Free party

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Il tipico allineamento delle casse audio ha dato origine all'espressione muro di casse;2007

I free party sono manifestazioni musicali illegali principalmente di musica tekno, o goa. Si tengono di solito in spazi isolati, per esempio all'interno di aree industriali abbandonate o in grandi spazi aperti, come campi, cave, boschi e foreste, con durata variabile da una notte fino a più di una settimana; in questo caso, specialmente quando sono caratterizzati dalla presenza di più sound system, vengono solitamente definiti teknival.

2013

Storia[modifica | modifica sorgente]

Origini[modifica | modifica sorgente]

2005

Le componenti fondamentali che hanno dato origine ai free party sono la nascita della musica elettronica e il conseguente sviluppo di strumenti musicali ed attrezzature per la diffusione acustica agevoli a molti. Questi eventi risalgono alla fine degli anni ottanta in un momento in cui, negli Stati Uniti come in Europa, si formano controculture tese a denunciare problemi politici nei confronti di un sistema che impone divieti, repressione, leggi e controlli, evidenziando difficoltà economiche e disagi sociali, senza però rinunciare a una idea di aggregazione.[1]

La musica techno è segnata fin dalla sua nascita dalla marginalità rispetto alla società: essa si sviluppa fra le minoranze, nei club americani frequentati per lo più da neri, giovani alternativi e omosessuali. A Chicago, nei primi anni 80, nasce il Warehouse (magazzino) uno dei circoli più all'avanguardia per quanto riguarda le nuove sperimentazioni musicali elettroniche. Si cominciarono a sperimentare evoluzioni techno della vecchia musica soul e funky, alzando il livello dei bassi ed aumentando i bpm.

2013

I primi party trovano vita nelle fabbriche abbandonate delle metropoli statunitensi, più precisamente nelle fabbriche di Detroit, per poi espandersi rapidamente in Europa e soprattutto in Gran Bretagna, dove l'influsso della cultura psichedelica degli anni settanta fa nascere un nuovo genere ancora, l'acid-house, che segnerà l'inizio dell'associazione tra i rave e il consumo di sostanze stupefacenti e soprattutto la nascita del rave illegale. A causa dello sviluppo sempre maggiore di locali notturni, discoteche e music club, l'uso del termine "rave" aveva perso gran parte delle sue connotazioni ideologiche originali, e veniva usato sempre più frequentemente per descrivere grandi eventi commerciali.[2] La denominazione alternativa "free party" cominciò a essere usata in Francia a metà degli anni novanta per recuperare il significato di denuncia sociale dei "rave" originali. Il termine "free" ("libero" o "gratuito") non si riferisce solamente all'accesso gratuito a queste manifestazioni, ma anche al fatto che gli artisti (DJ, musicisti, giocolieri, scultori) si esibiscono senza compenso, per diffondere e condividere il proprio talento, nonché all'idea di liberazione dalle regole, dalla routine, dai divieti e dalle convenzioni socialmente imposte.[3][4] La "libertà" dei free party viene espressa da chi vi partecipa principalmente attraverso il ballo.

Le componenti principali che un party illegale vuole mettere in evidenza sono:

  • affronto alla proprietà privata attraverso l'occupazione di spazi abbandonati delle grandi città e la loro autogestione temporanea (TAZ, Zone Temporaneamente Autonome),
  • attacco alle forme di produzione commerciale delle discoteche, al valore del denaro, ai rapporti sociopolitici di dominio nel governo della metropoli,
  • negazione della "star" come djs,
  • autoproduzione come concetto di massa (dalla produzione stessa della musica alla creazione di una vera e propria microeconomia alternativa),
  • approccio con empatia e stati alterati di coscienza,
  • ricerca di una consapevolezza comune, grazie alla messa in rete e della condivisione di conoscenze su un uso creativo e sovversivo della tecnologia,
  • uguaglianza nelle diversità, al di fuori e della politica tradizionale.[5]
2008

[6][7]

2014

Una delle influenze più marcate della scena dei rave è stata la controcultura hippy che ha dato vita al movimento dei traveller, come nomadi che organizzavano grandi fiere gratuite, luogo di incontro per tutti i movimenti di controcultura, dai punk alle Crew che organizzavano feste acid house illegali a Londra. Alla fine degli anni '80 giovani e appassionati di musica elettronica si orientavano sempre di più sui festival gratuiti, nei quali la techno si stava gradualmente sostituendo al rock psichedelico ascoltato precedentemente dagli hippy.

