Fiumi italiani

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I fiumi italiani rispetto a quelli delle altre regioni europee, sono assai più brevi perché l'Italia è una penisola lungo la quale si eleva la catena degli Appennini che dividono le acque in due versanti opposti.

In compenso sono numerosi: ciò è dovuto alla relativa abbondanza delle piogge di cui fruisce l'Italia in generale e alla presenza della Catena Alpina nella parte nord del paese, ricca di nevai e di ghiacciai.

La loro importanza (portata, lunghezza, ecc.) dipende naturalmente anche dai caratteri del suolo, cioè più precisamente dalla sua ripidità e dalla sua maggiore o minore permeabilità.

Indice

[modifica] Caratteristiche dei fiumi italiani

Si possono fare le seguenti considerazioni:

  • I fiumi più larghi e di maggiore portata appartengono alla regione alpina data la disposizione e l'elevatezza del rilievo.
  • Lungo la penisola, invece, data la disposizione della catena appenninica ed il diverso declivio dei due versanti, i corsi d'acqua sui versanti adriatico e jonico percorrono brevi valli trasversali e, tranne il Reno, non superano mai i 200 km in lunghezza, mentre una decina appena supera i 100 km; sul versante tirrenico invece, sono mediamente più lunghi perché i contrafforti appenninici e la fascia sub-appenninica sono più ampi.
  • I fiumi che si versano nel Tirreno sono più lunghi anche perché per il primo tratto, seguono valli longitudinali (valli appenniniche) e corrono poi trasversali rispetto all'asse della catena, nella zona sub-appenninica.
  • Data la collocazione delle sorgenti ed il regime della piovosità locale, i fiumi d'Italia si dividono in:
    • fiumi alpini: di origine glaciale, soggetti a piene nella stagione primaverile ed estiva. I laghi che frequentemente occupano le parti più depresse delle valli alpine servono a smorzare l'impeto dei fiumi e a chiarificare le loro acque torbide. Infatti, data la rapidità delle valli da cui i fiumi scendono, notevole è la velocità delle loro acque e semsibile la loro attività di erosione e di trasporto di detriti rocciosi. La decantazione è appunto il processo, per cui questo materiale viene abbandonato nei laghi di cui tali fiumi sono immissari.
    • fiumi appenninici: soggetti a piene improvvise primaverili ed autunnali di contro a magre estive piuttosto accentuate nell'Appennino Settentrionale, quasi assolute in quello meridionale, fatta eccezione per alcuni corsi d'acqua (Aterno-Pescara, Sele, Volturno, Liri-Garigliano, per limitarsi a quelli che sfociano direttamente in mare, cui s'aggiungono Velino, Nera, Aniene tutti nel bacino del Tevere, ecc.) che sono alimentati da grosse sorgenti carsiche che scaturiscono al margine di zone caratterizzate da rocce permeabili fessurate. Mancano infatti sull'Appennino nevai e ghiacciai (l'unico ghiacciaio, seppur esiguo, è quello del Calderone, sul versante settentrionale del Corno Grande, nel massiccio del Gran Sasso, in Abruzzo); non sempre poi l'acqua piovana si raccoglie in alvei fluviali costituiti da terreno impermeabile, tale cioè da permettere una discreta media portata annua.

[modifica] Elenco dei fiumi italiani per lunghezza

Maggiori fiumi italiani
Fiume km Regione
Po 652 Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto
Adige 410 Trentino-Alto Adige, Veneto
Tevere 405 Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio
Adda 313 Lombardia
Oglio 280 Lombardia
Tanaro 276 Piemonte, Liguria
Ticino 248* Svizzera, Piemonte, Lombardia
Arno 241 Toscana
Piave 220 Veneto
10° Reno 211 Toscana, Emilia-Romagna
11° Sarca-Mincio 194 Trentino-Alto Adige, Lombardia
12° Volturno 175 Molise, Campania
13° Brenta 174 Trentino-Alto Adige, Veneto
14° Secchia 172 Emilia-Romagna, Lombardia
15° Tagliamento 170 Friuli-Venezia Giulia, Veneto
16° Ofanto 170 Campania, Basilicata, Puglia
17° Ombrone 161 Toscana
18° Chiese 160 Trentino-Alto Adige, Lombardia
19° Dora Baltea 160 Valle d'Aosta, Piemonte
20° Liri-Garigliano 158 Abruzzo, Lazio, Campania
21° Bormida 154 Liguria, Piemonte
22° Tirso 153 Sardegna
23° Basento 149 Basilicata
24° Panaro 148 Emilia-Romagna
25° Aterno-Pescara 145 Abruzzo
26° Imera Meridionale o Salso 144 Sicilia
27° Agogna 140 Piemonte, Lombardia
28° Sesia 138 Piemonte
29° Agri 136 Basilicata
30° Olona 131 Lombardia
31° Lambro 130 Lombardia
32° Flumendosa 127 Sardegna
33° Savio 126 Emilia-Romagna
34° Dora Riparia 125 Piemonte
35° Taro 125 Emilia-Romagna
36° Serio 124 Lombardia
37° Rio Mannu-Coghinas 123 Sardegna
38° Sangro 122 Abruzzo
39° Metauro 121 (110) Marche
40° Bradano 120 Basilicata, Puglia
41° Bacchiglione 118 Veneto
42° Nera 116 Marche, Umbria
43° Tronto 115 Marche, Abruzzo
44° Trebbia 115 Liguria, Emilia-Romagna
45° Simeto 113 Sicilia
46° Livenza 112 Friuli-Venezia Giulia, Veneto
47° Stura di Demonte 111 Piemonte
48° Serchio 111 Toscana
49° Fortore 110 Campania, Molise, Puglia
50° Calore Irpino 108 Campania
51° Belice 107 Sicilia
52° Cervaro 105 Puglia
53° Noce 105 Trentino-Alto Adige
54° Platani 103 Sicilia
55° Orco 100 Piemonte



(*) in parte in territorio svizzero

Nella lista non sono compresi la Drava e l'Isonzo, non avendo almeno 100 km del loro corso in territorio italiano.

Per una lista di fiumi italiani strutturata ad albero, esplicativa delle affluenze, si veda Elenco dei fiumi italiani.

