Francesco Coccapieller

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Francesco Coccapieller, all'anagrafe Francesco Guggabueller, detto sor Checco (Roma1831 – Roma17 aprile 1901), è stato un giornalista e politico italiano.

Indice

[modifica] Biografia

Francesco Coccapieller [1] fu una caratteristica figura di popolano dei primi anni di Roma capitale.

Combatté, giovanissimo, nella Prima guerra di indipendenza e, come garibaldino, nella battaglia di Mentana del 1867 contro le truppe franco-pontificie. Fu istruttore presso la Scuola Militare di Cavalleria di Pinerolo. Abbandonata la Scuola, amava ancora passeggiare per le vie cittadine indossando stivaloni e speroni. Oratore approssimativo ma efficace, arringava i concittadini sulle malefatte dei politici.

Nel 1882 rilevò il quotidiano romano Eco dell'operaio ove pubblicò una serie di articoli di tono scandalistico e antipartitico, che anticipavano il fenomeno qualunquistico del secondo dopoguerra di Guglielmo Giannini ed i toni del suo settimanale L'Uomo qualunque. Il giornale aumentò la tiratura ma, fatto oggetto di intimidazioni e minacce, fu costretto ben presto a cessare le pubblicazioni.

Poco dopo, insieme con Ricciotti Garibaldi, figlio dell'eroe dei due mondi, fondò il nuovo quotidiano Ezio II, ossia il Carro di Checco. Anche questa iniziativa editoriale, per il contenuto dei suoi articoli, provocò critiche e rancori in tutti gli orientamenti politici. Il repubblicano Angelo Tognetti, macellaio, offeso per il discredito che gli articoli del sor Checco arrecavano alla sua parte politica, lo affrontò nell'osteria di sora Amalia[2] con la pistola in mano: ma Coccapellier, anche lui armato e più lesto, lo ferì gravemente.

Mentre era in prigione per eccesso di legittima difesa nelle Carceri Nuove di via Giulia, fu eletto alla Camera dei deputati del Regno d'Italia, ma i suoi interventi nell'aula parlamentare furono accolti con ironia dagli onorevoli colleghi.

Un suo articolo contribuì a far conoscere il famoso scandalo della Banca Romana, denunciato poi in Parlamento da Napoleone Colajanni nel 1892. Le successive vicende dell'inchiesta parlamentare portarono alle dimissioni Giolitti e alla caduta del suo governo.

Più volte querelato e condannato, alla fine del mandato parlamentare tornò in galera. Negli ultimi anni perse gradualmente il consenso popolare e quello dei suoi lettori e morì ormai povero nel 1901.

La personalità di Coccapieller attrasse l'attenzione, tra gli altri, del noto antropologo e criminologo Cesare Lombroso che ne parlò diffusamente in due volumi citati in Bibliografia. In particolare nel capitolo II del suo Tre tribuni studiati da un alienista (il volume può essere consulato all'indirizzo Internet citato nei "Collegamenti esterni") lo studioso veronese ne offre un ritratto, fisico e psicologico, particolarmente gustoso:

"È il Coccapieller un uomo di statura elevata, con fronte alquanto sfuggente e seni frontali spiccati. La testa tende assai più all'ultrabrachicefalia che non avvenga nel più dei Romani attuali, i quali pendono al dolicocefalo; e relativamente alla statura è di volume piuttosto scarso."

Anche lo sguardo di Coccapieller non sfugge all'analisi scientifica lombrosiana:

"Gli occhi, senza essere strabici, hanno poca parallassi fra di loro; e se non fosse errabondo come di chi temesse continuamente un agguato, lo sguardo, come la fisonomia, avrebbe un'impronta di bonomia quasi giovanile e non mostrerebbe alcuno dei caratteri dell'uomo criminale e meno ancora dell'alienato."

E, per finire, un'analisi grafologica che si conclude con la citazione di un detto toscano ardito ma indubbiamente efficace:

"Anche la scrittura, ricca di prolungamenti, di graffe a lettere allungate, uniformi, non ha nulla dell'alienato e nemmeno del mattoide; è propria, piuttosto, d'un uomo astuto ed abile nei commerci — d'una volpe, direbbero i toscani, che abbia pisciato su molte nevi."

[modifica] Note

  1. ^ Il cognome Coccapieller deriva forse da un errore di trascrizione nel registro dei battesimi dell'originale Guggabueller. Fonte: Cristiano Armati e Yari Selvetella, opera citata in Bibliografia, pagina 39. Gli irriverenti romani, saltando a pie' pari gli ostici cognomi, quello anagrafico e l'altro battesimale, preferirono chiamarlo con un più semplice e familiare sor Checco.
  2. ^ Vedi Processo Tognetti-Coccapieller citato in Bibliografia.

[modifica] Bibliografia

  • A. Calmi. Francesco Coccapieller. Firenze, Tip. A. Liet., 1883.
  • Processo Tognetti-Coccapieller: resoconto stenografico. (Il fatto di Via Vittoria nell'Osteria della sora Amalia nella sera del 10 agosto 1882). Roma, E. Perino, 1883.
  • Fancesco Coccapieller. Proposta di legge sui veterani e reduci e l'infanzia abbandonata, presa in considerazione dalla camera dei deputati nella tornata dell'8 marzo 1888. Roma, G. Ciotola, 1888.
  • Bruno Cassinelli. Coccapieller: tipi e caricature della Roma dopo il '70. Roma, Maglione, 1932.
  • Bruno Cassinelli. Semidei dell'imbroglio: Cagliostro. Coccapieller. Kreuger, re dei fiammiferi. Milano, Dall'oglio, 1957.
  • Cesare Lombroso. Tre tribuni studiati da un alienista. (vedi Capitolo II: Un tribuno moderno). Torino, Bocca, 1887.
  • Cesare Lombroso. Questi tribuni.... (Sono messe a confronto le personalità di Cola di Rienzo e Coccapieller). Lungro di Cosenza, Marco, 1989.
  • Giovanni Di Benedetto e Claudio Rendina. Storia di Roma moderna e contemporanea. pp. 300-01. Roma, Newton Compton, 2001. ISBN 88-8289-602-1.
  • Cristiano Armati e Yari Selvetella. Roma criminale. pp. 39-41, 43. Roma, Newton Compton, 2006. ISBN 88-541-0706-9.

[modifica] Collegamenti esterni

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