Francesca Armosino

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Francesca Armosino in compagnia di Garibaldi

Francesca Armosino (Antignano, 18 maggio 1846Caprera, 15 luglio 1923) è stata l'ultima moglie di Giuseppe Garibaldi.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Foto del 1875 circa: da sinistra, Clelia, Francesca Armosino, Giuseppe Garibaldi, Manlio e Menotti

Francesca nacque il 18 maggio 1846 ai Saracchi, allora frazione di Antignano e oggi frazione di San Martino Alfieri, in provincia di Asti, discendente da una nobile famiglia armena, emigrata in Italia per sfuggire alle persecuzioni dei turchi contro i cristiani.

Nel 1866 lasciò la famiglia e si trasferì a Caprera per fare da balia ai numerosi figli di Teresita Garibaldi e Stefano Canzio. Qui conobbe Garibaldi e i due si innamorarono, nonostante Garibaldi avesse 59 anni e lei appena 20. All'inizio le voci sulla relazione furono solo frutto di maldicenze di Teresita, che ebbe in quel periodo alcuni contrasti con il padre e arrivò ad accusare la balia di furti che non aveva commesso. In seguito, Garibaldi e Francesca si innamorarono davvero, mentre Teresita e Ricciotti se ne andarono, non approvando la storia d'amore.[1] Ebbero tre figli: Clelia (1867), Rosa (1869, morta dopo soli due anni di vita) e Manlio (1873), tutti nati a Caprera. La loro unione durò fino alla morte dell'eroe dei due mondi, avvenuta nel 1882.

Garibaldi, che era in attesa dell’annullamento del matrimonio con la marchesa Giuseppina Raimondi, non poté sposare Francesca che il 26 gennaio 1880, dopo che il precedente matrimonio venne annullato dalla Corte d'Appello di Roma, permettendogli così di ufficializzare l'unione della coppia e riconoscere i loro due figli, Manlio e Clelia.

Francesca visse a Caprera fino alla morte di Garibaldi, in seguito si divise tra la casa di Caprera e quella di Livorno (Villa Donokoe all'Ardenza), acquistata per volere del Generale per poter essere vicina al figlio Manlio cadetto dell’Accademia Navale.

Francesca morì a Caprera il 15 luglio 1923, dove fu sepolta nel piccolo cimitero vicino al marito e alla figlioletta Rosa, morta a soli 18 mesi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ E. Melena, Garibaldi. Recollections of his Public and Private Life, London, Trübner & Company, 1887, p. 256n

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Storia Illustrata ed. Portoria Febbraio 1996
  • Clelia Garibaldi, Mio padre, Firenze, Vallecchi, 1948 [1]
  • Jasper Ridley, Garibaldi, Milano, Club degli Editori, 1975, pp. 687–696

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