Francesco Lomonaco

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Francesco Lomonaco

Francesco Lomonaco (Montalbano Jonico, 22 novembre 1772Pavia, 1º settembre 1810) è stato uno scrittore, letterato e patriota italiano. Soprannominato il "Plutarco italiano",[1] è considerato un precursore del Risorgimento ed uno dei primi rivoluzionari ad auspicare un'Italia unita sotto un unico governo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Inizi[modifica | modifica wikitesto]

Lapide dedicata alla famiglia Lomonaco a Montalbano Jonico

Nacque a Montalbano Jonico, in provincia di Matera, il 22 novembre 1772. Suo padre, Nicola Lomonaco, era un fervente seguace dell'Illuminismo, conosciuto durante il suo periodo di studi a Napoli. Il giovane Francesco, che all'età di nove anni era già in grado di tradurre testi in lingua latina, prosegue i suoi primi studi nel paese natio sotto la guida di padre Nicola Maria Troyli, che aveva aperto a Montalbano Jonico una scuola privata. Alla scomparsa di Troyli nel 1788, l'appena sedicenne Lomonaco che, oltre al latino, già conosceva greco, filosofia, matematica, fisica, diritto e ebraico, lo sostituisce nell'incarico di professore sino al 1790, anno in cui si recherà a Napoli, per proseguire gli studi universitari.

Nel 1793, consegue prima la laurea in medicina e poi, nel 1796, quella in utroque iure (giurisprudenza). Inoltre traduce il Contratto sociale di Rousseau e il manuale dei Diritti e doveri del cittadino del De Mably, con l'aggiunta, a quest'ultimo, di una sua prefazione (divenuta poi oggetto di plagio da parte di qualche "pedante" che aveva intuito la grandiosità del suo progetto), che negli ambienti napoletani suscita scandalo e ammirazione.

Nel 1799, partecipò attivamente alla Repubblica Partenopea, come impiegato della municipalità di Napoli e medico militare. Con l'arrivo delle truppe sanfediste, fu tra gli assediati di Castel Sant'Elmo. Riuscì a sopravvivere alla reazione borbonica sembra anche grazie a un banale errore di trascrizione del suo cognome (da Lomonaco in Lamanica) e prese la via dell'esilio.

Esilio[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un periodo trascorso in Francia, dove ebbe anche modo di conoscere Vincenzo Monti (al quale in seguito tradusse l'Iliade), si trasferì a Milano, dove conobbe Ugo Foscolo, del quale divenne amico e medico personale, nonché precettore del fratello minore Giulio. Strinse anche amicizia con il giovane Alessandro Manzoni, che dal Lomonaco trasse una grande influenza culturale. Successivamente si trasferì a Pavia, ove ottenne la cattedra di storia e geografia presso il Collegio militare pavese: convinto che «senza la conoscenza della storia - e della geografia umana - non si può divenir né guerrieri né politici».

Sulla caduta della Repubblica Partenopea del 1799, scrisse un libello intitolato Rapporto al cittadino Carnot. Tale scritto, per la grande eco che ebbe in Francia, venne successivamente e immediatamente pubblicato in Italia. Alla prima edizione, del gennaio 1800, andata subito a ruba, ne seguirono altre. Tale Rapporto, non solo procurò fama e popolarità all'autore, facendolo conoscere anche nella Milano illuminista, nei salotti letterari, a quanti dicevano di avere a cuore le sorti della Patria, affascinati dalle sue idee unitarie (fra questi Ugo Foscolo e il giovane Alessandro Manzoni), ma diede altresì inizio anche a un'inedita e nutrita serie di "Rapporti" da parte di altri autori, che avevano ormai preso il via a denunciare le tante ingiustizie perpetrate in Italia, soprattutto a causa della sua frammentazione politica.

Scrisse poi le Vite degli eccellenti italiani (1802) e le Vite dei famosi capitani d'Italia (1804). Da quest'ultima opera Manzoni trasse lo spunto per comporre Il Conte di Carmagnola.