Anni '90[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Zone Temporaneamente Autonome.

Cominciavano così a nascere sound system a gestione collettiva, che organizzavano party a ingresso libero in campi d'aviazione abbandonati o in cima alle colline, radunando una folla mista di amanti del genere. I sound system provengono dalla cultura giamaicana dei soundclash, luoghi dove si svolgevano "battaglie" di musica reggae tra muri di casse, molto spesso autocostruite.[2]

2014

Molti giovani delle classi meno agiate reagirono all'abbassamento del tenore di vita occupando immobili dismessi nelle periferie delle grandi città; questo fenomeno dà origine ai cosiddetti "squat" all'interno dei quali presero vita i primi centri sociali.[2]

Nel 1992 in Inghilterra la Spiral Tribe, una delle principali "crew" dei tempi, organizza il Castlemorton Common Festival,[8] evento gratuito dalla durata di 6 giorni che radunò sul posto più di 20'000 persone. Alla fine di questo festival tredici membri del gruppo furono arrestati immediatamente, processati e condannati dal Criminal Justice Act.(una serie di disposizioni legislative, varate dal governo inglese, che imponevano il divieto di riunirsi senza autorizzazione all'interno di uno spazio pubblico.)

2013.

Nacque il concetto di festa libera che si politicizzò in “freedom for the right to party”, diventato slogan di resistenza alla legislazione conservatrice messa in atto dalla politica; Nel 1996, in risposta al Criminal Justice Act, si sviluppa un'azione di protesta a livello globale racchiusa nello slogan "Reclaim the streets"[9], che consiste nell'occupazione di spazi metropolitani, azioni di disturbo del traffico urbano attuate in bicicletta (massa critica) e nell'organizzazione di street party, una nuova forma di corteo danzante caratterizzato dalla presenza di migliaia di persone che ballano seguendo i carri sui quali sono montati i sound system. Da queste parate musicali improvvisate discendono le attuali manifestazioni realizzate in tutta Europa, note sotto il nome di Street Rave Parade.

Espansione[modifica | modifica sorgente]

Il fenomeno si diffuse rapidamente dall'Inghilterra verso l'Europa, anche per via di molte tribe che decisero di spostarsi dove le leggi erano molto più tolleranti. Nel giro di pochi anni i free party divennero una realtà molto vissuta in paesi come Francia, Italia, Spagna e Repubblica Ceca, dove si vennero a formare numerose tribe molto attive nell'organizzazione di "feste".[10][11] Alcuni gruppi si spostarono organizzando numerosi party in molte zone d'Europa e nel Mondo (La Francia e la Repubblica Ceca risultano tra i paesi dove queste manifestazioni sono più diffuse). Col passare del tempo il fenomeno si espanse tanto da diventare una questione sociale; nel 2001 in Francia è stato varato un decreto legge (legge Mariani) che vieta l'organizzazione di rave senza l'autorizzazione dei prefetti locali. Alcune 'tribe', anche in seguito alle numerose multe e sequestri, si sono spostate viaggiando su veicoli militari, vecchi camion e autobus trasformati in case o magazzini mobili, con generatori, impianti audio, video e strutture meccaniche verso l'est Europa,l'Africa e il sud America, zone dove queste manifestazioni sono ancora poco diffuse o assenti.[10][12]

Nel giugno del 2014 un free party in Francia ha radunato più di 10'000 persone provenienti da tutta europa. [13]

2011

Presentazione e controversie[modifica | modifica sorgente]

Alcuni giornalisti entrati ad un free party scrivono:

