Fragole e sangue
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| Fragole e sangue | |
| Titolo originale: | The Strawberry Statement |
| Lingua originale: | Inglese |
| Paese: | Usa |
| Anno: | 1970 |
| Durata: | 103' |
| Colore: | colore |
| Audio: | sonoro |
| Genere: | drammatico |
| Regia: | Stuart Hagmann |
| Soggetto: | The Srawberry Statement: Note of a College Revolutionary di James Kunen |
| Sceneggiatura: | Israel Horovitz |
| Produttore: | Irwin Winkler, Robert Chartoff |
| Casa di produzione: | Metro Goldwyn Mayer |
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| Fotografia: | Ralph Woolsey |
| Musiche: | Ian Freebairn-Smith |
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Fragole e sangue è un film del 1970 diretto dal regista statunitense Stuart Hagmann, vincitore del Premio della giuria al 23° Festival di Cannes.
[modifica] Trama
Mosso dall'attrazione per una giovane, Simon, studente con interessi sportivi (il canottaggio), partecipa all'occupazione dell'università, contro la decisione del consiglio di amministrazione di cedere all'esercito alcuni terreni, sede di una scuola e di alcuni campi da gioco per i ragazzi della comunità nera. Sotto la spinta dei convulsi avvenimenti di quei giorni, matura in lui una nuova consapevolezza civile che lo accompagna sino al brutale assalto della Guardia nazionale all'interno dell'università, con cui si chiude il film.
[modifica] Commento
Sull'onda del successo commerciale di Easy Rider, anche la Metro Goldwyn Mayer, all'epoca sotto la guida dell'energico Herbert Solow modifica i propri indirizzi produttivi, in materia di temi affrontati - una maggiore attenzione ai movimenti di protesta - e di scelta degli autori, finanziando registi come Michelangelo Antonioni,(Zabriskie Point, 1970), e Robert Altman, (Anche gli uccelli uccidono, 1970).
Per questo Fragole e sangue la scelta cade su Stuart Hagmann, un esordiente, con precedenti nel documentario televisivo e il cui percorso nel cinema non sarebbe andato oltre una seconda regia (La ragazza di Greenwich Village, 1971), prima di tornare alla tv a dirigere fiction.
La freschezza dell'approccio, la curiosità e lo spirito di osservazione del documentarista, l'assenza di velleità autoriali, pur nell'uso insistito, quasi disturbante, di vorticosi movimenti circolari della camera, o dello zoom, e nel montaggio frenetico, contribuiscono a fare del film una delle testimonianze più autentiche e sincere del movimento di protesta negli Usa, degli anni Sessanta e Settanta.
A ciò va aggiunto un soggetto, il romanzo di James Kunen, ispirato a fatti reali, che si prestava a rappresentare le diverse anime di quel movimento. Nella rivolta degli studenti di New York, contro la vendita all'esercito di terreni destinati a servizi per la comunità afroamericana, da parte di un'università la cui ricerca era per metà finanziata dal Ministero della Difesa, si possono trovare l'istanza anti-autoritaria, la lotta del movimento per i diritti civili, il pacifismo, la libertà della scienza,dai condizionamenti dei poteri forti.
Il film fu ambientato, tuttavia, a San Francisco e, nei titoli di testa, Stuart Hagmann, nel ringraziare questa comunità, fa riferimento ad altre città (probabilmente New York) " che rifiutarono di collaborare - ritenendo forse che le fragole sono irrilevanti ". " Per me, le opinioni degli studenti sono come le fragole " è la dichiarazione attribuita al preside nel romanzo di Kunen, dalla quale è tratto il titolo originale.
Elemento comune ai film sulla contestazione negli Usa (anche quelli citati in precedenza) è il ruolo preponderante della musica, in particolare rock o folk, talora in modo intrusivo e con un effetto di frammentazione del racconto, tipo videoclip. Va comunque segnalata l'efficacia della colonna sonora che comprende musiche di Joni Mitchell e Crosby, Stills, Nash & Young.
E soprattutto resta nella memoria quel Give Peace a Chance, (John Lennon e Paul McCartney) uno degli inni del movimento pacifista, ritmato da centinaia di mani sul parquet del campo di basket, mentre nel fumo dei gas e nella selvaggia ferocia della Guardia nazionale si consuma l'epilogo. Un finale che ancora oggi, come concordemente riconoscono, pur nella sostanziale freddezza del loro giudizio sul film, gli autori dei due più diffusi dizionari italiani del cinema, lascia un segno profondo.

