François-Paul Brueys D'Aigalliers

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François-Paul-Gèrard Joseph de Lorient et Saint-Louis Brueys d'Aigalliers
Il viceammiraglio François Paul Gèrard Joseph Brueys D'Aigalliers in un ritratto di autore anonimo, esposto al Palazzo di Versailles.
Il viceammiraglio François Paul Gèrard Joseph Brueys D'Aigalliers in un ritratto di autore anonimo, esposto al Palazzo di Versailles.
12 febbraio 1733 - 1º agosto 1798
Nato a Uzès, Francia
Morto a Baia di Abū Qīr, Egitto
Religione Cattolicesimo
Dati militari
Paese servito Royal Standard of the King of France.svg Regno di Francia
FranciaPrima Repubblica francese
Forza armata Marine royale
Marine révolutionnaire française
Arma Marina
Anni di servizio 1766-1798
Grado Viceammiraglio
Guerre Guerra di indipendenza americana
Guerre rivoluzionarie francesi
Battaglie battaglia della baia di Chesapeake
Battaglia del Nilo
Comandante di le Tricolore

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François-Paul-Gèrard Joseph de Lorient et Saint-Louis Brueys d'Aigalliers, conte di Brueys (Uzès, 12 febbraio 1753Baia di Abū Qīr, 1º agosto 1798), è stato un vice-ammiraglio della Marina militare francese.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

François Paul Gèrard Joseph Brueys d'Aigalliers nacque in Rue Boucairie a Uzès, in una casa che oggi porta una targa con il suo nome, il 12 febbraio 1753. Veniva da una famiglia aristocratica minore del Roussillon-Linguadoca,[1] nel sud della Francia,[1] figlio di un capitano d'artiglieria.[2] Brueys d’Aigalliers entrò nella Marine royale all'età di tredici anni,[2], arruolandosi come volontario presso il porto di Tolone, e venendo imbarcato sul vascello le Protecteur. Nel corso del 1766[3] partecipò ad alcune campagne di istruzione nel Levante.

I primi passi della carriera[modifica | modifica wikitesto]

Nominato guardiamarina nel 1768, venne mandato a Tolone per completare una formazione marittima che durerà otto anni. Nel 1770 partecipò alla spedizione contro Tunisi imbarcato sulla fregata l’Atalante, partendo poi per il Levante nel 1771, imbarcato sulla fregata Chimère.[4] Prese parte alla campagna di Santo Domingo imbarcato sul vascello l’Actionnaire, ritornando poi in Mediterraneo nel 1774 imbarcato sulla Flore, e quindi sulla Singe nel 1775. Terminò la sua formazione con un passaggio sulla squadra d'evoluzione, imbarcato sul vascello le Provence, nel 1776. Promosso sottotenente di vascello nel 1777,[3] viene imbarcato in successione sul César, sulla Flèche e sulla fregata Gracieuse[2], tutti operanti nel Levante, tra il 1778 e il 1779.

La guerra d'indipendenza americana[modifica | modifica wikitesto]

Promosso tenente di vascello nel 1780,[3] servì dapprima sul vascello da 110 cannoni Le Terrible[2] e poi sul vascello da 74 cannoni Le Zélé appartenente alla squadra dell'ammiraglio de Guichen.[3] Tra l'aprile ed il maggio 1780 prese parte a tre combattimenti contro la squadra inglese dell'Ammiraglio George Brydges Rodney.[3] Nell'aprile 1781 combatte davanti a Fort Royal, nella Martinica, contro la squadra inglese dell'ammiraglio Hood.[3] In seguito partecipò a quasi tutti i combattimenti sostenuti dalla squadra dell'ammiraglio De Grasse:[3] battaglia della baia di Chesapeake (settembre 1781), scontro di Saint Kitts (25-26 gennaio 1782)[2] e presa dell'isola di Saint-Christophe (febbraio 1782). Trasferito sulla fregata la Vestale, rientrò in patria scortando un convoglio. Alla fine della guerra fu elevato al rango di Cavaliere di San Luigi. Per i successivi quattro anni ebbe il comando dell'avviso le Chien de Chasse, con cui navigò tra le Antille e le coste dell'America del Nord.[3] Il 29 maggio 1785 a Fort Royal, nella Martinica, convolò a nozze con Marie Anne Aubin de Bellevue, che gli darà tre figlie. Nel 1787 ebbe il comando di un altro avviso, il le Coureur, con cui incrociò a lungo sulle coste dell'America Latina. Rientrò in Francia al comando della flute (nave da carico) le Barbeau, prendendosi un anno di congedo (1788-1789). Tra il settembre 1790 e il luglio 1792 fu al comandò della corvetta da 26 cannoni[3] la Poulette[2] operante nel Mediterraneo,[3] prendendo buona conoscenza del Levante e dell'Adriatico.

