Fiumi d'Italia

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I fiumi italiani rispetto a quelli delle altre regioni europee, sono assai più brevi perché l'Italia è una penisola lungo la quale si eleva la catena degli Appennini che divide le acque in due versanti opposti.

In compenso sono numerosi: ciò è dovuto alla relativa abbondanza delle piogge di cui fruisce l'Italia in generale e alla presenza della catena alpina nella parte nord del paese, ricca di nevai e di ghiacciai.

La loro importanza (portata, lunghezza, ecc.) dipende naturalmente anche dai caratteri del suolo, cioè più precisamente dalla sua ripidità e dalla sua maggiore o minore permeabilità.

Il fiume italiano più lungo è il Po, che scorre per 652 km lungo la Pianura padana, mentre il più corto è l'Aril, immissario del Lago di Garda in provincia di Verona, che ha una lunghezza di 175 metri.

Caratteristiche dei fiumi italiani[modifica | modifica sorgente]

Si possono fare le seguenti considerazioni:

  • I fiumi più larghi e di maggiore portata appartengono alla regione alpina data la disposizione e l'elevatezza del rilievo.
  • Lungo la penisola, invece, data la disposizione della catena appenninica e il diverso declivio dei due versanti, i corsi d'acqua sui versanti adriatico e ionico percorrono brevi valli trasversali e, tranne il Reno, non superano mai i 200 km in lunghezza, mentre una decina appena supera i 100 km; sul versante tirrenico invece, sono mediamente più lunghi perché i contrafforti appenninici e la fascia sub-appenninica sono più ampi.
  • I fiumi che si versano nel Tirreno sono più lunghi anche perché per il primo tratto, seguono valli longitudinali (valli appenniniche) e corrono poi trasversali rispetto all'asse della catena, nella zona sub-appenninica.
  • Data la collocazione delle sorgenti e il regime della piovosità locale, i fiumi d'Italia si dividono in:
    • fiumi alpini: di origine glaciale, soggetti a piene nella stagione primaverile ed estiva. I laghi che frequentemente occupano le parti più depresse delle valli alpine servono a smorzare l'impeto dei fiumi e a chiarificare le loro acque torbide. Infatti, data la rapidità delle valli da cui i fiumi scendono, notevole è la velocità delle loro acque e sensibile la loro attività di erosione e di trasporto di detriti rocciosi. La decantazione è appunto il processo, per cui questo materiale viene abbandonato nei laghi di cui tali fiumi sono immissari.
    • fiumi appenninici: soggetti a piene improvvise primaverili e autunnali di contro a magre estive piuttosto accentuate nell'Appennino Settentrionale, quasi assolute in quello meridionale, fatta eccezione per alcuni corsi d'acqua (Aterno-Pescara, Sele, Volturno, Liri-Garigliano, per limitarsi a quelli che sfociano direttamente in mare, cui s'aggiungono Velino, Nera, Aniene tutti nel bacino del Tevere, ecc.) che sono alimentati da grosse sorgenti carsiche che scaturiscono al margine di zone caratterizzate da rocce permeabili fessurate. Mancano infatti sull'Appennino nevai e ghiacciai (l'unico ghiacciaio, seppur esiguo, è quello del Calderone, sul versante settentrionale del Corno Grande, nel massiccio del Gran Sasso, in Abruzzo); non sempre poi l'acqua piovana si raccoglie in alvei fluviali costituiti da terreno impermeabile, tale cioè da permettere una discreta media portata annua.

Elenco dei fiumi d'Italia per lunghezza[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lista di fiumi d'Italia.
Fiumi d'Italia sopra i 100 km di lunghezza
Fiume Km Regioni attraversate
Po 652 Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto
Adige 410 Trentino-Alto Adige, Veneto
Tevere 405 Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio
Adda 313 Lombardia
Oglio 280 Lombardia
Tanaro 276 Piemonte, Liguria
Ticino[1] 248 Svizzera, Piemonte, Lombardia
Arno 241 Toscana
Piave 220 Veneto
10º Reno 210 Toscana, Emilia-Romagna
11º Sarca-Mincio 194 Trentino-Alto Adige, Veneto, Lombardia
12º Volturno 175 Molise, Campania
13º Brenta 174 Trentino-Alto Adige, Veneto
14º Secchia 172 Emilia-Romagna, Lombardia
15º Ofanto 170 Campania, Basilicata, Puglia
16º Tagliamento 170 Friuli-Venezia-Giulia, Veneto
17º Ombrone 161 Toscana
18º Chiese 160 Trentino-Alto Adige, Lombardia
19º Dora Baltea 160 Valle d'Aosta, Piemonte
20º Liri-Garigliano 158 Abruzzo, Lazio, Campania
21º Bormida 154 Liguria, Piemonte
22º Tirso 153 Sardegna
23º Basento 149 Basilicata
24º Panaro 148 Emilia-Romagna
25º Tartaro-Canalbianco-Po di Levante 147 Veneto, Lombardia
26º Aterno-Pescara 145 Abruzzo
27º Imera Meridionale o Salso 144 Sicilia
28º Agogna 140 Piemonte, Lombardia
29º Sesia 138 Piemonte, Lombardia
30º Agri 136 Basilicata
31º Olona 131 Lombardia
32º Lambro 130 Lombardia
33º Flumendosa 127 Sardegna
34º Savio 126 Emilia-Romagna
35º Dora Riparia 125 Piemonte
36º Taro 125 Emilia-Romagna
37º Serio 124 Lombardia
38º Rio Mannu-Coghinas 123 Sardegna
39º Sangro 122 Abruzzo
40º Metauro[2] 121 Marche
41º Bradano 120 Basilicata, Puglia
42º Bacchiglione 118 Veneto
43º Nera 116 Marche, Umbria
44º Tronto 115 Marche, Abruzzo
45º Trebbia 115 Liguria, Emilia-Romagna
46º Simeto 113 Sicilia
47º Livenza 112 Friuli-Venezia Giulia, Veneto
48º Stura di Demonte 111 Piemonte
49º Serchio 111 Toscana
50º Fortore 110 Campania, Molise, Puglia
51º Trigno 107 Abruzzo, Molise
52º Calore Irpino 108 Campania
53º Belice 107 Sicilia
54º Cervaro 105 Puglia
55º Noce 105 Trentino-Alto Adige
56º Platani 103 Sicilia
57º Orco 100 Piemonte
58º Belbo 100 Piemonte


