Francesco Lomonaco

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'utente RiPe ha chiesto di verificare che questa voce non costituisca una violazione di copyright .

Questa voce è da wikificare

Questa voce di biografie non è ancora formattata secondo gli standard: contribuisci a migliorarla seguendo le convenzioni di Wikipedia e del Progetto biografie.

Francesco Lomonaco (Montalbano Jonico22 novembre 1772 – Pavia1 settembre 1810) è stato uno scrittore e politico italiano.

Studiò presso l'abate Nicola Maria Troyli, e frequentò l'università di Napoli, prima giurisprudenza e poi medicina. Nel 1799, partecipò alla Repubblica Partenopea e fu assediati di Castel Sant'Elmo. Riuscì a sopravvivere alle reazione borbonica sembra anche grazie ad un banale errore di trascrizione del suo cognome. Dopo un periodo trascorso in Francia, fu a Milano dove conobbe sia il Foscolo che il Manzoni per poi passare ad ottenere l'insegnamento di storia e geografia presso il Collegio militare di Pavia.

Sulla caduta della Repubblica napoletana del 1799, scrisse un libello Rapporto al cittadino Carnot. Scrisse poile Vite degli eccellenti italiani (1802) e le Vite dei famosi capitani d'Italia (1804). Da quest'ultima opera Manzoni trasse lo spunto per comporre il Conte di Carmagnola. un violento libello, intitolato

Nel 1801, inoltre, pubblica "ANALISI DELLA SENSIBILITA'", laddove, al capitolo XXIII, "Della Politica", a pagina 313, parlando del Napolenoe, tra l'altro dice:"Bonaparte, se volesse, sarebbe nelle ciscostanze di ecclissare la gloria degli antichi e moderni ordinatori di stati: egli sovrasta i destini di due grandi nazioni. Ma prima di vedere lo scopo delle sue segrete mire politiche, le meta dei suoi nascosti progetti, il totale compimento delle sue strepitose imprese, non conviene profferire su di lui una definitiva sentenza, giacché potrei essere o servilmente adulato, o ingiustamente maledetto (1). Gli egiziani non giudicano gli uomini che dopo la loro morte". (1) codesto personaggio si trova nell'alternativa di divenire o un Periandro di Corinto o un Timoleonte. Stiamo a vedere. IL CHE, APPARE MOLTO MA MOLTO EVIDENTE, CORRISPONDE "Ai posteri l'ardua sentenza!" di manzoniana memoria. Tale concetto, infine, è stato espresso, sempre dal Lomonaco, il quale esercitò senz'altro un particolare fascino sul giovane Manzoni, anche nel 1805, durante un suo "Discorso Augurale", tenuto davanti a Napoleone, a Pavia, e pubblicato dal Cappelli nel 1806. Per maggiori ragguagli, vedasi il volumetto intitolato "ERESIE" su Francesco Lomonaco di Michele Giuseppe SCACCUTO, pubblicato (ma poi mandato al macero) nel 2004 dalla Maremmi Editori Firenze.

Nel 1809 scrisse i Discorsi politici e letterari, ma l'opera che mostrava tutte le contraddizioni che la figura di Napoleone aveva prodotto sui patrioti italiani e che già si mostrava nello 'Iacopo Ortis foscoliano, fu perseguitato dalla censura.

Francesco Lomonaco si suicidò a Pavia il 1 settembre 1810, buttandosi in un canale.

Il Manzoni, che in gioventù gli aveva dedicato un sonetto, ebbe per lui parole di elogio in una intervista rilasciata nel 1866 ma pubblicata sul "Corriere della sera" dieci anni dopo, il 12-13 ottobre 1876.

Strumenti personali