Fratelli Brancondi

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Paolo (sopra) e Bruno Brancondi

I fratelli Paolo (Porto Recanati, 16 luglio 1906Castelfidardo, 29 giugno 1944) e Bruno Brancondi (Porto Recanati, 14 agosto 1921Castelfidardo, 29 giugno 1944) furono due importanti figure di attivisti dell'antifascismo e della Resistenza italiana[1]..

Furono barbaramente uccisi dai nazisti a Castelfidardo, due giorni prima del passaggio del fronte[2].

Indice

Biografia[modifica]

Nacquero da una ricca famiglia lauretana. Paolo conseguì la laurea in ingegneria a Friburgo. Bruno aveva seguito studi classici e frequentava ingegneria all’Università di Pisa[3].

Inquadramento storico[modifica]

Dopo l’armistizio del 1943, la Resistenza era organizzata in vari “Gruppi di Azione Patriottica” o GAP, poco collegati fra loro e eterogenei per ideologie; comuni erano invece i tentativi di sabotaggio ai danni di tedeschi e fascisti, la ricerca delle armi da inviare nelle zone montane e il reclutamento di staffette per i collegamenti tra le diverse zone[4].

Nell’aprile del 1944 Loreto fu occupata dai tedeschi e nel maggio 1944 si costituì un locale “Comitato di Liberazione Nazionale” e, parallelamente, il “'Gruppo Brancondi'”, con a capo l’ingegnere Paolo, tornato da Pontedera dove lavorava alla Piaggio[4]. Il Gruppo era composto da ufficiali e uomini di cultura, tra cui suo fratello Bruno (più giovane di quindici anni). Presero presto contatto con i comandi della montagna e con il cappellano francese Mons. Delattre, addetto al controllo delle chiamate telefoniche tra la Prefettura e il Comando tedesco; l'intento della formazione partigiana era quello di catturare spie fasciste su segnalazione di Radio Bari, il sabotaggio di linee telefoniche e telegrafiche e l'interruzione di strade[4].

Paolo Brancondi, pur schierato, era comunque un moderato e godeva della stima di tutti (fu infatti chiamato a organizzare una locale “Guardia Civica di Sicurezza Pubblica” che doveva aiutare i carabinieri a mantenere l’ordine)[4].

Il sequestro di Marchionni[modifica]

Il 20 giugno il gruppo Brancondi decise di tenere temporaneamente segregato Mario Marchionni, un noto fascista che fungeva da interprete con i nazisti, per impedirne l'attività allo scopo di rendere più ardua la caccia ai partigiani. Quando questi riuscì in qualche modo a liberarsi, venne raggiunto dalle guardie partigiane e malmenato, nonostante le disposizioni di Brancondi che, accortosi delle percosse, rimproverò le guardie e lasciò libero il Marchionni, errore che gli fu fatale. Infatti il Comando Tedesco apprese il fatto e considerò Brancondi responsabile della vicenda. Fu ordinata una perquisizione nella loro casa, ma gran parte del materiale compromettente era già stato occultato grazie all'avvertimento di un sacerdote[5]. Sfortunatamente però vennero rinvenute due pistole e bracciali con coccarde tricolori e dalla carta carbone di una macchina da scrivere si poté risalire ai componenti del gruppo.

I tedeschi arrestarono i presenti, tra cui la moglie e il fratello di Paolo e minacciarono Lamberto, cugino dei Brancondi, che se l'ingegnere non si fosse presentato l'indomani entro le 10, sarebbero stati tutti fucilati.

La stele che ricorda il luogo dell'esecuzione, presso Castelfidardo

L'esecuzione[modifica]

Qualche ora dopo Paolo, informato dei fatti, decise di costituirsi per salvare la vita della moglie e del fratello[5]. Alle 21,30 si recò al Comando tedesco; nella notte, durante l'interrogatorio, venne violentemente pestato. Quindi venne letta loro la sentenza: i fratelli Brancondi venivano condannati a morte per detenzione di armi. Paolo chiese la salvezza per il fratello, ma non ottenne risposta[2].

Alle 23,30 furono portati in camion lungo l’ex statale 16 e vennero fucilati: Paolo con due colpi, uno al cuore l’altro alla testa; Bruno con un solo colpo al cuore. I corpi furono poi occultati in una buca scavata come ricovero antiaereo che fu prontamente ricoperta di terra[6]. Dopo due soli giorni a Loreto sarebbero arrivati gli alleati.

I corpi furono ritrovati a distanza di circa dieci giorni, grazie alla segnalazione di alcuni contadini che avevano notato dei tedeschi ubriachi nella zona[5].

Il 13 luglio fu eseguita l’autopsia nella cappella mortuaria del cimitero. Oltre ai colpi d’arma da fuoco, Paolo presentava fratture per le percosse subite. Il 14 (anniversario della morte del padre) si tenne il funerale. Finita la guerra, Mario Marchionni fu arrestato, processato e condannato a parecchi anni di carcere, ma beneficiò dell’amnistia generale[6].

A Paolo Brancondi è stata concessa la medaglia d’argento al valor militare alla memoria. Loreto e Castelfidardo hanno intitolato ai due martiri una via; Porto Recanati la piazza principale.


Note[modifica]

  1. ^ È l'anniversario della Liberazione, di Lino Palanca
  2. ^ a b Marucci 2001, op. cit., p.10
  3. ^ S. Media Statale “L.Lotto” di Loreto (a cura di) 1995, op. cit.
  4. ^ a b c d Marucci 2001, op. cit., p.9
  5. ^ a b c Paolo e Bruno Brancondi: cronaca di un martirio, Dott. Renzo Bislani
  6. ^ a b Marucci 2001, op. cit., p.11

Bibliografia[modifica]

  • Luciano Marucci, Per un Epicedio , Ascoli Piceno, Grafiche D’Auria, 2001.
  • Scuola Media Statale “Lorenzo Lotto” di Loreto (a cura di), La lotta di liberazione dal 25 luglio ‘43 al 25 aprile ‘45 - Paolo e Bruno Brancondi:il sacrificio di due lauretani nel contesto della storia nazionale e regionale , Loreto, Opere Laiche Lauretane, 1995.