Galattosemia

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Galattosemia
Malattia rara
Codici di esenzione
SSN italiano RCG060
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 271.1
ICD-10 (EN) E74.2

Per Galattosemia in campo medico, si intende una malattia a carattere ereditario dei nascituri, dovuta ad un malfunzionamento di un enzima capace di metabolizzare il galattosio, se non diagnosticata in tempo può risultare mortale. Erroneamente spesso la si confonde con l'intolleranza al lattosio, ma questa è una forma più grave. Esistono tre forme di deficit: una riguarda il galattosio-1-fosfato uridiltransferasi, un'altra la galattocchinasi e l'ultima l' uridina difosfato galattosio 4-epimerasi. Senza alcun trattamento, la mortalità nei neonati affetti da galattosemia è circa del 75%.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fu F. Goppert il primo a scoprire tale malattia nel 1917,[1] mentre la causa è stata scoperta più tardi nel 1956 grazie a Herman Kalckar.[2]

Epidemiologia[modifica | modifica wikitesto]

L'incidenza cambia a seconda della tipologia:[3]

  • Deficit galattosio-1-fosfato uridiltransferasi, 1 su 62.000 bambini nati vivi
  • Deficit di galattochinasi, 1 su 40.000 bambini nati vivi
  • Deficit dell'uridina difosfato galattosio 4-epimerasi, 1 su 23.000 bambini nati vivi[4]

Tipologie[modifica | modifica wikitesto]

Il galattosio è convertito in glucosio dall'azione di tre enzimi, in un processo noto come la via di Leloir. Ci sono malattie associate ad una deficienza di ciascuno di questi tre enzimi:

Tipo Diseases Database OMIM Gene Locus Enzima Nome
Tipo 1 Template:DiseasesDB2 Template:OMIM2 GALT 9p13 galattosio-1-fosfato uridiltransferasi galattosemia classica
Tipo 2 Template:DiseasesDB2 Template:OMIM2 GALK1 17q24 galattochinasi deficienza di galattochinasi
Tipo 3 Template:DiseasesDB2 Template:OMIM2 GALE 1p36-p35 UDP galattosio epimerasi deficienza di galattosio epimerasi, deficienza di uridina difosfato galattosio 4-epimerasi
Normale via metabolica del galattosio nell'umano.

Diagnosi[modifica | modifica wikitesto]

La diagnosi è possibile tramite Screening neonatale.

Eziologia[modifica | modifica wikitesto]

Il lattosio contenuto nei cibi è comunemente scisso in glucosio e galattosio dall'enzima lattasi. Negli individui affetti da galattosemia, gli enzimi che processano ulteriormente il galattosio rendendolo metabolizzabile sono assenti o non funzionali: questo porta ad un accumulo tissutale di galattosio-1-fosfato in quantità altamente tossiche. Per la precisione sono mutati o assenti enzimi appartenenti alla classe delle transferasi (nella galattosemia classica manca la galattosio-1-fosfato uridiltransferasi).

Sintomatologia[modifica | modifica wikitesto]

Fra i sintomi e i segni clinici si presentano epatosplenomegalia, cirrosi, cataratta, deficit neurologici, aminoaciduria, albuminuria.

Esami[modifica | modifica wikitesto]

Uno screening prenatale è utile per riuscire ad effettuare in tempo una diagnosi della malattia

Terapia[modifica | modifica wikitesto]

Quando la diagnosi è stata effettuata la futura madre deve smettere di assumere il galattosio e il lattosio, se invece il bambino è nato deve seguire una dieta priva, in modo assoluto, di lattosio e di alimenti contenenti acidi lattici. Ricerche svolte da noti ricercatori in Svizzera hanno dimostrato l'importanza di non assumere alimenti provenienti dalla lavorazione della soia. Inoltre la dieta deve essere variata riducendo, rispetto ad una dieta normale, l'apporto di legumi. Il perfetto controllo della NON ASSUNZIONE di alimenti contenenti lattosio e suoi derivati sinora sembra essere il fattore determinante per il controllo della malattia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Goppert F. Galaktosurie nach Milchzuckergabe bei angeborenem, familiaerem chronischem Leberleiden. Klin Wschr 1917;54:473-477.
  2. ^ Isselbacher KJ, Anderson EP, Kurahashi K, Kalckar HM, Congenital galactosemia, a single enzymatic block in galactose metabolism in Science, vol. 13, nº 123, 1956, pp. 635-6, PMID 13311516.
  3. ^ Research Laboratories Merck, The Merck Manual quinta edizione pag 2609, Milano, Springer-Verlag, 2008, ISBN 978-88-470-0707-9.
  4. ^ fra le due tipologie possibili (benigna e maligna) lo studio, condotto in Giappone ha considerato soltanto la forma benigna, il dato quindi rimane parziale

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Joseph C. Segen, Concise Dictionary of Modern Medicine, New York, McGraw-Hill, 2006, ISBN 978-88-386-3917-3.
  • Douglas M. Anderson, A. Elliot Michelle, Mosby’s medical, nursing, & Allied Health Dictionary sesta edizione, New York, Piccin, 2004, ISBN 88-299-1716-8.
  • Research Laboratories Merck, The Merck Manual quinta edizione, Milano, Springer-Verlag, 2008, ISBN 978-88-470-0707-9.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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