trova il calco di una statuetta di guerriero di epoca romana. La galleria fu costruita in un solo anno, tra il 1652 e il 1653, da Borromini, aiutato dal Padre agostiniano Giovanni Maria da Bitonto. La Galleria è frutto dell'interesse di Bernardino Spada per la prospettiva e i giochi prospettici: egli probabilmente attribuiva a questa galleria il significato dell'inganno morale e dell'illusione delle grandezze terrene. Inizialmente la galleria presentava degli affreschi di Giovanni Battista Bagni, in seguito sostituiti da un colonnato.[1]

Il museo[modifica | modifica sorgente]

Orario di apertura[modifica | modifica sorgente]

Da Martedì a Domenica, dalle ore 8.30 alle 19.30[2]

La storia[modifica | modifica sorgente]

La galleria fu fondata nel 1927, dopo che lo Stato Italiano, nel novembre dell'anno precedente, l'aveva acquistata, ed ebbe in Palazzo Spada insieme al Consiglio di Stato. Successivamente, negli anni quaranta del XX secolo fu chiusa. Venne riaperta nel 1951, su interessamento dell'allora sovrintendende delle Gallerie di Roma Achille Bertini Calosso e grazie all'impegno di Federico Zeri, che era già direttore del museo. Zeri si impegnò a recuperare la maggior parte delle opere disperse durante la guerra e ne curò il riordino, cercando di ricreare nelle quattro sale del museo il primitivo aspetto sei-settecentesco: pertanto oggi la galleria si presenta come un esempio superstite di pinacoteca antica. I quadri sono disposti sulle pareti in file successive e si integrano con gli arredi, i mobili e le sculture del museo. La maggior parte delle opere esposte deriva dalla collezione di Bernardino Spada e, in misura minore, da altre collezioni, tra cui quella di Virgilio Spada.[3]

Struttura museale[modifica | modifica sorgente]

Il museo è sito al primo piano del palazzo, nell'ala appartenuta al cardinale Girolamo Capodiferro, che lo aveva fatto costruire su edifici preesistenti di proprietà della famiglia dal 1548[3]

Sala I[4]
Viene chiamata Stanza dei Papi, per via delle cinquanta iscrizioni illustranti la vita di alcuni pontefici, volute dal cardinale Bernardino. Viene chiamata anche Stanza del Soffitto Azzurro, per via del soffitto ricoperto da una tela turchina suddivisa in tanti piccoli vani detti camerini da verno. Le decorazioni del soffitto a cassettoni sono del 1777.
Sala II[4]
Fu realizzata contemporaneamente alla III sala. Fu decorata nella zona alta delle pareti da fregi pitturati a tempera su tela da Perin del Vaga. Il resto delle pareti venne dipinto con boiseries oggi scomparse.
Sala III[4]
Viene chiamata anche "Galleria del Cardinale". Fu progettata nel bienno 1636-37, insieme alla precedente, da Paolo Maruscelli per porvi la collezione di Bernardino Spada. Il soffitto è a travicelli. Alcune porte-finestre immettono in ballatoi, uno dei quali è munito di una ringhiera in ferro che si affaccia sul giardino grande.
Sala IV[4]
Fu fatta edificare al posto di una terrazza in legno che prospettava sul giardino grande. In questa sala sono esposte opere di scuola caravaggesca.

Opere conservate nel museo[modifica | modifica sorgente]

Le opere più importanti sono:

Inoltre opere di:

Inetressante anche il mappamondo celeste e quello terrestre dei primi decenni del XVIII secolo, opere dell'olandese W. Blaeu.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Autori Vari, La prospettiva del Borromini in Maria Lucrezia Vicini (a cura di), Guida alla Galleria Spada, Roma, Gebart s.r.l., 1998, p. 10-12.
  2. ^ Sito Prenotazioni Galleria Spada - Informazioni pratiche
  3. ^ a b Autori Vari, La Galleria di palazzo Spada in Maria Lucrezia Vicini (a cura di), Guida alla Galleria Spada, Roma, Gebart s.r.l., 1998, p. 5-10.
  4. ^ a b c d Autori Vari, Il museo in Maria Lucrezia Vicini (a cura di), Guida alla Galleria Spada, Roma, Gebart s.r.l., 1998, p. 13-92.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Maria Lucrezia Vicini, Galleria Spada (Visita guidata), Roma, Rotostampa s.r.l., giugno 1997.
  • Federico Zeri, La Galleria Spada in Roma, Firenze, 1954.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]