Suchoputnye vojska Rossijskoj Federacii

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Сухопутные войска РФ
Suchoputnye vojska RF

Forze terrestri della Federazione Russa
RGF emblem.png
Stemma dell'esercito russo
Descrizione generale
Attiva 1991 - oggi
Nazione Russia Russia
Tipo esercito di terra
Dimensione 395.000
(190.000 coscritti)
(35.000 delle VDV)
Guarnigione/QG Mosca
Battaglie/guerre Prima guerra cecena
Guerra in Georgia
Seconda guerra cecena
Parte di
Comandanti
comandante supremo in capo Vladimir Putin
ministro della difesa Anatolij Serdjukov
comandante in capo gen di armata Vladimir Boldyrev
Simboli
Emblema ridotto Малая эмблема Сухопутных войск России.png
Emblema intermedio Medium emblem of the Сухопутные войска Российской Федерации.svg

[senza fonte]

Voci su unità militari presenti su Wikipedia

Le Forze terrestri russe (in cirillico: Сухопутные войска Российской Федерации, traslitterato: Suchoputnye vojska Rossijskoj Federacii) costituiscono l'esercito della Federazione Russa. Nonostante le Forze di terra russe siano di fatto nate dall'Armata Rossa nel 1992, i loro ufficiali rivendicano un lignaggio molto più antico che viene fatto risalire ai tempi dell'Esercito Imperiale Russo, se non addirittura al Rus' di Kiev. A partire dal 1992 le Forze di terra si sono dovute ritirare da numerose guarnigioni dell'ex esercito sovietico, mentre restano impegnate nel difficile compito di sedare le rivolte in Cecenia, ed in altre operazioni internazionali di mantenimento della pace.

Attualmente questo corpo militare è oggetto di un grande piano di ammodernamento varato dal governo, il quale ha stanziato 200 miliardi di dollari americani nello sviluppo e nella produzione di equipaggiamenti militari all'interno del Programma per gli Armamenti dello Stato.[1] Il programma, che copre il periodo dal 2007 al 2015, dovrebbe rimpiazzare circa il 45% degli armamenti militari russi nell'esercito e nella marina.[2] Con questo finanziamento, l'ex ministro della difesa Sergej Ivanov ha dichiarato di voler superare il vecchio esercito sovietico nella "prontezza al combattimento".[1] Un rapporto del China Securities Regulatory Commission britannico del maggio 2007, sebbene abbia segnalato un notevole aumento di fondi, paragona la velocità del cambiamento delle Forze armate alle riforme della Royal Navy durante i primi anni del XIX secolo, prevedendo una sostanziale incapacità di adeguamento nei prossimi anni.[3] Il rapporto del CSRC sottolinea che le paghe e le condizioni generali dei soldati russi sono migliorate in modo molto significativo, soprattutto per i volontari. Lo stesso rapporto suggerisce che sebbene lo spostamento ad un anno del servizio di leva farà gradualmente diminuire il fenomeno della dedovščina, ovvero del cosiddetto nonnismo contro le nuove leve, esso non scomparirà mai del tutto senza significativi mutamenti strutturali.[3] Altre conclusioni provenienti dallo stesso rapporto sottolineano che le Forze di terra russe stanno affrontando dal 2008 ulteriori difficoltà a causa del piano di riduzione dei termini di durata del periodo di leva da due anni ad uno.[4]

Il rapporto del CSRC venne reso pubblico nel maggio 2007, ed è riferito esclusivamente alle Forze armate di Terra Russe. Tuttavia, commentando una dichiarazione del segretario di Stato Condoleezza Rice rilasciate nel 2007, un ufficiale statunitense ha dichiarato pubblicamente, riferendosi all'intera organizzazione militare delle Forze armate, che la Russia rimane "senza ombra di dubbio la seconda potenza militare del mondo".[5]

Missione[modifica | modifica sorgente]

Il ruolo principale per le Forze di terra è la difesa dei confini nazionali, il combattimento a terra, la sicurezza dei territori sottoposti a occupazione, e lo scontro con eventuali forze nemiche. Tutti questi obiettivi debbono essere perseguiti dalle Truppe di Terra sia in un ipotetico conflitto nucleare che in una guerra convenzionale, con l'esclusione dell'uso di armi di distruzione di massa. Oltre a ciò, essi debbono essere in grado di proteggere gli interessi della nazione all'interno degli obblighi e dei patti militari stipulati a livello internazionale.