La rivoluzione francese e le campagne in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Anche se di origini nobiliari con lo scoppio della Rivoluzione francese,[5] venne promosso capitano di vascello[3] il 1º gennaio 1792.[6] Destinato alla base navale di Tolone, assunse il comando del vascello da 74 cannoni Le Lys, ridenominato le Tricolore[1] alla caduta della Monarchia. Con esso partecipò alla Campagna d'Italia, inquadrato nella squadra dell'ammiraglio Laurent Truguet,[6] prendendo parte al bombardamento di Oneglia (1791), all'operazione dimostrativa contro Napoli[6] (1792) guidata dall'ammiraglio de Latouche-Tréville, e poi all’attacco contro Cagliari[6] (1793). Coinvolto marginalmente nella rivolta controrivoluzionaria di Tolone, fu incarcerato dalle autorità cittadine, e destituito[7] dal suo grado in quanto nobile nel settembre 1793[2] da un decreto della Convenzione. Riabilitato nel giugno 1795,[2] viene nominato comandante di divisione, innalzando la sua insegna a bordo del vascello da 80 cannoni Guillaume Tell,[7] inquadrato nella squadra del contrammiraglio Pierre Martin. Promosso contrammiraglio nel settembre 1796,[3] il 9 novembre dello stesso anno sostituì il viceammiraglio Martin alla testa della squadra del Mediterraneo.[8] Il 2 luglio 1797 salpò da Tolone a bordo del Guillaume Tell, con una squadra formata dai vascelli Tonnant, l'Aquilon, Mercure, Généreux ed Heureux, e dalle fregate Junon e Justice, in risposta ad una richiesta del generale Napoleone Bonaparte,[9] di raggiungere Venezia, via Corfù. Arrivato a Corfù[10] il 13 luglio, prese possesso di 6 vascelli da 64 cannoni, 2 fregate e 2 corvette,[10] raggiungendo quindi Venezia nel mese di agosto, per effettuare rifornimento di acqua e viveri. Ancorato con la sua squadra nella laguna della città, ricevette istruzioni da Bonaparte di trasferire a Tolone le navi[11] ed il materiale dell'arsenale della Repubblica di Venezia, catturati dalle truppe francesi. Altre navi veneziane[12] erano state trasferite a Corfù, aggregandole ad una squadra francese al comando del comandante Bordé.[13] A Venezia ebbe modo di incontrare personalmente Bonaparte, sul quale fece una eccellente impressione. Il generale fece avere ai marinai della squadra una parte del soldo arretrato, li fece rivestire a nuovo, e donò all'ammiraglio una spada. In risposta ad un messaggio[14] di Bonaparte che gli ordinava di mantenere la squadra in Adriatico,[1] prese il mare,[15] prendendo possesso al suo passaggio delle Isole Ionie,[13] di Zante, Cefalonia, Cerigo[13] e Corfù.[16] Il 14 dicembre 1797 ricevette l'ordine di raggiungere Brest per partecipare, e coprire, il previsto sbarco in Irlanda del corpo di spedizione del generale Lazare Hoche. In seguito al fallimento dell'impresa la squadra ritornò verso il porto di Tolone, entrandovi nel febbraio 1798. Al ritorno in patria egli era ormai un grande ammiratore dell giovane generale corso, e si entusiasmò per i suoi progetti di conquista dell'Oriente.

