Fruttosio
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| Fruttosio | |
| Nomi alternativi | |
| D-(-)-fruttosio | |
| Caratteristiche generali | |
| Formula bruta o molecolare | C6H12O6 |
| Massa molecolare (u) | 180,16 g/mol |
| Aspetto | solido da incolore a bianco |
| Numero CAS | |
| Proprietà chimico-fisiche | |
| Densità (g/cm3, in c.s.) | ~ 1,65 g/cm³ (20 °C) |
| Solubilità in acqua | 3760 g/l (20 °C) |
| Temperatura di fusione (K) | 373 (100 °C) (decomposizione) |
| Indicazioni di sicurezza | |
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|---|---|
Il fruttosio (o levulosio) è un monosaccaride chetonico che si trova nella maggior parte dei frutti zuccherini e nel miele.
Ha formula CH2OH(CHOH)3COCH2OH.
È noto in tre forme:
- D-(-)-fruttosio,
- D-(+)-fruttosio
- racemica
È un carboidrato importante poiché combinato con il glucosio forma il disaccaride saccarosio, lo zucchero più diffuso nell'ambito alimentare. Il fruttosio è il più dolce tra tutti gli zuccheri e viene convertito facilmente in glucosio sia nel fegato che nell'intestino.
Il D(-)Fruttosio viene chiamato anche levulosio, in quanto è un composto levogiro, e nella notazione IUPAC prende il nome di D-fruttofuranosio, con riferimento alla molecola eterociclica del furano.
La struttura atomica del fruttosio vede un anello pentatomico, ed è quindi diversa da quella del glucosio che è esatomico, nonostante la formula bruta sia la stessa C6H12O6.
È uno dei principali componenti del miele, insieme al glucosio.
L'uso del fruttosio è quadruplicato rispetto ai livelli assunti nei primi anni del '900, a causa della sua presenza come dolcificante in molte bevande; in particolare, se ne osserva un rapidissimo incremento negli ultimi 30 anni, e tale incremento va di pari passo con l'aumento dell'incidenza del diabete di tipo 2. Questa osservazione, che di per sé non stabilisce un rapporto di causa-effetto tra fruttosio e diabete, ha tuttavia spinto molti ricercatori ad indagare sugli effetti di questo zucchero sulla salute. I risultati indicano inequivocabilmente che elevate dosi di fruttosio determinano un innalzamento dei livelli di trigliceridi. Il fruttosio ha un più basso indice glicemico rispetto al saccarosio e quindi determina un più moderato incremento della glicemia: tuttavia la sua assunzione a lungo termine determina obesità, stress ossidativo, danni microvascolari, iperuricemia, e, soprattutto, ipertrigliceridemia (con conseguente steatosi epatica) ed ipertensione. Per questi motivi l'ADA (American Diabetes Association) sconsiglia vivamente l'uso di fruttosio come dolcificante nei soggetti diabetici e suggerisce ai non diabetici di moderare il più possibile l'assunzione di fruttosio nella dieta. Ciò vale per il fruttosio usato come dolcificante, non per quello contenuto nella frutta. [1]