Il Comando generale delle Forze di terra è ufficialmente deputato ai seguenti obiettivi:[6]

  • L'addestramento delle truppe per il combattimento, sulla base degli obiettivi determinati dal Comando generale delle Forze armate della Federazione Russa.
  • L'organizzazione e lo sviluppo della struttura e della composizione delle truppe, comprese quelle delle forze speciali.
  • Lo sviluppo della teoria e della pratica bellica.
  • Lo sviluppo di manuali e di metodologie di addestramento sul campo.
  • Lo sviluppo di addestramento e tattiche per le Forze di terra.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Con il dissolversi dell'Unione Sovietica vi fu un grande sforzo per mantenere unite le Forze armate sovietiche in un solo corpo militare al servizio della neonata Comunità di Stati Indipendenti. L'ultimo ministro della difesa sovietico, il maresciallo Yevgeny Shaposhnikov, venne nominato comandante in capo della Forze armate della CSI nel dicembre 1991.[7] Fra i numerosi accordi firmati dalle varie repubbliche con lo scopo di regolare il periodo di transizione ci fu quello di un accordo generale che ammetteva l'esistenza di un unico blocco militare, che venne firmato a Minsk il 14 febbraio 1992. Divenne tuttavia chiaro che l'Ucraina, e con essa altre repubbliche, erano ben determinate ad opporsi a questo accordo di un fronte militare unico con lo scopo di creare delle proprie Forze armate, e per questo motivo il nuovo governo russo prese i suoi provvedimenti.[8]

Il Presidente Boris Yeltsin firmò un decreto per la creazione di un Ministero della difesa russo il 7 maggio 1992, portando in essere le Forze di terra russe insieme ad altri corpi d'armata delle Forze armate della Federazione Russa. A quel tempo il Comando generale era impegnato nel processo di ritiro di decine di migliaia di soldati dalla Germania, dalla Polonia, dalla Cecoslovacchia e dalla Mongolia.

Vennero ritirate in totale trentasette divisioni e quattro distretti militari, per un totale di cinquantasette divisioni, vennero riassegnate in Bielorussia e Ucraina.[9] Questo processo di ritiro delle truppe dai territori dell'ex-Patto di Varsavia fu per le Forze sovietiche di Terra in dissolvimento una fase estremamente dispendiosa e difficile.[10] Poiché i distretti militari rimasti in Russia dopo il collasso dell'Unione Sovietica erano composti in gran parte da formazioni autotrasportate, la creazione delle Forze di terra russe rappresentarono un immane sforzo per sostituire con le ben addestrate ed efficaci truppe provenienti dai paesi dell'Est a quelle mal equipaggiate e insufficientemente preparate dei distretti russi. Tuttavia, le caserme e le basi militati russe si dimostrarono troppo inadeguate per un simile flusso di personale ed equipaggiamento, e molte unità "vennero scaricate dai vagoni dei treni in aperta campagna."[11] La necessità di distruggere e trasferire una ingente quantità di armamenti in rispetto Trattato CFE ha ulteriormente aggravato la situazione sopra descritta.

I piani di riforma post-Sovietica[modifica | modifica sorgente]

Un piano di riforma venne pubblicato il 21 luglio 1992 sullo Stella Rossa,[12] il giornale del Ministero della difesa. Successivamente un commentatore disse che esso venne ideato con una certa solerzia dal Comando generale per soddisfare la richiesta della popolazione per un cambiamento radicale."[13] Il Comando generale rappresentò, da questo punto di vista, un bastione conservatore, che causò un sovraccarico di problemi che resero ancor più critica la situazione. Il piano di riforma prevedeva un mutamento da una struttura con schema Armata-Divisione-Reggimento a uno schema Corpi-Brigata. Le nuove strutture sarebbero state maggiormente efficaci in una situazione senza fronti di conflitto ben definiti e indipendenti nell'azione a tutti i livelli. Tagliando un intero livello di comando, e lasciando solo due scaglioni superiori tra i quartieri generali di guerra e i battaglioni in azione si sarebbero ottenuti minori dispendi di risorse, una maggiore flessibilità e una migliore efficacia nel sistema di comando e controllo delle operazioni.[14] Questo cambiamento così radicale è rimasto tuttavia inattuato, parziale e, in alcuni casi addirittura revisionato.

