Fontego dei Turchi

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Coordinate: 45°26′31.21″N 12°19′43.23″E / 45.442002°N 12.328675°E45.442002; 12.328675

Facciata del Fontego dei Turchi.
Il Fontego dei Turchi nel 1870, poco prima del restauro.
Il Fontego dei Turchi nel 1870, subito dopo il restauro.

Il Fontego dei Turchi (o, in italiano, Fondaco dei Turchi) è un palazzo di Venezia, situato nel sestiere di Santa Croce e affacciato sul Canal Grande, accanto al Fontego del Megio e di fronte alla chiesa di San Marcuola di Cannaregio.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo risale al XIII secolo: fu costruito attorno al 1225 su commissione di Giacomo Palmieri, console del comune di Pesaro ed identificato come il fondatore della famiglia Pesaro.[1] Nel 1381 la Serenissima Repubblica di Venezia ne divenne proprietaria col fine di farne dono a Niccolò II d'Este per il suo appoggio durante la guerra di Chioggia, combattuta contro la Repubblica di Genova.[2] La proprietà della famiglia Este sull'edificio fu però discontinua, dato che il palazzo venne concesso e sequestrato più volte a seconda dei rapporti politici vigenti tra le due repubbliche marinare.

La proprietà di tale famiglia sull'edificio cessò nel 1509, anno in cui la Repubblica lo sequestrò a Alfonso I d'Este per farne dono a Papa Giulio II, che ne aveva fatto espressamente richiesta. Successivamente passò a Papa Leone X, che lo donò al prelato Altobello Averoldo. Nel 1527 la Repubblica lo rese nuovamente agli Este, essendo questi ritornati ad essere alleati alla Serenissima. Nel 1602 tale famiglia lo venderà però al cardinale Aldobrandini, che lo venderà nel 1618 ad Antonio Priuli, eletto doge quello stesso anno.

A partire dal 1608 venne avanzata la teoria di destinare un edificio cittadino a sede dei mercanti turchi. La proposta si concretizzò solo nel 1621: in tale occasione l'edificio venne convertito a sede commerciale e vi furono realizzati magazzini, lavatoi, servizi, camere da letto. Il palazzo mantenne questa funzione dal XVII al XIX secolo. Nel 1732 l'edificio, che già versava in condizioni di degrado a causa dell'arresto del commercio con l'Oriente legato alla Guerra di Candia, subì un crollo interno. In seguito passò prima ai Pesaro e poi ai Manin.

Nel 1860 il Comune di Venezia lo acquistò per 80000 fiorini e lo adibì, dopo un disastroso, profondo e malriuscito restauro, a sede museale. Nel 1865 vi fu posto il Museo Correr, oggi in piazza San Marco). Dal 1923 ospita il Museo civico di storia naturale di Venezia.

Architettura[modifica | modifica sorgente]

Il Fontego dei Turchi è un palazzo di due piani, vittima di un restauro volto a ricostruirlo in una forma il più possibile similare all'originale, realizzato a partire dal 1869 secondo un progetto di Federico Berchet e protrattosi per circa un cinquantennio. Tuttavia sono leggibili ancora alcuni elementi della struttura tipica del fondaco e del disegno stilistico veneto-bizantino che caratterizzava l'architettura veneziana del XIII secolo: l'altezza contenuta dell'edificio è carattere comune ai fondachi, avendo essi soprattutto funzione di magazzino.

La facciata presenta un piano terra segnato da dieci archi a tutto sesto e una loggia con diciotto arcate di dimensioni minori, realizzato ispirandosi alla vecchia facciata. Ai lati Berchet aggiunse due torrette, articolate su tre livelli. Tutta la facciata è sovrastata da merli, assenti prima della ricostruzione. Molte delle decorazioni (patere, sculture, cornici) impiegate nel restauro sono materiali di recupero o falsi scultorei realizzati ispirandosi all'architettura bizantina.

Le stanze dell'edificio si affacciano su una corte centrale recante al piano terra un porticato.

Persone legate al Fontego dei Turchi[modifica | modifica sorgente]

Museo civico di storia naturale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Museo civico di storia naturale (Venezia).

Tale museo nacque dalla volontà di raccogliere varie collezioni naturalistiche site nella città lagunare, in precedenza di differenti proprietà tra le quali si citano il Museo Correr,l'Istituito di Scienze, Lettere ed Arti e il conte Alessandro Pericle Ninni. Il museo nacque per iniziativa di Silvio Coen. Le collezioni più notevoli sono la collezione entomologica Giordani Soika (presente dal 1983), la raccolta naturalistica Bisacco Palazzi (presente dal 1986), la collezione malacologica Cesari (presente dal 1993), la collezione ornitologica Perale, la collezione Ligabue, recante tra gli altri reperti fossili.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Brusegan, op. cit., p. 161.
  2. ^ Brusegan, op. cit., p. 162.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Marcello Brusegan. La grande guida dei monumenti di Venezia. Roma, Newton & Compton, 2005. ISBN 88-541-0475-2.
  • Guida d'Italia – Venezia. 3a ed. Milano, Touring Editore, 2007. ISBN 978-88-365-4347-2.
  • Marcello Brusegan, I Palazzi di Venezia, Roma, Newton & Compton, 2007, pp. 160-162, ISBN 978-88-541-0820-2.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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