Friedrich Wilhelm Marpurg

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Friedrich Wilhelm Marpurg

Friedrich Wilhelm Marpurg (Seehof, 21 novembre 1718Berlino, 22 maggio 1795) è stato un critico musicale, compositore e teorico della musica tedesco.

Visse a Berlino, dove fondò e diresse (1749-1750) "Der kritische Musicus an der Spree", uno dei primi giornali musicali che si ricordino.

Autore di numerosi saggi sulla composizione, sulla fuga, sulla tecnica clavicembalistica ecc., diffuse in Germania le teorie di Jean-Philippe Rameau, da lui conosciuto durante un soggiorno a Parigi.

Come musicista è uno dei primi esponenti della scuola liederistica di Berlino.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Pièces de Clavecin, Parigi, intorno a 1748
  • Der kritische Musikus an der Spree, 1750
  • Die Kunst das Clavier zu spielen, 1750,
  • Principes du clavecin, 1756
  • Abhandlung von der Fuge, 1753
  • Historisch-kritische Beyträge zur Aufnahme der Musik, 1754 – 1778
  • Anleitung zum Clavierspielen, 1755
  • Sei Sonate per Clavicembalo, Nuremberg, 1755
  • Anfangsgründe der theoretischen Musik, 1757
  • Handbuch bey dem Generalbasse und der Composition, 1757 – 1762
  • Anleitung zur Singcomposition 1758
  • Kritische Einleitung in die Geschichte und Lehrsätze der alten und neuen Musik, 1759
  • Kritische Briefe über die Tonkunst, 1759 – 63
  • Anleitung zur Musik überhaupt, und zur Singkunst besonders, 1763
  • Die Kunst sein Glück spielend zu machen. Oder ausführliche Nachricht von der italienischen, und nach Art derselben zu Berlin, Paris und Brüssel etc. errichteten Zahlen-Lotterie zwischen 1 und 90 : mit beygefügten Planen, sein Geld bey selbiger mit Vortheil anzulegen, 1765
  • Friedrich Wilhelm Marpurgs Anfangsgründe des Progressionalcalculs überhaupt, und des figürlichen und combinatorischen besonders, wie auch des logarithmischen, trigonometrischen und Decimalcalculs, nebst der Lehre von der Ausziehung der Wurzeln und der Construction der eckigten geometrischen Körper, 1774
  • Versuch über die musikalische Temperatur, 1776
  • Fughe e Capricci pel’Clavicembalo o per l’Organo, Opera Prima, Berlin, 1777
  • Legende einiger Musikheiligen, 1786
  • Neue Methode allerley Arten von Temperaturen dem Claviere aufs bequemste mitzuteilen, 1790

Pièces de Clavecin (1748)[modifica | modifica wikitesto]

  • Première Suite (ré majeur)
  1. Les Avanturiers, rondeau
  2. Le petit Badinage
  3. Menuets I & II
  • Deuxième Suite (fa majeur)
  1. Le songe des Muses, rondeau
  2. La Voltigeuse, rondeau
  • Troisième Suite (ut majeur/mineur)
  1. Tambourins
  2. Le Coucou
  3. La Plaintive Philis, rondeau
  • Quatrième Suite (la mineur/majeur)
  1. Gavottes et doubles
  2. Les Petits Trots
  3. Les Remouleurs, rondeau
  4. La Frivole, rondeau
  • Cinquième Suite (sol majeur)
  1. La Nymphe Marine, rondeau
  2. Feste Provençale, Tambourins I & II, Musettes I & II
  3. Le Diable à quatre
  4. Menuets et doubles
  5. Les Drÿades, rondeau

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marpourg. Pièces de clavecin. Yves-G. Préfontaine, clavicembalo copia Jean-Henri Hemsch eseguito da Yves Beaupré. ATMA Classique ACD 2 2119 (1996, riedizione. 2007);
  • Friedrich Wilhelm Marpurg : Complete harpsichord works, 2CD, Francesco Mazzoli, clavicembalo copia Pascal Taskin eseguito da Claudio Tuzzi, La Giovane Classicità, Parigi, DJK 005 2014[1].

Progetti di ricerca e saggi[modifica | modifica wikitesto]