La crisi interna del 1993[modifica | modifica sorgente]

Le Forze di terra vennero coinvolte con una certa riluttanza nella crisi costituzionale russa esplosa nel 1993 dopo che l'allora presidente Jeltsin aveva proclamato un decreto (da molti ritenuto illegittimo) con il quale dissolveva di fatto il Parlamento russo a seguito della strenua opposizione di quest'ultimo ai suoi tentativi di consolidamento del suo potere personale e delle sue riforme neo-liberali. Un gruppo di deputati, compreso il vicepresidente Aleksandr Ruckoj, si barricarono nel Parlamento in segno estremo di protesta. Mentre davano pubblicamente supporto al presidente, le Forze armate, guidate dal generale Grachev, cercarono di fatto di mantenersi neutrali, seguendo esclusivamente gli ordini dei loro ufficiali.[15] Yeltsin dovette aspettare diverse ore nel tentativo di ottenere il consenso delle alte sfere militari, poco convinte della legittimità della sua causa e della fedeltà dei propri soldati, ma alla fine venne raggiunto l'accordo per attaccare il palazzo del Parlamento.

Quando l'attacco venne finalmente sferrato, le forze in esso utilizzate provenivano da cinque differenti divisioni provenienti dai dintorni di Mosca, ed il personale coinvolto era composto per la maggior parte da ufficiali e sottufficiali.[16] Alcune fonti sostengono che alcune formazioni entrarono a Mosca solo dietro enormi pressioni.[17] Tuttavia, una volta che il Parlamento venne evacuato ed i suoi leader arrestati, con l'imposizione della censura, Yeltsin riuscì a ottenere nuovamente il potere.

Il conflitto in Cecenia[modifica | modifica sorgente]

Il popolo ceceno non aveva mai accettato di buon grado la supremazia russa, e con la dissoluzione dell'Unione Sovietica, dichiarò la propria indipendenza nel novembre 1991 dietro la leadership dell'ex ufficiale dell'aviazione, il generale Džokhar Dudaev.[18] Poiché la proclamazione dell'indipendenza cecena iniziò ad essere interpretata da più parti come una minaccia dell'autorità centrale di Mosca, ed il relativo diffondersi di una situazione di totale anarchia in territorio ceceno che dava adito al sorgere di bande criminali, sorse all'interno del governo russo un gruppo di sostenitori della linea dura che proclamavano a gran voce una forte politica di repressione. Fu per questo motivo che il presidente Jeltsin venne indotto nel novembre 1994 a decidere per un giro di vite. Nel Consiglio di Sicurezza del 29 novembre 1994 egli ordinò ai Ceceni di abbandonare le armi con la minaccia di far intervenire le truppe di Mosca per restaurare l'ordine. Il ministro della difesa Pavel Grachev assicurò Yeltsin che avrebbe preso Groznyj con l'uso di un solo reggimento di truppe aerotrasportate in due ore.[19] L'operazione iniziò l'11 dicembre 1994 ed il 31 dicembre le forze d'assalto russe entrarono nella capitale cecena. Alla 131ª Brigata motorizzata venne dato l'ordine di fare una rapida incursione nel centro cittadino ma venne di fatto decimata dagli agguati dei ribelli ceceni. Dopo aver definitivamente conquistato Groznyj, nonostante una strenua e feroce resistenza, l'esercito spostò le operazioni nelle altre roccaforti della resistenza cecena. Quando i militanti ceceni presero degli ostaggi nell'ospedale di Budyonnovsk nel Kraj di Stavropol' nel giugno 1995, la possibilità di una pace sembrò allontanarsi nel tempo ed i combattimenti diventarono sempre più intensi. Dudaev venne assassinato nell'aprile del 1996, ed in quella stessa estate, una controffensiva cecena portò alla conquista di Groznyj da parte dei ribelli. L'allora segretario del Consiglio di sicurezza Aleksandr Lebed intraprese una serie di colloqui di mediazione con il leader dei ribelli ceceni Aslan Maskhadov nell'agosto 1996, con il quale firmò un accordo tra il 22 ed il 23 agosto, che portò alla fine dei combattimenti a fine mese.[20] L'accordo formale per il cessate il fuoco venne siglato nella città dagestana di Khasavyurt il 31 agosto, 1996, ed in esso si giunse ad un accordo secondo il quale non si sarebbero aperte relazioni diplomatiche tra la Repubblica Cecena di Ichkeria ed il governo federale russo prima della fine del 2001.