[modifica] Elenco dei fiumi italiani per portata

Maggiori fiumi italiani
Fiume mc/s
Po 1.540
Ticino 350
Tevere 239
Adige 235
Adda 187
Isonzo 170
Oglio 137
Tanaro 132
Piave 125
Liri-Garigliano 120
Arno 110
Dora Baltea 110
Nera 108
Reno 95
Brenta 93
Livenza 85
Volturno 82
Isarco 78
Sesia 76
Tagliamento 70
Toce 70
Sele 69
Mincio 60
Velino 60
Aterno-Pescara 57
Sile 55
Stura di Demonte 47
Serchio 46
Secchia 42
Bormida 40
Magra 40
Trebbia 40
Panaro 37
Chiese 36
Aniene 35
Fella 35
Stura di Lanzo 32
Ombrone Grossetano 32
Calore Irpino 31
Bacchiglione 30
Brembo 30
Cervo 30
Calore Lucano 30
Orco 28
Dora Riparia 26
Crati 26
Simeto 25
Rapido o Gari 25
Serio 23
Metauro 21
Cordevole 21
Chiascio 20
Tanagro 20
Olona 15
Lambro 12
Mella 11

[modifica] I fiumi del versante adriatico

Sfociano nel Mar Adriatico:

  1. il Po, è il più importante fiume d'Italia. È ricco di affluenti che discendono in parte dal versante meridionale della Catena alpina e in parte dal versante emiliano della Catena Appenninica.
  2. i fiumi defluenti dalle Alpi Orientali direttamente nell'Adriatico e alcuni altri che, con i primi, costituiscono il cosiddetto sistema idrografico padano-veneto, di gran lunga il più importante d'Italia.
  3. I fiumi che scendono dal versante orientale della Catena Appenninica nella zona di penisola compresa tra la Romagna e la Puglie.

[modifica] Il Po ed i suoi affluenti

Il Po nasce dal Monviso e raggiunge il Mar Adriatico, dopo aver percorso circa 652 km e drenato un bacino di quasi 75.000 km², con portate medie annue dell'ordine di 1.540 mc/sec, certamente inferiori a quelle di diversi fiumi europei (peraltro tutti più lunghi del Po) - circa 1/6 del Volga, 1/4 del Danubio, i 2/3 del Reno e del Rodano -, ma assai superiori a quelli di altri fiumi europei ben più lunghi e con bacini assai più estesi del Po: circa il doppio dell'Elba e dell'Oder; il triplo del Tago, del Duero e dell'Ebro; circa il doppio della Senna o della Garonna; addirittura quattro volte la Loira o la Mosa e sei volte la Guadiana; circa tanto quanto la Vistola, la Peċora e la Dvina Settentrionale. In effetti il Po presenta, a fronte di una lunghezza, tutto sommato modesta su scala europea e mondiale, la caratteristica di drenare un bacino relativamente vasto e, soprattutto, impostato su territori montani relativamente elevati con presenza anche di cospicui ghiacciai che ne assicurano una buona alimentazione estiva (la parte delle Alpi, di cui drena almeno metà del versante mediterraneo; molto più marginalmente l'Appennino Settentrionale che offre il suo tributo prevalente con le piogge autunnali e primaverili). Fra i fiumi italiani è quello che ha il rapporto fra superficie di bacino e lunghezza maggiore, pari a 115 km²/Km; il Tevere, che in Italia, fra i dieci maggiori fiumi che mettono foce direttamente al mare, lo segue in questa speciale classifica, si ferma a 42 km²/Km, l'Arno supera appena i 34, l'Adige non supera i 30, il Piave non arriva a 19, il Reno non arriva a 24; solo il Sele, peraltro assai più corto degli altri, ha un rapporto di oltre 31 km²/Km. Supera raramente la larghezza di 1km (ad esempio a Casalmaggiore) ed è in media profondo da 2 a 4 m tra Saluzzo e la confluenza con il Ticino; dopo di che raggiunge (saltuariamente) i 9-10 m di profondità. Prima di gettarsi nell'Adriatico, a 35 km dal mare, il suo corso si suddivide in due grandi rami, che danno poi luogo ad altri sette canali: Po del Levante, Po di Maestra, Po di Pila, Po di Tolle, Po di Gnocca, Po di Goro, Po di Volano. Mentre gli affluenti di sinistra (alpini) hanno una portata media maggiore e più costante, quelli di destra (appenninici) vanno soggetti ad improvvise e talvolta disastrose piene primaverili ed autunnali, che determinano pesantemente le piene del Po. Per preservare dalle inondazioni le campagne che esso solca, sono state costruite lungo il suo corso medio ed inferiore potenti dighe e argini con disposizione perfino in duplice ed anche triplice ordine. Le piene mutano costantemente il fondo dell'alveo. La grande quantità di sabbie (detrito d'erosione) che le sue acque convogliano e la mancanza di una sensibile inclinazione del letto fluviale favoriscono la formazione di banchi e isole instabili che vanno a costruire presso la foce quel delta che testimonia il modo con cui si è venuta formando tutta la pianura padana. Questi fenomeni impediscono un ampio sviluppo della navigazione fluviale sul Po, la quale può essere esercitata con imbarcazioni di media grandezza dalle foci al massimo fin presso Pavia. Peraltro il Po va classificato come un fiume a regime quasi torrentizio, ove si consideri che il rapporto fra portate massime assolute mai registrate (ad esempio i 13.000 mc/sec durante l'alluvione del Polesine) e quelle minime assolute (214 mc/sec durante l'estate del 2003) è di 60 volte. In Italia esistono fiumi assai più regolari: ad esempio il Nera, principale affluente del Tevere, ha un rapporto fra portate massime e minime di 20 volte, il Velino di appena 5 volte, il Mincio, affluente del Po stesso, di appena 4 volte, il Sile, tipico fiume veneto di risorgiva, di appena 2 volte. In Europa un fiume come la Senna ha un rapporto che si attesta sulle 20 volte, ma per restare in ambito francese, la Loira supera le 200 volte, avendo portate minime risibili (20 mc/sec), specie in rapporto alla sua lunghezza e superficie di bacino. Peraltro altri fiumi ben maggiori del Po nel mondo sono caratterizzati da regimi torrentizi: il Gange in India passa da meno di 600 mc/sec in secca ad oltre 60.000 mc/sec nella stagione dei monsoni, con un rapporto, pertanto, di 100 volte. Comunque sia il Po rimane per portata d'acqua media, minima e massima uno dei maggiori tributari del Mar Mediterraneo, classificandosi dietro solo al Nilo (lungo ben dieci volte di più ma con una portata media soltanto doppia), e al Rodano rispetto al quale trasporta un terzo in meno di acque. Un confronto può avvenire anche con il Dnepr e il Don (fiumi che peraltro sfociano nel Mar Nero) tutti assai più lunghi ma con portate, comunque, paragonabili a quelle del Po.