Elenco dei fiumi italiani per portata[modifica | modifica sorgente]

Maggiori fiumi italiani
Fiume /s
Po 1.540
Ticino 350
Tevere 239
Adige 235
Adda 187
Isonzo 170
Oglio 137
Piave 125
Liri-Garigliano 120
Tanaro 116
Arno 110
Dora Baltea 110
Nera 108
Reno 95
Brenta 93
Livenza 85
Volturno 82
Isarco 78
Sesia 70,4[3]
Tagliamento 70
Toce 70
Sele 69
Mincio 60
Velino 60
Rienza 60
Aterno-Pescara 57
Sile 55
Stura di Demonte 47
Serchio 46
Secchia 42
Bormida 40
Magra 40
Trebbia 40
Agogna 40
Panaro 36
Crati 36
Aniene 35
Fella 35
Stura di Lanzo 32
Ombrone Grossetano 32
Calore Irpino 31
Bacchiglione 30
Brembo 30
Calore Lucano 30
Taro 30
Dora Riparia 26
Simeto 25
Rapido o Gari 25
Orco 24[3]
Serio 23
Cervo 22[3]
Metauro 21
Cordevole 21
Chiascio 20
Tanagro 20
Esino 18
Santerno 16
Idice 16
Olona 15
Lambro 12
Mella 11

I fiumi del versante adriatico[modifica | modifica sorgente]

Sfociano nel Mar Adriatico:

  1. il Po, è il più importante fiume d'Italia. È ricco di affluenti che discendono in parte dal versante meridionale della Catena alpina e in parte dal versante emiliano della Catena Appenninica.
  2. i fiumi defluenti dalle Alpi Orientali direttamente nell'Adriatico e alcuni altri che, con i primi, costituiscono il cosiddetto sistema idrografico padano-veneto, di gran lunga il più importante d'Italia.
  3. I fiumi che scendono dal versante orientale della Catena Appenninica nella zona di penisola compresa tra la Romagna e la Puglie.

Il Po[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Po.

Il Po nasce dal Monviso, in Piemonte, e sfocia nell'Adriatico tra le province di Rovigo (Veneto) e di Ferrara (Emilia-Romagna), dopo aver percorso circa 652 km e drenato un bacino di quasi 75 000 km², con portate medie annue dell'ordine di 1 540 m³/s. Tale valore, rispetto a quello dei maggiori fiumi europei, tutti più lunghi del Po, è inferiore, per esempio, rispetto al Volga, la cui portata è circa 6 volte quella del Po, al Danubio (4 volte), al Reno e al Rodano (1,5 volte), e maggiore di quello dell'Elba, dell'Oder, della Senna e della Garonna (circa il doppio), del Tago, del Duero e dell'Ebro (circa il triplo), della Loira e la Mosa (4 volte tanto). Tra i fiumi la cui portata è pressoché uguale figurano la Vistola, la Pečora e la Dvina Settentrionale.

In effetti il Po, a fronte di un percorso relativamente breve su scala continentale, drena un bacino relativamente vasto e, soprattutto, impostato su territori montani relativamente elevati con presenza anche di cospicui ghiacciai che ne assicurano una buona alimentazione estiva (la parte delle Alpi, di cui drena almeno metà del versante mediterraneo; molto più marginalmente l'Appennino settentrionale che offre il suo tributo prevalente con le piogge autunnali e primaverili). In ragione di ciò l'afflusso da sinistra è più regolare, mentre quello di destra varia su base stagionale; il corso medio-inferiore del Po è protetto da dighe e argini, talora in duplice e triplice ordine, al fine di preservare da inondazioni le campagne circostanti.

Fra i fiumi d'Italia che sfociano direttamente in mare è quello che ha il rapporto fra superficie di bacino e lunghezza maggiore, pari a 115 km²/km, ovvero due volte e mezza quanto il Tevere, che in tale classifica lo segue immediatamente; terzo è l'Arno, meno di un terzo del valore del Po; solo il Sele, peraltro assai più corto degli altri, ha un rapporto di oltre 31 km²/km.

Il Po ha una larghezza massima di un chilometro e una profondità media tra i due e i quattro metri tra Saluzzo fino alla confluenza con il Ticino; da lì alla foce raggiunge anche i 9-10 metri di profondità. A 35 km circa dal mare Adriatico si stacca il primo ramo del suo delta, il Po di Volano; a seguire vengono gli altri cinque grandi canali in cui il delta si sviluppa, il Po di Maestra, il Po di Pila, il Po di Tolle, il Po di Gnocca e il Po di Goro. Quest'ultimo segna il confine effettivo tra Veneto ed Emilia-Romagna.

