Francisco Ascaso

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Francisco Ascaso, il cui nome per esteso era Francisco Ascaso Abadía Almudévar (Huesca, 1 aprile 1901Barcellona, 20 luglio 1936), è stato un anarchico e sindacalista spagnolo. Sindacalista militante della CNT, la Confederación Nacional del Trabajo, e membro con Buenaventura Durruti, Ricardo Sanz, Antonio Ortiz, Juan García Oliver e Gregorio Jover del gruppo d'azione Los Solidarios, Ascaso è stato uno dei personaggi fondamentali del movimento anarchico spagnolo degli anni venti e trenta.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Fin da giovane Ascaso, insieme ai suoi compagni compì azioni dirette per portare avanti con coerenza e abnegazione l'ideale anarchico. Nel 1923, durante la dittatura di Primo de Rivera Ascaso, Durruti e altri loro compagni si recarono in Francia per sfuggire alla repressione delle autorità spagnole. Dalla Francia il gruppo passò in Sudamerica, dove continuò le proprie attività con gli anarchici argentini. Una volta tornati in Francia, Ascaso e Buenaventura Durruti, traditi da un compagno, vennero arrestati il 25 giugno del 1926 con l'accusa di preparare un attentato contro il re di Spagna in visita a Parigi. Dopo una dura lotta organizzata dal movimento anarchico, che colpì anche l'opinione pubblica, furono scarcerati per assenza di prove ed espulsi dalla Francia.

Ascaso però rimase clandestinamente in Francia fino al 1931, quando il re di Spagna abdicò e fu proclamata la II Repubblica. Durante i primi anni della repubblica Ascaso partecipò attivamente alle insurrezioni anarchiche a difesa dei lavoratori e alle lotte politiche del movimento. Nel 1932 fu arrestato nuovamente e deportato nelle colonie spagnole in Africa. Nel 1933 tornò a Siviglia, dove fu arrestato di nuovo. Nel 1934 fu nominato Segretario Generale del Comitato Regionale della CNT della Catalogna, un incarico molto importante.

Nel 1936, a Barcellona, partecipò alla guerra civile spagnola. In città gli anarchici, sostenuti da migliaia di lavoratori, ottennero una grande vittoria, battendo le forze militari fasciste e difendendo la Repubblica spagnola. Ascaso, che aveva aspettato tutta la vita quel momento, non poté festeggiare la vittoria con i propri compagni perché il 20 luglio, durante un assalto alla Caserma di Las Atarazanas, fu ucciso dal fucile di un cecchino fascista che Ascaso cercava di far uscire allo scoperto. Il compagno Luis Romero racconta così come cadde Francisco Ascaso:

« Mezzo piegato in avanti, si mette a correre. Diversi colpi sui muri delle case mostrano il mitragliere che lo ha visto […] Prima ancora che Ascaso raggiunga il camion, cade in ginocchio, mira e spara. Mentre sta per alzarsi, e riprendere la corsa verso l’autocarro, una pallottola lo coglie in mezzo alla fronte. Cade. I compagni hanno anche visto come ha levato alte le braccia ed è crollato al suolo. Giace con la faccia per terra, non si muove più »

[1]. Gli verrà intitolata una formazione antifranchista, per l'appunto la colonna Ascaso, che poi prenderà il nome di colonna Rosselli[2]

La colonna Ascaso[modifica | modifica sorgente]

Della colonna Ascaso era miliziano pure Elio Canevascini, uno degli ottocento volontari miliziani antifascisti provenienti dalla Svizzera fra i quali ottanta del Canton Ticino. Elio Canevascini racconta:

« Pochi giorni prima i repubblicani e gli anarchici avevano assaltato la caserma di Tibidabo per prendere le armi e in quell’occasione, vicino alla Rambla de Cataloña, venne ferito a morte uno degli eroi della guerra, Francisco Ascaso, a cui dedicammo la nostra colonna. »

[3]

La colonna Ascaso, forte di 800 miliziani antifascisti sconfisse i Franchisti in diversi scontri ma ebbe un gran numero di caduti il 28 agosto 1936 nella battaglia di Monte Pelato posizionato tra Huesca e Almudévar. Gli italiani che combatterono nella colonna, durante la guerra civile spagnola, furono raggruppati nella Colonna Italiana.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Hans Magnus Enzensberger, La breve estate dell'anarchia, Feltrinelli, 2007

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Hans Magnus Enzensberger, La breve estate dell'anarchia, Feltrinelli, 2007 p. 121
  2. ^ Umanità Nova - Archivio 2001 - art1508
  3. ^ Il fronte della libertà perduta di Maria Pirisi da areaonline.ch, 20 febbraio 2004

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