Furia (film 1936)

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Furia
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Titolo originale: Fury
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Paese: Stati Uniti
Anno: 1936
Durata: 90'
Colore: B/N
Audio: sonoro
Rapporto: {{{ratio}}}
Genere: drammatico / nero
Regia: Fritz Lang
Soggetto: Norman Krasna
Sceneggiatura: Fritz Lang, Barlett Cormack
Produttore: Joseph L. Mankiewicz
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Casa di produzione: Metro Goldwyn Mayer
Distribuzione (Italia): {{{distribuzioneitalia}}}
Storyboard: {{{nomestoryboard}}}
Art director: {{{nomeartdirector}}}
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Animatori: {{{nomeanimatore}}}
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Episodi:
Fotografia: Joseph Ruttenberg
Montaggio: Frank Sullivan
Effetti speciali:
Musiche: Franz Waxman
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Scenografia: Cedric Gibbons
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Trucco: {{{nometruccatore}}}
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Furia è un film del 1936, diretto da Fritz Lang.

Nel 1995 è stato scelto per la preservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Indice

[modifica] Trama

In viaggio nel mid-west dove, superate le difficoltà economiche, può finalmente unirsi in matrimonio con Katherine, Joe Spencer Tracy viene fermato ad un posto di blocco nei dintorni di Strand. Il numero di serie di una banconota da cinque dollari e il sale delle noccioline di cui va pazzo lo collegano al sequestro di una bambina, avvenuto nella zona. La notizia si diffonde nella cittadina e di voce in voce diviene un rumore assordante. Gli indizi vengono trasformati in prove certe di colpevolezza e una folla ebbra di alcol e odio si reca alla prigione per fare giustizia sommaria. Lo sceriffo, cui, per motivi di convenienza politica, il governatore dello stato ha fatto mancare l'aiuto della Guardia nazionale deve soccombere e l'edificio viene dato alle fiamme.

La notizia della morte di Joe compare sui giornali insieme a quella della cattura dei veri responsabili del sequestro. Ma Joe non è morto. La dinamite lanciata contro la prigione ha ucciso la sua devota cagnetta, ma gli ha aperto un varco verso la salvezza. E, da persona ufficialmente morta, egli affida ai fratelli il compito di mettere in atto la sua vendetta, ottenendo la pena capitale per gli autori del tentativo di linciaggio.

Il processo assume una rilevanza nazionale per il numero di imputati (22), la diffusione della consuetudine alla giustizia sommaria negli Usa (il procuratore distrettuale parla di 6010 tentativi in 45 anni) e la sostanziale impunità dei responsabili, risultata dell'omertà delle comunità coinvolte. ma la volontà di vendetta di Joe, che nell'oscurità orchestra il tutto, fornendo prove e testimoni della sua morte, ha la meglio, nonostante le resistenze dei fratelli complici e di Katherine che, nel frattempo, ha scoperto la verità.

Dopo la condanna, egli (in un finale imposto dalla produzione) appare in aula, salvando gli imputati e riconquistando l'amore della donna amata, sigillato da un bacio.


[modifica] Commento al film

Dopo aver girato in Francia La leggenda di Liliom, nel 1934, Fritz Lang parte per l'America con in tasca un contratto con la Metro Goldwyn Mayer. Nonostante alcuni ostacoli posti durante la produzione di M - Il mostro di Düsseldorf del 1931 e benché nel successivo Il testamento del dottor Mabuse, (1933) siano già evidenti i segni dell'insofferenza del regista per la demagogia populista del movimento nazional-socialista (il film in Germania fu pressoché ignorato), l'autore de I Nibelunghi non fugge dal suo paese per necessità.

È tuttavia difficile non scorgere in Furia, sua prima regia in terra americana, i fantasmi della sua esperienza europea; così la caccia allo straniero, al diverso; così l'influenza delle masse sugli impulsi violenti e autoritari latenti nel singolo. Fantasmi che egli, anche perl'influenza degli ambienti liberal californiani e newyorkesi, ritrova all'opera nella grande democrazia. " Di tutti i cineasti che nel 1932, fuggirono il nazismo, è quello che non si rimetterà più, tant'è vero che l'America, che pure lo ha accolto, sembra ripugnargli". Così si esprime François Truffaut a proposito della produzione americana di Fritz Lang. ("I film della mia vita", Saggi Marsilio, 1992).

Il titolo originario del film, "Mob Rule, (Il potere della folla), dal titolo del libro di Norman Krasna, su un linciaggio realmente avvenuto a San Josè nel 1933, è rivelatore di questo pessimismo dell'autore, in contrasto con la fiducia nelle virtù del popolo, tipica del mainstream della cultura americana. La provincia americana viene dipinta come un contenitore di brutalità e violenza repressa. Al proposito si può citare il discorso del barbiere che, mentre nella cittadina si sta diffondendo la notizia dell'arresto del presunto rapitore, svela la sua ricorrente tentazione di squarciare, col rasoio, la gola di qualche suo cliente, per poi girarsi e scoprire che la bottega si è svuotata.

Questo potere della folla si manifesterà, all'aristocratico regista tedesco, anche nella forma delle limitazioni e dei controlli esercitati sul suo lavoro artistico. Il produttore e futuro regista Joseph L.Mankiewicz eliminò alcune sequenze in cui la sentenza di condanna per gli autori del linciaggio, trasmessa dalla radio, veniva accolta con approvazione da alcuni afro-americani (i neri erano stati le principali vittime dei linciaggi). Dell'imposizione di un finale sdolcinato, si è già detto.

Il film ottenne la Nomination per l'Oscar per la miglior sceneggiatura.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Collegamenti esterni

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