Galleria Sabauda

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Coordinate: 45°04′29.09″N 7°41′08.77″E / 45.074747°N 7.685769°E45.074747; 7.685769

Galleria Sabauda
Sede della Galleria Sabauda
Sede della Galleria Sabauda
Tipo Pinacoteca
Indirizzo Via XX settembre 88
10122 Torino (Italia)
Sito Sito ufficiale
Hans Memling, Passione di Cristo
Bernardo Bellotto, Veduta del vecchio ponte sul Po a Torino
Sebastiano Ricci, Re Salomone adora gli idoli
Jacob van Schuppen, Principe Eugenio vittorioso sui Turchi

La Galleria Sabauda di Torino è una delle più significative pinacoteche italiane. Già a lungo ospitata dal Palazzo dell'Accademia delle Scienze, dall'aprile 2012 ha invece sede nella "Manica Nuova" del Palazzo Reale, con ingresso in via XX settembre 88, nei pressi del Duomo.

Nel 2013 il circuito museale di palazzo Reale, Galleria Sabauda, Armeria Reale e Museo di antichità è stato il ventiseiesimo sito statale italiano più visitato, con 229.534 visitatori e un introito lordo totale di 1.006.536,20 Euro[1].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Venne istituita, per concessione di re Carlo Alberto, il 2 ottobre del 1832 (giorno del suo compleanno) con il nome di "Reale Galleria" e sistemata nelle sale di Palazzo Madama. Si apriva così al pubblico una quadreria famosa in tutta Europa, frutto della secolare passione collezionistica di Casa Savoia (già ne parlava nel 1590, in termini molto elogiativi, il pittore lombardo Giovan Paolo Lomazzo sella sua Idea del tempio della pittura).

Mentore e primo direttore della Galleria fu Roberto d'Azeglio che nel 1836 avviò la pubblicazione, in fascicoli con preziose riproduzioni a stampa, del primo catalogo della collezione che riuniva, a quel tempo, 365 opere provenienti da Palazzo Reale, dal Palazzo Carignano di Torino e dal Palazzo Durazzo di Genova.

Al disegno politico-culturale di Carlo Alberto si deve la dotazione di un fondo di gestione autonomo, assieme alla esortazione in favore di un programma di acquisizioni che desse adeguato spazio alle varie scuole italiane ed “ultramontane”. Nel 1848 l'insediamento del Senato in Palazzo Madama pose ben presto l'esigenza di individuare una nuova sede per la galleria. Solo nel 1865 – grazie agli sforzi organizzativi di Massimo d'Azeglio, succeduto come direttore al più anziano fratello Roberto – si realizzò il trasferimento al secondo piano del Palazzo dell'Accademia delle Scienze (edificato a partire dal 1679 su progetto di Guarino Guarini come "Collegio dei Nobili"). Nel frattempo, nel 1860, il re Vittorio Emanuele II aveva compiuto il munifico gesto di donazione della Galleria alla Nazione, ponendola alle dipendenze del Ministero della Pubblica Istruzione.

Nella nuova sede i quadri furono ordinati secondo la canonica suddivisione cronologica e per scuole pittoriche di appartenenza, con uno spazio importante dedicato sin da allora alla pittura piemontese del XV e XVI secolo.
Fu nel 1933, in occasione del centenario dell'istituzione, che la pinacoteca assunse la definitiva denominazione di "Galleria Sabauda".

Lo sviluppo della Galleria fu segnato da una costante crescita del patrimonio artistico (anche grazie ad importanti donazioni ed acquisizioni come la raccolta dell'industriale torinese Riccardo Gualino), sino alle attuali oltre 700 opere esposte, e fu segnato altresì da una serie di recuperi e risistemazioni per sopperire alla cronica esiguità degli spazi espositivi.

Dall'aprile 2012 la Sabauda ha sede in via XX settembre 88, nella cosiddetta "Manica Nuova" del Palazzo Reale, accanto al Duomo. La decisione del trasferimento fu presa nel 1998 dal Direttore Regionale Pittarello e successivamente confermata dai successivi Direttori e Soprintendenti, anche sulla base della progressiva disaffezione del pubblico verso l'allestimento. Rimarchevole è il danno provocato dalla mancata manutenzione degli impianti nell'area del vecchio allestimento, mancanza che ha causato il danneggiamento di decine di opere[2]

Opere esposte[modifica | modifica sorgente]

L'attuale ordinamento della galleria prevede le sezioni qui di seguito elencate assieme ad alcuni autori ed opere particolarmente significativi

  • Collezioni dinastiche: da Vittorio Amedeo I a Vittorio Amedeo II (1630 - 1730)
  • Collezioni dinastiche: da Carlo Emanuele III a Carlo Felice (1730-1831)
    • Bernardo Bellotto, Veduta di Torino dai Giardini Reali e Veduta del vecchio ponte sul Po a Torino
  • Collezione Riccardo Gualino (esposta, come richiesto dal donatore, in forma di “casa museo”)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Visitatori e introiti dei musei
  2. ^ Decine di opere danneggiate la Sabauda chiude tra le polemiche in LaStampa.it, 19 marzo 2012. URL consultato il 25 aprile 2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Noemi Gabrieli, Galleria Sabauda - Maestri italiani, Torino 1971.
  • Paola Astrua, Carla Enrica Spantigati, Galleria Sabauda: guida breve, Electa, Milano, 2000.
  • Luca Leoncini (a cura di), Da Tintoretto a Rubens. Capolavori della Collezione Durazzo, catalogo della mostra di Genova, Milano 2004, 294-295.
  • Laura Facchin, Opere di artisti svizzeri alla Galleria Sabauda. Una prima indagine, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Torino nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, «Arte&Storia», anno 11, numero 52, ottobre 2011, Edizioni Ticino Management, Lugano 2011.

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