[modifica] Gli affluenti di sinistra del Po

Gli affluenti di sinistra del Po sono:

  • il Pellice, grosso torrente lungo 60 km, che con il suo affluente Chisone apporta al Po una media di 22,3 mc/sec;
  • la Dora Riparia deriva il proprio nome da quello di uno dei suoi rami sorgentizi: il Ripa. Dalle sue sorgenti situate presso i tre passi del Monginevro, Colle del Frejus e Moncenisio, scende per la Valle di Susa e sfocia nel Po a Torino con un volume medio di acqua di circa 26 mc/sec;
  • la Stura di Lanzo che si orgina poco a sud del Gran Paradiso dall'unione dei rami di Viù, di Ala e di Valgrande e che, dopo 65 km di corso, entra nel Po con la copiosa portata media di 32 mc/sec;
  • l'Orco, altro fiume della zona del torinese che nasce dal Gran Paradiso e dopo circa 100 km di corso sfocia presso Chivasso nel Po apportando una media di 28 mc/sec;
  • la Dora Baltea, importante fiume che scaturisce dal Monte Bianco e che viene riccamente alimentato dai vasti ghiacciai del Monte Rosa, del Cervino, del Gran Paradiso. Essa prende il nome dal Balteo, che scende dalla valle laterale del colle del Piccolo San Bernardo, percorre la Valle d'Aosta e sbocca nella pianura presso Ivrea. Al Po versa mediamente, dopo 160 km di corso che emungono un bacino di 4.322 km², ben 110 mc/sec, costituendone il quinto affluente per portata media annua;
  • la Sesia che origina dal Monte Rosa e percorre una valle (la Val Sesia) non molto importante in quanto non conduce ad alcun valico. Nei banchi sabbiosi, che essa abbandona lungo il suo corso, si trovano tracce d'oro. Bagna la città di Vercelli e si versa nel Po a 10 km a monte di Casale dopo 138 km di corso con una portata media di quasi 80 mc/sec;
  • il Ticino, che nasce dal nodo del San Gottardo e scorre, fino a Bellinzona, in una valle strettissima (Val Leventina), fiancheggiata da monti elevati e coperti di neve permanente e di ghiacciai. A Bellinzona la valle si apre ed il fiume corre fino al lago Maggiore, nel quale sfocia pure il Toce (Val d'Ossola). Fin qui il corso del Ticino appartiene al territorio svizzero (Canton Ticino). Il lago Maggiore interrompe il suo corso per una settantina circa di chilometri; dopo essere uscito dal lago a Sesto Calende, il fiume, arricchito dal tributo di numerosi importanti affluenti che si versano direttamente del lago (Toce, Verzesca, Maggia, Tresa, ecc.), prosegue, segnando il confine tra Piemonte e Lombardia per un centinaio di chilometri fino al Po, con il quale si congiunge poco dopo Pavia. Il suo corso è navigabile con barche di stazza discreta. Sia dalla destra che dalla sinistra si dipartono importanti canali di navigazione e d'irrigazione: Canale Cavour, il Naviglio Grande, il Villoresi; anche lungo le sue sponde si rintracciano sabbie aurifere. Ancorché sia solo il 4° affluente del Po per lunghezza (248 km) è di gran lunga il 1° per portata media annua (350 mc/sec) e, soprattutto tardo primaverile (515 mc/sec in giugno, pari ad oltre la metà della portata del Po nel corrispondente mese), collocandosi al secondo posto assoluto in Italia per portata, dopo lo stesso Po;
  • l'Olona, che nasce dalle Prealpi Varesine e scorre in una delle aree maggiormente industrializzate d'Italia, attraversa Milano e confluisce nel Po presso San Zenone al Po. L'Olona misura 131 km ed ha una portata media di 15 mc/sec. La qualità delle sue acque è scadente ed il suo maggiore affluente è il torrente Lura;
  • il Lambro, modesto fiume proveniente dal Triangolo Lariano, attraversa la Brianza e lambisce Milano. Confluisce nel Po a Orio Litta con una portata media di 12 mc/sec. Il Lambro, detto anche Lambro Settentrionale, misura 130 km, il suo maggiore affluente è il Colatore Lambro meridionale e la qualità delle sue acque è pessima;
  • l'Adda, il maggiore affluente del Po per lunghezza (313 km) ed il secondo per portata media alla foce (quasi 190 mc/sec); i vari suoi rami sorgentizi nascono dal giogo dello Stelvio e dal Gruppo dell'Ortles. Scorre fino al Lago di Como, nella Valtellina; questa divide le Alpi Retiche dalle Alpi Orobiche, è pianeggiante, ubertoso, ricco e popolato; i suoi centri notevoli sono: Bormio, Tirano e Sondrio. A Lecco, il fiume riprende il suo corso fino al Po; lo raggiunge nel tratto tra Piacenza e Cremona, dopo aver ricevuto le acque di due fiumi bergamaschi: il Brembo ed il Serio, che scendono dalle Alpi Orobiche (Pizzo del Diavolo e Punta di Coca);
  • l'Oglio, alimentato dalle acque che scendono dal Cevedale, dall'Adamello-Presanella e dalla Presolana, scorre impetuoso e rapido per un'ottantina di chilometri fino al Lago d'Iseo (o Sebino) in una valle per la maggior parte stretta: la Valcamonica. Dopo il lago, descrive un arco e quindi si dirige, parallelamente all'Adda ed al Mincio, verso il Po. L'affluente più importante è il Chiese, che scende dall'Adamello sulla sinistra dell'Oglio, percorrendo il tratto medio della Val Giudicaria. Coi suoi 280 km di corso è il 2° affluente del Po per lunghezza, ma è il 3° per portata media alla foce (137 mc/sec);
  • il Sarca-Mincio, proveniente dal versante orientale dell'Adamello con il nome di Sarca, viene alimentato dalle acque delle Dolomiti di Brenta entrando presso Riva nel Lago di Garda e uscendone presso Peschiera con il nome Mincio notevolmente arricchito d'acque. Tocca la città di Mantova dopo aver tagliato il cordone di colline moreniche di Solferino e San Martino, teatro di battaglia della seconda guerra di indipendenza. L'asta Sarca-Mincio, lunga 194 km, costituisce l'affluente del Po a maggiore regolarità di portata, a causa dell'azione calmieratrice fondamentale del Lago di Garda: il modulo medio è di circa 60 mc/sec. con una portata minima che non scende mai sotto i 35 mc/sec, mentre la massima difficilmente supera i 150 mc/sec, anche perché a valle del lago, non esistono, in pratica, affluenti.