« Condanniamo ciò che fanno ma allo stesso tempo possiamo dire che sono educatissimi. Ci salutano cordialmente e buttano l'immondizia nei bidoni.[14] »
« Nessun gesto violento. Al contrario, c'è un spirito di solidarietà e di fratellanza. Dopo averti urtato per sbaglio, ti fanno una carezza.[15] »

La musica suonata (principalmente Tekno) è molto veloce (160/180/200 Bpm) con un basso molto pesante e tanti battiti ripetitivi. È anche per questo motivo che queste manifestazioni si svolgono solitamente in luoghi isolati dove l'alta potenza del suono (diverse decine di Kilowatt) non dia fastidio a nessuno.

Il cuore pulsante attorno al quale si svolge la festa è il Sound system, della relativa Tribe (nome con il quale vengono chiamati i gruppi organizzatori).

2011

Ogni sound è alimentato da vari generatori, e composto da decine di diffusori acustici disposti a muro (da qui l'espressione muro di casse).

Ogni sound system diffonde il suo genere musicale. Le tendenze principali sono: Tekno, Techno hardcore, industrial, psy-trance, Goa, Breakbeat, Drum & Bass, Happy hardcore, Dubstep, e molti altri generi.

L'organizzazione non si limita al solo sistema audio e luci; la tribe spesso allestisce un bar di fortuna (anche per compensare le spese di benzina e di organizzazione) e, a volte, una zona di "risposo" designata come la "chill out" dove spesso vi sono opuscoli informativi sulla prevenzione di sostanze stupefacenti, sesso, udito, ecc.[16]

L'ambiente che ospita la festa viene decorato con luci, laser, cartelloni, sculture e pannelli colorati, rendendo l'atmosfera molto surreale e originale. Alcune tribe come i Mutoidi sono diventate famose per le gigantesche sculture di rottami saldati e per i bizzarri e avanguardisti riadattamenti degli edifici in disuso dove tenevano i loro party.

2014

La musica all'interno del party può andare avanti anche per diversi giorni dietro fila, senza mai fermarsi. Il genere musicale tende a diventare un po' meno aggressivo la mattina ed il pomeriggio, per permettere ai partecipanti un po' di riposo e tranquillità.

Tekalogue[modifica | modifica sorgente]

La partecipazione ai free party si basa su 10 regole che spiegano come bisogna comportarsi e il rapporto che bisognerebbe avere con gli altri, il cosiddetto Tekalogue:[17][18]

  • Rispetta la natura.
  • Rispetta te stesso.
  • Rispetta gli altri.
2013
  • Se non vuoi lasciare il tuo cane a casa prenditi cura di lui.
  • Parcheggia in modo intelligente.
  • Stai attento alle informazioni sul party: tienile per te e per i tuoi amici.
  • Sei responsabile della tua sicurezza e di quella degli altri: se vedi qualcosa di sbagliato, violenza, aggressioni o qualunque cosa non esitare a intervenire.
  • Non danneggiare o rubare il materiale del sound system e di nessun altro.
  • Espandi la tua empatia.
  • Sorridi sempre, trasmetti energia positiva e prendila bene, ricorda: Tu sei il party.

Manifesto[modifica | modifica sorgente]

Sulla principale piattaforma web rivolta ai free party una pagina intera è dedicata al Manifesto del Rave, (in inglese e italiano).

2013

La diffusione del fenomeno[modifica | modifica sorgente]

Questi eventi nascono volutamente con l'intenzione di rimanere estranei e distanti dal sistema; la particolarità del "party" è sempre stata l'alone di mistero che lo circondava e lo rendeva impalpabile al modo esterno.[19] Negli ultimi anni, anche per via di internet e dei social networks, questa cultura ha avuto modo di espandersi e farsi conoscere rapidamente da un pubblico maggiore, potendo trasformarsi in un fenomeno sociale accessibile e di moda.

