Força Expedicionária Brasileira

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Força Expedicionária Brasileira
Forza di Spedizione Brasiliana
Il distintivo della FEB
Il distintivo della FEB
Descrizione generale
Nazione Brasile Brasile
Alleanza Alleati
Tipo Divisione
Dimensione 25.334 uomini di cui
15.069 combattenti
Soprannome Cobras fumantes
Cobra fumanti
Battaglie/guerre Battaglia di Monte Castello
Battaglia di Montese
Battaglia della sacca di Fornovo
Battaglia di Castelnuovo
Onori di battaglia
Perdite:

465 caduti,
2.722 feriti,
35 prigionieri
16 dispersi
Parte di
Comandanti
Comandanti degni di nota João Batista Mascarenhas de Morais
Simboli
Coccarda Brazilian Air Force roundel.svg

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La Força Expedicionária Brasileira (in italiano "Forza di Spedizione Brasiliana"), conosciuta con l'acronimo FEB, è stata la forza militare brasiliana che ha combattuto a fianco degli Alleati in Italia, durante la seconda guerra mondiale.

Costituita inizialmente da una divisione di fanteria, parteciparono in essa anche altre unità dell'esercito brasiliano, come reparti corazzati e unità aeree. La FEB adottò il motto e il conseguente logo "Il cobra sta fumando", alludendo a un discorso di Getúlio Vargas, nel quale il presidente aveva affermato: "è più facile che un serpente fumi che il Brasile entri in guerra".[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso in guerra del Brasile[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1939, all'inizio della seconda guerra mondiale il Brasile rimase neutrale, coerentemente alla politica del presidente Getúlio Vargas di non allinearsi a nessuna delle grandi potenze, ma cercando di godere dei vantaggi offerti da queste. Questo "pragmatismo" fu interrotto quando, all'inizio del 1942, gli Stati Uniti praticamente ordinarono al vacillante governo brasiliano di cedere l'isola di Fernando de Noronha e la costa nord-orientale brasiliana per il rifornimento delle loro basi militari. Dal gennaio dello stesso anno, iniziò una serie di siluramenti di navi mercantili brasiliane da parte di sommergibili italo-tedeschi nel corso di un'offensiva che mirava ad isolare il Regno Unito, impedendo di ricevere dal continente americano forniture vitali (attrezzature, armi e materie prime) per sostenere l'impegno in guerra contro i tedeschi.

Questi attacchi dell'Asse avevano anche l'obiettivo di intimidire il governo brasiliano, in modo che si mantenesse neutrale; inoltre, gli agenti infiltrati nel Paese e i simpatizzanti fascisti brasiliani, spregiativamente denominati dalla popolazione con il soprannome di Quinta colonna, diffondevano la voce che gli affondamenti fossero opera degli anglo-americani, interessati all'ingresso del Brasile nel conflitto al loro fianco.

Tuttavia, l'opinione pubblica non si lasciò confondere: colpita dalle morti dei civili e dai proclami provocatori e arroganti trasmessi dalla radio di Berlino, iniziò a richiedere che il Brasile riconoscesse lo stato di belligeranza contro i paesi dell'Asse, finché il 22 agosto dello stesso anno il Brasile dichiarò guerra alla Germania nazista e all'Italia fascista.

Ma fu solo dopo quasi due anni, il 2 luglio 1944, che un primo scaglione della FEB partì per Napoli sotto il comando del generale João Batista Mascarenhas de Morais. Le prime settimane furono usate per acclimatarsi, per far arrivare l'attrezzatura minima e per completare la formazione necessaria sotto la supervisione del comando statunitense, al quale la FEB era subordinata, visto che la preparazione in Brasile si era dimostrata insufficiente nonostante i due anni di attesa[2].

I soldati brasiliani erano una delle venti divisioni alleate presenti al fronte in quel momento: una vera e propria Babele costituita da statunitensi (comprese le truppe segregate della 92ª divisione, formate da discendenti di africani e giapponesi e comandate da ufficiali bianchi), italiani antifascisti, esiliati europei (polacchi, cechi e greci), truppe coloniali britanniche (canadesi, neozelandesi, australiani, sudafricani, indiani, kenioti, ebrei ed arabi) e francesi (marocchini, algerini e senegalesi), in una diversità etnica che molto somigliava al fronte francese del 1918.

La FEB fu integrata in seno al IVº Corpo d'armata dell'esercito statunitense, sotto il comando del generale Willis D. Crittemberger, Corpo a sua volta assegnato alla 5ª armata americana comandata dal generale Mark Wayne Clark.