La spedizione in Egitto[modifica | modifica wikitesto]

Nominato viceammiraglio[3] nell'aprile dello stesso anno,[3] fu designato al comando delle navi dell'Armata d'Oriente, che dovevano fornire la scorta ai 368 trasporti della spedizione per la conquista dell'Egitto.[7] Innalzò la sua insegna sul vascello da 120 cannoni L'Orient, mentre la squadra navale comprendeva 13 vascelli di linea,[17] sei fregate, sei brigantini, ed alcune navi minori.[18] Aveva ai suoi ordini i contrammiragli de Villeneuve (divisionario), Du Chayla (divisionario), Decrès (comandante delle fregate) e Ganteaume (come Capo di Stato Maggiore). Il convoglio dei trasporti era agli ordini del capitano di vascello Pierre Etienne Dumanoir Le Pelley. La partenza della squadra da Tolone avvenne il 19 maggio 1798, e sulla nave ammiraglia si imbarcò lo stesso Bonaparte. La squadra francese arrivò a Malta l'8 giugno, conquistando rapidamente l'isola[19] e ponendo fine al centenario dominio dei Cavalieri di San Giovanni.[20] La flotta francese ripartì quindi per Alessandria d'Egitto,[19] dove arrivò il 1º luglio, due giorni dopo la partenza delle navi inglesi dell'ammiraglio Nelson, che stava disperatamente cercando d'intercettare la squadra francese. Lo sbarco delle truppe[19] fu effettuato rapidamente, nonostante il mare mosso e una costa di difficile accesso. Per assicurare la retroguardia del corpo di spedizione, Brueys aveva convenuto con Bonaparte di rimanere sulle coste egiziane fino alla conquista del Il Cairo,[21] avvenuta il 23 luglio. Non avendo ricevuto alcuna notizia in tal proposito, in quanto il corriere che recava la notizia[22] era stato ucciso lungo la strada, egli decise di restare all'ancoraggio nella baia di Aboukir, in quanto il porto di Alessandria era inutilizzabile per i suoi pesanti vascelli di linea.[19] In caso di battaglia decise che avrebbe combattuto all'ancora, e non in navigazione come gli consigliavano i suoi esperti ufficiali Armand Simon-Marie Blanquet du Chayla,[23] imbarcato sul vascello Franklin, e Aristide Aubert du Petit-Thouars. Egli sapeva infatti di non disporre di sufficienti marinai per effettuare le manovre e servire ai cannoni. Lucido sullo stato della sua flotta[24] Brueys fece la sua scelta: restare a combattere, quando i suoi comandanti più esperti gli consigliavano di recarsi a Corfù per preservare le sue navi. In ciò, probabilmente, influì la sua amicizia verso Bonaparte. Purtroppo fu sordo agli avvisi dei suoi subordinati, che lo consigliarono di disporre un servizio di avvistamento al largo, venendo colto di sorpresa, e con parte degli equipaggi a terra. L'unica precauzione che prese fu quella d'installare alcune batterie costiere sull'isolotto di Abukir.[19]

La morte nella battaglia di Abukir[modifica | modifica wikitesto]

Alle due del pomeriggio del 1º agosto 1798 la squadra di Nelson arrivò in vista della baia di Aboukir, venendo immediatamente avvistata dai gabbieri del vascello francese Heureux. L'ammiraglio inglese decise di passare con parte della squadra tra l'isolotto di Abukir[25] e i vascelli della squadra francese, ancorati in linea di fila.[26] Le restanti navi sarebbero sfilate dall'altro lato dei vascelli francesi, prendendoli tra due fuochi. Dopo la distruzione di cinque dei vascelli dell'avanguardia francese, si sviluppò un violentissimo combattimento attorno alla sua nave ammiraglia, l'imponente vascello a treponti da 120 cannoni l'Orient. La nave francese venne attaccata contemporaneamente da cinque navi inglesi. Dapprima leggermente ferito ad una mano,[25] l'ammiraglio Brueys venne colpito da una palla di cannone che gli amputò tutte e due le gambe, quasi tagliandolo in due.[25] Egli ordinò al chirurgo di mettergli dei lacci emostatici attorno ai moncherini, esclamando "un amiral français se doit de mourir sur sa dunette".[27] Brueys si fece mettere seduto su una poltrona, sul quarto di banco del vascello, e continuò coraggiosamente a dirigere la battaglia fino a che non morì dissanguato. Alle ore 22.00 l'Orient, in preda ad un incontrollabile incendio, esplose in un'immensa palla di fuoco. La terrificante esplosione della nave fu udita fino al Cairo. Il vascello si inabissò portando con sé l'ammiraglio Brueys, il suo capitano Luc-Julien Joseph Casabianca, suo figlio dodicenne Giocante, e quasi mille uomini del suo equipaggio[28]. La battaglia terminò con la totale disfatta francese. Su 13 vascelli che componevano la squadra francese, dieci erano stati catturati, uno andato distrutto e due fuggiti nella notte. Da parte francese si registrarono 1.400 morti, 1.500 feriti e 3.225 prigionieri,[29] contro i 218 morti e 677 feriti inglesi.[30] Inizialmente Bonaparte attribuì la responsabilità della sconfitta all'ammiraglio: "Si dans ce funeste événement (Brueys) a commis des fautes, il les a expiées par sa mort glorieuse".[31] Ma l'amicizia che provava per lui lo spinse a rivedere il suo giudizio, scaricando la colpa sul contrammiraglio Du Chayla. Il 18 agosto 1798 scrisse alla vedova: "Madame, votre mari a été tué par un coup de canon, en combattant vaillamment à son bord; il est mort sans souffrir et de la mort la plus douce, le plus enviée par les militaires. Je sens terriblement votre douleur. (...) Vous leur (vos enfants) parlerez de leur père, de votre douleur, de la perte qu'eux et la République ont faite. Mais, après vous être rattachée au monde par l'amour filial et maternel, appréciez pour quelque chose l'amitié et l'intérêt que je prendrai toujours à la femme de mon ami. (...)." In quanto marinaio dell'Impero, il suo nome figura sull'Arco di trionfo, a Parigi.