Il fiume convoglia grandi quantità di sabbia per erosione; ciò porta alla formazione di banchi e isole instabili, visibili nel delta, e che furono all'origine della pianura padana (un esempio simile si ha poco distante con Ravenna, il cui centro storico si trovava in antichità sul mare e oggi, per via dei detriti trasportati nell'Adriatico dai fiumi romagnoli Montone e Ronco, si trova a circa 8 km nell'entroterra)). A causa di questi fenomeni sabbiosi la navigazione fluviale è fortemente limitata; in effetti il Po è percorribile da imbarcazioni di media grandezza solo tra l'inizio della foce fino all'altezza di Pavia.

Il rapporto tra portate massime e minime assolute è di circa 60 (i picchi furono circa 13 000 m³/s durante l'alluvione del Polesine 214 m³/s durante l'estate del 2003), che caratterizzano il Po come fiume a regime quasi torrentizio: in Italia vi sono fiumi la cui portata è più regolare, quali per esempio il Nera, principale affluente del Tevere, il cui analogo rapporto è di circa 20, il Velino, circa 5, il Mincio, affluente del Po stesso, circa 4 volte.

Il tratto finale del Po scorre in argini pensili, vale a dire che il letto si trova a una quota più elevata rispetto alla pianura circostante; questo ha portato spesso a fenomeni di esondazione del fiume in occasione di piogge di eccezionale portata, tra cui si cita l'alluvione che avvenne in Polesine nel novembre del 1951.

I fiumi del Triveneto[modifica | modifica sorgente]

Attraverso il prolungamento veneto della Pianura Padana scorrono (in senso orario):

  • il Tartaro-Canalbianco-Po di Levante, il cui bacino di scolo è di importanza fondamentale per la bonifica idraulica delle Valli Grandi Veronesi, di parte della bassa mantovana e dell'alto e medio Polesine. Nasce da numerose risorgive in provincia di Verona e gran parte del suo tratto è stato modificato sia per motivi di riassesto idrologico sia per motivi di navigazione.
  • l'Adige, lungo circa 410 km, è il secondo fiume d'Italia per lunghezza, ma il terzo per superficie di bacino (12.200 km²). Nasce presso il Passo di Resia. Lungo il suo corso tocca Merano (Val Venosta) e, poco dopo, Bolzano, accoglie le acque dell'Isarco (che ne più che raddoppia la portata), che nasce dal Passo del Brennero e che a sua volta riceve, a Bressanone, la Rienza, la quale, drenando una delle sezioni più elevate e ricche d'acqua delle Alpi, gli versa oltre i 4/5 della portata. Poco prima di Trento confluiscono nell'Adige: sulla destra, il fiume Noce, che percorre al Val di Sole e la Val di Non; sulla sinistra, il fiume Avisio, che nasce dalla Marmolada. Dopo Trento, l'Adige taglia la Val Lagarina, bagna Verona e nell'ultimo tratto scorre paralleno al Po fino alla foce nei pressi di Chioggia. Ha un regime prevalentemente alpino con magre invernali, piene primaverili ed autunnali e morbide assai cospicue in estate, soprattutto in conseguenza del forte tributo della Rienza, attraverso l'Isarco.
  • il Brenta nasce nell'alta Val Sugana dai laghetti di Caldonazzo e di Levico. Scorre in una valle nella maggior parte profonda e stretta (Canale di Brenta), ricevendo il tributo del fiume Cismòn (che scende dal Passo Rolle, drena il Cimon della Pala, le Pale di San Martino e ne raddoppia la portata); scorre tra il Grappa e l'Altopiano di Asiago, ricevendo anche il forte tributo idrico (12 m³/s) dal fiume Oliero, fino a Bassano; di qui scende fin presso Padova e, dopo aver ricevuto il Bacchiglione, si dirige verso il mar Adriatico dove sfocia, a pochi chilometri da Chioggia. le sue portate nel basso corso sono copiose e superiori anche a quelle di fiumi più lunghi, come il Tagliamento, soprattutto per merito del tributo regolare del Bacchiglione (in pratica un fiume di risorgiva) e delle altre risorgive carsiche che emunge al piede dell'Altopiano di Asiago (o dei Sette Comuni).
