Gaetano Crivelli

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Gaetano Domenico Crivelli (Brescia, 20 ottobre 1768Brescia, 16 luglio 1836) è stato un tenore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Pur non essendo propriamente nato a Bergamo, ma nella vicina Brescia, Crivelli può essere considerato a buon diritto uno dei primi esponenti di quella sorta di scuola tenoristica che fiorì nel bergamasco a cavallo tra i due secoli e che, partendo da Giacomo David e passando per figure come David junior, Nozzari e Donzelli, sarebbe infine culminata con Giovanni Battista Rubini.[1]

Tenore baritonale nello stile italiano del '700, Crivelli esordì abbastanza tardi, all'età di ventotto anni, nella sua città natale e si esibì quindi in diversi teatri italiani. fino al debutto scaligero del 1805, nella prima rappresentazione dell'opera di Mayr, Eraldo ed Emma. Crivelli passò poi anche all'estero, a Parigi (dove eseguì, nel 1811, al Théâtre des Italiens, l'opera forse a lui più congeniale, il Pirro di Paisiello) e poi, con meno successo, a Londra.

Rientrato in Italia, la sua carriera continuò a lungo, soprattutto nei teatri del Settentrione, come di nuovo alla Scala, dove eseguì, tra l'altro, La clemenza di Tito di Mozart [2], o alla Fenice, dove partecipò, con Giuditta Pasta, alla prima rappresentazione de La conquista di Granata di Nicolini, e ancora, nel 1821, insieme questa volta alla Maffei Festa, a una première dell'astro nascente Saverio Mercadante, l'Andronico, nonché infine nel 1824 alla prima de Il crociato in Egitto di Meyerbeer, l'ultima grande opera a vedere un castrato, Giovanni Battista Velluti, come protagonista. Nel quadro della sua notevolmente durevole carriera, Crivelli non si mise in mostra tanto per le sue abilità virtuosistiche, quanto per la capacità di valorizzare al meglio le sue qualità di baritenore: l'accento vibrante e appassionato e il vigore espressivo,[3] contribuendo così a quella rinascita tardosettecentesca del belcanto che sarebbe poi sfociata nel periodo d'oro rossiniano, nel quale pure, forse proprio per le sue caratteristiche poco acrobatiche, non giocò poi praticamente alcun ruolo diretto.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Caruselli, II, voce: David, Giacomo, p. 334.
  2. ^ Dell'ultima opera di Mozart, Crivelli aveva già eseguito la prima italiana al San Carlo di Napoli nel 1809 e si sarebbero quindi dovuti attendere 133 anni, dalla ripresa alla Scala, per la successiva rappresentazione ad opera della RAI - Giorgio Guarlerzi, Tito era un clemente, ma in Italia pochi lo sanno, in Silvia Camerini (a cura di), La clemenza di Tito - Programma di sala - Teatro Municipale Valli Reggio Emilia, Bologna, Nuova alfa editoriale, 1988, pp 146-147
  3. ^ Caruselli, I, voce: Crivelli, Gaetano, p. 313.
  4. ^ Per le problematiche storiche del belcanto nel periodo a cavallo tra i due secoli, si veda Rodolfo Celletti, Storia del belcanto, Fiesole, Discanto, 1983, pp. 111-112, e passim.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • Salvatore Caruselli (a cura di), Grande enciclopedia della musica lirica, Longanesi & C. Periodici S.p.A., Roma
  • Giorgio Appolonia, Gaetano Crivelli. Profilo di un interprete, «Nuova Rivista Musicale Italiana», 21, 1987, pp. 595-604, ERI-RAI

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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