L'efficacia delle Forze di terra russe durante la Prima guerra cecena è stata valutata come 'alquanto insufficiente'.[21] Scrivendo un secondo articolo sei anni dopo, Michael Orr affermò che "una delle cause alla radice del fallimento della campagna russa del 199496 fu l'incapacità di organizzare e schierare una forza militare debitamente addestrata."[22] In December 1996, Defence Minister Igor Rodionov even ordered the dismissal of the Commander of the Ground Forces, Vladimir Semyanov, for activities incompatible with his position - reportedly his wife's business activities.[23]

La Seconda guerra cecena iniziò nell'agosto 1999 in seguito ad un attacco militare delle forze ribelli cecene nel territorio del Daghestan, seguito subito dopo da una serie di quattro bombardamenti in territorio russo agli inizi di settembre, che ebbero come pronta risposta una azione di rappresaglia contro gli assalitori da parte delle forze russe. Inizialmente la principale tattica russa fu di attuare un intenso bombardamento da terra e dal cielo prima di far avanzare le forze di terra. Nel frattempo all'interno delle Forze di terra, nell'intervallo di tempo tra il 1996 e il 1999, erano stati compiuti notevoli progressi, e quando iniziò il conflitto, invece di schierare dei reggimenti mal composti e creati alla rinfusa, senza alcun addestramento, furono impiegate formazioni ben equipaggiate e ben supportate da truppe di riserva cospicue, addestrate specificamente al conflitto in corso e poi dislocate nel campo di battaglia. Di conseguenza le prestazioni delle truppe russe migliorarono notevolmente e una larga parte delle forze nemiche subirono notevoli danni.

La maggior parte dei leader separatisti ceceni morirono nei combattimenti o furono uccisi, incluso l'ex presidente ceceno Aslan Maskhadov e la mente del terrorismo ceceno e trafficante d'armi Shamil Basayev. Comunque sia continuarono a verificarsi scontri su piccola scala che, a partire dal novembre 2007, si allargarono in altre zone della Russia caucasica. Diventò un conflitto che creò forti tensioni anche all'interno delle stesse Forze terrestri russe, in cui addirittura un alto ufficiale fu costretto alle dimissioni per essere rimasto indifferente agli ordini del governo: il generale Gennady Troshev venne estromesso nel 2002 per essersi rifiutato di lasciare il comando del Distretto militare del Caucaso del Nord per il meno importante Distretto militare della Sibera.

La Seconda guerra cecena fu dichiarata ufficialmente finita il 16 aprile 2009.

Le Riforme di Sergeev[modifica | modifica sorgente]

Quando Igor' Sergeev divenne ministro della difesa nel 1997, iniziò un processo di vera riforma in una situazione molto difficile. Venne ridotto il numero di centri di addestramento militare, rimasto invariato dal 1991, mentre fu ordinata l'unione del Distretto militare Siberiano con quello della Transbajkalia. Un gran numero di divisioni dell'esercito cambiarono il loro status in truppe sempre pronte ad entrare in combattimento, con l'obiettivo di rendere in ogni momento operativo l'80% di organico ed il 100% dell'equipaggiamento. Nell'agosto del 1998 Sergeev annunciò che vi sarebbero state, entro la fine dell'anno, ben 6 divisioni e 4 reggimenti pronte ad essere impiegate sul campo con un preavviso di 24 ore. Furono annunciati inoltre i tre livelli su cui venivano organizzate le Forze armate russe: truppe immediatamente operative, truppe a basso livello di operatività e riserve strategiche.