[modifica] Gli affluenti di destra del Po

Gli affluenti di destra del Po sono:

  • il Tanaro, di gran lunga il più importante per lunghezza (276 km), superficie di bacino (8.324 km², più dell'Arno) e portata media alla foce (131,76 mc/sec), dei suoi affluenti di destra. Come volume medio d'acqua è anche in assoluto il 4° affluente del Po dopo Ticino, Adda e Oglio. Nasce dal Monte Saccarello presso il Passo di Tenda (Alpi marittime). Dapprima sembrerebbe dovesse proseguire regolarmente verso Torino per gettarsi nel Po; invece in prossimità di Cherasco gira ad oriente, marcando un confine naturale tra le Langhe e il Roero, quindi si apre una breccia enorme attraverso le colline moreniche del Monferrato, dopo le quali si dirige fino ad Asti, Alessandria ed alla confluenza nel Po. Riceve da destra la Bormida e, da sinistra, la Stura di Demonte: la prima discende dall' Appennino Ligure, e la seconda da Argentera (colle della Maddalena).
  • la Scrivia nasce dall'appennino Ligure, a monte di Genova e corre nella stressa valle omonima fin presso Serravalle, dove sbocca nella pianura con una portata media di 23 mc/sec. Lungo il suo corso si snoda la grande via di comunicazione che da Torino e da Milano, attraverso il Passo dei Giovi, scende a Genova.
  • la Trebbia ha le sue sorgenti presso il valico della Scoffera e mette in comunicazione il territorio piacentino con quello genovese, via Bobbio. Scorre in una valle strettissima, profonda ed in gran parte selvaggia; riceve il fiume Aveto che gli conferisce metà della portata d'acqua) taglia la via Emilia presso Piacenza, dove sbocca nel Po. Dopo il Tanaro e la Secchia, è il 3° affluente di destra per portata media alla foce, con quasi 40 mc/sec, a dispetto del suo corso abbastanza breve (115 km).
  • il Taro nasce dal monte Penna (a monte di Rapallo). Sbocca, poco dopo Fornovo, nella Pianura Padana dopo avere ricevuto il Ceno, con un alveo larghissimo (anche 2 km), taglia la via Emilia poco prima di Parma e sfocia nel Po ad est di Casalmaggiore. È il 5°affluente di destra per portata media alla foce (circa 30 mc/sec), e il 4° per lunghezza (126 km).
  • la Parma nasce dal Lago Santo e dai laghetti Gemio e Scuro posti sul crinale nei settori dei Monti Orsaro e Sillara. I due rami confluiscono a monte della località Bosco per dare origine al torrente Parma propriamente detto. Il corso d’acqua riceve numerosi affluenti tra i quali il torrente Baganza, nella città di Parma. Dopo un percorso di circa 100 km si immette in Po in località Mezzano Superiore apportando una media di 11,3 mc/sec.
  • l'Enza nasce dal Passo del Lagastrello, subito a est dell'Alpe di Succiso, riceve il Cedra, sbocca in pianura a San Polo d'Enza e sfocia nel Po a Brescello, di fronte alla lombarda Viadana dopo 93 km di corso con un apporto medio di circa 12 mc/sec.
  • la Secchia nasce presso il valico appenninico di Cerreto e sbocca nel Po, poco a valle del punto dove il Mincio confluisce, pure nel Po, sulla riva opposta, dopo 172 km di corso, costituendo il secondo affluente di destra per lunghezza e per portata (42 mc/sec).
  • il Panaro scende dal Passo del Giovo sul Monte Rondinaio e raccoglie un ventaglio di affluenti dalla sezione più elevata dell'Appennino Settentrionale. Dopo essere sboccato nella pianura emiliana a est di Modena, confluisce nel Po a ovest di Ferrara risultando, con 148 km di corso e una portata media di 37 mc/sec rispettivamente il 3° affluente di destra per lunghezza e il 4° per volume d'acqua.

[modifica] I fiumi del Triveneto

Attraverso il prolungamento veneto della Pianura Padana scorrono:

