Frangar, non flectar

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La locuzione latina Frangar, non flectar, tradotta letteralmente, significa "mi spezzerò ma non mi piegherò"[1]; nella traduzione italiana, viene citata spesso come "mi spezzo ma non mi piego". È usata come motto gentilizio; è usata anche per indicare un'integrità morale che non cede davanti a nessuna minaccia o pericolo[1]. A volte viene usato l'adattamento con significato opposto "mi piego ma non mi spezzo"[2] ad indicare un processo di adattamento di fronte ad eventi negativi della vita.

Varianti[modifica | modifica sorgente]

La frase non è documentata letteralmente nella letteratura classica, ma il nesso flectere - frangere è invece presente variamente interpretato nella letteratura latina del periodo aureo:

Liv. Hist. II, 23; Lucano, Phars. III, 554; Ov. Ars II, 180; Sen. Thyestes 200 (flecti non potest, frangi potest).

È interessante il significato del nesso presentato nella sentenza di Publilio Siro:

(LA)
« Pudor si quem non flectit, non frangit timor »
(IT)
« Se uno non è piegato dal pudore, non è spezzato dalla paura »
(Lettera P, 45)

Ma il significato con cui è divulgata è ispirato da un passo di Orazio,

(LA)
« Iustum et tenacem propositi virum
non civium ardor prava iubentium,
non voltus instantis tyranni
mente quatit solida neque Auster,

dux inquieti turbidus Hadriae,
nec fulminantis magna manus Iovis:
si fractus inlabatur orbis,
inpavidum ferient ruinae. »
(IT)
« All'uom tenace nel suo buon proposito
non muove il saldo cuor furia di popolo
che iniquo imperversi o cipiglio
di minaccioso dèspota, non l'Austro

torbido del re del mobile Adriatico,
non la gran destra del signor del fulmine
se infranto precìpiti il mondo
impavido ei starà nella ruina »
(Hor. Carm. III, 3, 1-8; trad. di Guido Vitali)

esalta la fermissima e incrollabile coerenza con i propri principi. Orazio con essa illustra l'ideale morale del popolo romano.

Altre ricorrenze[modifica | modifica sorgente]

In Agostino si trova la locuzione di senso opposto:

(LA)
« Flectamur facile, ne frangamur »
(IT)
« Pieghiamoci docilmente, senza abbatterci[3] »
(De Catechizandis Rudibus (399), 14, 20)

Pure a chi si presenta in una palestra di Jūdō (parola che tradotta dalla lingua giapponese significa "via della cedevolezza") si insegna che la frase deve essere modificata in flectar ne frangar, "Mi piegherò per non essere spezzato".

Questo motto è stato adottato anche da altre lingue e culture, a volte in modo indipendente. Particolare fortuna ha avuto, nel mondo berbero, l'espressione, di identico significato, a nerrez wal' a neknu, utilizzata in una celebre poesia dal poeta ribelle e anticonformista Si Mohand ou-Mhand (1848-1905), successivamente impiegata da Idir Ait Amrane nel canto "berbero-nazionalista" Ekkr a mmi-s Umaziɣ ("sorgi, o figlio di Amazigh!", 1945), e divenuta poi lo slogan della Primavera berbera del 1980. Tra le tante citazioni della frase, è da ricordare che il cantantautore militante Lounès Matoub ne fece il titolo di un suo brano del 1981.

Fino a qualche tempo fa il motto faceva bella mostra di sé sotto la testata dell'importante quotidiano torinese La Stampa.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Vocabolario Treccani
  2. ^ Le Scienze
  3. ^ Traduzione italiana.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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