Franz Altheim

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Franz Altheim (Francoforte sul Meno, 6 ottobre 1898Münster, 17 ottobre 1976) è stato uno storico delle religioni, filologo e storico dell'arte tedesco.

Nacque nei pressi di Francoforte sul Meno, nel 1898.  Suo padre, “spirito artistico” e per nulla borghese, finì con l’essere abbandonato dalla moglie, quando Franz era ancora molto giovane. Altheim visse lo spaesamento familiare e qualche tempo dopo dovette assistere al crollo del Reich guglielmino. Le certezze del presente si sbriciolavano così una ad una e in maniera tutt’altro che intellettuale l’autore si affacciava al caos del XX secolo. Altheim reagì orientandosi alle ricerca delle radici profonde della sua civiltà. Lo scavo archeologico di miti e di tracce materiale fu il suo personale metodo di lotta al nichilismo.

Stanti queste premesse, si contrappose a Weimar e alla sua astratta costituzione. Nei tumultuosi anni Venti venne a contatto con altri intellettuali che sembravano presentare una “equazione personale” simile alla sua. Conobbe Walter Friedrich Otto, che proprio in quegli anni formulava il suo concetto del “Sacro”, ma la frequentazione tra i due rimase fredda, limitata alla dimensione della lettura e della reciproca chiosa. Frequentò in maniera amichevole Leo Frobenius, che indagava sulla natura delle culture primitive.

Tormentato fu il rapporto con Károly Kerényi: il grande storico delle religioni ungherese aveva sposato una donna ebrea che portava – paradossalmente – il cognome Lukács, lo stesso del boia della cultura comunista che nel secondo dopoguerra lo avrebbe inquisito in Ungheria. Durante la seconda guerra mondiale la figlia di Kerenyi fu deportata dai tedeschi, e il padre si rivolse appunto ad Altheim per cercare di liberarla. Vi fu uno scambio di lettere sempre più carico di emotività. Kerenyi prima invocò l’aiuto dell’amico, poi lo ammonì ad attivarsi più energicamente, a un certo punto giunse addirittura a minacciarlo rinfacciandogli le frequentazioni con le gerarchie SS e giurandogli vendetta nel caso la figlia non fosse tornata sana e salva dai campi di concentramento tedeschi.

Fatto sta che Altheim, attivando la sua rete di amicizie, riuscì a mettere in salvo la figlia dell’amico. Nel dopoguerra questo interessamento – tutt’altro che isolato – per la sorte di persone deportate nei lager gli valse il “perdono” da parte delle autorità della DDR, che nell’immediato dopoguerra lo arrestarono e ne indagarono le propensioni intellettuali, oltre che i comportamenti tenuti durante gli anni del Reich. Altheim riuscì ad evitare l’emarginazione e ottenne salva la sua cattedra nella Germania Est.

Classico esemplare di “impolitico tedesco”, il professor Altheim aveva più cari i suoi studi, che non gli schieramenti ideologici. Il “quieto vivere” perseguito con il nuovo totalitarismo comunista era simile all’accomodamento raggiunto con il partito nazional-socialista. Ovviamente, appena poté Altheim fuggì ad Ovest. Gli anni del dopoguerra furono per lui anni di straordinaria creatività. Lasciate alle spalle le tragedie della guerra, si concentrò sul suo grande amore: lo studio dell’antichità. Il fulcro del suo osservare storico era calibrato su Roma, sullo spazio di civiltà greco-romano, ma proprio per approfondire meglio le dinamiche di questo mondo Altheim fu indotto ad estendere il campo di analisi, fino ad includere gli influssi della Persia e dell’Arabia e a spiegare ciò che accadeva in Occidente con le grandi dinamiche che partivano dal ventre dell’Asia. Questa rivoluzione storiografica andava a delineare un nuovo e più ampio scenario “euro-asiatico”. I vecchi compartimenti storiografici si sbriciolavano come muri di carta. Altheim spiegava la cultura dei proto-latini (di cui aveva studiato le splendide incisioni nella Val Camonica) con la cultura degli Scandinavi. E spiegava il culto solare che si affermò a Roma con Eliogabalo e Aureliano, con il culto del dio solare Shams originario dei deserti dell’Arabia.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alfonso Piscitelli, Altheim e il culto solare nell’antichità