  • l'Adige, lungo circa 410km, è il secondo fiume d'Italia per lunghezza, ma il terzo per superficie di bacino (12.200 km²). Nasce presso il Passo di Resia. Lungo il suo corso tocca Merano (Val Venosta) e, poco dopo, Bolzano, accoglie le acque dell'Isarco (che ne più che raddoppia la portata), che nasce dal Passo del Brennero e che a sua volta riceve, a Bressanone, la Rienza, la quale, drenando una delle sezioni più elevate e ricche d'acqua delle Alpi, gli versa oltre i 4/5 della portata. Poco prima di Trento confluiscono nell'Adige: sulla destra, il fiume Noce, che percorre al Val di Sole e la Val di Non; sulla sinistra, il fiume Avisio, che nasce dalla Marmolada. Dopo Trento, l'Adige taglia la Val Lagarina, bagna Verona e nell'ultimo tratto scorre paralleno al Po fino alla foce nei pressi di Chioggia. Ha un regime prevalentemente alpino con magre invernali, piene primaverili ed autunnali e morbide assai cospicue in estate, soprattutto in conseguenza del forte tributo della Rienza, attraverso l'Isarco.
  • il Brenta nasce nell'alta Val Sugana dai laghetti di Caldonazzo e di Levico. Scorre in una valle nella maggior parte profonda e stretta (Canale di Brenta), ricevendo il tributo del fiume Cismòn (che scende dal Passo Rolle, drena il Cimon della Pala, le Pale di San Martino e ne raddoppia la portata); scorre tra il Grappa e l'Altopiano di Asiago, ricevendo anche il forte tributo idrico (12 mc/sec) dal fiume Oliero, fino a Bassano; di qui scende fin presso Padova e, dopo aver ricevuto il Bacchiglione, si dirige verso il mar Adriatico dove sfocia nella laguna veneziana, a pochi chilometri da Chioggia. le sue portate nel basso corso sono copiose e superiori anche a quelle di fiumi più lunghi, come il Tagliamento, soprattutto per merito del tributo regolare del Bacchiglione (in pratica un fiume di risorgiva) e delle altre risorgive carsiche che emunge al piede dell'Altopiano di Asiago (o dei Sette Comuni).
  • il Sile, tipico fiume di risorgiva (come il Dese, lo Zero, lo Stella, ecc.), sviluppa il suo tortuosissimo corso di 99 km completamente in pianura, fra la gigantesca risorgiva che lo origina presso le località di Casacorba, in provincia di Treviso(è la maggiore sorgente italiana, con una portata, pressoché costante, di circa 35 mc/sec) e la foce nella Laguna di Venezia, in parte mescolando le proprie acque con quelle del Piave.
  • il Piave nasce dalle Alpi Carniche (Monte Peralba) in comune di Sappada (BL) e riceve le acque di alcuni torrenti che scendono dalle Dolomiti (Boite, Maè, Cordevole, Vajont, ecc.). Bagna Belluno e, dopo aver attraversato la pianura trevisana si getta nel mar Adriatico. Mentre un tempo sfociava nell'antico porto di Jesolo, al margine orientale della laguna veneta, attualmente la sua foce (porto di Cortellazzo) è stata spostata di una decina di chilometri più ad oriente, in seguito all'accumularsi di detriti trasportati dalle sue acque. Il suo bacino imbrifero è relativamente piccolo (con 4.100 km² è solo il 14° per grandezza in Italia) in rapporto alla lunghezza che ne fa il 9° fiume italiano. Le portate medie alla foce sono di oltre 100 mc/sec ma con regime molto irregolare con piene imponenti (anche 5.000 mc/sec) e minimi inferiori a quelli di fiumi veneti assai più brevi, quali Brenta e Livenza.
  • la Livenza nasce a nord di Vittorio Veneto da due grosse risorgive carsiche (Il Gorgazzo e La Santissima), poste al piede delle prealpi Carniche (monti del Consiglio). Dopo un corso molto sinuoso in una pianura ricca d'acqua, si getta nell'Adriatico (nella piccola laguna di Santa Margherita) presso Càorle con portate minime che non scendono mai sotto i 30 mc/sec. Fra i suoi affluenti merita menzione il sistema Cellina-Meduna, a carattere eminentemente torrentizio, con piene che possono superare addirittura i 4.000 mc/sec.
  • il Tagliamento nasce nelle Alpi Carniche. Scorre dapprima rapido in una valle dirupata e poi nella conca di Tolmezzo riceve le acque provenienti dal passo di Monte Croce e dal basso di Tarvisio (torrente Fella); il letto del Tagliamento, per quasi tutto il tratto successivo è larghissimo (anche 3 km), poiché si divide in vari rami separati fra di loro da isole ghiaiose, sommerse solo nel tempo delle piene, che sono assolutamente rovinose con portate che possono raggiungere anche i 4.000 mc/sec come nel novembre 1966.
  • l'Isonzo nasce dalle Alpi Giulie, passa presso Gorizia e sbocca nella laguna di Grado, presso Monfalcone. Dapprima percorre una valle selvaggia e boscosa, la quale si allarga dopo Caporetto, per restringersi nuovamente nel tratto che conduce a Gorizia, ai bordi del corso. Da sinistra (Alpi Giulie) riceve il Vipacco e da destra il Torre (che a sua volta riceve le acque dello Iudrio alimentato anche dal fiume Versa) con il sub-affluente Natisone e , nei pressi di Gorizia, il torrente Piumizza. Ha regime sì torrentizio, ma le portate minime non scendono mai sotto i 50 mc/sec (ciò grazie all'alimentazione carsica anche subalvea che ne caratterizza il suo alto bacino, peraltro anche soggetto ad elevatissima piovosità) mentre le massime possono superare anche i 4.000 mc/sec; le portate medie (170 mc/sec) sono superiori a quelle di qualsiasi altro fiume veneto, friulano o tridentino, escluso l'Adige e ne fanno uno dei fiumi più ricchi d'acqua della Penisola.
  • il Timavo, dal corso apparentemente brevissimo (solo 2 km) compreso dalla risorgiva posta nell'area metropolitana di Trieste, fra Duino e Monfalcone, alla foce nell'Adriatico; le vere sorgenti, tuttavia, sono nel territorio della Croazia (fiume Reka), anche se il suo corso a cielo libero si sviluppa prevalentemente in Slovenia, prima di precipitare nelle Grotte di San Canziano e riemergere dopo decine di chilometri presso la costa adriatica con una delle maggiori risorgive italiane (18 mc/sec di portata minima).

[modifica] I fiumi del versante orientale degli Appennini

I fiumi, che dal versante orientale dell'Appennino scendono all'Adriatico, sono in genere brevi e tranne il Reno nessuno supera i 200 km di corso. In genere sono anche scarsi d'acqua nella stagione estiva (ad eccezione solo dell'Aterno-Pescara che è l'unico fiume a sud del Po ad avere portate minime estive alla foce superiori a 10 mc/sec), ma soggetti a piene violente in primavera e in autunno. Scorrono inoltre per la maggior parte paralleli tra di loro con andamento delle valli perpendicolare alla costa (sempre ad eccezione del Reno e lo stesso Aterno-Pescara che disegnano infatti una sorta di 'L').