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Non mi è nuovo avventurarmi in pagine poco frequentate della letteratura o della pratica musicale (penso ai concerti e alle incisioni con il clavicembalo Pleyel, ai Quintetti con pianoforte di Luigi Boccherini, al Concerto in sol minore di Giovanni Paisiello, alle meno conosciute ouverture di Beethoven e ad altre opere che siamo riusciti ad esplorare in concerto e in disco con La giovane classicità che trovo giusto affiancare alle pagine più celebri per offrire al pubblico concerti e dischi che abbiano sempre quell’elemento di novità, di distinzione e di ricercatezza che costituisce a mio avviso l’aspetto più alto e ammirabile delle cosiddette produzioni indipendenti come quella che con orgoglio (e talvolta con coraggio) mi trovo a dirigere. La scelta di dedicare quindi un doppio album a un autore pressoché sconosciuto come Marpurg (o Marpourg per i francesi come egli stesso si era fatto chiamare) non è evidentemente una facile scelta di mercato, ma una rivendicazione artistica che ci appartiene nel modo più autentico: se pure esiste un’incisione di Yves Préfontaine Pièces pour clavecin del 1996 noi siamo i primi a immettere nel mercato discografico l’opera omnia per clavicembalo, che consta di molti altri brani e raccolte. Cimentarsi a ventisei anni con una integrale mi ha messo in forte difficoltà: se nelle pubblicazioni antologiche l’esecutore sceglie i brani che più si adattano al suo temperamento in una integrale è l’esecutore a doversi adeguare alla summa dei pensieri musicali dell’Autore cui ci si riferisce, e ciò richiede una maturità artistica e una capacità mimetica del pensiero che non di rado vengono messe a dura prova dal dipanarsi dei discorsi musicali intrapresi e dalla spasmodica ricerca di trovare loro una coerenza e un’unità che talvolta non sono immediatamente individuabili. Ho affrontato quindi Marpourg dall’esterno, ne ho studiato le poche e incerte notizie biografiche e ne ho letto i fondamentali trattati, e forte della lettura di pressoché tutta l’opera bachiana ho affrontato per ultime anche le partiture: in quel momento mi si è letteralmente aperto un mondo musicale di cui non avevo mai sospettato l’esistenza, e ho lasciato da parte tutta la grammatica per gettarmi con tutte le mie forze nella pratica. Questa integrale è composta di due dischi che rappresentano alla perfezione la duplice anima del compositore, quella francese e quella tedesca. Sono accomunate dallo stesso gusto, dal fraseggio sempre galante e dall’interloquire posato, ma si differenziano forse nell’atmosfera che riescono a ricreare. Il mondo che Marpourg francese offre ai posteri è un mondo incantato, una serie di quadretti dal tono vagamente pastorale che non scivolano mai nel patetico o nello scontato: il suo periodare è sempre gentile e appassionato anche se una sottile quanto costante malinconia di fondo fa pensare a quei carnevali finiti per sempre, parafrasando il mio amatissimo Dino Buzzati. Marpourg francese è quindi in un certo qual modo un nostalgico, un ripensatore di Rameau che tuttavia cerca nella malinconia e in un certo apparente manierismo di rivivere l’epoca d’oro del clavicembalo: il suo gusto è grandioso quanto decadente, e ha quel sapore così affascinante e a tratti disfatto che finora ho riscontrato solamente in Marpourg e in Joseph-Nicolas-Pancrace Royer. Si può toccare con mano quanto si respiri quest’aria meravigliosa e sfatta in particolare in brani come i tre Tambourins, Les petits trots, La plaintive Philis o il quadretto di apertura della raccolta, talmente manieristico da apparire perfino arcadico, Les avanturiers. La ricerca del virtuosismo digitale più impressionante è invece testimoniata come brani quali Le petit badinage, La nymphe marine o Le diable à quatre, esempi di splendida tecnica clavicembalistica di gusto nettamente francese che brillano per il loro carattere e abbagliano con la loro potenza esibita quanto vissuta. Aggiungo a questo una piccola nota linguistica: quest’opera pubblicata a Parigi nel 1748 è composta di titoli e didascalie che fanno uso di un francese già molto antico e non più in uso al momento della pubblicazione e in particolare alcuni titoli necessiterebbero di alcune correzioni nella lingua attuale; abbiamo tuttavia pensato di riproporre i titoli senza modificare nulla di quanto Marpourg ci ha lasciato, poiché la mia ipotesi è che Marpourg abbia imparato il francese con la letteratura ancora prima di conoscerlo come lingua: il suo francese è enigmatico e controverso e proprio per questo si adatta perfettamente ai brani che compongono la raccolta. Di tutt’altro avviso è il Marpourg tedesco, un convinto illuminista che cerca di dare il suo contributo allo studio del contrappunto e lo fa con una purezza e un entusiasmo tali da riempire di luce il secondo disco, che fa da perfetto pendant al primo così fiabesco e decadente: qui la concretezza della lezione bachiana, la capacità di rielaborazione dell’eredità clavicembalistica italiana e la freschezza delle idee sono talmente chiare da fare di questo disco una vera e propria vetta da scalare con interesse. I capricci e le fughe op. 1 sono in sostanza un’anticipazione del Trattato di contrappunto e fuga di Cherubini e del suo stile fugato, la Partita in sol maggiore consta di un’ouverture e fuga che non fanno rimpiangere affatto Bach padre e Händel, di un tempo centrale che pare scritto da Carl Philipp Emanuel Bach in tutta la sua pacata malinconia e di un terzo tempo forse un po’ troppo breve ma che chiude magnificamente un vero e proprio gioiello musicale. Seguono poi due Allegri dal gusto forse organistico (presi dal trattato Principes du clavecin ove erano stati riportati unicamente a fini didattici con quella meravigliosa e pura umiltà umana che solamente i barocchi hanno saputo donare alla posterità, si pensi solamente ai due volumi del Clavicembalo ben temperato - che oggi corrispondono all'incirca all'antico e nuovo testamento della tastiera - considerati da Bach solamente degli esercizi per clavicembalo e pubblicati come tali) e chiude in modo definitivamente organistico il corale “Wer nur den lieben Gott lässt walten”, magnifico esempio di quell’arte contrappuntistica severa e meditabonda che non sfigura affatto davanti ai grandi corali della tradizione organistica. Posso concludere solamente sperando che questa mia scommessa con la discografia possa vincere la sfida di un oblio in cui davvero ingiustamente da secoli è relegato un autore che possiede tutte le caratteristiche del genio musicale e che costituisce a mio avviso una delle ultime tappe gloriose del clavicembalo barocco prima del suo definitivo declino e che con la sua opera di insegnante, saggista, teorico, critico, editore e in una parola illuminista ha portato all’umanità e alla storia un contributo non solamente musicale per cui personalmente Gli sono profondamente riconoscente e se pure è sorprendente e triste pensare che nessuno finora ha offerto un’integrale delle sue opere per clavicembalo sono intimamente onorato e grato di potervi avere messo rimedio. F. M. Parigi, agosto 2014

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  1. ^ Cfr. il profilo più sopra, tratto dall'edizione francese dell'album