Fumus boni iuris

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il brocardo fumus boni iuris, in italiano «parvenza di buon diritto», indica la presunzione dell'esistenza di sufficienti presupposti per applicare un istituto giuridico, ad esempio i requisiti necessari per ottenere l'ammissione a determinati benefici (come il patrocinio a spese dello Stato) o la pronuncia di determinati provvedimenti del giudice (come i cosiddetti provvedimenti cautelari).

Si ha fumus boni iuris quando vi è la possibilità che il diritto vantato esista in concreto: l'esistenza di tale presupposto dovrà essere esaminata dal giudice, che deciderà in base appunto ai risultati dell'esame da lui compiuto.

Esempi e applicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Ad esempio, chiesta l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, il giudice dovrà esaminare se vi sia il «buon diritto» del richiedente, se la pretesa ch'egli vuol far valere in giudizio non sia infondata o temeraria. Chiesto un sequestro, il giudice dovrà esaminare se vi siano delle circostanze di fatto che facciano supporre l'esistenza di un diritto di credito.

È una delle due condizioni necessarie affinché nei ricorsi civili ex art.700 c.p.c. (ma anche nei ricorsi amministrativi presso il TAR e tributari presso le Commissioni Tributarie Provinciali) venga concesso un provvedimento cautelare e cioè un provvedimento che ancor prima della discussione del ricorso sospenda provvisoriamente l'atto contestato. La seconda condizione necessaria è il "Periculum in mora" e cioè che vi sia il pericolo che nel tempo intercorrente fra ricorso e discussione sul merito dello stesso possano intervenire fatti irreparabili che impedirebbero l'applicazione di un eventuale giudizio favorevole al ricorso; per esempio l'abbattimento di alberi o di un edificio.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]