I principali sono:

  • il Reno che nasce dal massiccio de Le Lari (Appennino Pistoiese) e sfocia nell'Adriatico tra Ravenna e le Valli di Comacchio. Un tempo si congiungeva con il Po; attualmente, a metà circa del suo corso, devia verso sud-est e si dirige verso il mare scorrendo nell'antico alveo del Po di Primaro e raccogliendo le acque dell'Idice, del Sillaro, del Santerno e del Senio. È di gran lunga il maggiore per lunghezza (212 km), superficie di bacino (5.040 km²) e portata media annua (95 mc/sec alla foce) dei fiumi che sversano in Adriatico a sud del Po, anche se in estate la sua portata alla foce si riduce drasticamente ben al di sotto dei 10 mc/sec.
  • il Lamone che nasce dalla Colla di Casaglia, sull'Alpe di San Benedetto e termina il suo corso in una cassa di colmata presso Ravenna che lo mette poi in comunicazione col mare Adriatico presso Marina Romea, nella Pineta di San Vitale;
  • il Fiumi Uniti, si forma nei pressi della periferia di Ravenna dalla confluenza dei fiumi Ronco e Montone che scendono dall'Appennino Romagnolo: rispettivamente il primo dal Passo del Muraglione ed il secondo dall'unione, a sua volta, del Rabbi, che scende dall'Alpe di San Benedetto, e del Bidente che sua volta si forma da tre rami distinti (di cui uno proviene dal Monte Falterona) presso Santa Sofia.
  • il Savio, che nasce da vari rami presso il Monte Fumaiolo, e che dopo un corso lungo 126 km (risultando così il fiume più lungo della Romagna) sfocia nell'Adriatico presso Lido di Classe.
  • la Marecchia nasce dal Monte Fumaiolo e sfocia a Rimini, dove il fiume è incanalato e forma il porto della città stessa.
  • il Metauro, fiume principale della regione Marche, è alimentato dai torrenti Meta e Auro, i quali scendono dalla Bocca Trabaria e dalla Bocca Serriola e soprattutto il suo affluente Candigliano. Esso sfocia al mare presso Fano.
  • l'Esino nasce dall'appennino Umbro-marchigiano e, dopo un percorso di 93 km , sfocia poco a nord di Ancona. Fra tutti i fiumi marchigiani è sicuramente quello col regime idrografico più regolare con portata media di 18 mc/s e con minime non inferiori ai 5/6 mc/S. Il suo principale affluente, il Sentino è il fiume che nel corso dei secoli ha formato tramite la sua erosione le famose grotte di Frasassi; altri affluenti degni di nota sono il Fiume Giano, il torrente Esinante, il torrente Granita e il torrente Triponzo.

Il fiume Esino da il nome alla famosa Jesi (Aesis), città di oltre 40.000 abitanti fulcro della vallesina.

  • il Chienti nasce nell'appennino Umbro-Marchigiano e sfocia in mare presso Civitanova Marche dopo aver bagnato le cittadine di Camerino, Tolentino e Macerata. La sua valle è percorsa dalla superstrada Civitanova-Foligno denominata proprio della valdichienti.
  • Ete vivo, nasce al confine tra i comuni di Santa Vittoria in Matenano e Montelparo e nel suo percorso di circa 35 km sfocia in località Santa Maria a Mare di Porto San Giorgio.
  • il Tronto, 2° fiume delle Marche, nasce sui Monti della Laga e lungo il suo corso bagna Ascoli Piceno. Sfocia tra Porto d'Ascoli di San Benedetto del Tronto e Martinsicuro e costituisce il confine fra le regioni Marche ed Abruzzo. Tra gli affluenti ha il Torrente Castellano
  • il Vibrata
  • il torrente Salinello
  • il Tordino nasce da Monte Gorzano, la montagna più alta della catena dei Monti della Laga. Il suo affluente principale è il torrente Vezzola. I due fiumi cingono il centro storico di Teramo per poi incontrarsi subito a valle della città. Il Tordino è lungo circa 60 km
  • il fiume Vomano nasce dal Monte San Franco sito lungo la catena del Gran Sasso d'Italia. Il fiume Vomano sfocia nell'Adriatico tra le località costiere di Roseto degli Abruzzi e Scerne di Pineto. Affluenti di sinistra: torrente Cerreto, fosso Maiorano, fosso delle Monache, torrente delle Paludi, fosso Torrio; di destra: Rio Arno, fiume Mavone, torrente Rocchetta
  • il Piomba
  • il Saline che ha origine dall'unione dei fiumi Fino (affluente di sinistra) e Tavo (affluente di destra)
  • l'Aterno-Pescara, fiume principale d'Abruzzo, ha origine con il nome Aterno dal Monte Corno (Massiccio del Gran Sasso). Scorre prima tra selvagge montagne e poi nella piana ubertosa di L'Aquila fino alla conca di Sulmona; arriva con il nome di Pescara presso Chieti e sfocia nel mare là dove sorge la città di Pescara. Ha regime assai regolare e portata minima e media di gran lunga maggiore (18 mc/sec) fra i fiumi che sfociano in Adriatico a sud del Po.
  • il Sangro, 2° fiume d'Abruzzo, nasce sui monti che circondano a sud la Conca Marsicana (Abruzzo) e scorre quasi sempre lungo una valle alpestre e ristretta (sotto Passo del Rionero), aprendosi solo un letto più ampio nel tratto medio ed inferiore.
  • il Biferno, principale fiume del Molise, nasce dai monti del Matese (Appennino Napoletano) e sfocia presso Termoli.
  • il Fortore, formato da diversi rami che scendono dall'Appennino Napoletano, separa l'Appennino dal Tavoliere delle Puglie.
  • l'Ofanto, principale fiume della Puglia nasce nel nodo di monti dal quale hanno pure origine i fiumi Sele e Calore Irpino del versante tirrenico: . È il fiume più lungo che sfocia nell'Adriatico a Sud del Po ma ha regime spiccatamente torrentizio con acque abbastanza scarse e melmose e andamento serpeggiante nell'ultimo tratto. Separa il Tavoliere dall'altopiano delle Murge. Le sabbie trasportate da questo fiume e dagli altri corsi d'acqua che scorrono nella piana di Foggia, per opera del moto ondoso del manre, hanno costituito solidi cordoni di dune e dato origine a laghetti, che occupano un buon tratto delle coste del Golfo di Manfredonia. L'altopiano delle Murge, poiché è costituito da materiale calcareo permeabile, è scarso di acque; ciò è aggravato dalla scarsità delle piogge. L'acqua piovana infiltrandosi nel sottosuolo ha dato orgine a fenomeni carsici di notevole portata (Grotte di Castellana).