  • il Sile, tipico fiume di risorgiva (come il Dese, lo Zero, lo Stella, ecc.), sviluppa il suo tortuosissimo corso di 99 km completamente in pianura, fra la gigantesca risorgiva che lo origina presso le località di Casacorba, in provincia di Treviso(è la maggiore sorgente italiana, con una portata, pressoché costante, di circa 35 m³/s) e la foce nella Laguna di Venezia, in parte mescolando le proprie acque con quelle del Piave.
  • il Piave nasce dalle Alpi Carniche (Monte Peralba) in comune di Sappada (BL) e riceve le acque di alcuni torrenti che scendono dalle Dolomiti (Boite, Maè, Cordevole, Vajont, ecc.). Bagna Belluno e, dopo aver attraversato la pianura trevigiana si getta nel mar Adriatico. Mentre un tempo sfociava nell'antico porto di Jesolo, al margine orientale della laguna veneta, attualmente la sua foce (porto di Cortellazzo) è stata spostata di una decina di chilometri più ad oriente, in seguito all'accumularsi di detriti trasportati dalle sue acque. Il suo bacino imbrifero è relativamente piccolo (con 4.100 km² è solo il 14º per grandezza in Italia) in rapporto alla lunghezza che ne fa il 9º fiume italiano. Le portate medie alla foce sono di oltre 100 m³/s ma con regime molto irregolare con piene imponenti (anche 5.000 m³/s) e minimi inferiori a quelli di fiumi veneti assai più brevi, quali Brenta e Livenza.
  • la Livenza nasce nelle vicinanze di Polcenigo, in provincia di Pordenone, da due grosse risorgive carsiche (Il Gorgazzo e La Santissima), poste al piede delle prealpi Carniche (monti del Consiglio). Dopo un corso molto sinuoso in una pianura ricca d'acqua, si getta nell'Adriatico (nella piccola laguna di Santa Margherita) presso Càorle con portate minime che non scendono mai sotto i 30 m³/s. Fra i suoi affluenti merita menzione il sistema Cellina-Meduna, a carattere eminentemente torrentizio, con piene che possono superare addirittura i 4.000 m³/s.
  • il Tagliamento nasce nelle Alpi Carniche. Scorre dapprima rapido in una valle dirupata e poi nella conca di Tolmezzo riceve le acque provenienti dal passo di Monte Croce e dal Canel del Ferro il (torrente Fella); il letto del Tagliamento, per quasi tutto il tratto successivo è larghissimo (anche 3 km), poiché si divide in vari rami separati fra di loro da isole ghiaiose, sommerse solo nel tempo delle piene, che sono assolutamente rovinose con portate che possono raggiungere anche i 4.000 m³/s come nel novembre 1966.
  • l'Isonzo nasce dalle Alpi Giulie in Slovenia, passa presso Gorizia e sbocca a Punta Sdobba, presso Monfalcone. Dapprima percorre una valle selvaggia e boscosa, la quale si allarga dopo Caporetto, per restringersi nuovamente nel tratto che conduce a Gorizia, ai bordi del corso. Da sinistra (Alpi Giulie) riceve il Vipacco e da destra il Torre (che a sua volta riceve le acque dello Iudrio alimentato anche dal fiume Versa) con il sub-affluente Natisone e, nei pressi di Gorizia, il torrente Piumizza e il torrente Groina. Ha regime sì torrentizio, ma le portate minime non scendono mai sotto i 50 m³/s (ciò grazie all'alimentazione carsica anche subalvea che ne caratterizza il suo alto bacino, peraltro anche soggetto ad elevatissima piovosità) mentre le massime possono superare anche i 4.000 m³/s; le portate medie (170 m³/s) sono superiori a quelle di qualsiasi altro fiume veneto, friulano o tridentino, escluso l'Adige e ne fanno uno dei fiumi più ricchi d'acqua della Penisola.
  • il Timavo, dal corso apparentemente brevissimo (circa 90 km), nasce in Slovenia sulle pendici del Monte Nevoso. Presso le Grotte di San Canziano (sempre in Slovenia) il corso del fiume scompare sotto terra, per riaffiorare come risorgiva al confine tra le province di Trieste e ((Gorizia)), in località San Giovanni di Duino; qui poi procede verso il mare per l'ultimissimo tratto; La risorgiva è considerata una delle maggiori risorgive italiane (18 m³/s di portata minima).

