Gaetano Mammone
Gaetano Mammone, all'anagrafe Gaetano Coletta[1] (Sora, 27 marzo 1756 – Napoli, gennaio 1802), è stato un brigante italiano.
[modifica] Biografia
Mammone era figlio di un mugnaio originario di Alatri che lavorava a Sora nei mulini concessigli in affitto dal duca Boncompagni[1]. Si trattava di una famiglia abbastanza agiata, dove tutti i figli davano una mano nella fabbrica paterna, compreso Gaetano che però cominciò da adolescente a diventare amico di coetanei poco raccomandabili[1], che probabilmente lo coinvolsero in azioni malavitose.
Da adulto Mammone si diede al brigantaggio negli ultimi anni del XVIII secolo. Nel gennaio del 1799 guidò una rivolta nelle città di Sora e Isola contro l'occupazione francese. Nell'occasione si mise in contatto con gli ambienti filo-borbonici più reazionari[1] e fu molto crudele: a un suo scagnozzo diede addirittura l'ordine di fucilare l'abate di Montecassino[1], senza che esso si opponesse seriamente alle sue decisioni.
Con la stessa disinvoltura, Mammone fece ammazzare innumerevoli cittadini di Sora: alla fine le vittime furono circa 400[1]. Inizialmente ad esse dava lui stesso il colpo di grazia, ma successivamente preferì farle morire a poco a poco: alcune furono costrette addirittura a soggiornare inermi in grotte piene di sterco, in modo tale che il fetore le asfissiasse[1].
Nel luglio del 1799 il generale Rodio, esasperato per le nefandezze effettuate dal brigante, andò a inseguirlo ma lo scontro venne evitato per l'intervento di mediazione compiuto del vescovo di Sora Colaianni. Mammone, insieme a due fratelli, riuscì a fuggire ma venne scovato e condotto prima a Castel Nuovo e poi a Ischia: fortunosamente evasi, i tre fondarono una loro setta che compì altri delitti[1] finché venne definitivamente catturato, nel settembre del 1801 a Gaeta.
Condotto nel carcere napoletano della Vicaria, in attesa del processo attua un polemico sciopero della fame e della sete[1]. Viene tuttavia condannato a morte e la sentenza è eseguita nei primi giorni del gennaio 1802[2].
[modifica] Valutazioni critiche
Venne descritto da numerosi autori, tra cui Vincenzo Cuoco e Benedetto Croce, come feroce e sanguinario, al quale si attribuivano persino abitudini antropofaghe[3]. Al contempo però venne definito da Re Ferdinando come “nostro buon amico e generale, il vero sostegno del Trono” e pertanto insignito di decorazioni borboniche.
[modifica] Note
- ^ a b c d e f g h i Dal sito Oasisanleonardo.it
- ^ Tarquinio Maiorino, Storia e leggende di briganti e brigantesse, Piemme, Casale Monferrato 1997, pag. 217
- ^ Nel film Ferdinando e Carolina di Lina Wertmuller, che riprende questa tradizione, si vede il brigante Mammone "condire" gli spaghetti col sangue delle sue vittime
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Gaetano Mammone è anche citato in un famoso romanzo di Alessandro Dumas padre: "La Sanfelice". Egli assieme a fra diavolo altro brigante realmente esistito prese parte alla resistenza contro i francesi invasori del regno borbonico.