[modifica] I fiumi del versante jonico

Sfociano nel Mar Jonio vanno soggetti ad impetuose piene invernali, aggravate dal fatto che l'Appennino Lucano, da cui discendono, è scarsamente coperto di vegetazione. Data la rilevante quantità di detriti trasportati in tali periodi e la scarsa pendenza d'una gran parte del loro corso, questi fiumi finiscono per diventare acquitrinosi creando zone malsane.

Tra questi fiumi si ricordano:

[modifica] I fiumi del versante ligure-tirrenico

Sono generalmente caratterizzati da un regime torrentizio con accentuatissime magre estive (per i fiumi calabresi avvengono addirittura vere e proprie secche); questo regime interessa anche corsi d'acqua lunghi e importanti come l'Arno e l'Ombrone Grossetano, che in estate presso le foci scaricano valori modestissimi di portata rispettivamente di 6 e 2 mc/sec. A questo regime sfuggono invece alcuni corsi d'acqua dell'Italia centro-meridionale come il Tevere con alcuni suoi affluenti e sub affluenti come il Nera, il Velino e l'Aniene; il Liri-Garigliano, il Volturno, il Sele con il suo affluente Tanagro e pochi altri, in quanto alimentati da grosse sorgenti carsiche talvolta subalvee che scaturiscono ai piedi di massici calcarei che caratterizzano ad esempio la Sabina, il Matese, il Cilento, ecc.; sfuggono alla regola (anche se solo in parte) i fiumi Magra e Serchio, non tanto per l'alimentazione carsica (che ha molta meno importanza rispetto i fiumi del centro-sud), ma per la collocazione dei loro bacini (specie quello del Serchio), su territori montani ad elevatissima piovosità anche nel periordo estivo (Alpi Apuane, Appennino Tosco-Emiliano) in quanto soggetti l'influenza del Mar Tirreno da ovest, fornitore di forti correnti umide. I fiumi tirrenici sono quelli con il corso più lungo e i bacini più estesi del centro Italia, (anche rispetto a quelli peninsulari del versante adriatico), ma nessuno di essi (Arno e Tevere a parte) supera i 200 km di corso, né vi s'avvicina. Solo tre di essi (Volturno, Ombrone Grossetano e Liri-Garigliano), superano i 150 km. L'Arno presenta un corso più lungo della media perché la prima parte di esso compie un giro quasi completo attorno al massiccio appenninico del Pratomagno prima di assumere la direzione prevalente est-ovest verso il mare. Il Tevere invece, ha un andamento prevalentemente longitudinale rispetto alla penisola e questo gli consente di drenare un bacino assai più vasto di tutti gli altri fiumi peninsulari, con tributi sia da destra (a carattere assolutamente torrentizio), sia da sinistra (a prevalente carattere carsico, quindi assai più regolare), il che gli fornisce una certa copiosità delle portate minime. Ancor più torrentizi sono i fiumi del versante ligure, a causa anche della estrema brevità del loro corso dovuta allo spartiacque molto prossimo alla costa. Anche in questo caso sono pochissime le eccezioni: il Roia (il cui corso di 59 km tuttavia si sviluppa per gran parte in territorio francese), la Magra (il maggiore fiume per portata media e minima sfociante in Liguria, che scorre però per gran parte in Toscana) e il Vara (principale affluente della Magra, che con quasi 60 km di corso è il fiume più lungo interamente ligure); questi ultimi inoltre sono gli unici corsi d'acqua della regione che non seccano in estate.

I principali fiumi del versante ligure-tirrenico sono:

L'Arno nel centro di Firenze
  • l'Arno che è, per estensione del suo bacino idrografico, il 5° dei fiumi d'Italia ed è lungo 241km. Nasce dal Falterona, percorre la Valle del Casentino, risale quindi, tra il gruppo del Pratomagno e le colline del Chianti, verso Firenze. Prima di questa città confluisce in esso il Sieve, che dalla Futa scende lungo il Mugello. Dopo Firenze, sempre dalla destra, riceve le acque del Bisenzio; e dalla sinistra quelle dell'Elsa e dell'Era, ambedue defluenti delle Colline Metallifere. Bagna Pisa lungo il suo ultimo tratto. È un fiume che, a dispetto della sua lunghezza e soprattutto alla sua estensione di bacino, ha un regime estremamente torrentizio.
La valle percorsa dall'Arno viene divisa in tronchi così chiamati: Valdarno casentino, aretino, superiore, fiorentino, inferiore e pisano, a seconda della zona percorsa.
I versanti da cui scendono i suoi affluenti e le conche che si allagano lungo il suo corso sono ubertose, ricche di coltivazioni e di centri popolosi agricoli ed industriali.

Il suo corso si snoda lungo i territori di ben 4 regioni italiane: Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Lazio. Le sue acque, giallastre e limacciose, sono abbondanti tutto l'anno grazie al notevole apporto sorgivo fornito dal suo affluente Nera. Le piene del Tevere, data la notevole portata dei suoi numerosi affluenti, sono molto imponenti: si verificano di solito in autunno a causa delle precipitazioni, giungendo talvolta a livelli anche di 15m di altezza presso Roma. La sua sorgente si trova in Emilia-Romagna ma il fiume entra quasi subito in Toscana per alcuni km. Emtra poi in Umbria percorrendo la Valle Tiberina. Poco dopo Perugia riceve le acque del fiume Paglia, che scende dal monte Amiata. Presso Orte, da sinistra, discende nel Tevere il Nera, che a sua volta ha ricevuto le acque del Velino alimentato da seconda maggiore sorgente carsica italiana (la prima è costituita dalla risorgiva del Fiume Sile, in Veneto), detta Sorgente del Peschiera che sgorga poco a valle di Antrodoco, in sinistra idraulica, quasi subalvea, con l'enorme portata minima di 25 mc/sec; Il Velino, prima di gettarsi nel Nera, poco sopra l'importante centro di Terni, precipita dalla sua vallata con un balzo di 165m, formando la Cascata delle Marmore. Il Nera fornisce i 2/3 della portata del Tevere e in estate non scende mai sotto i 50 mc/sec, di cui almeno 30 sono dovuti al Velino. Prima di giungere a Roma, il Tevere riceve ancora da sinistra l'Aniene (o Teverone), le cui acque formano presso Tivoli una famosa cascata dell'altezza di 108 m. Dopo aver attraversato per circa una trentina di km la Campagna Romana, si divide in due bracci: uno (il vero alveo) sfocia a Ostia, l'altro a Fiumicino (ed è un canale artificiale); tra i due bracci è compresa l'Isola Sacra. Le bocche, come quelle dell'Arno, sono alquanto ostruite dalle sabbie, trasportate dal fiume.

