Ford TH!NK

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Ford TH!NK
Ford Think im Museum Autovision.jpg
Una TH!NK City
Descrizione generale
Costruttore bandiera  Ford
Tipo principale Auto elettrica
Produzione dal 1999 al 2000
Esemplari prodotti circa 450 [1]
Altre caratteristiche
Altro
Progetto Th!nk Mobility

Le TH!NK erano delle vetture elettriche progettate nel 1999 e 2000 dalla TH!NK Mobility, al tempo parte di Ford. I due modelli vennero chiamati City e Neighbor: la prima era una citycar, la seconda era per lo più un golf cart. Le City vennero anche date in leasing a città come New York e Los Angeles a partire dal 2001 [1], ma dopo il fallimento di questo progetto-esperimento, Ford vendette l'intera azienda Think Global nel 2002 [2] e trasferì l'intero stock di vetture in Europa nel 2004. L'azienda norvegese riprese la produzione di auto elettriche a partire dalla fine del 2007 fino al 2011.[3]

TH!NK City e Neighbor[modifica | modifica sorgente]

La TH!NK City fu una vettura due posti capace di raggiungere la velocità massima di 90 km/h. L'accelerazione 0–48 km/h avveniva in 7 secondi, con un peso contenuto di 943 kg. Le dimensioni erano 3 m di lunghezza, 1,6 m di larghezza e 1,6 m di altezza. Il motore a corrente alternata trifase sfruttava 11,5 kWh di energia, contenuti nella batteria composta da 19 celle al nickel-cadmio. L'impianto elettrico funzionava a 220V/16A e per ricaricare completamente le batterie da una presa da 220V occorrevano 8 ore. Il sistema di raffreddamento era a liquido.[4]

La Neighbor venne sviluppata per rispettare le normative NHTSA per i veicoli elettrici. Venne offerta in due varianti, con due o quattro posti, mentre verso la fine della produzione venne introdotta la variante pick-up. La Neighbor possedeva uno space frame in alluminio con pannelli di copertura in materiale termoplastico. Il veicolo non possedeva un vero tetto, ma un telaio: il pannello di copertura era infatti opzionale. La velocità massima era di 40 km/h (imposta dai requisiti NHTSA), ma era presente anche un'altra modalità che permetteva di regolare la velocità massima a 24 km/h, per l'utilizzo nei campi da golf. La motorizzazione consisteva in un motore a corrente continua da 5 kW, 6 batterie per un totale di 72V e una coppia massima di 88 Nm a 1500 RPM. L'autonomia era di 48 km, con un tempo di ricarica delle batterie di 4-8 ore da una presa a 110V, oltre a un sistema di recupero dell'energia in frenata. Per quanto riguarda l'attività da golf cart, vennero create apposite caratteristiche quali un bagagliaio per le mazze, un piccolo tabellone per i punteggi, un pulitore per le mazze e un refrigeratore (ma solo sulla versione a quattro posti).[5]

Una caratteristica comune ad entrambi i mezzi era quella di essere altamente riciclabili.

Critiche[modifica | modifica sorgente]

Una serie di proteste nacque quando la Ford decise di demolire le TH!NK City rimaste in disuso. Dopo le proteste di vari gruppi ambientalisti, tra cui Greenpeace che raggiunse il tetto della sede principale Ford in Norvegia, la casa dell'ovale blu decise di trasportare le TH!NK City invendute nello stato nordeuropeo [6]. A partire dalla fine del 2007 la Think Global iniziò la produzione autonoma delle City, anche se con qualche difficoltà e sparute interruzioni produttive, fino alla bancarotta avvenuta nel giugno 2011.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

  • Th!nk City vettura prodotta dalla Th!nk Global dalla fine del 2007 al 2011

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Background on Th!nk Electric Vehicles in Greenpeace, 24 agosto 2004. URL consultato il 26-03-2012.
  2. ^ Gruppo Ford VENDE DIVISIONE TH!NK in Quattroruote, 20 dicembre 2002. URL consultato il 22-03-2012.
  3. ^ Th!nk City INIZIA LA PRODUZIONE in Quattroruote, 03 dicembre 2007. URL consultato il 22-03-2012.
  4. ^ Th!nk City electric car fleet arrives in the U.S.A in Ford, 16 ottobre 2000. URL consultato il 22-03-2012.
  5. ^ TH!NK neighbor – Ecofriendly two or four seat personal mobility in Ford, 10 gennaio 2000. URL consultato il 22-03-2012.
  6. ^ Th!nk Again: Ford Does a U-Turn in Greenpeace International, 17 settembre 2004. URL consultato il 22-03-2012.

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