Nel maggio 1857 la vedova di Brueys offrì alla città natale del marito di erigere un monumento in sua memoria. L'inaugurazione ufficiale avvenne il 20 ottobre 1861.[32] Durante la seconda guerra mondiale, nel corso del 1942, un ordine prefettizio che prevedeva la requisizione di tutti i materiali non ferrosi portò alla sua distruzione. La statua venne smontata e portata presso gli stabilimenti Valette et Rouanet di Béziers, dove rimase quindici giorni prima di venire fusa, affinché la città potessa farne realizzare a proprie spese una copia. La faccia principale del piedistallo con l'iscrizione commemorativa è ora posta sulla scalinata monumentale di rue de l'Evêché, a Uzès.[33]

La sua vedova, Marie Anne Aubin de Bellevue de Brueys, morì a Saint-Chaptes all'età di 92 anni, il 26 marzo 1859, lasciando come erede il barone de Fontarèche pronipote dell'ammiraglio suo marito. Venne sepolta nel cimitero monumentale del Peré-Lachaise.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Konstam 2011, p. 53
  2. ^ a b c d e f g h Fremont-Barnes 2011, p. 16
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n Callo, Wilson 2004, p. 43
  4. ^ Secondo alcune fonti nel 1772 sposò la nobile Jeanne Marie de Costant et Saint Xavier de Bourblanc, ghigliottinata durante la Rivoluzione francese, ma non vi sono certezze.
  5. ^ Durante il regime del Terrore molti dei suoi parenti ed amici furono incarcerati e uccisi.
  6. ^ a b c d Muillé 1852, p.240
  7. ^ a b c Callo, Wilson 2004, p. 44
  8. ^ Rouvier 1868, p.109
  9. ^ Frasca 2008, p. 191 , ricevuta tramite il ministro plenipotenziario francese a Genova, Guillaume Failpout
  10. ^ a b Donolo 2012, p. 99
  11. ^ Oltre a tutto il materiale stivato nell'arsenale, i francesi si impossessarono di tre vascelli da 74 e 64 cannoni, Harpe, Stingel e Beyrand, e delle fregate da 44 Muiron e Carrière, trovati in allestimento dall'ingegnere Pierre Alexandre Laurent Forfait (17752-1807)
  12. ^ Si trattava del vascello da 74 Causse, dei vascelli da 64 Dubois, Robert, Banel, Frontin, del vascello da 50 Sandos, delle fregate Loeben, Montenotte, Mantoue e dei brigantini Lodi e Rivoli
  13. ^ a b c Frasca 2008, p. 193
  14. ^ Il generale aveva richiesto personalmente l'autorizzazione al Ministro della Marina Pléville le Pelley.
  15. ^ La sua squadra comprendeva ora sei vascelli, sei fregate e sei corvette.
  16. ^ Rouvier 1868, p.398
  17. ^ Société des Militaires 1830, p.9, oltre ai tredici vascelli di linea ve ne erano altri due ex veneziani, il Causse da 74 e il Dubois da 64, armati come navi da trasporto
  18. ^ Donolo 2012, p. 103
  19. ^ a b c d e Petroni, Lavallée 1815, p.483
  20. ^ Donolo 2012, p. 104 , qui vennero catturate le ultime navi appartenenti all'Ordine dei Cavalieri di Malta. Si trattava di un vascello da 64 cannoni, due fregate e due galeazze, oltre a qualche nave minore