Nonostante ciò, la bassa qualità del personale continuò ad essere un problema. La mancanza di benzina da destinare agli addestramenti ed una mancanza di giovani ufficiali ben addestrati causava un calo di efficienza combattiva delle truppe. Comunque sia, dando ascolto agli interessi del suo vecchio gruppo di appartenenza, le Forze Missilistiche Strategiche, Sergeev diresse personalmente lo smembramento del quartier generale delle Forze di terra nel dicembre 1997. La sua smobilitazione fu un autentico "nonsense militare", secondo Michael Orr, "spiegabile soltanto in termini di scelte politiche interne al Ministero della difesa". Risultato di ciò fu un calo del prestigio delle Forze terrestri, dato che la smobilitazione del loro quartier generale fu - almeno in teoria - causa di un loro abbassamento di livello nei confronti dell'Aviazione e della Marina.

Le Riforme sotto Putin[modifica | modifica sorgente]

Durante la presidenza di Vladimir Putin incominciarono a venire investite risorse finanziarie ingenti alle Truppe terrestri, venne riformato il loro quartier generale e si fecero passi avanti verso la professionalizzazione dell'esercito. I piani di riforma prevedevano anche di ridurre il servizio di leva a 18 mesi nel 2007 e ad 1 anno a partire dal 2008, mentre rimaneva la composizione mista delle Forze terrestri, con effettivi di leva e a contratto (dal 2009 la ferma è ancora obbligatoria per 12 mesi).

Durante la gestione Putin, a partire dal 1999, aumentarono anche le risorse finanziarie destinate alle Forze terrestri russe; grazie ad una leggera ripresa dalla crisi economica che imperversò la Russia post-comunista e ad un aumento delle entrate, in special modo dovute all'estrazione di petrolio, la Russia dichiarò ufficialmente di aver aumentato le risorse destinate alla difesa per la prima volta dalla formazione della Federazione Russa. Il budget ad essa destinato aumentò da 141 miliardi di rubli nel 2000 fino a ben 219 miliardi di rubli nel 2001. Buona parte di queste nuove risorse furono spese nelle retribuzioni del personale; si impostarono addirittura degli aumenti di retribuzioni del 20% nel 2001. Il programma di professionalizzazione dell'esercito, inclusa la nuova formazione di 26.000 sergenti, venne stimato bisognoso di una spesa di 31 miliardi di rubli (1.1 miliardi di dollari USA). Ma le spese non furono limitate al personale; si investì anche in ricerca e sviluppo.

Organizzazione[modifica | modifica sorgente]

Il Presidente russo è il comandante in capo supremo delle Forze armate. Le attività delle Forze terrestri russe sono dirette dal Comando centrale (Glavkomat), con sede a Mosca. Questa struttura fu abolita nel 1997, per poi essere ripristinata dal presidente Putin nel 2001, nominando come comandante delle Forze terrestri il generale Nikolaj Kormilcev, in carica anche come ministro della difesa. Kormilcev ha ceduto il suo comando al generale Aleksej Maslov nel 2004, e nel quadro di una riorganizzazione degli incarichi e delle responsabilità, il comandante in capo delle Forze terrestri perse il suo ruolo di ministro della difesa. Come Kormilcev, anche Maslov (in carica come capo delle Forze terrestri) fu promosso al grado di generale d'armata.

Dal gennaio 2010, il comandante delle Forze terrestri russe è il generale d'Armata Aleksandr Postnikov.