La campagna d'Italia del 1943[modifica | modifica wikitesto]

Un P-47 in forza all'aviazione brasiliana

La FEB entrò in combattimento nel settembre del 1944 nella valle del fiume Serchio, a nord della città di Lucca. Le prime vittorie della FEB furono ottenute con le conquiste di Massarosa, Camaiore e Monte Prana. Solo alla fine di ottobre, nella regione di Barga, la FEB subì i primi contraccolpi. Visto il successo della campagna di settembre e inizio ottobre, alla fine di novembre la FEB, in pochi giorni, fu responsabile della presa della zona di monte Castello e monte Belvedere.
Il comandante della FEB avvertì la 5ª armata statunitense che tale missione non poteva essere realizzata da una sola divisione, come era già stato dimostrato in tentativi falliti in altre missioni, e che per aver successo sarebbe stato necessario l'attacco congiunto di due divisioni contemporaneamente a monte Belvedere, monte della Torraccia, Monte Castello e Castelnuovo[3]. Tali argomentazioni furono accettate solo dopo il fallimento di due tentativi, questa volta fatti dai brasiliani, uno a novembre e l'altro a dicembre.

Durante il rigido inverno tra il 1944 e il 1945, negli Appennini la FEB trovò delle temperature fino a venti gradi sotto lo zero. Molta neve, umidità e continui attacchi da parte del nemico, che attraverso piccole schermaglie cercava da un lato di minare la resistenza fisica e psicologica delle truppe brasiliane non abituate alle basse temperature e già provate da più di tre mesi di campagna ininterrotta senza pause di recupero[4], dall'altro di testare possibili punti deboli nel settore occupato dai brasiliani per una controffensiva nell'inverno. Tuttavia, sotto questo aspetto, l'atteggiamento involontariamente aggressivo dei due tentativi di prendere Monte Castello alla fine del 1944 e l'atteggiamento volontario di rispondere alle incursioni esplorative del nemico nel territorio occupato dalla FEB con incursioni esplorative della FEB in territorio nemico, fece sì che i tedeschi ed i loro alleati scegliessero per la loro controffensiva un altro settore del fronte italiano, occupato dalla 92ª divisione statunitense.

Tra la fine di febbraio e il marzo del 1945, come aveva suggerito il comandante della FEB, iniziò l'Operazione Encore per sfondare gli ultimi baluardi dell'Asse sull'Appennino modenese e bolognese assieme alla 10ª divisione di montagna statunitense (10th Mountain Division) arrivata di recente. I brasiliani conquistarono alcune posizioni, tra cui Monte Castello e Castelnuovo, mentre gli americani presero Monte Belvedere e Monte Della Torraccia. Da queste posizioni fu possibile avviare l'offensiva finale di primavera, nella quale, in aprile, la FEB prese il paese di Montese. Le posizioni conquistate da parte delle truppe brasiliane, sommate a quelle ottenute dalla divisione di montagna statunitense in questo settore secondario, ma vitale, diede la possibilità alle forze sotto il comando dell'VIII esercito britannico, più a est nel settore principale del fronte italiano, di vedersi finalmente libere dal fuoco di artiglieria nemica che partiva da quei punti e di spostarsi sopra Bologna, rompendo la Linea Gotica dopo otto mesi di combattimento.

Era la fase finale dell'offensiva di primavera nel fronte italiano. A Fornovo di Taro, con una manovra perfetta e una mossa audace del suo comandante, gli effettivi della FEB, in stato di inferiorità numerica, circondarono il nemico e con un rapido accordo riuscirono ad avere la consegna di due divisioni nemiche, la 148ª divisione di fanteria tedesca, comandata dal generale Otto Fretter-Pico, e gli effettivi rimasti della divisione bersaglieri, comandata dal generale Mario Carloni. Quando furono prese, queste divisioni si stavano ritirando dalla zona di La Spezia e Genova, liberata dalla 92ª divisione statunitense, per unirsi alle forze italo-tedesche della Liguria al fine di contrattaccare la 5ª armata americana, la quale avanzava rapidamente ma in maniera scoordinata, con ampi squarci soprattutto nella falange sinistra e nella retroguardia. Molti ponti sul fiume Po furono lasciati intatti dai nazifascisti con questo intento. A Caserta, il comando dell'armata C tedesca, che era già in accordo di pace da un paio di giorni con il comando Alleato in Italia, sperava in una vittoria per poter ottenere migliori condizioni per la rinuncia. Gli eventi finali nella battaglia della Sacca di Fornovo, impedirono tuttavia l'esecuzione di questi piani sia a causa delle numerose perdite che per il ritardo causato e, insieme alle notizie della morte di Hitler e della presa finale di Berlino da parte delle forze dell'Armata Rossa, non lasciarono al comando tedesco altra opzione se non quella di accettare la rapida consegna delle loro truppe in Italia[5]. Alla fine della sua marcia, la FEB arrivò anche a Torino e il 2 maggio 1945 alla città di Susa, per poi unirsi alle truppe francesi sul confine franco-italiano.