  21. ^ Donolo 2012, p. 106 , durante un incontro del 3 luglio Bonaparte aveva ordinato verbalmente a Brueys di ancorarsi con le navi da guerra nella rada di Abukir, 20 miglia a nord-est di Alessandria
  22. ^ Frasca 2008, p. 218 , si trattava dell'aiutante di campo di Bonaparte, capitano Jullien, caduto in un'imboscata lungo la via, e finito sgozzato. Le lettere con gli ordini di Bonaparte non furono mai ritrovate.
  23. ^ Rouvier 1868, p.344
  24. ^ Donolo 2012, p. 115 , i vascelli Conquerant, Guerrier, e Le Peuple Souverain erano navi molto vecchie, destinate da tempo alla radiazione
  25. ^ a b c Petroni, Lavallée 1815, p.484
  26. ^ Donolo 2012, p. 107 , le navi francesi erano ancorate ad una distanza di 150 m l'una dall'altra
  27. ^ Muillé 1852, p.240
  28. ^ Donolo 2012, p. 113 , i superstiti salvati dalle navi inglesi furono all'incirca settanta, su un equipaggio di 1.010 uomini
  29. ^ Donolo 2012, p. 114
  30. ^ Fremont-Barnes 2011, p. 71
  31. ^ Donolo 2012, p. 116
  32. ^ L'Illustration, n.II, 1916, p. 413
  33. ^ Lami, Stanislas, Dictionnaire des sculpteurs de l’Ecole française au dix-neuvième siècle, 1916 quatre volumes, IV, p. 269.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Joseph F. Callo, Alastair Wilson, Who's Who in Naval History: From 1550 to the present, Abingdon, Routledge, 2004, ISBN 0-203-01351-4.
  • Luigi Donolo, Il Mediterraneo nell'Età delle rivoluzioni 1789-1849, Pisa, Pisa University Press, 2012, ISBN 978-88-6741-004-0.
  • Francesco Frasca, Il potere marittimo in età moderna, da Lepanto a Trafalgar, Londra, Lulu Enterprises Ltd, 2008, ISBN 978-1-84799-550-6.
  • (EN) Gregory Fremont-Barnes, Nile 1798. Nelson's first great victory, Botley, Oxford, Osprey Publishing Midland House, 2011, ISBN 978-1-84603-580-7.
  • (EN) August Konstam, Horatio Nelson: Leadership - Strategy - Conflict, Botley, Oxford, Osprey Publishing Midland House, 2011, ISBN 1-84908-495-5.
  • (FR) Charles Mullié, Biographie des célébrités militaires des armées de terre et de mer de 1789 à 1850. Tomo I, Paris, Poignavant et Comp., Éditeurs, 1852.
  • (FR) Stefano Egidio Petronj, Joseph Lavallée, Actions navales de la Gran Bretagne, depuis Alfred le Grand jusqu'a nos jours, London, Schulze et Dean, 1815.
  • (FR) Charles Rouvier, Histoire des Marins Francaise sous la Republique (1789-1803), Paris, Arthus Bertrand Editeur, 1868.
  • (FR) Société des Militaires, Victoires, conquêtes, désastres, revers et guerres civiles des Français. Tomo XV, Paris, Imprimerie C.L.F. Panckoucke, 1830.
  • Van Hille, Jean Marc (a cura di), Dictionnaire des marins francs-maçons, gens de mer et professions connexes, Le Phare de Misaine, Nantes, 2008
  • (FR) Charles Rouvier, Histoire des Marins Francaise sous la Republique (1789-1803), Paris, Arthus Bertrand Editeur, 1868.

Riviste[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuliano Da frè, Il vallo di legno in RID-Rivista Italiana Difesa Storia, ottobre 2005, pp. 82-97.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 34448187