I fiumi del versante orientale degli Appennini[modifica | modifica sorgente]

I fiumi, che dal versante orientale dell'Appennino scendono all'Adriatico, sono in genere brevi e tranne il Reno nessuno supera i 200 km di corso. In genere sono anche scarsi d'acqua nella stagione estiva (ad eccezione solo dell'Aterno-Pescara che è l'unico fiume a sud del Po ad avere portate minime estive alla foce superiori a 10 m³/s), ma soggetti a piene violente in primavera e in autunno. Scorrono inoltre per la maggior parte paralleli tra di loro con andamento delle valli perpendicolare alla costa (sempre ad eccezione del Reno e lo stesso Aterno-Pescara che disegnano infatti una sorta di 'L').

I principali sono:

  • il Reno che nasce dal massiccio de Le Lari (Appennino Pistoiese) e sfocia nell'Adriatico tra Ravenna e le Valli di Comacchio. Un tempo si congiungeva con il Po; attualmente, a metà circa del suo corso, devia verso sud-est e si dirige verso il mare scorrendo nell'antico alveo del Po di Primaro e raccogliendo le acque dell'Idice, del Sillaro, del Santerno e del Senio. È di gran lunga il maggiore per lunghezza (212 km), superficie di bacino (5.040 km²) e portata media annua (95 m³/s alla foce) dei fiumi che sversano in Adriatico a sud del Po, anche se in estate la sua portata alla foce si riduce drasticamente ben al di sotto dei 10 m³/s.
  • il Lamone che nasce dalla Colla di Casaglia, sull'Alpe di San Benedetto e termina il suo corso in una cassa di colmata presso Ravenna che lo mette poi in comunicazione col mare Adriatico presso Marina Romea, nella Pineta di San Vitale;
  • il Fiumi Uniti, si forma nei pressi della periferia di Ravenna dalla confluenza dei fiumi Ronco e Montone che scendono dall'Appennino Romagnolo: rispettivamente il primo dal Passo del Muraglione ed il secondo dall'unione, a sua volta, del Rabbi, che scende dall'Alpe di San Benedetto, e del Bidente che sua volta si forma da tre rami distinti (di cui uno proviene dal Monte Falterona) presso Santa Sofia.
  • il Savio, che nasce da vari rami presso il Monte Fumaiolo, e che dopo un corso lungo 126 km (risultando così il fiume più lungo della Romagna) sfocia nell'Adriatico presso Lido di Classe.
  • il Marecchia nasce dal Monte Fumaiolo e sfocia a Rimini, dove il fiume è incanalato e forma il porto della città stessa.
  • il Metauro, fiume principale della regione Marche, è alimentato dai torrenti Meta e Auro, i quali scendono dalla Bocca Trabaria e dalla Bocca Serriola e soprattutto il suo affluente Candigliano. All'altezza di Calcinelli e Cerbara (Piagge) forma il canale Albani, che rifornisce d'acqua la città di Fano, città dove esso sfocia.
  • il Cesano, fiume che segna lo storico confine tra le province di Pesaro e Urbino e Ancona, che nasce sul Monte Catria e sfocia a Senigallia.
  • l'Esino nasce dall'appennino Umbro-marchigiano e, dopo un percorso di 93 km, sfocia poco a nord di Ancona. Fra tutti i fiumi marchigiani è sicuramente quello col regime idrografico più regolare con portata media di 18 m³/s e con minime non inferiori ai 5/6 m³/s. Il suo principale affluente, il Sentino è il fiume che nel corso dei secoli ha formato tramite la sua erosione le famose grotte di Frasassi; altri affluenti degni di nota sono il Fiume Giano, il torrente Esinante, il torrente Granita e il torrente Triponzo.
  • Il Potenza nasce nel Comune di Fiuminata dal Monte Vermenone e dopo un percorso di 95 km, sfocia a Porto Recanati.
  • il Chienti nasce nell'appennino Umbro-Marchigiano e sfocia in mare presso Civitanova Marche dopo aver bagnato le cittadine di Camerino, Tolentino e Macerata. La sua valle è percorsa dalla superstrada Civitanova-Foligno denominata proprio della valdichienti.
  • Ete vivo, nasce al confine tra i comuni di Santa Vittoria in Matenano e Montelparo e nel suo percorso di circa 35 km sfocia in località Santa Maria a Mare di Porto San Giorgio.
  • il Tronto, 2º fiume delle Marche, nasce sui Monti della Laga e lungo il suo corso bagna Ascoli Piceno. Sfocia tra Porto d'Ascoli di San Benedetto del Tronto e Martinsicuro e costituisce il confine fra le regioni Marche ed Abruzzo. Tra gli affluenti ha il Torrente Castellano
  • il Vibrata
  • il torrente Salinello
  • il Tordino nasce da Monte Gorzano, la montagna più alta della catena dei Monti della Laga. Il suo affluente principale è il torrente Vezzola. I due fiumi cingono il centro storico di Teramo per poi incontrarsi subito a valle della città. Il Tordino è lungo circa 60 km
  • il fiume Vomano nasce dal Monte San Franco sito lungo la catena del Gran Sasso d'Italia. Il fiume Vomano sfocia nell'Adriatico tra le località costiere di Roseto degli Abruzzi e Scerne di Pineto. Affluenti di sinistra: torrente Cerreto, fosso Maiorano, fosso delle Monache, torrente delle Paludi, fosso Torrio; di destra: Rio Arno, fiume Mavone, torrente Rocchetta
  • il Piomba
  • il Saline che ha origine dall'unione dei fiumi Fino (affluente di sinistra) e Tavo (affluente di destra)
  • l'Aterno-Pescara, fiume principale d'Abruzzo, ha origine con il nome Aterno dal Monte Corno (Massiccio del Gran Sasso). Scorre prima tra selvagge montagne e poi nella piana ubertosa di L'Aquila fino alla conca di Sulmona; arriva con il nome di Pescara presso Chieti e sfocia nel mare là dove sorge la città di Pescara. Ha regime assai regolare e portata minima e media di gran lunga maggiore (18 m³/s) fra i fiumi che sfociano in Adriatico a sud del Po.
  • il Sangro, 2º fiume d'Abruzzo, nasce sui monti che circondano a sud la Conca Marsicana (Abruzzo) e scorre quasi sempre lungo una valle alpestre e ristretta (sotto Passo del Rionero), aprendosi solo un letto più ampio nel tratto medio ed inferiore.
  • il Biferno, principale fiume del Molise, nasce dai monti del Matese (Appennino Molisano) e sfocia presso Termoli nel Mare Adriatico.
  • il Fortore, formato da diversi rami che scendono dall'Appennino Sannita, separa il Molise dalla Puglia.
  • l'Ofanto, principale fiume della Puglia nasce nel nodo di monti dal quale hanno pure origine i fiumi Sele e Calore Irpino del versante tirrenico: . È il fiume più lungo che sfocia nell'Adriatico a Sud del Po ma ha regime spiccatamente torrentizio con acque abbastanza scarse e melmose e andamento serpeggiante nell'ultimo tratto. Separa il Tavoliere dall'altopiano delle Murge. Le sabbie trasportate da questo fiume e dagli altri corsi d'acqua che scorrono nella piana di Foggia, per opera del moto ondoso del manre, hanno costituito solidi cordoni di dune e dato origine a laghetti, che occupano un buon tratto delle coste del Golfo di Manfredonia. L'altopiano delle Murge, poiché è costituito da materiale calcareo permeabile, è scarso di acque; ciò è aggravato dalla scarsità delle piogge. L'acqua piovana infiltrandosi nel sottosuolo ha dato origine a fenomeni carsici di notevole portata (Grotte di Castellana).

I fiumi del versante ionico[modifica | modifica sorgente]

Sfociano nel Mar Ionio vanno soggetti ad impetuose piene invernali, aggravate dal fatto che l'Appennino Lucano, da cui discendono, è scarsamente coperto di vegetazione. Data la rilevante quantità di detriti trasportati in tali periodi e la scarsa pendenza d'una gran parte del loro corso, questi fiumi finiscono per diventare acquitrinosi creando zone malsane.