Il Comando centrale delle Forze terrestri è costituito dallo stato maggiore delle Truppe terrestri e dai dipartimenti delle Forze di mantenimento della pace, degli armamenti delle Forze terrestri, dei servizi segreti delle Forze terrestri, dei Quadri delle Forze terrestri (personale amministrativo), della dottrina e della educazione militare. Vi erano altri dipartimenti al tempo in cui il comandante delle Forze terrestri era anche ministro della difesa. Essi sono il Dipartimento delle truppe di difesa da radiazioni, attacchi chimici e biologici, il Dipartimento del genio militare, il Dipartimento delle truppe di supporto aereo, ed altre ancora. Ad oggi il titolare di questi dipartimenti è sconosciuto.

Unità QG dell'unità Commento
Forze di difesa costiere e terrestri della Flotta del Baltico QG Kaliningrad In passato 11ª Armata della guardia
7ª Brigata motorizzata della guardia indipendente Kaliningrad In passato 1ª Divisione motorizzata[24]
18ª Divisione motorizzata della guardia Gusev Cadre
Distretto militare di Leningrado (collennello generale Valerii Gerasimov) QG San Pietroburgo
138ª Brigata motorizzata della guardia Kamenka
200ª Brigata motorizzata Pečenga
2ª Brigata forze speciali Promežicij (Oblast' di Pskov) Spetsnaz; circa 960 uomini
Distretto militare di Mosca (generale Vladimir Bakin) QG Mosca Ha servito anche come Fronte occidentale sovietico
2ª Divisione motorizzata della guardia "Tamanskaya" Alabino
34ª Divisione d'artiglieria della guardia Mulino (Gorochovec)
16ª Brigata forze speciali indipendente Čučkovo In passato a Teplyi Stan, sobborgo di Mosca
20ª Armata Voronež Ritirata dalla Germania
4ª Divisione carri della guardia "Kantemirovskaya" Naro-Fominsk
10ª Divisione carri della guardia "Uralsko-Lvovskaya" Bogučar
22ª Armata Nižnij Novgorod
3ª Divisione motorizzata Novyj/Nižnij Novgorod
Gruppo d'operazioni delle Forze russe in Moldavia Tiraspol In passato 14ª Armata della guardia
Due(?) battaglioni indipendenti Tiraspol Ex 59ª Divisione Fucilieri della guardia
Distretto militare del Caucaso settentrionale (generale Alexander Baranov) QG Rostov-sul-Don
20ª Divisione motorizzata della guardia Volgograd
10ª Brigata di montagna autonoma con compiti speciali Molkino, Krasnodar region operativa dal 1º luglio 2003
22ª Brigata autonoma con compiti speciali Kovalevka, Aksai, Oblast di' Rostov
131ª Brigata di fanteria meccanizzata Majkop
42ª Divisione di fanteria meccanizzata Khankala, Groznyj, Cecenia
58ª Armata Vladikavkaz
19ª Divisione di fanteria meccanizzata Vladikavkaz
136ª Brigata indipendente fanteria meccanizzata Buinaksk, Daghestan
205ª Brigata di fanteria meccanizzata "cosacca" Budjonnovsk, Oblast' di Stavropol
135º Reggimento indipendente fanteria meccanizzata Separate Prochladnij, Cabardino-Balcaria
102nd Military Base Gumri, Armenia ex divisione di fanteria meccanizzata
Distretto militare Volga-Urali (generale Colonnello Vladimir Boldyrev) Quartier generale Ekaterinburg
3rd Brigata separata della guardia di designazione speciale Roščinskij (Oblast' di Samara) Spetsnaz
12ª Brigata autonoma con compiti speciali Asbest-5, regione di Sverdlovsk
34ª Divisione di fanteria meccanizzata Ekaterinburg
15ª Brigata di fanteria meccanizzata Roščinskij Nuova brigata permanente con compiti di mantenimento della pace
2ª Armata Samara Ex quartier generale della fanteria meccanizzata del Volga
27ª Divisione di fanteria meccanizzata Totskoe
201ª Divisione di fanteria meccanizzata Dušanbe, Tagikistan
Distretto militare siberiano (generale Nikolai Makarov) Quartier generale Čita
5ª Divisione corazzata di riserva Kyachta
11ª Brigata aerea d'assalto
24ª Brigata autonoma con compiti speciali Kyachta
36ª Armata Borzja
131ª Divisione di fanteria meccanizzata Sretensk Mitragliatori/Artiglieria?
41ª Armata Novosibirsk Ex quartier generale siberiano
85ª Divisione di fanteria meccanizzata Novosibirsk
122ª Divisione di fanteria meccanizzata della riserva Alejsk
74ª Brigata motorizzata Jurga Sempre pronta all'intervento
67ª Brigata separata di designazione speciale Berdsk (Oblast' di Novosibirsk)
Distretto militare dell'Estremo oriente (Armata generale Vladimir Bulgakov) Chabarovsk
5ª Armata Ussurijsk
35ª Armata Belogorsk
QG 68º Corpo, quattro divisioni meccanizzate di fucilieri, quattro divisioni di artiglieria/mitraglieri
14ª Brigata autonoma con compiti speciali Ussurijsk

