Fontana del Tritone

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Coordinate: 41°54′13″N 12°29′18″E / 41.903611°N 12.488333°E41.903611; 12.488333

Fontana del Tritone
Fontana del Tritone – particolare
Fontana del Tritone dopo il restauro del 2013

La fontana del Tritone si trova a Roma in piazza Barberini. È opera di Gian Lorenzo Bernini, a cui fu commissionata dal papa Urbano VIII Barberini, nell'ambito dei lavori complessivi di sistemazione del palazzo che il pontefice si era fatto costruire nel 1625 e della piazza su cui questo si affacciava.

Storia e descrizione[modifica | modifica sorgente]

La realizzazione, nel 1610, del nuovo acquedotto dell’”Acqua Paola” non aveva fatto passare in secondo piano i due costruiti qualche anno prima (l’”Acqua Vergine” nel 1570 e l’“Acqua Felice” nel 1587), e la possibilità di erigere altre fontane sulle loro diramazioni che intanto venivano costruite per una distribuzione idrica più capillare sull’intera città. Approfittando del fatto che un ramo secondario dell’“Acqua Felice” era stato fatto passare nelle immediate vicinanze, nel 1642 il pontefice pensò di sfruttarlo per una fontana che, oltre al decoro della piazza antistante il suo palazzo, servisse anche di pubblica utilità.

La fontana fu realizzata tra il 1642 e il 1643, in contemporanea con la conclusione dei lavori di edificazione del palazzo.

Costruita interamente in travertino, rappresenta un Tritone – figura mitologica legata all’acqua -, dal tronco possente e le gambe coperte di squame, inginocchiato su una grande conchiglia bivalve aperta, sorretta da quattro delfini, nell'atto di soffiare in una conchiglia, da cui zampilla l'acqua che, sgocciolando dalle scanalature della conchiglia, si raccoglie in un ampio cerchio (soggetto alle mutazioni del vento) in una vasca bassa (che consente dunque un’ampia visione dell'acqua e dell'insieme) dai contorni marcatamente mistilinei. I delfini hanno le bocche aperte a pelo d’acqua ed i corpi sollevati, con le code che si incrociano a formare una sorta di piedistallo su cui poggia la conchiglia. Tra le code sono sistemate le chiavi e lo stemma pontificio, con le api araldiche dei Barberini.

Secondo la mitologia, il Tritone soffia in una conchiglia per agitare le onde e provocare una tempesta, oppure per ottenere un suono dolce in grado di calmare il mare.

La copia della fontana del Tritone, a Norimberga

Al di là della perfezione tecnica, dell’armonia compositiva e del gusto artistico, che fanno della fontana del Tritone una delle più belle e più visitate di Roma[1], e pur riconoscendo che l’autore si è certamente ispirato a lavori anche di altri noti “fontanieri”, una caratteristica innovativa dell’opera, che il Bernini utilizzò per la prima volta, e poi sfruttò di nuovo in seguito con successo nonostante le molte critiche, fu la base cava del gruppo scultoreo principale. Contrariamente a quanto sempre realizzato fino ad allora, il gruppo centrale non poggiava infatti su un balaustro o un pilastro centrale, ma su una struttura (nello specifico, le code dei delfini) che lasciava un vuoto al centro.

Le colonnine e le inferriate che circondano la fontana, creando una stretta zona di rispetto, risalgono al XIX secolo, quando la piazza iniziava ad essere soggetta ad un intenso traffico.

Era anche nota come "fontana del Tritone sonante" a causa del sibilo emesso dall'altissimo zampillo che un tempo fuoriusciva dalla conchiglia.

L’area intorno alla fontana era, fino a tutto il XVIII secolo, tristemente nota per essere il punto di esposizione e poi di partenza della carretta che attraversava Roma trasportando quei cadaveri di sconosciuti che venivano ritrovati nelle campagne intorno alla città, nella speranza che, nel tragitto, qualcuno potesse identificare il defunto[2]. Ma era anche il luogo di partenza della processione del “Trionfo delle Fragole”, la festa di stile “campagnolo” che veniva celebrata il 13 giugno[3].

Interventi di restauro[modifica | modifica sorgente]

La fontana è stata sottoposta a diversi interventi di conservazione e restauro, gli ultimi dei quali risalenti al 1987-1988, seguiti da quello del 1990, poi nel 1991-1992 e nel 1998. Particolarmente curioso l’effetto del restauro del 1932: dopo aver tolto i circa 12 cm. di incrostazioni che il tempo aveva depositato sulla fontana, questa apparve talmente diversa da com'era prima dell'intervento che fu scatenata una campagna di stampa in favore del ripristino della fontana originale che, si sosteneva, doveva essere stata sostituita con una copia[4].

Il restauro più recente si è concluso nel novembre 2013. Il restauro, nel dettaglio, prevedeva la disinfezione della superficie e la rimozione delle particelle biologiche e calcare. L'intervento ha eliminato gran parte delle macchie e del muschio, riportando il travertino alla sua coloritura originale. La totale abrasione dei segni del tempo sul travertino ha generato polemiche sulla correttezza metodologica dell'intervento.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ A Norimberga, nella Maxplatz, esiste una copia della fontana del Tritone, anche se di valore artistico decisamente inferiore: la “Tritonbrunnen”.
  2. ^ S. Delli, Le fontane di Roma, pag. 113
  3. ^ ibidem
  4. ^ ibidem

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Sergio Delli, Le fontane di Roma, Schwarz & Meyer Ed., Roma, 1985

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