Fronte di Stresa

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Il fronte di Stresa fu un accordo, in funzione anti-tedesca, siglato tra il ministro degli esteri francese Pierre Laval, il primo ministro britannico Ramsay MacDonald e il leader italiano Benito Mussolini, a seguito dell'incontro fra i tre nell'omonima località piemontese sul lago Maggiore, fra l'11 e il 14 aprile 1935. Lo scopo dell'accordo fu quello di riaffermare i principi degli Accordi di Locarno e di dichiarare che l'indipendenza dell'Austria "avrebbe dovuto continuare ad ispirare la loro politica comune". Le tre parti, inoltre, si dichiararono pronte a reagire ad ogni futuro tentativo da parte della Germania di modificare o violare il Trattato di Versailles.[1] Mussolini riuscì ad affascinare gli invitati attorno alla sua figura, arrivando alla conferenza in motoscafo.

Il fallimento del "fronte di Stresa"[modifica | modifica sorgente]

Il fronte di Stresa fu la diretta conseguenza alle dichiarate intenzioni tedesche di ricostruire una forza aerea, di incrementare le dimensioni del suo esercito a 36 divisioni (400.000 uomini, quattro volte quelli previsti dal Trattato di Versailles) e di reintrodurre la coscrizione obbligatoria (marzo 1935).[1]

Tuttavia, il fronte di Stresa può essere considerato un fallimento a causa della vaghezza dei suoi obiettivi e dell'incapacità degli stati partecipanti di sostenerli. Per di più, durante la conferenza, non fu mai fatto un effettivo riferimento alla Germania, a causa dell'ambigua politica estera adottata dalla Gran Bretagna. La linea più dura era sostenuta da Mussolini, mentre l'Inghilterra preferì tenere un atteggiamento morbido verso Hitler, non ritenendo del tutto infondate le pretese "revisionistiche" del dittatore nazista e per non danneggiare le trattative anglo-tedesche contemporaneamente in corso. Questi tentennamenti, il doppiogiochismo inglese e la mancata volontà nel voler stabilire una linea precisa di condotta nei confronti dello Stato nazista contribuirono al sostanziale fallimento del fronte di Stresa.

Francia e Gran Bretagna si chiedevano quale sarebbe stata la prossima mossa di Hitler, a causa della particolare strategia di politica estera adottata dal dittatore fino a quel momento. Hitler, dal canto suo, era incerto su quale sarebbe stata la reazione inglese alle sue pretese: alla fine però l'Inghilterra non comprese il vantaggio che ancora deteneva nei confronti della Germania, vantaggio che andò praticamente perso con la firma dell'accordo navale anglo-tedesco.

Un altro motivo del fallimento del fronte di Stresa fu che né Francia, né Gran Bretagna, né Italia erano intenzionate ad invadere la Germania, l'unico vero sistema per fermare il riarmo tedesco. L'esclusione di un intervento armato fu caldaggiata soprattutto dal governo inglese, convinto che l'opinione pubblica in patria fosse prevalentemente contraria ad un conflitto.

Appena due mesi dopo (18 giugno 1935) il dittatore tedesco ottenne un successo diplomatico firmando con la Gran Bretagna l'accordo navale anglo-tedesco che consentiva alla Germania di possedere una flotta da guerra, purché questa non avesse superato il 35% di quella britannica, e di costruire sottomarini[2]. Il governo inglese non si preoccupò minimamente d'informare Francia e Italia di tale accordo e il "fronte" comune nato a Stresa ne uscì gravemente indebolito. Di lì a poco sarebbe totalmente crollato con l'invasione italiana dell'Etiopia (ottobre 1935) e l'imposizione delle relative sanzioni.

Infatti, la concessione della Gran Bretagna alla Germania di un riarmo della flotta spostò tatticamente le flotte anglo-francesi fuori dal Mediterraneo, verso le acque del nord, e fornì a Mussolini l'opportunità di conseguire ciò che pianificava dal 1932: l'espansione dell'Italia in Africa. Laval, il premier francese, confermò "mano libera" all'Italia. Mussolini era fiducioso che Gran Bretagna e Francia non si sarebbero opposte, pur avendo spostato nuovamente unità navali nel Mediterraneo. Così fu, il British Cabinet stabilì che una guerra con l'Italia "sarebbe (stata) una grave calamità", specie per evitare perdite navali e poter mantenere l'equilibrio nel Mare del Nord (e in Asia). La Francia nemmeno volle impegnarsi contro l'Italia, per non spingerla verso patti con Hitler. Laval e altri ufficiali a Parigi speravano di ricostituire il fronte di Stresa. Furono però imposte sanzioni all'Italia, pur alleggerite. Mussolini si infuriò, convinto che con l'accordo Italo-francese e il patto di Stresa, Gran Bretagna e Francia avrebbero tacitamente accettato l'annessione dell'Etiopia da parte dell'Italia[3].

Inizialmente il dittatore fascista si era astenuto dall'intraprendere un'azione militare proprio per non irritare i suoi alleati, essendo l'Etiopia confinante con la Somalia francese e britannica. Tuttavia, Mussolini percepì la firma del trattato navale anglo-tedesco come una sorta di tradimento da parte del governo di Londra e dissipò i suoi ultimi scrupoli, sancendo la definitiva disintegrazione del fronte di Stresa.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b http://www.pbmstoria.it
  2. ^ Anglo/German Agreement of 1935. URL consultato il 13 ottobre 2012.
  3. ^ Vital crossroads: Mediterranean origins of the Second World War, 1935-1940, di Reynolds Mathewson Salerno; 2002; pp. 11-12