Tra questi fiumi si ricordano:

I fiumi del versante ligure-tirrenico[modifica | modifica sorgente]

Sono generalmente caratterizzati da un regime torrentizio con accentuatissime magre estive (per i fiumi calabresi avvengono addirittura vere e proprie secche); questo regime interessa anche corsi d'acqua lunghi e importanti come l'Arno e l'Ombrone Grossetano, che in estate presso le foci scaricano valori modestissimi di portata rispettivamente di 6 e 2 m³/s. A questo regime sfuggono invece alcuni corsi d'acqua dell'Italia centro-meridionale come il Tevere con alcuni suoi affluenti e sub affluenti come il Nera, il Velino e l'Aniene; il Liri-Garigliano, il Volturno, il Sele con il suo affluente Tanagro e pochi altri, in quanto alimentati da grosse sorgenti carsiche talvolta subalvee che scaturiscono ai piedi di massicci calcarei che caratterizzano ad esempio la Sabina, il Matese, il Cilento, ecc.; sfuggono alla regola (anche se solo in parte) i fiumi Magra e Serchio, non tanto per l'alimentazione carsica (che ha molta meno importanza rispetto ai fiumi del centro-sud), ma per la collocazione dei loro bacini (specie quello del Serchio), su territori montani ad elevatissima piovosità anche nel periordo estivo (Alpi Apuane, Appennino Tosco-Emiliano) in quanto soggetti l'influenza del Mar Tirreno da ovest, fornitore di forti correnti umide. I fiumi tirrenici sono quelli con il corso più lungo e i bacini più estesi del centro Italia, (anche rispetto a quelli peninsulari del versante adriatico), ma nessuno di essi (Arno e Tevere a parte) supera i 200 km di corso, né vi s'avvicina. Solo tre di essi (Volturno, Ombrone Grossetano e Liri-Garigliano), superano i 150 km. L'Arno presenta un corso più lungo della media perché la prima parte di esso compie un giro quasi completo attorno al massiccio appenninico del Pratomagno prima di assumere la direzione prevalente est-ovest verso il mare. Il Tevere invece, ha un andamento prevalentemente longitudinale rispetto alla penisola e questo gli consente di drenare un bacino assai più vasto di tutti gli altri fiumi peninsulari, con tributi sia da destra (a carattere assolutamente torrentizio), sia da sinistra (a prevalente carattere carsico, quindi assai più regolare), il che gli fornisce una certa copiosità delle portate minime. Ancor più torrentizi sono i fiumi del versante ligure, a causa anche dell'estrema brevità del loro corso dovuta allo spartiacque molto prossimo alla costa. Anche in questo caso sono pochissime le eccezioni: il Roia (il cui corso di 59 km tuttavia si sviluppa per gran parte in territorio francese), la Magra (il maggiore fiume per portata media e minima sfociante in Liguria, che scorre però per gran parte in Toscana) e il Vara (principale affluente della Magra, che con quasi 60 km di corso è il fiume più lungo interamente ligure); questi ultimi inoltre sono gli unici corsi d'acqua della regione che non seccano in estate.

I principali fiumi del versante ligure-tirrenico sono:

L'Arno nel centro di Firenze
  • l'Arno che è, per estensione del suo bacino idrografico, il 5º dei fiumi d'Italia ed è lungo 241 km. Nasce dal Falterona, percorre la Valle del Casentino, risale quindi, tra il gruppo del Pratomagno e le colline del Chianti, verso Firenze. Prima di questa città confluisce in esso il Sieve, che dalla Futa scende lungo il Mugello. Dopo Firenze, sempre dalla destra, riceve le acque del Bisenzio; e dalla sinistra quelle dell'Elsa e dell'Era, ambedue defluenti delle Colline Metallifere. Bagna Pisa lungo il suo ultimo tratto. È un fiume che, a dispetto della sua lunghezza e soprattutto alla sua estensione di bacino, ha un regime estremamente torrentizio.
La valle percorsa dall'Arno viene divisa in tronchi così chiamati: Valdarno casentino, aretino, superiore, fiorentino, inferiore e pisano, a seconda della zona percorsa.
I versanti da cui scendono i suoi affluenti e le conche che si allagano lungo il suo corso sono ubertose, ricche di coltivazioni e di centri popolosi agricoli ed industriali.

Il suo corso si snoda lungo i territori di ben 4 regioni italiane: Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Lazio. Le sue acque, giallastre e limacciose, sono abbondanti tutto l'anno grazie al notevole apporto sorgivo fornito dal suo affluente Nera. Le piene del Tevere, data la notevole portata dei suoi numerosi affluenti, sono molto imponenti: si verificano di solito in autunno a causa delle precipitazioni, giungendo talvolta a livelli anche di 15 m di altezza presso Roma. La sua sorgente si trova in Emilia-Romagna ma il fiume entra quasi subito in Toscana per alcuni km. Entra poi in Umbria percorrendo la Valle Tiberina. Poco dopo Orvieto riceve le acque del fiume Paglia, che scende dal monte Amiata. Presso Orte, da sinistra, discende nel Tevere il Nera, che a sua volta ha ricevuto le acque del Velino alimentato da seconda maggiore sorgente carsica italiana (la prima è costituita dalla risorgiva del Fiume Sile, in Veneto), detta Sorgente del Peschiera che sgorga poco a valle di Antrodoco, in sinistra idraulica, quasi subalvea, con l'enorme portata minima di 25 m³/s; Il Velino, prima di gettarsi nel Nera, poco sopra l'importante centro di Terni, precipita dalla sua vallata con un balzo di 165 m, formando la Cascata delle Marmore. Il Nera fornisce i 2/3 della portata del Tevere e in estate non scende mai sotto i 50 m³/s, di cui almeno 30 sono dovuti al Velino. Prima di giungere a Roma, il Tevere riceve ancora da sinistra l'Aniene (o Teverone), le cui acque formano presso Tivoli una famosa cascata dell'altezza di 108 m. Dopo aver attraversato per circa una trentina di km la Campagna Romana, si divide in due bracci: uno (il vero alveo) sfocia a Ostia, l'altro a Fiumicino (ed è un canale artificiale); tra i due bracci è compresa l'Isola Sacra. Le bocche, come quelle dell'Arno, sono alquanto ostruite dalle sabbie, trasportate dal fiume.