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Luke Harding; Ian Traynor, Big rise in Russian military spending raises fears of new challenge to west in The Guardian, 9 febbraio 2007.
  2. ^ Unmanned aerial vehicles increase in numbers in RIA Novosti - Opinion & analysis.
  3. ^ a b Keir Giles, Military Service in Russia: No New Model Army in CSRC, Research & Assessment Branch Russia Series, maggio 2007.
  4. ^ Keir Giles, Where Have All The Soldiers Gone? Russian Military Manpower Plans versus Demographic Reality in CSRC, ottobre 2006.
  5. ^ Rice: Russia's Military Moves 'a Problem' in ABC News, 14 ottobre 2007.
  6. ^ Ministry of Defence of Russia official website, http://www.mil.ru/848/1045/1272/1357/index.shtml, accessed 28 October 2006, translated by Babelfish and amended for readability.
  7. ^ International Institute for Strategic Studies, The Military Balance 1992–3, Brassey's, 1992, p.89
  8. ^ IISS, 1992, p.89
  9. ^ IISS, The Military Balance 1995–96, p.102
  10. ^ Alexey D. Muraviev and Greg Austin, The Armed Forces of Russia in Asia, Tauris, 2001, p.257
  11. ^ M.J. Orr, The Russian Armed Forces as a factor in Regional Stabiliy, CSRC, June 1998, p.2
  12. ^ Otechestvennye zapiski, 2002, №8 http://magazines.russ.ru/oz/2002/8/2002_08_21.html
  13. ^ Pavel Baev, The Russian Army in a Time of Troubles, International Peace Research Institute, Oslo, 1996, p.67
  14. ^ Charles Dick, Russian Views on Future War—Part 3, Jane's Intelligence Review, November 1993, p.488
  15. ^ McNair Paper 34, The Russian Military's Role in Politics, January 1995, http://www.ndu.edu/inss/McNair/mcnair34/34fal.html
  16. ^ Alexey D. Muraviev and Greg Austin, The Armed Forces of Russia in Asia, Tauris, 2001, p.257
  17. ^ McNair Paper 34, 1995
  18. ^ Raymond C. Finch, Why the Russian Military Failed in Chechnya, Foreign Military Studies Office, Fort Leavenworth, KS, http://fmso.leavenworth.army.mil/documents/yrusfail/yrusfail.htm
  19. ^ C. W. Blandy, “Chechnya: Two Federal Interventions. An Interim Comparison and Assessment” (Conflict Studies Research Centre, P29, January 2000), p.13, cited in Dale Herspring, Undermining Combat Readiness in the Russian Military, Armed Forces & Society, Vol 32, No.4, July 2006.
  20. ^ Scott and Scott, Russian Military Directory 2002, p.328
  21. ^ Michael Orr, Better or Just Not So Bad? An Evaluation of Russian Combat Performance in the Second Chechen War, CSRC paper P31, 2000, p.82
  22. ^ Orr, 2000, p.87
  23. ^ Chronology of events - NUPI
  24. ^ http://scout.school-11.ru/museum/pamit/smi2.htm%20

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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  • Pavel Baev, The Russian Army in a Time of Troubles, International Peace Research Institute, Oslo, 1996.
  • Charles Dick, "Russian Views on Future War, Part 3" in Jane's Intelligence Review, Novembre 1993.
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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]