Fontana del Nettuno (Firenze)

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Coordinate: 43°46′10.4″N 11°15′21.35″E / 43.769556°N 11.255931°E43.769556; 11.255931

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Fontana del Nettuno
Il vandalismo del 2005

La fontana del Nettuno di Firenze (detta anche di Piazza o del Biancone) è situata in piazza della Signoria, in prossimità dell'angolo nord-ovest di Palazzo Vecchio.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1559 Cosimo I de' Medici bandì un concorso per creare la prima fontana pubblica di Firenze, al quale parteciparono i più importanti scultori fiorentini dell'epoca: Benvenuto Cellini, Baccio Bandinelli, Vincenzo Danti, Bartolomeo Ammannati e il Giambologna. Venne scelto il Nettuno dell'Ammannati perché giudicato più significativo nell'esaltare i gloriosi traguardi marinari raggiunti in quei decenni dal Granducato di Toscana, con la presa di Pisa, la progettazione di Livorno e la fondazione dell'Ordine di Santo Stefano deputato a combattere i turchi nel Mediterraneo per la sicurezza dei traffici di persone e merci.

Il punto scelto era l'angolo di Palazzo Vecchio, che era il punto focale delle due ali di piazza della Signoria, incrociate ad angolo retto e fino ad allora disgregate in due aree separate.

Per far arrivare l'acqua alla fontana venne appositamente costruito un ingegnoso acquedotto, che dalla fonte alla Ginevra, presso la porta San Giorgio in Oltrarno, scendeva a valle attraversando poi il fiume sul ponte di Rubaconte (oggi Ponte alle Grazie), arrivava in piazza Peruzzi e scorreva verso piazza della Signoria in Borgo dei Greci.

L'apparato scultoreo venne eseguito tra il 1560 e il 1565: l'Ammannati, che aveva avuto uno studio provvisorio sotto la loggia della Signoria, sfruttò anche i disegni di Baccio Bandinelli, nel frattempo morto nel 1560. Fu inaugurata in occasione delle nozze tra Francesco I de' Medici e la granduchessa Giovanna d'Austria il 10 dicembre 1565. La vasca venne completata nel 1575.

La fontana ha subito numerosi danni nei secoli. Fu usata come lavatoio nel XVI secolo e fu oggetto di vandalismi il 25 gennaio 1580. Nel 1592 fu apposta la ringhiera di protezione.

Una targa sulla parete di Palazzo Vecchio datata 1720 vieta di "fare sporchezze di sorta alcuna, lavare in essa calamai, panni o altro né buttarvi legnami o altre sporcizie".

Durante il Carnevale del 1830 fu clamorosamente rubata la statua di un satiro del Giambologna; il furto fu operato da un gruppo di buffoni che, dopo aver a lungo ballato attorno alla fontana, avevano mascherato la statua come uno di loro portandola via, probabilmente all'estero; da allora se ne sono perse le tracce. Danneggiata dai bombardamenti dei Borboni nel 1848, fu infine deturpata il 4 agosto 2005, quando un vandalo vi si arrampicò a tarda notte, cadendo rovinosamente dopo aver tentato di aggrapparsi alla mano destra col bastone, che si staccò scheggiando anche la vasca sottostante; per il restauro si dovette attendere le condizioni climatiche favorevoli e fu concluso solo nella primavera del 2006.

Profilo artistico[modifica | modifica sorgente]

I bronzi di Giambologna

La figura di Nettuno, realizzata in candido marmo di Carrara e che riprende i tratti di Cosimo I de' Medici, era un'allusione al dominio marittimo di Firenze; essa si erge su un piedistallo decorato con le statue di Scilla e Cariddi al centro della vasca ottagonale.

Benché la statua non fosse particolarmente apprezzata (si racconta come i fiorentini accorsi all'inaugurazione notturna della statua allo scoprire dell'opera notassero più il candore della statua che la sua bellezza, da cui il nome di "Biancone" e coniarono il motto "Ammannato, Ammannato, quanto marmo t'hai sciupato!"[1]) i lavori proseguirono nei dieci anni successivi, con l'aiuto dei migliori scultori della città per il bordo della vasca. Ai piedi del Nettuno stanno tre tritoni intenti a suonare delle tibie che zampillano acqua.

La vasca è ottagonale e contiene i quattro cavalli del cocchio di Nettuno (due in marmo bianco e due in mischio rosato), le cui ruote sono ruote celesti coi segni zodiacali, simboleggianti il trascorrere del tempo.

Agli angoli della vasca sono presenti i gruppi di divinità marine (Teti, Doride, Oceano e Nereo), ciascuna delle quali ha ai piedi un corteo di ninfe, satiri e fauni in bronzo realizzati da Giambologna, capolavori delle sofisticate elaborazioni del manierismo fiorentino. Una delle statue presso l'angolo del palazzo, quella che guarda verso la parete, fu rifatta nel 1831 a Milano da Francesco Pozzi, dopo il clamoroso furto del carnevale dell'anno precedente.

Altre immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Guida artistica di Firenze

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Luciano Artusi, Tante le acque che scorrevano a Firenze, itinarario tra i giochi d'acqua delle decorative fontane fiorentine, Semper, Firenze 2005.

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