Fringe benefit

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Il fringe benefit (o, in italiano, beneficio accessorio)[1] è un tipo di emolumento retributivo corrisposto a particolari categorie di lavoratori dipendenti, riportato nella busta paga, in aggiunta alla retribuzione monetaria.

Essi hanno lo scopo di quantificare i beni e i servizi di cui il lavoratore può usufruire gratuitamente ovvero a condizioni più vantaggiose rispetto a chi si rivolge al mercato per acquistarli.[2]

Valore economico[modifica | modifica sorgente]

Il calcolo del valore economico dei fringe benefits viene fatto esclusivamente a fini fiscali, per la tassazione di tale particolare reddito in base al cosiddetto "valore normale" dei benefici[3].

Esempi di fringe benefit[modifica | modifica sorgente]

In Italia[modifica | modifica sorgente]

Tassazione dei fringe benefit[modifica | modifica sorgente]

In Italia il calcolo del "valore normale" dei fringe benefits viene svolto secondo quanto indicato nell'articolo 9 comma 3 del Testo unico delle imposte sui redditi[3]:

« per 'valore normale' si intende il prezzo o corrispettivo mediamente praticato per i beni e servizi della stessa specie o similari in condizioni di libera concorrenza ed al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo in cui i beni o servizi sono stati acquisiti o prestati e in mancanza nel tempo e nel luogo più prossimi. »

I buoni pasto sono sempre esclusi, sia dalla tassazione fino all'importo di euro 5,29 giornalieri.[4] Le autovetture concesse in uso promiscuo al lavoratore (sia per lavoro che per uso privato) sono tassabili in misura pari al 30% del costo chilometrico determinato in base alle tabelle ACI sulla percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri. La deducibilità per l'impresa è pari al 70% dei costi e l'IVA può essere interamente detraibile in caso di riaddebito del fringe benefit al lavoratore[5]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Treccani, lemma "benefit"
  2. ^ Le parole del Sole 24 ORE Fringe Benefit
  3. ^ a b mc2elearning.com
  4. ^ Testo Unico delle Imposte sui Redditi Art. 51, comma 2, lett. c)
  5. ^ Stefano Sirocchi, Tutto Trasferte, rimborsi, fringe benefit, Il Sole 24 ore, pagina 81

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]