Francesco Saverio de Mérode

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Francesco Saverio de Mérode
arcivescovo della Chiesa cattolica
Demerode.jpg
Ritratto di Francesco Saverio de Merode
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Incarichi ricoperti Arcivescovo titolare di Melitene
Nato 26 marzo 1820
Ordinato presbitero 22 settembre 1849
Elevato arcivescovo 1º luglio 1866
Deceduto 12 luglio 1874

Federico Francesco Saverio de Mérode (Bruxelles, 26 marzo 1820Roma, 12 luglio 1874) è stato un arcivescovo cattolico belga.

Fu un grande protagonista dell'urbanizzazione della città di Roma a seguito della sua proclamazione a capitale d'Italia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio del conte Félix de Mérode, ministro di Leopoldo I del Belgio fu educato dapprima presso il collegio gesuita di Namur poi all'oratorio di Juilly. Nel 1839 entrò nell'Accademia militare di Bruxelles. Nel 1844, attratto dalla carriera delle armi, ottenne di servire nella Legione straniera francese come ufficiale presso lo stato maggiore particolare del generale Thomas Robert Bugeaud in Algeria e si distinse nei combattimenti della Cabilia e nell'Aurès ottenendo la decorazione della Legione d'Onore. In questa occasione conobbe Christophe Louis Léon Juchault de Lamoricière. Verso la fine del 1845 rientrò in Belgio con il grado di tenente.

Nel 1848 scelse però la carriera ecclesiastica: prese gli ordini, e, caduta la breve Repubblica romana del 1849, partecipò attivamente alla restaurazione dello Stato pontificio. Cappellano militare dei francesi, si fece notare da Pio IX che lo creò cameriere segreto e monsignore, utilizzandolo molto nei rapporti con la Francia del Secondo Impero, alla quale per nascita e per cultura il Merode era legato.

In quegli anni '50-'60 lo Stato pontificio era "protetto" da Napoleone III contro le spinte risorgimentali e sembrava ancora possibile la restaurazione del papa-re e una qualche modernizzazione dello Stato della Chiesa. A quest'ultima il Merode era particolarmente interessato, avendo come modello i grandi rivolgimenti - e i grandi affari - che Haussmann stava apportando a Parigi. Nel 1871 fonda l'Istituto scolastico De Merode, presso il palazzo Altemps poi trasferito nei pressi di Piazza di Spagna.

Col tempo il suo ascendente sul Papa crebbe, nonostante il conflitto sempre vivo con il cardinale Antonelli che, man mano che si stringeva l'accerchiamento del Regno d'Italia e si affievoliva la protezione francese, rappresentava nelle gerarchie vaticane le posizioni più moderate e trattativiste mentre monsignor de Merode - sostenuto dai Gesuiti - rappresentava le posizioni più conservatrici del potere temporale.

Il politico[modifica | modifica wikitesto]

Merode fu comunque nominato, il 18 aprile 1860, vice-ministro delle Armi, incarico che tenne fino al 20 ottobre 1865[1], sostenendo la guerriglia dei sanfedisti ciociari ed una politica di dura repressione interna di ogni movimento liberale[2]. Notava Gregorovius alla fine del 1863:

« Alcuni giorni fa i Francesi ad Albano hanno inseguito fino a Castel Gandolfo 24 carabinieri pontifici belgi, che commettevano eccessi. Ne hanno uccisi due e feriti 7 [...] Merode si è recato a Castel Gandolfo per assistere alle esequie di questi miserabili, come se fossero caduti sul campo dell'onore. Merode è ancora potente; domina il centro dei legittimisti e fa scorrere verso Roma i rivoli del denaro. Possiede perciò ambedue le chiavi per il cuore di Pio IX. »

Ma era ormai evidente che il dominio temporale era agli sgoccioli: ci voleva maggior duttilità, per trattare con i governi dei Savoia, e alla fine Merode fu sostituito, proprio su richiesta dei francesi, e con dispiacere del papa, che continuò ad utilizzarlo come proprio rappresentante personale e il 22 giugno 1866 lo creò arcivescovo titolare di Mitilene.

L'immobiliarista[modifica | modifica wikitesto]

Le delusioni politiche non impedirono comunque al Merode di perseguire il proprio progetto di "hausmaniser Rome", progetto al quale si dedicò anzi totalmente, una volta libero dagli incarichi politici[3].

Le sue principali operazioni immobiliari furono condotte nell'area tra le Terme di Diocleziano e la vallata di San Vitale. Alle Terme di Diocleziano il cardinale ottenne - ancora regnante Pio IX - di far attestare la nuova stazione centrale di Roma (aperta nel 1863) e acquistò Villa Strozzi, sui cui terreni sorse poi il Teatro dell'Opera. Lungo la valle di San Vitale fu tracciato il collegamento tra la stazione ferroviaria e il centro direzionale dell'epoca (via del Corso). Le prime strade urbanizzate in questa zona furono Via Torino, Via Firenze, Via Napoli e Via Modena, e per quest'area il nuovo Comune di Roma fece propria, nel marzo 1871, la convenzione edilizia già stipulata con il Merode. L'urbanizzazione di questa zona fu quindi l'oggetto della prima convenzione urbanistica approvata a Roma dal nuovo Stato sabaudo. L'arteria (oggi via Nazionale), fino all'altezza di via dei Serpenti sulla sinistra e di via della Consulta sulla destra, si chiamò per i primi anni, appunto, via de Merode, come tutto il quartiere intensivo costruito attorno.

L'altra importante operazione immobiliare del cardinale fu ai Prati di Castello, di fronte al Porto di Ripetta, dove Merode, in società con altri, acquistò nel 1870 Villa Altoviti e altri terreni. La convenzione relativa a questa urbanizzazione fu firmata nel 1873. Per favorire il popolamento del quartiere la società fece anche costruire a proprie spese un nuovo ponte di ferro, che avrebbe dovuto essere provvisorio ma che durò fino al 1901, quando fu aperto Ponte Cavour.

Dei propri progetti urbanistici Merode, venuto a morte nel 1874, non poté vedere che l'avvio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Per un'accurata descrizione dell'attività del Merode come "proministro delle armi" si veda il capitolo Monsignor Francesco de Merode proministro delle armi in Roma, in Giubileo ai mercenari del settembre 1864 e di altre epoche, Torino 1865, pp. 135-138.
  2. ^ Per un ritratto del Merode visto con occhi a lui contemporanei si veda Emilio Cardinali, I briganti e la corte pontificia, Livorno 1862 pp. 59-61.
  3. ^ Incarichi che del resto il monsignore belga aveva sempre saldamente connesso alla intraprendente gestione dei propri affari economici:
    « Ad imitazione del primo ministro [Antonelli] egli conformava le alte vedute di stato alla manìa d'arricchire. In mezzo alle assorbenti sue cure avea tratto a se la fornitura generale di tutte le carceri e delie darsene e tante innovazioni v'introdusse che parea dovessero per la prima volta essere fondate. »
    (op. cit., p. 61)
    .

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]