Francesco Laparelli

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Francesco Laparelli (Cortona, 5 aprile 1521Candia, 20 ottobre 1570) è stato un architetto italiano. Architetto fra i più importanti del '500 nel campo delle opere militari, fu ingegnere di Papa Pio IV e di Cosimo I de' Medici.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Francesco Laparelli traeva i natali da uno dei casati più ricchi ed illustri di Cortona. In gioventù si dedicò all’esercizio delle armi affiancato dallo studio della matematica e dell’architettura, sul modello di Euclide e di Vitruvio, e dalla pratica del disegno. Cruciale fu il suo incontro e la collaborazione con Gabrio Serbelloni, inviato dal duca Cosimo I a Cortona per provvedere alle fortificazioni cittadine, nel contesto del conflitto tra Firenze e Siena.

Nel 1560 Francesco Laparelli venne chiamato a Roma da Papa Pio IV, sollecitato dal Serbelloni suo cugino, con l’incarico di restaurare le fortificazioni di Civitavecchia. Nello stesso anno progettò di munire di fortificazioni la nuova foce del Tevere e nel 1561 diresse i lavori di difesa al colle Vaticano.

Nel ’65 terminò il grandioso pentagono bastionato di Castel S. Angelo e fece progredire la cinta bastionata del borgo presso il Vaticano; collaborò col Michelangelo Buonarroti nei lavori alla gran cupola di S. Pietro e scrisse sulla stabilità della cupola. In quello stesso anno i Turchi posero sotto assedio l’isola di Malta e Francesco Laparelli propose rimedi per evitare la perdita dell’isola; ritiratesi i Turchi venne inviato dal Papa al Gran Maestro dei cavalieri Gerosolimitani, poi detti di Rodi, quindi di Malta, La Vallette.

Cinque giorni dopo il suo arrivo, esaminati i luoghi e i gravi danni recati alle fortificazioni, approvò la proposta di altri ingegneri militari di abbandonare il Borgo e costruire una nuova città. In vari rapporti insisté sui vantaggi di cambiare località, calcolato l’enorme dispendio che sarebbe stato necessario per restaurare le vecchie difese piene di difetti. Nonostante le numerose obiezioni e gli ostacoli, il grandioso progetto ebbe principio il 28 marzo 1566, dies natalis della nuova città cui viene dato il nome del Gran Maestro per decreto di tutto l’Ordine: Valletta. In un biennio il lavoro progredì con ottimi risultati.

La morte di Solimano il Magnifico diminuì le probabilità del ritorno dei Turchi, per cui Francesco chiese di poter far ritorno in Italia per visitare la propria famiglia. In realtà egli rincorreva il sogno della carriera militare, bramava «charichi di honore da soldato» conferiti a Malta soltanto a chi «ha la croce».

Il Gran Maestro gli concesse il ritorno in patria e gli consegnò una lettera per il Papa datata 17 aprile 1568, nella quale lodava «l’incessabil fatica et continua diligenza» del Laparelli per condurre «in molto buon termine» le fortificazioni e gli chiedeva di comandare all’ingegnere di tornare per terminare l’opera.

Svanita la speranza di ottenere elevati gradi militari, morto La Vallette ed eletto Gran Maestro Pietro Del Monte il 23 agosto 1568, Francesco Laparelli tornò a Malta e riprese la direzione dei lavori. Nel frattempo i Turchi avevano assalito l’Isola di Cipro e i Veneziani combattevano per conservarne il possesso.

Impartite al suo aiutante Girolamo Cassar le istruzioni per il proseguimento dei lavori, Francesco raggiunse la flotta veneziana, ma nel veleggiare presso l’isola di Candia si ammalò, sbarcò e non ancora cinquantenne morì.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Filippo De Venuti, Vita del capitano Francesco Laparelli da Cortona.. Cortona: Accademia Etrusca, 1979.
  • Pier Ludovico Occhini, Un grande italiano del cinquecento: Francesco Laparelli a Malta. «Atti e memorie della R. Accademia Petrarca di Lettere, Arti e Scienze», Nuova Serie, Vol. XX – XXI, Arezzo 1936.
  • Guido Zoppici, Orazione in lode del Capitano Francesco Laparelli. Cortona, 1846.
  • Pier Ludovico Occhini, Regesto Codice Autografo in Un grande italiano del cinquecento: Francesco Laparelli a Malta, «Atti e memorie della R. Accademia Petrarca di Lettere, Arti e Scienze». Nuova Serie, Vol. XX – XXI, Arezzo 1936.
  • Girolamo Mancini, Il Contributo dei cortonesi alla coltura italiana, Firenze 1902 (?).
  • Mirri E.(ed.), catalogo della mostra "Francesco Laparelli architetto cortonese a Malta", (con scritti di Giovannangelo Camporeale, Liletta Fornasari, Bruno Gialluca, Aura Gnerucci-Maria Teresa Idone-Dania Marzo, Pietro Matracchi, Edoardo Mirri, Giacomo Pirazzoli, Patrizia Rocchini, Giovanni Scarabelli, Roger Vella Bonavita, Andrea Vignini), Cortona 2009.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 32126400 LCCN: n80051583

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