Fornaci di laterizi Maxia

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Coordinate: 39°08′38.21″N 9°06′16.96″E / 39.143948°N 9.10471°E39.143948; 9.10471

1leftarrow.pngVoce principale: Quartu Sant'Elena.

Le ex fornaci Maxia sono un complesso di edifici di interesse archeologico - industriale, siti nella città di Quartu Sant'Elena, in via Brigata Sassari.

Cenni storici e descrizione[modifica | modifica sorgente]

Quartu fin dalla seconda metà del 1800 ospitava già diversi servizi tra cui il municipio, la caserma dei carabinieri con annesse le carceri di Sant’Angelo e la stazione dei treni.

La vita economica del paese avveniva nel mercato, dove attualmente sorge la piazza Dessi, che ospita il nuovo mercato civico. La zona dove sorgeva il mercato veniva chiamata Sa Perda Mulla (la pietra miliare da cui Quartu prende il nome) poiché in quel luogo si trovava la pietra miliare di epoca romana, che segnava la distanza di quattro miglia da Cagliari, successivamente sparita durante dei lavori.

La struttura più importante era la stazione dei treni che sorgeva dove attualmente sorgono i giardinetti pubblici di piazza Matteotti.

Le ex fornaci Maxia oggi

La città ospitava anche industrie come la distilleria Cabras, il pastificio Rosas, il macello e alcune zone ricreative come il Cinema Impero e il Cinema Nuovo

Nel 1909 il fondatore della fabbrica cavalier Felicino Maxia capì che in una città in così grande fermento, come era Quartu in quel periodo, una fabbrica di laterizi avrebbe portato tanto guadagno alla sua famiglia.

La fabbrica venne costruita nella periferia di Quartu su un terreno di forma quadrangolare di circa 10.000 m². Felicino Maxia che tanto aveva viaggiato, soprattutto nel lombardo-veneto, affidò il progetto della fabbrica alla Meccanica Lombarda, una ditta che si occupava dei progetti architettonici, di produrre le macchine e di fornire ingegneri. La fabbrica venne costruita con manodopera quartese utilizzando mattoni crudi e ladiri (tipici mattoni di fango, molto utilizzati nei paesi del Campidano anche per la realizzazione di abitazioni).

La fabbrica era composta da due capannoni uno, dove attualmente è presente una sala bingo, ospitava prima il forno Lanuzzi e dopo il forno Hoffman, mentre l’altro, dove ora sorge una discoteca, ospitava la sala macchine.

L’argilla utilizzata per la produzione dei mattoni proveniva dalle cave di argilla bianca di Pitz’e Serra, (zona alla periferia di Quartu, dove oggi si trova l'omonimo moderno quartiere) e dalle cave di argilla rossa di Ussana.

La fabbrica utilizzava all’inizio il forno Lanuzzi, un forno a legna e carbone in cui i mattoni venivano inseriti dall’alto, mentre da un’apposita apertura alla base veniva introdotta la legna. Questo forno venne poi sostituito con il forno Hoffman intorno al 1950; questo forno funzionava a ghisa ed elettricità e i mattoni venivano cotti facendoli scorrere su dei binari posti all’interno del forno. Al forno era annessa un’alta ciminiera, di cui oggi rimango circa i 4/5, a cui i gas arrivavano con dei sistemi sotterranei.

Le fornaci ospitavano anche alcuni magazzini di essiccazione e il forno della calce.

La fabbrica chiuse i battenti nel 1977 quando era gestita da Mariuccina Maxia, prima donna imprenditrice sarda, poiché necessitava di una profonda ristrutturazione e ammodernamento troppo costoso per i proprietari.

Alle Fornaci Maxia bisogna riconoscere il merito di aver contribuito alla ricostruzione di gran parte dell’hinterland e di Cagliari nel secondo dopoguerra. I suoi mattoni inoltre vennero utilizzati, insieme a quelli delle Fornaci Picci, per la costruzione della città di Carbonia.

Proprietari[modifica | modifica sorgente]

  • Felicino Maxia: Primo proprietario e fondatore della fabbrica di laterizi. Era cavaliere e segretario comunale.
  • Vitale Maxia: Nipote di Felicino Maxia ereditò la fabbrica alla morte dello Zio
  • Giuseppe Maxia: Comproprietario della fabbrica assieme a Mariuccina Maxia. Ereditò la fabbrica dal padre Vitale.
  • Mariuccina Maxia: Comproprietaria della fabbrica assieme al fratello Giuseppe. In realtà era l’unica che gestiva la fabbrica perché al fratello Giuseppe non interessava molto. Alla morte del fratello diventò l’unica proprietaria delle fornaci. Era la prima donna imprenditrice della Sardegna.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • La fabbrica è stata visitabile durante la manifestazione Monumenti Aperti fino all'edizione del 2007.
  • Un incendio aveva distrutto il tetto della sala macchine, infatti adesso si può notare, che, a differenza dell'altro capannone, la copertura del tetto è piatta.
  • Quando la fabbrica era aperta al fianco del capannone del forno si poteva vedere il bagno degli operai, successivamente demolito, ma si può ancora notare la differenza di intonaco.
  • Quando le fornaci erano ancora aperte davanti al capannone che ospitava la sala macchine sorgevano i pozzi, che servivano per tenere l'argilla, che a volte rimaneva nei piazzali giorni e giorni, sempre fresca.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]