Forward guidance

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La forward guidance, o forward policy guidance, è uno degli strumenti a disposizione di una banca centrale per esercitare il proprio potere in politica monetaria al fine di condizionare, con le proprie previsioni, le aspettative dei mercati sui futuri livelli dei tassi di interesse. Lo scopo è quello di raggiungere determinati obiettivi macroeconomici che l'istituzione si è prefissata, come il ribasso dei tassi d'interesse a lungo termine o lo stimolo agli investimenti e alla spesa aggregata[1].

Si tratta, essenzialmente, di una strategia di comunicazione pubblica, che rientra nell'arsenale degli strumenti definiti "non convenzionali", la cui utilità si rivela soprattutto in quelle situazioni economiche dette di trappola della liquidità, in cui gli spazi di manovra "classici" sui tassi di interesse sono estremamente ridotti a causa dal fatto che i tassi nominali a breve termine sono vicini allo zero. In questi casi, la forward guidance può aggiungersi a ad altri strumenti di natura "non convenzionale", come il quantitative easing e il credit easing.

La strategia è solitamente messa in atto in maniera esplicita, in genere mediante espressa comunicazione di previsioni e intenzioni future, ma nella letteratura scientifica si parla anche di forward guidance implicita, in cui effetti simili sono ottenuti attraverso comportamenti concludenti della banca centrale che trasmettono determinati significati agli operatori[1].

Contenuti[modifica | modifica sorgente]

Lo strumento consiste in una strategia comunicativa: la banca centrale decide di fornire agli operatori, in maniera più o meno esplicita e precisa, informazioni, indicazioni, previsioni, sui futuri comportamenti in materia di tassi di interesse, in modo da influenzare le aspettative dei mercati sul loro andamento futuro. L'effetto di condizionamento si spiega, in definitiva, col fatto che una previsione rappresenta un'informazione di maggior importanza, per gli operatori, rispetto a quella relativa all'annuncio sul livello corrente dei tassi di interesse, dal momento che quest'ultimo fotografa una situazione "istantanea" e fornisce informazioni solo sul breve termine, mentre le aspettative degli operatori si concentrano su operazioni finanziarie che si dispiegano su termini più lunghi, per i quali risulta fondamentale una previsione tendenziale sul comportamento futuro in materia di tassi di interesse, che è, appunto, l'oggetto della forward guidance.

Indicazioni temporali e condizionali[modifica | modifica sorgente]

L'annuncio può contenere una condizione risolutiva: quest'ultima può essere espressa come un termine temporale, legando le informazioni sul proprio comportamento futuro alla mera indicazione di un orizzonte temporale, più o meno definito e determinato (es.: "per 10-12 mesi", oppure "fino alla metà dell'anno 20[...]"), oppure evocando una durata delle aspettative enunciato su un orizzonte non ben definito ("per un lungo/lunghissimo periodo").

In altri casi, la previsione comunicata assumere il carattere di policy monetaria condizionale: essa, cioè, può essere condizionata al sussistere o al verificarsi di certe condizioni finanziarie ed economiche: in quest'ultimo caso, il comportamento può essere legato ad alcuni specifici indicatori economici, come il tasso di disoccupazione (ad esempio, annunciando il perseverare di bassi tassi di interesse finché il tasso di disoccupazione permane al di sopra di un certo livello di soglia), il tasso di inflazione, il tasso di crescita economica, determinati aggregati monetari, o una determinata combinazione degli stessi).

In altri casi, come esemplificato dal comportamento della FED, le indicazioni possono estendersi su determinati orizzonti temporali, e, al contempo, essere condizionati da determinate soglie di indicatori economici.

Strategie implicite[modifica | modifica sorgente]

Nella letteratura scientifica si discute anche di una forward guidance implicita che consegue effetti simili alla comunicazione esplicita ma attraverso altre vie. Determinati comportamenti concludenti della banca centrale, infatti, possono veicolare o lasciar intuire ai destinatari i significati voluti[1]: a quest'ultimo proposito, uno studio del 2012[2], basato su precedenti risultati del 2011, ravvisa, almeno in parte, l'esistenza di un canale di segnalazione (signaling) implicita in condotte della Federal Reserve, quali l'acquisto di asset attraverso l'alleggerimento quantitativo[1].