Nel 1801, pubblica Analisi della sensibilità, dove scrive:

« Bonaparte, se volesse, sarebbe nelle circostanze di eclissare la gloria degli antichi e moderni ordinatori di stati: egli sovrasta i destini di due grandi nazioni. Ma prima di vedere lo scopo delle sue segrete mire politiche, le meta dei suoi nascosti progetti, il totale compimento delle sue strepitose imprese, non conviene profferire su di lui una definitiva sentenza, giacché potrei essere o servilmente adulato, o ingiustamente maledetto. Gli egiziani non giudicano gli uomini che dopo la loro morte[2] »

Alcuni anni dopo, tale concetto venne espresso dal Lomonaco, direttamente davanti allo stesso Napoleone Bonaparte. Ciò avvenne esattamente nel 1805, durante un suo "Discorso augurale", pronunciato davanti all'Imperatore, che si trovava in visita a Pavia. Tale "Discorso augurale", pubblicato poi integralmente dal Cappelli nel 1806, per originalità e alto contenuto patriottico, creò una vasta eco e non pochi timori nei diplomatici e governanti locali presenti, i quali evidentemente temettero di perdere i necessari finanziamenti francesi, cosa che in realtà non avvenne. Esso costituì anche il primo di una lunga serie: tutti, Foscolo compreso, prima dell'inizio di un qualsiasi corso, da loro tenuto, come docenti, sia in accademie militari sia nelle università, si cimentarono in "discorsi" su discorsi augurali, sforzandosi ovviamente di scriverli in un corretto e moderno italiano, ovvero nel nuovo stile letterario inventato dal Lomonaco, seppur tanto criticato ma forse invidiato dai suoi contemporanei.[3]

Ultimi periodi[modifica | modifica wikitesto]

Busto di Francesco Lomonaco esposto ai giardini del Pincio a Roma

Nel 1809 scrisse i Discorsi letterari e filosofici ma l'opera, che mostrava tutte le contraddizioni che la figura di Napoleone aveva prodotto sui patrioti italiani e che già si mostrava nello Iacopo Ortis foscoliano, gli costò la persecuzione della censura napoleonica. Le misure restrittive e l'impossibilità di ritornare nella sua terra, lo resero sempre più depresso. Dopo aver scritto una lettera al fratello, Lomonaco si suicidò a Pavia il 1º settembre 1810, buttandosi nel Ticino.

Il Manzoni, in gioventù, gli aveva dedicato un sonetto dal quale, successivamente, pare abbia preso le distanze, avendo difatti egli stesso "rinnegato" tutti i suoi versi e scritti giovanili, datati tra il 1801 e il 1804 come ad esempio Il trionfo della libertà, in quanto, così precisò: «i primi come follia di giovanile ingegno, i secondi come dote di puro e virile animo». Molti anni dopo, ebbe tuttavia per il Lomonaco parole di elogio in una intervista concessa nel 1866 a un nipote dello stesso (un giornalista, che cercò anche, ma inutilmente, di sapere dal Manzoni, che pur aveva affermato di aver assistito alle solenni esequie, dove avessero seppellito lo zio per portare dei fiori sulla sua tomba). L'intervista venne però pubblicata sul Corriere della Sera soltanto dieci anni dopo, il 12 - 13 ottobre 1876.

Opere parziali[modifica | modifica wikitesto]

  • Rapporto fatto da Francesco Lomonaco patriota napoletano al cittadino Carnot ministro della guerra sulle segrete cagioni e sui principali avvenimenti della catastrofe napoletana sul carattere e sulla condotta del re e della regina di Sicilia e del famoso Acton, senza data
  • Rapporto al cittadino Carnot, 1800
  • Analisi della sensibilità e delle sue leggi e delle sue diverse modificazioni considerate relativamente alla morale ed alla politica, 1801
  • Vite degli eccellenti italiani, 1802
  • Vite dei famosi capitani d'Italia, 1804
  • Discorsi letterari e filosofici, 1809

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Antonino De Francesco, La democrazia alla prova della spada: esperienza e memoria del 1799 in Europa, Guerini e Associati, 2003, p.556
  2. ^ capitolo XXIII, "Della Politica", a pagina 313
  3. ^ Michele Giuseppe Scaccuto, "Eresie" su Francesco Lomonaco, Maremmi Editori, Firenze, 2004

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Michele Giuseppe Scaccuto, "Eresie" su Francesco Lomonaco, Firenze, Maremmi, 2004.
  • Nunzio Campagna, Un ideologo italiano: Francesco Lomonaco, Milano, Marzorati, 1986.
  • P.A. De Lisio, Per Francesco Lomonaco, Napoli, 1975.
  • F. De Vincenzis, La misura dello sguardo. Francesco Lomonaco e il pensiero europeo, Napoli, Osanna Venosa, 2002, ISBN 88-8167-218-9.
  • Carlo Montano, Estetica e letteratura in Francesco Lomonaco, Montalbano Ionico, Dofra, 1999.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Nino Cortese, «LOMONACO, Francesco» la voce nella Enciclopedia Italiana, Volume 21, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1934.
  • «LOMONACO, Francesco» la voce nella Enciclopedia Dantesca, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1970.
  • Raffaele Pittella, «LOMONACO, Francesco» in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 65, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2005.

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