Il 6 giugno 1945, il Ministero della Guerra del Brasile ordinò che le unità della FEB ancora in Italia si subordinassero al comandante della prima regione militare (1ª RM), situata nella città di Rio de Janeiro: in ultima analisi, questo significava lo scioglimento del contingente. Nonostante la sua smobilitazione rapida, il ritorno della FEB dopo la fine della guerra contro il fascismo ha precipitato la caduta di Getúlio Vargas e la fine dello Stato Nuovo in Brasile.

Le perdite[modifica | modifica wikitesto]

In questa campagna il Brasile perdette in combattimento circa quattrocentocinquanta soldati e tredici ufficiali, oltre ad otto ufficiali-piloti della Forza Aerea Brasiliana (FAB). Vi furono inoltre circa duemila morti dovuti a lesioni da combattimenti e più di dodicimila dispensati per ferite, mutilazioni o altre cause. Considerando sostituzioni e turni, dei venticinquemila uomini inviati più di ventiduemila hanno partecipato alle azioni[6]. Quindi, compresi morti e invalidi, la FEB ha avuto una media di 1,7 uomini per ogni posto di combattimento, un grado apprezzabile se paragonato ad altre divisioni in condizioni analoghe. Alla fine della campagna, la FEB aveva catturato più di ventimila soldati nemici, 14.779 solo a Fornovo di Taro, ottanta cannoni, millecinquecento autovetture e quattromila cavalli.

Cimitero militare e monumenti[modifica | modifica wikitesto]

I brasiliani caduti nella campagna d'Italia furono sepolti a Pistoia, in località San Rocco. Nel 1960 vennero trasferiti in Brasile nel monumento che fu eretto nell'Aterro do Flamengo, zona sud di Rio de Janeiro, in onore e ricordo del loro sacrificio. Cinque anni dopo, a Pistoia, nello stesso luogo ove si trovava il cimitero, si iniziò la costruzione (durata fino al 1967) del Monumento votivo militare brasiliano. Durante i lavori venne ritrovato un ultimo corpo che non fu possibile identificare: si decise così di lasciarlo nel sacrario stesso come milite ignoto.[7]

All'intervento militare brasiliano a fianco degli Alleati sono dedicati altri monumenti in Italia: a Gaggio Montano e a Vergato in provincia di Bologna, Santa Croce sull'Arno, Castelfranco di Sotto in provincia di Pisa e a Collecchio, località Pontescodogna, in provincia di Parma, nel luogo in cui si arresero i fanti tedeschi e i bersaglieri italiani sconfitti nella Sacca di Fornovo. A Montese in provincia di Modena, oltre a un monumento, è dedicata alla FEB una sezione specifica del locale museo storico.[8]

Partecipazione della Forza Aerea Brasiliana[modifica | modifica wikitesto]

Sommario statistico[modifica | modifica wikitesto]

Totale delle operazioni[9]
Totale missioni attuate 445
Totale uscite offensive 2.546
Totale uscite difensive 4
Totale ore di volo in operazioni di guerra 5.465
Totale ore di volo effettuate 6.144
Totale bombe sganciate 4.442
Bombe incendiarie (FTI) 166
Bombe a frammentazione (260 lb) 16
Bombe a frammentazione (90 lb) 72
Bombe da demolizione (1000 lb) 8
Bombe da demolizione (500 lb) 4.180
Totale approssimativo di tonnellaggio di bombe 1.010
Totale munizioni calibro 50 1.180.200
Totale razzi lanciati 850
Totale litri di benzina consumata 4.058.651
Totale di operazioni[10]
Distrutti Danneggiati
Aerei 2 9
Locomotive 13 92
Trasporti motorizzati 1.304 686
Vagoni e carri armati 250 835
Autoblindate 8 13
Vetture a trazione animale 79 19
Ponti di linee ferroviarie e stradali 25 51
Ponti in linee ferroviarie e stradali 412
Piattaforme di smistamento 3
Edifici occupati dal nemico 144 94
Campeggi 1 4
Posti di comando 2 2
Posizioni d'artiglieria 85 15
Alloggi 3 8
Fabbriche 6 5
Installazioni diverse 125 54
Centrali elettriche 5 4
Magazzini di carburante e munizioni 31 15
Magazzini di materiale 11 1
Raffinerie 3 2
Stazioni radar 2
Barche 19 52
Navi 1

