Fulmine globulare

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I fulmini globulari o sfere di luce sono un fenomeno luminoso dell'atmosfera. Consistono in "sfere" di diametro variabile, ferme o in movimento con velocità variabili e si possono notare durante i temporali, anche se sono documentati fulmini globulari apparsi in condizioni di assenza di temporali.

Premessa[modifica | modifica wikitesto]

I fulmini globulari (in inglese ball lightning cioè BL oppure ball of light cioè BOL, in tedesco Kugelblitz) sono un fenomeno atmosferico interessante e ancora poco compreso. Di tutte le manifestazioni energetiche che prendono forma nella troposfera è una delle più misteriose, nonostante venga studiata già dal 1500 circa[senza fonte].

Nikola Tesla, alla fine del XIX secolo, dichiarò di essere capace di produrre artificialmente sfere di un pollice e mezzo ma, dato che egli era interessato a esperimenti con tensioni e potenze elevate al fine di ottenere trasmissione di potenza senza fili, considerava queste sfere poco più che una curiosità[1], altri esperimenti furono condotti da Babat nel 1942.

Anche se sono stati un po' trascurati come argomento di ricerca, verso la fine del XX secolo si è ritornato a studiarli dal punto di vista teorico, sperimentale e osservativo. Si sono tenuti due simposi internazionali sull'argomento, uno nel 1988 e l'altro nel 1990 ed è stato creato un comitato internazionale per il loro studio.

Effettiva esistenza dei fulmini globulari[modifica | modifica wikitesto]

Fantasiosa rappresentazione di un fulmine globulare in un'illustrazione dell'inizio del XX secolo.

Molti dati sono relativi a osservazioni occasionali del fenomeno.

Ha nuociuto ad un approccio scientifico privo di preconcetti il fatto che il fenomeno ha alimentato in passato le più bizzarre credenze popolari (fantasmi, UFO, apparizioni eteriche, ed altro ancora), cosa che aveva addirittura indotto alcuni scienziati a negarne l'esistenza, riconducendoli a illusioni ottiche o allucinazioni.

Questo atteggiamento è però ormai superato, dato che è stata verificata la visione contemporanea di questi fenomeni da parte di più persone, sono state trovate tracce fisiche lasciate sugli oggetti circostanti e, come detto, è stato addirittura possibile fotografarne uno.

Un esempio eclatante delle prove a sostegno dell'esistenza del fenomeno è stata l'apparizione di un fulmine globulare nel Cavendish Laboratory.

I fulmini globulari sono perciò un reale fenomeno fisico di cui non si conoscono cause ed effetti, tranne quelli osservati.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Il loro diametro può variare tra i 2 cm e i 10 m ma generalmente sono di 20 – 50 cm. Hanno il bordo un po' sfumato e al loro interno a volte è presente un nucleo più chiaro. Rimangono visibili da pochi secondi a qualche minuto, con molte eccezioni. Il loro colore varia dal rosso, arancio, giallo, bianco e blu, che sono i colori più frequenti. La luminosità è simile a una lampadina da 75 - 100 W e questo consente di vederli anche durante le ore diurne. La loro scomparsa è caratterizzata da un affievolimento della loro luminosità, ma possono anche scomparire improvvisamente con una esplosione e lasciando un caratteristico odore di zolfo e/o di ozono, simile a quello che si origina da scariche elettriche in aria libera.

Un fulmine globulare può passare attraverso pareti e finestre senza danneggiarle e in genere ruota attorno al proprio asse[2]. Si possono materializzare in aerei ad alta quota, all'interno di edifici oppure all'aria aperta. Molto raramente appaiono in sequenza. I fulmini globulari si muovono in modo molto più vario delle altre manifestazioni atmosferiche luminose e seguono percorsi segmentati (zig-zag) manifestando repentine variazioni di quota.

Si può stimare l'energia interna media pari a 160 kJ e una densità media di energia pari a 25 J per cm³ compatibile con una sorgente energetica di tipo chimico.

Teoria[modifica | modifica wikitesto]

Sulla formazione dei fulmini globulari esistono diverse teorie anche se la più accreditata è quella formulata da Graham Hubler degli U.S. Naval Research Laboratory di Washington. La teoria di Hubler prevede che il fulmine globulare sia una combinazione di fenomeni elettromagnetici e chimici. In sostanza un classico fulmine, colpendo il terreno, disintegrerebbe alcuni elementi chimici come il silicio, questi elementi chimici volteggiando nell'aria si mescolerebbero con l'ossigeno e per via dell'altissima temperatura produrrebbero del plasma incandescente che è quello che viene identificato come fulmine globulare. La teoria di Hubler nel gennaio del 2007 è stata confermata dai fisici brasiliani Antonio Pavo e Gerson Paiva che sono riusciti a riprodurre nel laboratorio dei fulmini globulari. I due fisici hanno utilizzato un arco voltaico per vaporizzare del silicio e creare dei fulmini globulari. La durata dei fenomeni da loro osservati varia da 2 a 8 secondi.[3] Questo però non spiega altri casi di fulmini globulari apparsi in giornate serene e senza nuvole, giornate in cui è quindi molto improbabile la formazione di fulmini convenzionali. Secondo una recente teoria elaborata dall'Università di Innsbruck i fulmini globulari potrebbero essere un'allucinazione scatenata dall'azione di campi magnetici sul cervello, per esempio prima, durante o dopo un temporale, quando sono presenti nell'aria campi elettromagnetici relativamente intensi[4]. Tale teoria tuttavia spiegherebbe solo la visione di oggetti luminosi, ma non gli effetti sonori, come l'esplosione dei fulmini globulari, o olfattivi, come la percezione di un caratteristico odore di zolfo e ozono, che sono stati riportati in alcuni avvistamenti[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ paragrafo: "I BL "creati" in laboratorio" quarta riga
  2. ^ Fulmini globulari come folletti del cielo. C'è una teoria che ne spiega il mistero, Corriere della Sera, 22 settembre 1996
  3. ^ Riprodotti in laboratorio fulmini globulari
  4. ^ "Le bolle di luce? Solo allucinazioni"
  5. ^ "Introduzione ai fulmini globulari"

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Albino Carbognani, I fulmini globulari, Macro Edizioni, gennaio 2006.