Politica monetaria degli Stati Uniti d'America[modifica | modifica sorgente]

L'uso di tali strumenti è tradizionalmente associato alla politica monetaria adottata dalla Federal Reserve statunitense, che se ne è servita in varie forme nel tempo. Lo strumento è stato usato a lungo, in maniera intensa ed esplicita, a partire dal meeting del Federal Open Market Committee (FOMC) del 16 dicembre 2008, con lo scopo di spingere al ribasso i tassi d'interesse a lungo termine e fornire opportuni stimoli agli investimenti e alla spesa aggregata[1]. Lo strumento è venuto alla ribalta con particolare forza nell'estate 2011, nella temperie della instabilità finanziaria e della crisi economica allora in corso, quando la banca centrale degli Stati Uniti d'America si trovava ad agire in un contesto in cui i Federal funds rates erano scesi a un livello prossimo allo zero. In quell'epoca, sulla base di vari indicatori economici, le aspettative degli economisti privati convergevano sulla probabilità di un innalzamento dei tassi nell'arco di circa 9-12 mesi. A fronte di tali aspettative rialziste, il Federal Open Market Committee, nello statement dell'agosto 2011, dichiarò che "le condizioni economiche [...] sono tali da garantire, probabilmente, un mantenimento di livelli eccezionalmente bassi per i federal funds rate almeno fino a metà del 2013". Il semplice annuncio provocò un calo nei rendimenti dei Treasury securities (titoli di stato emessi dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti d'America tramite il Bureau of the Public Debt) di circa 0,1-0,2 punti percentuali[3], per raggiungere il quale con strumenti "classici" sarebbe stato necessario un taglio nel Federal funds rate compreso tra un punto e tre quarti di punto, che altrimenti, con tassi a breve termine vicini allo zero, avrebbe richiesto l'impossibile applicazione di tassi di rendimento negativi[3]. L'effetto, inoltre, si propagò sull'intero mercato finanziario statunitense con un calo generalizzato dei tassi, di cui poté beneficiare l'intera platea dei debitori, non solo il Dipartimento del Tesoro americano[3], emettitore dei Treasury security.

Politiche monetarie europee[modifica | modifica sorgente]

Aliene all'uso di tale strumento sono state, tradizionalmente, le banche centrali del continente europeo. Un cambiamento di rotta in campo europeo si è registrato all'inizio del mese di luglio 2013, con il comportamento assunto da Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea[4]. Draghi, il 4 luglio 2013, ha sorpreso gli addetti ai lavori dichiarando che il Consiglio direttivo della BCE ha "preso la decisione senza precedenti di fornire 'forward guidance' in maniera abbastanza più specifica rispetto a quanto abbia fatto in passato" e che lo stesso Consiglio "si attende che i tassi di interesse chiave, e quindi tutti i tassi della BCE, rimangano agli attuali livelli, o a livelli ancor più bassi, per un prolungato periodo di tempo"[4]. La mossa di Mario Draghi è stata interpretata come un radicale cambiamento di rotta rispetto alle policy tradizionali delle politiche monetarie europee che ha anticipato un analogo cambiamento di rotta prevedibile nella futura politica monetaria inglese, a pochi giorni dall'insediamento al vertice della Bank of England del canadese Mark Carney, pioniere dello strumento della forward guidance quando era alla guida della Banca del Canada[4]. Christian Noyer, governatore della Banca di Francia, ha avallato il cambio di rotta operato da Mario Draghi definendolo come perfettamente in linea con il mandato della Banca centrale europea[5].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e Marco Del Negro, Marc Giannoni, Christina Patterson, The Forward Guidance Puzzle, «Federal Reserve Bank of New York Staff Reports», Staff Report n. 574, ottobre 2012 (p. 1)
  2. ^ Michael Woodford, Methods of Policy Accommodation at the Interest-Rate Lower Bound, Manuscript, Columbia University, 16 settembre 2012 (da un contributo presentato a un simposio della Federal Reserve Bank di Kansas City sul tema "The Changing Policy Landscape", tenutosi a Jackson Hole, nel Wyoming, il 31 agosto 2012).
  3. ^ a b c John C. Williams, The Federal Reserve’s Unconventional Policies, «Federal Reserve Bank of San Francisco Economic Letter», 34, 13 novembre 2012
  4. ^ a b c The message from European central banks. Forward guidance crosses the Atlantic, The Economist, 4 luglio 2013]
  5. ^ ECB's Noyer says forward guidance in line with mandate, Reuters, 6 luglio 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]