Danni ai diritti di proprietà, inquinamento e rumore[modifica | modifica sorgente]

Molto spesso il proprietario del terreno sul quale si svolge la festa non ne è al corrente. La maggior parte dei reclami avviene a causa dell'altissimo volume della musica, udibile anche a chilometri di distanza.

Rifiuti raccolti ed ammassati al termine di un free party

L'accesso ad una zona naturale da parte di migliaia di persone rischia di degradare inevitabilmente l'ambiente. Eventi dalla durata di più giorni lasciano sul posto centinaia di chili di rifiuti, spesso difficili da rimuovere da parte di chi partecipa, causa la mancanza di appositi contenitori. È comunque solito vedere decine e decine di sacchi neri dispersi nella festa per arginare il problema, o momenti nei quali la musica abbassa volume, per dedicarsi alla raccolta di tutta l'immondizia.[20] Talvolta i partecipanti lasciano i rifiuti tutti in un angolo permettendone facilmente il recupero. [21]

« Da un primo sopralluogo effettuato dal personale del Comune pare che si siano presi la briga di ammucchiare i rifiuti di tre giorni di festa.[22] »


Nell'aprile del 2014 dopo un party di 3 giorni i ragazzi avevano ripulito l’area mettendo nei tipici sacchi neri l’immondizia, poi i sacchi sono stati collocati su dei furgoni per essere asportati. Ai proprietari dei veicoli è stato contestato il reato ambientale di “Attività di gestione dei rifiuti non autorizzata”[23].

Utilizzo di sostanze stupefacenti[modifica | modifica sorgente]

Anche per via dello spirito di auto-responsabilizzazione nei free party, vi è una elevata tolleranza nei confronti della vendita e dell'assunzione di sostanze stupefacenti, come Marijuana, MDMA, e psichedelici. Su alcuni volantini circolati all'interno di free party, si legge come l'Eroina sia al contrario ripudiata e non gradita all'interno di una festa.

Un telone esposto ad un free party dice: Meno droghe, più bassi

Nel 2008 e nel 2009 si sono verificati 3 casi di morte per overdose avvenuti durante un free party in Italia.[24][25] Anche in seguito a questi avvenimenti, all'interno del party si cerca di combattere le forme di abuso da sostanze stupefacenti, invitando le persone a ballare di più, e "drogarsi" di meno.

Durante alcune manifestazioni si prevede installazione di un "sito" di prevenzione, informazione, supporto informativo e punto di primo soccorso per evitare le conseguenze dannose provocate dall'abuso di sostanze stupefacenti.[16]

La festa come forma di rituale[modifica | modifica sorgente]

Per Émile Benveniste il termine rito deriva daI latino Ritus che indicava sia le cerimonie legate a credenza sovrannaturali, sia le semplici abitudini sociali, gli usi e i costumi che si riproducono con una certa invarianza nel tempo.

Durkheim studiando gli aborigeni e gli indiani individua una classificazione dei culti dove i riti ricorrenti sono legati ai cicli naturali delle stagioni, alle feste, alla comunione attraverso ingestione di cibi sacri e danze. Ogni rito svolge la funzione di rendere tangibile e ripetibile l'esperienza comunitaria sottraendola dalla dimensione virtuale, cercando in esso la garanzia del mantenimento della propria identità e di quella della comunità di appartenenza. Secondo Durkheim nei rituali le normali regole vengono infrante e si rafforza il legame di solidità. Un rito è efficace quando produce stati mentali collettivi derivanti dal fatto che un gruppo è coeso al suo interno e periodicamente si riafferma.[3]

2014

Nell'ambito dei riti notturni del ballo il discorso procede attraverso una creazione di incontri diretti, di sguardi, di sfioramenti empatici che permettono una rapida alternanza di momenti di fusione e momenti di autoindividuazione, di giochi di appartenenza al cerimoniale collettivo e di performance individualizzate. I free party, da questo punto di vista, si collocano soprattutto nell'ambito delle attività di svago e non si limitano a invertire, ma tendono a sovvertire l'ordine simbolico e le norme sociali, tramite la satira, la danza, l'ironia, il travestimento iconoclasta o mediante vere e proprie azioni di pirateria e di rivisitazione dei segni. Il sociologo francese Maffiesolì evidenzia la funzione che i riti e le forme del 'disordine' di Dioniso rivestono nella società attuale come elementi vivificanti e innovatori della socialità, nuovi collanti dei legami sociali dopo il tramonto delle apparenze connesse al lavoro, alla classe sociale o all'ideologia.[26]