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.libera.tv/pictures/294/e-il-cobra-fumo.html
  2. ^ Vários autores; "Depoimento de oficiais da reserva sobre a FEB"; Editora Cobraci; 1949
  3. ^ J. B. Mascarenhas de Morais; "A FEB por seu comandante"; Editora Progresso; 1947
  4. ^ Massaki Udihara; "Um médico brasileiro na fronte"; Imprensa Oficial do Estado; 2002; ISBN 85-86179-34-5
  5. ^ Rudolf Bohmler; "Monte Cassino"; Editora Flamboyant; 1966
  6. ^ Celso Castro; Vitor Izecksohn & Hendrik Kraay, "Nova história militar brasileira"; Fundação Getúlio Vargas; 2004; ISBN 85-225-0496-2
  7. ^ La storia di un ettaro di Brasile a Pistoia, Sito ufficiale del Comune di Pistoia. URL consultato il 6 settembre 2011.
  8. ^ La Força Expedicionária Brasileira e la liberazione di Montese, Sito del Museo storico di Montese. URL consultato il 6 settembre 2011.
  9. ^ Tenente-brigadeiro Nelson Freire Lavanére-Wanderley; "A Força Aérea Brasileira na Segunda Guerra Mundial"; CECOMSAER; 2002; ISBN 85-89018-01-6
  10. ^ Tenente-brigadeiro Nelson Freire Lavanére-Wanderley; "A Força Aérea Brasileira na Segunda Guerra Mundial"; CECOMSAER; 2002; ISBN 85-89018-01-6

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Walter Bellisi. Arrivano i Nostri - Il Brasile nella seconda guerra mondiale, la presa di Montecastello e la battaglia di Montese. Formigine (MO), Golinelli Editore, 1995.
  • Andrea Giannasi. Il Brasile in guerra. La partecipazione della Força Expedicionaria Brasileira alla Campagna d'Italia (1944-1945). Roma, Prospettiva Editrice, 2004, ISBN 88-7418-284-8
  • Fabio Gualandi. Monumenti dedicati al soldato brasiliano pela Forca Expedicionaria Brasileira (F.E.B.) na campanha da Italia, Vergato, Tip. Ferri, stampa 2005.
  • Vito Paticchia, (a cura di). Guerra e Resistenza sulla Linea gotica tra Modena e Bologna, 1943-1945, prefazione di Francesco Berti Arnoaldi, Modena, Artestampa, 2006.
  • Giovanni Sulla, Ezio Trota. Gli eroi venuti dal Brasile. Storia fotografica del corpo di spedizione brasiliano in Italia (1944-45). Modena, Il fiorino, 2005 ISBN 88-7549-070-8
  • Giovanni Sulla. La Forza Aerea Brasiliana nella Campagna d’Italia 1944-1945. Struzzi nei cieli d'Italia. Modena, Il fiorino, 2011 ISBN 978-88-7549-371-4
  • (EN) Mark W. Clark, Calculated Risk, New York, Enigma Books [1950], 2007, ISBN 978-1-929631-59-9.
  • (EN) Mascarenhas Moraes, The Brazilian Expeditionary Force By Its Commander, US Government Printing Office, 1966, OCLC 185309255.
  • (EN) Thomas R.Brooks, The War North of Rome (June 1944-May 1945), Da Capo Press, 2003, ISBN 978-0-306-81256-9.
  • (EN) J.Lee Ready, Forgotten Allies: The Military Contribution of the Colonies, Exiled Governments and Lesser Powers to the Allied Victory in World War II, McFarland & Company, 1985, ISBN 978-0-89950-117-8.
  • J.Lee Ready, Forgotten Allies: The European Theatre, Volume I, McFarland & Company, 1985, ISBN 978-0-89950-129-1.
  • (PT) Celso Castro; Vitor Izecksohn & Hendrik Kraay, Nova História Militar Brasileira, FGV - Fundação Getúlio Vargas, 2004, ISBN 85-225-0496-2.

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