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Griechische Götter im alten Rom. Giessen 1930. Neuausgabe 1980.
  • Terra Mater. Untersuchungen zur altital. Religionsgeschichte. Töpelmann, Gießen 1931.
  • Römische Religionsgeschichte. 3 Bände. de Gruyter, Berlin 1931–1933. 2. Aufl. in 2 Bänden 1956.
  • Epochen der römischen Geschichte. 2 Bände. Klostermann, Frankfurt am Main 1934–1935.
  • Lex sacrata. Pantheon, Amsterdam 1939.
  • Die Soldatenkaiser. Klostermann, Frankfurt 1939 (Deutsches Ahnenerbe, Bd. 1).
  • (mit Erika Trautmann): Vom Ursprung der Runen. Klostermann, Frankfurt 1939 (Deutsches Ahnenerbe, Bd. 3).
  • (mit Erika Trautmann): Italien und die dorische Wanderung. Pantheon, Amsterdam 1940.
  • Italien und Rom. 2 Bände. Pantheon, Amsterdam 1941. 3. Auflage 1944.
  • Rom und der Hellenismus. Amsterdam, Pantheon 1942.
  • Helios und Heliodor von Emesa. Amsterdam, Pantheon 1942.
  • (mit Erika Trautmann-Nehring): Kimbern und Runen. Untersuchungen zur Ursprungsfrage der Runen. Ahnenerbe, Berlin 1942.
  • Die Krise der alten Welt im 3. Jahrhundert n. Zw. und ihre Ursachen. 2 Bände. Ahnenerbe, Berlin 1943.
  • Goten und Finnen im dritten und vierten Jahrhundert. Ranke, Berlin 1944.
  • Weltgeschichte Asiens im griechischen Zeitalter. 2 Bände. Niemeyer, Halle 1947–1948.
  • Römische Geschichte. 3 Bände. de Gruyter, Berlin 1948–1958. Weitere Ausgabe Klostermann, Frankfurt 1951–1953.
  • Literatur und Gesellschaft im ausgehenden Altertum. 2 Bände. Niemeyer, Halle 1948–1950.
  • Der Ursprung der Etrusker. Verlag für Kunst und Wissenschaft, Baden-Baden 1950.
  • Geschichte der lateinischen Sprache. Klostermann, Frankfurt 1951.
  • Aus Spätantike und Christentum. Niemeyer, Tübingen 1951.
  • Attila und die Hunnen. Verlag für Kunst und Wissenschaft, Baden-Baden 1951.
  • Niedergang der alten Welt. Eine Untersuchung der Ursachen. 2 Bände. Klostermann, Frankfurt 1952.
  • (mit Ruth Stiehl): Asien und Rom. Neue Urkunden aus sasanidischer Frühzeit. Niemeyer, Tübingen 1952.
  • Alexander und Asien. Geschichte eines geistigen Erbes. Niemeyer, Tübingen 1953.
  • Gesicht vom Abend und Morgen. Von der Antike zum Mittelalter. Fischer, Frankfurt 1954.
  • (mit Ruth Stiehl): Ein asiatischer Staat. Feudalismus unter den Sasaniden. Limes, Wiesbaden 1954.
  • Reich gegen Mitternacht. Asiens Weg nach Europa. Rowohlt, Hamburg 1955.
  • Der unbesiegte Gott. Heidentum und Christentum. Rowohlt, Hamburg 1957.
  • Utopie und Wirtschaft. Eine geschichtliche Betrachtung. Klostermann, Frankfurt 1957.
  • (mit Ruth Stiehl): Finanzgeschichte der Spätantike. Klostermann, Frankfurt 1957.
  • (mit Ruth Stiehl): Philologia sacra. Niemeyer, Tübingen 1958.
  • (mit Ruth Stiehl): Die aramäische Sprache unter den Achaimeniden. 3 Lieferungen. Klostermann, Frankfurt 1959–1963.
  • Geschichte der Hunnen. 5 Bände. de Gruyter, Berlin 1959–1962.
  • Zarathustra und Alexander. Eine ost-westliche Begegnung. Fischer, Frankfurt 1960.
  • Entwicklungshilfe im Altertum. Die großen Reiche und ihre Nachbarn Rowohlt, Reinbek 1962.
  • Die Araber in der alten Welt. 6 Bände. de Gruyter, Berlin 1964–69.
  • (mit Ruth Stiehl): Geschichte Mittelasiens im Altertum. de Gruyter, Berlin 1970.
  • (mit Ruth Stiehl): Christentum am Roten Meer. 2 Bände. de Gryuter, Berlin 1971–1973.

Controllo di autorità VIAF: 66560242 LCCN: n79065323

biografie Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie