Gadjo dilo - Lo straniero pazzo

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Gadjo dilo - Lo straniero pazzo
Titolo originale Gadjo Dilo
Paese di produzione Francia, Romania
Anno 1997
Durata 104 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico, commedia
Regia Tony Gatlif
Sceneggiatura Tony Gatlif, Kits Hilaire, Jacques Maigne
Fotografia Eric Guichard
Montaggio Monique Dartonne
Musiche Rona Hartner e Tony Gatlif
Scenografia Brigitte Brassart
Interpreti e personaggi
Premi

Gadjo Dilo - Lo straniero pazzo (Gadjo Dilo) è un film del 1997, scritto e diretto da Tony Gatlif, rom algerino naturalizzato francese che ne ha composto anche le musiche. Il titolo significa letteralmente "Gadjo pazzo" in Romaní (dove il termine gadjo significa non-Rom, straniero appunto). Gran parte del film è stato girato nel villaggio di Creţuleşti a pochi chilometri da Bucarest e alcuni degli attori sono dei rom locali.[1]
Gadjo dilo conclude una ideale trilogia di film, ed è stato preceduto da "L'uomo perfetto" e da "Latcho Drom".

Indice

Trama[modifica]

Stephane è un giovane parigino che arriva in Romania alla ricerca della cantante rom Nora Luca, di cui il padre gli ha lasciato una vecchia registrazione audio su nastro che spesso ascoltava prima di morire. Giunto in un paese verso sera, non trovando nessuno che lo ospiti (anche perché conosce solo il francese) si imbatte in un vecchio rom, Izidor, disperato e ubriaco per l'incarcerazione del proprio unico figlio per motivi di mafia. Si ubriaca col vecchio che verso l'alba lo accompagna in un accampamento rom, distante circa 80 km da Bucarest. Izidor lo accoglie nella sua casa ed i due finalmente si addormentano. Al risveglio Stephane si ritrova solo e guardato male dagli zingari della comunità che lo chiamano "Gadjo" (cioè non-rom, straniero) a cui poi accosteranno l'aggettivo "Dilo", pazzo, per la sua strana fascinazione e ricerca maniacale della Musica. Izidor difenderà Stephane contro i pregiudizi dei componenti del suo villaggio e si batterà perché il giovane venga accettato da tutti. I giorni passano e Stephane continua la ricerca della misteriosa Nora Luca proseguendo a registrare i canti e le musiche gitane, pur trovando pian piano il suo posto all'interno della comunità gitana. Tutto nella comunità parla di povertà, il fango è ovunque. La vita dei gitani può essere definita allo stato bruto, ed essi ribaltano contro Stephane l'abitudine ad essere guardati e giudicati con sospetto e pregiudizio, ad essere più spesso respinti che amati. La barriera linguistica si dimostra un vero handicap, ma fortunatamente il gadjo incontra Sabine, l'unica a conoscere un poco di francese. A seguito di numerose peregrinazioni e diversi spettacoli, i legami tra Sabine e Stéphane si rafforzano. Nonostante le difficoltà linguistiche la musica e l'amore per Sabine permettono allo straniero pazzo di integrarsi definitivamente e di apprendere con gradualità gli usi ed i costumi del popolo Rom. Alla progressiva integrazione si associa anche la comprensione delle difficoltà del vivere sempre ai margini della società, e la completa mutazione della stessa persona di Stephane e del suo modo d'intendere la vita. È a questo punto che il figlio di Isidor, Adriani esce di carcere. Una grande gioia attraversa il villaggio. Viene organizzata una festa dove alcool e canti gitani la fanno da padrone. Poco dopo, a seguito di un battibecco tra Adriani ed un rumeno non Rom, il figlio di Isidor viene ucciso ed il villaggio bruciato. In questo clima caotico Stephane lascia il villaggio con Sabine. È questo il punto di partenza di una nuova avventura e Stephane interra, alla maniera gitana, le sue registrazioni di musica.