  • il Liri-Garigliano, coi suoi 158 km ed un bacino imbrifero di 5.020 km², è uno dei principali fiumi del centro-sud e abbonda di acque in ogni stagione (la sua portata media alla foce è seconda solo a quella del Tevere, attestandosi ad oltre 120 m³/s); ha origine con il nome di Liri ad ovest della Conca Marsicana, donde viene alimentato attraverso un condotto sotterraneo. Deriva le sue acque da quelle del Liri e del Gari riunite insieme. Scorre dapprima in una valle ristretta, che prende il nome di Roveto; forma dopo Sora due belle cascate; dopo la confluenza col Sacco, che proviene dalle alture di Palestrina (Ciociaria), scorre in un'ampia conca tra l'appennino e l'antiappennino (Monti Ausoni e Monti Aurunci); quindi riceve le acque del Gari, che discende dalla valle di Cassino. Con il nome di Garigliano, il fiume si apre poi la via tra i Monti Aurunci ed il cono vulcanico di Roccamonfina, per sboccare nel Golfo di Gaeta.
  • il Volturno, lungo 175 km e con un bacino imbrifero di 5.455 km², è il maggiore fiume della Campania e del sud-Italia per lunghezza, superficie di bacino e portata.

Nasce presso il Passo di Rionero tra la Meta ed il Matese. Dopo aver ricevuto le acque del Calore Irpino, attraversa la valle vicina alle Localizzazione delle Forche Caudine e poi la piana di Capua prima di gettarsi nel Golfo di Gaeta.

  • il Sele nasce presso la sella di Conza. Parte delle acque della sua grande sorgente carsica (Caposele, con portate prossime ai 10 m³/s) alimentano l'Acquedotto Pugliese. Nel Sele confluiscono le acque del Tanagro, che scaturiscono dal Monte di Papa (Appennino Lucano); il Tanagro ha un corso più lungo del suo collettore, separa l'appennino Lucano dal massiccio del Cilento, scorrendo nel lungo solco pianeggiante detto Vallo di Diano. Il Sele sbocca nel mare del Golfo di Salerno, dopo aver attraversato una pianura costiera di origine alluvionale, molto ricca e popolata già dall'antichità (essa prende il nome dall'antica ed opulenta città di Pesto (Paestum), i ruderi della quale si possono vedere precorrendo in treno la linea ferroviaria Napoli-Reggio Calabria).

Seppur breve (appena una sessantina di km) il Sele è il 2º fiume del sud-Italia per volume d'acqua dopo il Volturno con quasi 70 m³/s di portata media annua.

  • l'Alento, il Mingardo, il Lambro e il Bussento brevissimi fiumi campani che nascono dal Cilento e sfociano nel Tirreno. Essi sono da citare più che altro per la loro portata, che è abbastanza consistente se messa in relazione ai modesti bacini di raccolta, e per alcune loro interessanti particolarità fisiche e naturalistiche. Il Bussento, in particolare, è degno di nota perché interessato da un importante fenomeno carsico che lo porta a sparire in un'imponente grotta nei pressi di Caselle in Pittari per poi riemergere, dopo un percorso sotterraneo di circa 5 km, da un'imponente parete rocciosa a picco nel comune di Morigerati.

Dal versante tirrenico calabro-lucano non scendono corsi d'acqua importanti ad esclusione del fiume Noce-Castrocucco proveniente dal Monte Sirino e soprattutto del Lao, 50 km, che raccoglie le copiose acque provenienti dal massiccio del Pollino e sfocia nel Tirreno presso Scalea risultando il maggior fiume della Calabria tirrenica per portata media alla foce; per il resto gli altri corsi d'acqua hanno regimi stagionali e sono spesso definite fiumare, mostrando le stesse caratteristiche di quelle lucane e, nei periodi in cui sono asciutte, servono anche come vie di comunicazione (mulattiere).

