Francesco Glisenti

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Francesco Glisenti (Storo, 8 settembre 1822Brescia, 5 settembre 1887) è stato un imprenditore e politico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Giovanni Battista Glisenti, nacque a Storo nel 1822 il figlio . Per diversi anni la famiglia risiedette a Storo ove il giovane Francesco intrattenne rapporti di amicizia con la borghesia locale coltivando le prime idee mazziniane e patriottiche, grazie anche ai frequenti contatti con gli ambienti imprenditoriali lombardi.
L'attività a cavallo del confine con l'Impero Austro-Ungarico soffriva difficoltà per le politiche tariffarie dei dazi sui commerci e i Glisenti furono costretti gradualmente a ritirare parte delle loro attività dalla val del Chiese in Valsabbia e a Villa Carcina. Intorno al 1860 gli austriaci costruirono a fianco della fucina in Ampola il forte omonimo (denominato anche forte Glisenti) per difendere la valle di Ledro da eventuali sfondamenti del confine sul fiume Caffaro.

Partecipò alla spedizione dei Corpi Franchi del 1848 e alle Dieci giornate di Brescia del 1849. Nel 1859 partecipa all'occupazione del castello di Brescia in attesa dei Piemontesi e di Giuseppe Garibaldi, di cui diventerà amico, organizzando la raccolta di volontari Bresciani per la spedizione dei Mille.
Nel 1866 Garibaldi conquista il Forte d'Ampola, che era stato uno dei poati più imnportanti per Francesco Glisenti. Fra i primi a varcare la soglia del forte c'era Giovanni Glisenti, nipote di Francesco e padrone del maglio di Creto da cui provenivano le strutture in ferro del forte, e nella cui casa a Creto il Generale tenne il suo quartier generale per alcuni giorni dal 24 luglio 1866.

Le attività nel bresciano si consolidarono trasformandosi in industria siderurgica, meccanica e soprattutto armiera (fucili e di pistole, le Glisenti 1910). Francesco Glisenti dal 1865 al 1880 è assessore e consigliere comunale a Brescia e consigliere provinciale occupandosi fra l'altro della linea ferroviaria Brescia - Trento via Vestone e Storo, presiedendo l'apposito comitato.

Nel 1876 il Governo nazionale di destra cadde e salì al potere la sinistra storica tra i cui leader spiccava il bresciano Giuseppe Zanardelli, fraterno amico di Francesco dai tempi delle barricate in città contro gli austriaci. A Francesco Glisenti venne assicurata la candidatura nel collegio elettorale di Salò dove venne eletto deputato del Regno d'Italia.
Partecipò poco all'attività parlamentare, poiché preferì impegnare le sue energie a consolidare la sua industria, divenuta leader europeo del settore.

Venne rieletto in ballottaggio anche nel 1880, ma l'anno dopo si dimise, per terminare gli ultimi anni nella sua fiorente industria, prima di affidarla ai figli Alfredo, Teodoro e Guido.

Attività industriale[modifica | modifica wikitesto]

I Glisenti, di origini valsabbine, erano presenti e operanti nella Valsabbia e in val del Chiese già dal secolo XV con fucine per la lavorazione del ferro situate lungo i corsi d'acqua per sfruttarne la forza cinetica. Giovanni Battista, nato a Vestone all'inizio dell'Ottocento si trasferì in val del Chiese ove sviluppò due fucine a Creto e a Storo in Ampola per sfruttare le acque del torrente Palvico.

Il figlio di Francesco, Alfredo, fondò nel 1900 nella città di Milano nel 1900 la Società Siderurgica Glisenti con capitale sociale di 2.500.000 lire il cui presidente era l'ingegnere Giuseppe Feltrinelli.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Autori Vari, I Glisenti. Cinquecento anni di storia, Brescia, Fondazione Civiltà Bresciana.
  • Marcello Zane, Il mestiere delle armi. Affari, patriottismo e politica nella biografia di Francesco Glisenti. Articolo di 23 pagine in Passato Presente. Contributi alla storia della Val del Chiese e delle Giudicarie,, Storo, Associazione di promozione culturale "Il Chiese", 2003.
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