La danza[modifica | modifica sorgente]

2014

La principale forma di espressione all'interno del party è la danza, considerata sin da tempi remoti uno dei più potenti mezzi di socializzazione, di esorcizzazione,e di comunicazione con il divino. Lo strumento privilegiato nelle danze rituali è il tamburo, rappresentato ai free party dalle casse, il cui ritmo ossessivo e incessante è secondo studiosi come M. Eliade, capace di produrre o facilitare la trance.[5]

Le occasioni della danza per le popolazioni primitive erano legate ai cicli della vita individuale e delle stagioni, caratteristica questa che si può osservare nella periodicità dei party, specialmente per festività come il Capodanno, il Carnevale, Halloween, l'Equinozio di Primavera e il Solstizio d'Estate. Queste ricorrenze vengono frequentemente salutate con un party “speciale”, preparato con maggior cura dei particolari e dei dettagli. Un altro aspetto comune tra il party e le antiche danze tribali, è la presenza della trance, a volte legata all'uso di sostanze psicotrope. La ripetizione dei movimenti, la perdita dei punti di riferimento e dell'equilibrio, legati all'effetto ipnotico della musica, sono una tecnica per raggiungere stati alterati di coscienza.

2010

L'ambiente e la scenografia sono due elementi fondamentali nella danza ai party, ne sono parte integrante e indispensabile, perché ciò che realmente conta è l'atmosfera, e quest'ultima è determinata non solo dalle caratteristiche e dalle movenze dei danzatori, ma anche dal gioco di luci, dai “costumi” e dalla scenografia.

La trance, accomunata alla danza, è nei free party un modo di liberarsi, di esprimersi totalmente, ed ha una funzione reintegrativa, in cui il singolo si fonde nel tutto, in cui il danzatore è attore e spettatore di sé stesso e del gruppo.

Critiche al movimento[modifica | modifica sorgente]

2013
2014

Alcuni valori ed esperienze che erano alla base della cultura originale dei free party, negli anni in cui il fenomeno è passato dall'essere di nicchia all'essere di massa, sono diminuite fino a diventare in alcuni casi assenti o poco rilevanti, tanto da rendere la TAZ poco distinguibile dal contesto esterno.[19][27]

  • La musica ritorna dentro uno standard, chiusa, ed il contesto stesso con lei.
  • Altre performance artistiche diverse dalla musica, come l'artigianato fatto di pezzi riciclati o la giocoleria hanno perso potenziale, sono deboli, o diventate totalmente assenti.
  • Non c'è più niente di iniziatico nelle sostanze stupefacenti, che vengono spesso consumate in un modo barbarico, sconsiderato e irresponsabile.
  • All'arrivo delle forze dell'ordine molte persone preferiscono abbandonare la festa piuttosto che provare a raggiungere un compromesso, o aiutare la tribe a smontare e ripulire il party.
  • Il party, che vuole essere un posto di libertà e sperimentazione, diventa, a volte, un grottesco supermercato, e stimola ogni abuso ed incoerenza.
  • Alcune persone non fraternizzano con le altre, sono anestetizzate dalle droghe, chiuse, paranoiche, violente, tristi. Queste persone riproducono nel free party le peggiori abitudini ed i peggiori schemi sociali, dai quali la festa dovrebbe costituire una liberazione.
Non avete accesso a questo interruttore, non importa quello che pensate. La musica non si fermerà mai. Il battito del cuore non si spegnerà mai. Il party non finirà mai. (Ultime frasi del Manifesto del Rave)