I fiumi insulari[modifica | modifica sorgente]

I fiumi siciliani[modifica | modifica sorgente]

In Sicilia i corsi d'acqua assomigliano più che altro a dei grossi torrenti piuttosto che a veri e propri fiumi, alcuni in un certo senso classificati come fiumare, tipiche della Calabria. Molta della loro acqua scorre spesso sotto la superficie ghiaiosa del loro letto. Tra i più importanti si ricordano:

  • L'Imera Meridionale o Salso, il fiume più lungo della Sicilia che si getta nel Mar Mediterraneo a Licata, dopo aver attraversato da nord a sud quasi tutta l'isola, discendendo dalle Madonie fino a Caltanissetta, tra montagne ricche di zolfo e salgemma. Nonostante l'ampiezza del suo bacino con appena 5 m³/s di portata presso la foce è un fiume poverissimo di acque.
  • il Simeto, che è il maggiore corso d'acqua della Sicilia per superficie di bacino imbrifero (4.186 km²) e portata d'acqua media alla foce (25 m³/s), e che dopo avere drenato anche il versante occidentale dell'Etna e formato maggiore pianura sicula, si getta nel Mar Ionio.
  • il Platani, fiume della Sicilia centro-occidentale dal regime spiccatamente torrentizio, il 3º della regione per portata.
  • il Belice, che scorre nella Sicilia occidentale e viene alimentato dalle acque del laghetto situato nella Piana degli Albanesi, una località montuosa a monte di Palermo. Sfocia al mare nel Canale di Sicilia tra i ruderi di Selinunte, antica colonia greca.
  • l'Alcantara, che seppur breve, mostra la 2º più alta portata media d'acque della regione dopo il Simeto e una regolarità di regime sconosciuta agli altri corsi d'acqua siculi.
  • il Gela, un tempo navigabile, che viene deviato in ben due grandi dighe (Disueri e Cimia) e la cui portata è per questo molto ridotta.

I fiumi sardi[modifica | modifica sorgente]

In Sardegna i fiumi più importanti sono

  • il Coghinas che discende al Golfo dell'Asinara, raccogliendo le acque defluenti dall'altopiano di Buddusò. Lungo il suo corso sono stati eretti potenti sbarramenti, che formano bacini artificiali di raccolta delle acque, ossia notevoli riserve idriche utilizzate per l'irrigazione e la produzione di energia elettrica.
  • il Mannu sfocia pure nel Golfo dell'Asinara, dopo aver attraversato la Piana di Sassari. Sulla sua foce è sorto Porto Torres, che è il porto di Sassari.
  • il Cedrino sfocia nel Mar Tirreno ed origina dalla maggiore sorgente perenne sarda, quella carsica di Su Gologone, con portata minima assoluta di 0,5 m³/s e portata massima di 25 m³/s.
  • il Tirso, principale fiume dell'isola per lunghezza e bacino, raccoglie le acque che scendono, verso sud-ovest, dall'altopiano di Buddusò e dal Gennargentu. Anche lungo il suo corso è presente un notevole bacino artificiale (il Lago Omodeo), costruito mediante un'imponente diga. Sfocia presso Oristano al limite nord occidentale del Campidano.
  • il Flumini Mannu (dal latino flumen magnum, grande fiume) scende dal Gennargentu, lungo il Campidano, fino a Cagliari.
  • il Flumendosa scende da Gennargentu e sfocia nel Tirreno. 2º fiume dell'isola per lunghezza dopo il Tirso è invece il maggiore per portata d'acqua media alla foce (22 m³/s).
  • il Temo che sbocca sulla costa occidentale a Bosa Marina nella zona compresa fra Alghero e Oristano
  • Il Cixerri è un fiume a carattere torrentizio che scorre in Sardegna meridionale, attraversando le provincie di Cagliari e di Carbonia-Iglesias. Il suo corso è lungo circa 40 km.

I fiumi del Mar Nero[modifica | modifica sorgente]

  • La Drava (oltre al suo affluente Rio Sesto) nasce nei pressi di Dobbiaco (Toblach) in Alto Adige, entra in territorio austriaco, è affluente di destra del Danubio. Il fiume misura 749 chilometri: questa estensione lo rende il maggiore fiume che nasce in Italia e il più lungo tra quelli che scorrono almeno parzialmente su territorio italiano. È il quarto affluente del Danubio per lunghezza, dopo Tibisco, Prut e Sava. Il suo bacino idrografico copre un'area superiore agli 11.000 km² che si estende su 5 Stati e la sua portata media alla foce è di 670 m³/s.
  • Lo Spöl nasce dalla Forcola di Livigno, si getta nel Lago del Gallo, entra in Svizzera prima di affluire nell'Inn e quindi nel Danubio, costituendo così, nel suo complesso, il più lungo bacino idrico che nasce in territorio politicamente appartenente all'Italia.
  • Lo Slizza alimentato anche dal suo affluente Bartolo, nasce presso Tarvisio, entra in Austria e da qui nella sopracitata Drava.

Il fiume del Mare del Nord[modifica | modifica sorgente]

  • Il Reno di Lei nasce in Val di Lei in Provincia di Sondrio, alimenta un lago artificiale, entra in Svizzera in corrispondenza di una diga per un tratto di pochi metri, ritorna brevemente in Italia, rientra definitivamente nello Stato elvetico dove sbocca nel Reno. Complessivamente se al tratto italiano si somma il fiume Reno dalla sua confluenza alla foce, è il secondo bacino idrico, in ordine di lunghezza tra quelli che nascono in territorio appartenente alla Repubblica Italiana.

Grafo dei fiumi italiani[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di una strutturazione ad albero dei fiumi italiani per cui vengono riportati i fiumi in base al mare in cui sfociano indicando i relativi affluenti come rami secondari dell'albero.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Parzialmente nel territorio della Svizzera.
  2. ^ Ivi incluso il ramo sorgentizio del Meta (11 km)
  3. ^ a b c AA.VV., Elaborato I.c/7 (PDF) in Piano di Tutela delle Acque - Revisione del 1º luglio 2004; Caratterizzazione bacini Idrografici, Regione Piemonte, 1-7-2004. URL consultato il 1-9-2009.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]