Francesco Lomonaco
Francesco Lomonaco (Montalbano Jonico, 22 novembre 1772 – Pavia, 1 settembre 1810) è stato uno scrittore e politico italiano.
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[modifica] Cenni biografici
Suo padre, Nicola Lomonaco, era un fervente seguace dell'Illuminismo, conosciuto durante il suo periodo di studi a Napoli. Il giovane Francesco studiò presso l'abate Nicola Maria Troyli che aveva aperto a Montalbano Jonico una scuola privata, e frequentò successivamente l'università di Napoli, dove iniziò prima a studiare giurisprudenza e poi medicina. Nel 1799, partecipò alla Repubblica Partenopea e fu tra gli assediati di Castel Sant'Elmo. Riuscì a sopravvivere alle reazione borbonica sembra anche grazie ad un banale errore di trascrizione del suo cognome. Dopo un periodo trascorso in Francia, si trasferì a Milano dove conobbe Ugo Foscolo e Alessandro Manzoni, successivamente si trasferì a Pavia per poi passare ad ottenere l'insegnamento di storia e geografia presso il Collegio militare di Pavia.
Sulla caduta della Repubblica napoletana del 1799, scrisse un libello Rapporto al cittadino Carnot. Scrisse poi le Vite degli eccellenti italiani (1802) e le Vite dei famosi capitani d'Italia (1804). Da quest'ultima opera Manzoni trasse lo spunto per comporre il Conte di Carmagnola.
Nel 1801, pubblica Analisi della sensibilità, dove scrive:
| « Bonaparte, se volesse, sarebbe nelle circostanze di eclissare la gloria degli antichi e moderni ordinatori di stati: egli sovrasta i destini di due grandi nazioni. Ma prima di vedere lo scopo delle sue segrete mire politiche, le meta dei suoi nascosti progetti, il totale compimento delle sue strepitose imprese, non conviene profferire su di lui una definitiva sentenza, giacché potrei essere o servilmente adulato, o ingiustamente maledetto. Gli egiziani non giudicano gli uomini che dopo la loro morte[1] » |
Rivolgendosi esplicitamente a Napoleone Bonaparte. Tale concetto, è stato espresso, sempre dal Lomonaco, il quale esercitò senz'altro un particolare fascino sul giovane Manzoni, anche nel 1805, durante un suo Discorso Augurale, tenuto davanti a Pavia, davanti a Napoleone e pubblicato dal Cappelli nel 1806[2].
Nel 1809 scrisse i Discorsi politici e letterari, ma l'opera che mostrava tutte le contraddizioni che la figura di Napoleone aveva prodotto sui patrioti italiani e che già si mostrava nello 'Iacopo Ortis foscoliano, fu perseguitata dalla censura.
Francesco Lomonaco si suicidò a Pavia il 1º settembre 1810, buttandosi in un canale.
Il Manzoni, che in gioventù gli aveva dedicato un sonetto, ebbe per lui parole di elogio in una intervista rilasciata nel 1866 ma pubblicata sul Corriere della sera dieci anni dopo, il 12 - 13 ottobre 1876.
[modifica] Opere parziali
- Rapporto fatto da Francesco Lomonaco patriota napoletano al cittadino Carnot ministro della guerra sulle segrete cagioni e sui principali avvenimenti della catastrofe napoletana sul carattere e sulla condotta del re e della regina di Sicilia e del famoso Acton, senza data
- Rapporto al cittadino Carnot, 1801
- Analisi della sensibilità e delle sue leggi e delle sue diverse modificazioni considerate relativamente alla morale ed alla politica, 1801
- Vite degli eccellenti italiani, 1802
- Vite dei famosi capitani d'Italia, 1804
- Discorsi politici e letterari, 1809
[modifica] Note
- ^ capitolo XXIII, "Della Politica", a pagina 313
- ^ Michele Giuseppe Scaccuto, "Eresie" su Francesco Lomonaco, Maremmi Editori, Firenze, 2004
[modifica] Bibliografia
- Michele Giuseppe Scaccuto, "Eresie" su Francesco Lomonaco, Firenze, Maremmi, 2004.
- Nunzio Campagna, Un ideologo italiano: Francesco Lomonaco, Milano, Marzorati, 1986.
- P.A. De Lisio, Per Francesco Lomonaco, Napoli, 1975.
- F. De Vincenzis, La misura dello sguardo. Francesco Lomonaco e il pensiero europeo, Napoli, Osanna Venosa, 2002. 8881672189
- Carlo Montano, Estetica e letteratura in Francesco Lomonco., Montalbano Ionico, Dofra, 1999.