Galleria[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ drexkode
  2. ^ a b c I rave party come forma controculturale negli anni '90
  3. ^ a b Le tipologie del fenomeno rave in un'ottica antropologica - Isabella C
  4. ^ Rave party a Oricola: arresti e denunce. La parola ai ravers: ”feste pacifiche”
  5. ^ a b La festa
  6. ^ drexkode
  7. ^ drexkode
  8. ^ http://thetinypage.artathack.me/articoli/rave/movimentocrustyraver.php Spiral Tribe e il movimento Crusty-Raver, 1991-'97 Tratto da "Generazione Ballo/Sballo" di Reynolds Simon
  9. ^ RTS (London) HOME
  10. ^ a b Dolce Vita n° 27 – Marzo/Aprile 2010 / Tribe invasion
  11. ^ Il techno nomadismo
  12. ^ Self distribuzione / VV.AA - World Traveller Adventures
  13. ^ http://www.midilibre.fr/2014/06/15/plus-de-10-000-raveurs-rassembles-a-flaux-pres-d-uzes,1008004.php
  14. ^ Viaggio nella cultura Rave “Non siamo drogati. Rispettateci” | Cronache Maceratesi
  15. ^ RAVE Siamo entrati nella fabbrica dello sballo - Tg24 - Sky.it
  16. ^ a b Lab57: Presentazione Breve del progetto
  17. ^ U are the party. Il tekalogo dei raver - Tg24 - Sky.it
  18. ^ fReE PaRtY - fReE PeOpLe - fReE mUzIk - fReE tAz - fReE RaVe - fReE tIbEt
  19. ^ a b I miei rave erano suoni e sogni - l’Espresso
  20. ^ Raveparty a Tarsogno: tanto rumore per nulla... - di Mauro Delgrosso
  21. ^ TuonoNews.it - Quotidiano online di informazione e cultura di Alessandria
  22. ^ La Stampa - Decine di denunce per il rave party sul lungo Sesia
  23. ^ RAVE PARTY DI ARBORIO - La Polizia interviene con decisione - Presi i due organizzatori, un torinese e un francese - Identificati e denunciati 294 partecipanti - Contestati va...
  24. ^ Ragazzo morto dopo un rave party Corriere della Sera
  25. ^ Rave party killer: due vittime in poche ore - Corriere della Sera
  26. ^ http://www.drexkode.net/PageContents/Articoli/Tesi%20Raveparties/cap%20quarto%206.htm
  27. ^ Il teknival è morto?

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • "Rave party. Tecnologia, tribalismo e nomadismo metropolitano", Xsephone, Bepress, 2011, ISBN 8896130050
  • "Rave Off", Andrea Natella, Serena Tinari (a cura di). Castelvecchi, 1995, ISBN 88-86232-62-4
  • "Generazione in ecstasy", Fabrizia Bagozzi. Gruppo Abele, 1996, ISBN 88-7670-275-X
  • "Le tribù dell'ecstasy", Maria Novella De Luca. Theoria, 1996, ISBN 88-241-0456-8
  • "Free party. Technoanomia per delinquenza giovanile", Macarone Palmieri Francesco, 2002, Meltemi, ISBN 8883531523
  • "Dallo sciamano al raver. Saggio sulla trance", Georges Lapassade, Gianni De Martino (a cura di). Apogeo, collana Urra, Milano, 2008, ISBN 88-7303-311-3
  • "Culture del conflitto-Giovani Metropoli Comunicazione" a cura di M. Canevani, R. De Angelis, F. Mazzi / Costa & nolan ISBN 8876481974
  • "Sulle rotte del Rave- Dj's party e piste da ballo da Goa a Londra, da Bali a Ibiza", Pierfrancesco Pacoda. 2002, Feltrinelli traveller, ISBN 88-7108-178-1
  • "Tekno-feste. Uno sguardo compartecipativo al circuito illegale dei rave party", David Donfrancesco. 2013, Bonanno, ISBN 8896950325
  • "Traveller e raver. Racconti orali dei nomadi della nuova era", Richard Lowe, William Shaw, ShaKe, 2007, ISBN 888886539X

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]