Musica[modifica]

La musica che si ascolta nel film è una muscia "che grida la paura ed il dolore di un popolo che ha l'anima ferita. Ecco perché la musica gitana è bella" ha affermato il regista Gatlif. Ha poi aggiunto che il film: "musicalmente va fuori dalle righe, è pieno di note sbagliate, gli strumenti sono messi insieme con qualsiasi oggetto da cui si possa ricavare un suono". Ma questo è esattamente come il regista aveva immaginato il film perché in esso la musica deve essere "(...) un grido di dolore, dolore che viene dall'anima antica di un popolo. Questa è la ribellione pura, rivoluzione, nulla è creato artificialmente, tutto è urlato".[2] Quando le parole di una persona non sono quelle di un'altra, sono i gesti, gli sguardi e le attenzioni, le bevute di alcolici, ma soprattutto la musica e la danza che permettono di raccontare e condividere. Il ruolo della musica nel film è evidente fin dalla canzone che sui titoli di testa espone in molte lingue il carattere libero dei Rom. Le musiche di "Gadjo dilo" sono state affidate sia all’Orchestra Marin Ioan che all’Orchestra Gipsy Star. La musica racconta con sapienza ed ebbrezza la cultura musicale gitana euforica ed inebriante, basata sui clarini, le fisarmoniche, i bassi e qualsiasi strumento atto alle percussioni, con i musicisti che suonano in cerchio, forsennatamente e fino allo sfinimento. Si tratta di "un misto di archi e fiati, di ottoni e legni, di voci imbizzarrite e dolenti, che si dimenano, invasate allo stesso modo, in matrimoni e funerali, o in feste da sbronza (...) la colonna sonora di Gadjo dilo saprà ricordarvi questo mondo e farvene intuire la potenza e la bellezza ingovernabile"[3]

Risposta della critica[modifica]

La critica ha accolto generalmente con favore il film. Lietta Tornabuoni su La Stampa sottolinea come, per tutto il film, i gitani saltano, gridano, si ubriacano dando l'impressione di divertirsi enormemente guidando le loro enormi e scassate autovetture. Il film dà una lezione di tolleranza (ciascuno di noi è gadjo rispetto a qualcun altro) mostrando da un punto di vista diverso (quello dei rom) i pregiudizi ed i luoghi comuni. I gitani rivolti verso lo straniero lo insultano "con gli epiteti razzisti di solito riservati ai rom, ladro, pazzo".[4]
Andrea Olivieri su Cinema del silenzio.it ha osservato che Gatlif con questo film si è confermato un "sensibile narratore di storie di marginalità". Per tutto il film pare esistere una continua ricerca della melodia che "si carica di significati metaforici riguardanti equilibri esistenziali". Soprattutto Gadjo dilo appare essere una testimonianza di un incontro magico tra mondi molto differenti tra loro, con visioni estremamente diverse della realtà eppure in grado di dialogare e di incontrarsi.[5]

Cast[modifica]

Riconoscimenti[modifica]

  • Il film, tradotto in greco come "Gadjo Dilo: ci sono ancora zingari sorridenti" è stato premiato nel 41º Festival del Cinema di Salonicco nel 1998.
  • Grand Prix 1998 della Fondation Martini per il cinéma.
  • Premio César 1999: per la migliore musica scritta per un film.
  • Festival Internazionale del Film Locarno 1997: Orso d'argento per il miglior film e Orso di bronzo premio speciale attribuito a Rona Hartner.[6]

Note[modifica]

  1. ^ gadjo. French-Inglese translation at CollinsDictionary.com. Inglese Collins Dictionary - Complete & Unabridged 11th Edition. Retrieved November 09, 2012.
  2. ^ Fiche technique de Gadjo Dilo. Le France. URL consultato in data 10 maggio 2012..
  3. ^ Artisti Vari. Artisti Vari. Gadjo Dilo. WEA (CD). Nora Luca, 28 luglio 1998. URL consultato in data 10 maggio 2012..
  4. ^ Lietta Tornabuoni. Gadjo Dilo. La Stampa. 21 Giugno 1998.
  5. ^ Andrea Olivieri. Recensione "Gadjo Dilo - Lo straniero pazzo". Cinema del silenzio.it Rivista di Cinema. URL consultato in data 09 maggio 2012..
  6. ^ Laura Morandini, Luisa Morandini, Morando Morandini. Il Morandini 2010. Dizionario dei film. Zanichelli Editore. ISBN 880820183X

Collegamenti esterni[modifica]

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