  • il Liri-Garigliano, coi suoi 158 km ed un bacino imbrifero di 5.020 km², è uno dei principali fiumi del centro-sud e abbonda di acque in ogni stagione (la sua portata media alla foce è seconda solo a quella del Tevere, attestandosi ad oltre 120 mc/sec); ha origine con il nome di Liri ad ovest della Conca Marsicana, donde viene alimentato attraverso un condotto sotterraneo. Deriva le sue acque da quelle del Liri e del Gari riunite insieme. Scorre dapprima in una valle ristretta, che prende il nome di Roveto; forma dopo Sora due belle cascate; dopo la confluenza col Sacco, che proviene dalle alture di Palestrina (Ciociaria), scorre in un'ampia conca tra l'appennino e l'antiappennino (Monti Ausoni e Monti Aurunci); quindi riceve le acque del Gari, che discende dalla valle di Cassino. Con il nome di Garigliano, il fiume si apre poi la via tra i Monti Aurunci ed il cono vulcanico di Roccamonfina, per sboccare nel Golfo di Gaeta.
  • il Volturno, lungo 175 km e con un bacino imbrifero di 5.455 km², è il maggiore fiume della Campania e del sud-Italia per lunghezza, superficie di bacino e portata.

Nasce presso il Passo di Rionero tra la Meta ed il Matese. Dopo aver ricevuto le acque del Calore Irpino, attraversa la valle vicina alle Forche Caudine e poi la piana di Capua prima di gettarsi nel Golfo di Gaeta.

  • il Sele nasce presso la sella di Conza. Parte delle acque della sua grande sorgente carsica (Caposele, con portate prossime ai 10 mc/sec) alimentano l'Acquedotto Pugliese. Nel Sele confluiscono le acque del Tanagro, che scaturiscono dal Monte di Papa (Appennino Lucano); il Tanagro ha un corso più lungo del suo collettore, separa l'appennino Lucano dal massiccio del Cilento, scorrendo nel lungo solco pianeggiante detto Vallo di Diano. Il Sele sbocca nel mare del Golfo di Salerno, dopo aver attraversato una pianura costiera di origine alluvionale, molto ricca e popolata già dall'antichità (essa prende il nome dall'antica ed opulenta città di Pesto (Paestum), i ruderi della quale si possono vedere precorrendo in treno la linea ferroviaria Napoli-Reggio Calabria).

Seppur breve (appena una sessantina di km) il Sele è il 2° fiume del sud-Italia per volume d'acqua dopo il Volturno con quasi 70 mc/sec di portata media annua.

  • l'Alento, il Mingardo, il Lambro e il Bussento brevissimi fiumi campani che nascono dal Cilento e sfociano nel Tirreno. Essi sono da citare più che altro per la loro portata, che è abbastanza consistente se messa in relazione ai modesti bacini di raccolta, e per alcune loro interessanti particolarità fisiche e naturalistiche. Il Bussento, in particolare, è degno di nota perché interessato da un importante fenomeno carsico che lo porta a sparire in un'imponente grotta nei pressi di Caselle in Pittari per poi riemergere, dopo un percorso sotterraneo di circa 5 km, da un'imponente parete rocciosa a picco nel comune di Morigerati.

Dal versante tirrenico calabro-lucano non scendono corsi d'acqua importanti ad esclusione del fiume Noce-Castrocucco proveniente dal Monte Sirino e soprattutto del Lao, 50 km, che raccoglie le copiose acque provenienti dal massiccio del Pollino e sfocia nel Tirreno presso Scalea risultando il maggior fiume della Calabria tirrenica per portata media alla foce; per il resto gli altri corsi d'acqua hanno regimi stagionali e sono spesso definite fiumare, mostrando le stesse caratteristiche di quelle lucane e, nei periodi in cui sono asciutte, servono anche come vie di comunicazione (mulattiere).

[modifica] I fiumi insulari

[modifica] I fiumi siciliani

In Sicilia i corsi d'acqua assomigliano più che altro a dei grossi torrenti piuttosto che a veri e propri fiumi, alcuni in un certo senso classificati come fiumare, tipiche della Calabria. Molta della loro acqua scorre spesso sotto la superficie ghiaiosa del loro letto. Tra i più importanti si ricordano:

  • L' Imera Meridionale o Salso, il fiume più lungo della Sicilia che si getta nel Mar Mediterraneo a Licata, dopo aver attraversato da nord a sud quasi tutta l'isola, discendendo dalle Madonie fino a Caltanissetta, tra montagne ricche di zolfo e salgemma. Nonostante l'ampiezza del suo bacino con appena 5 mc/sec di portata presso la foce è un fiume poverissimo di acque.
  • il Simeto, che è il maggiore corso d'acqua della Sicilia per superficie di bacino imbrifero (4.186 km²) e portata d'acqua media alla foce (25 mc/sec), e che dopo avere drenato anche il versante occidentale dell'Etna e formato maggiore pianura sicula, si getta nel Mar Ionio.
  • il Platani, fiume della Sicilia centro-occidentale dal regime spiccatamente torrentizio, il 3° della regione per portata.
  • il Belice, che scorre nella Sicilia occidentale e viene alimentato dalle acque del laghetto situato nella Piana degli Albanesi, una località montuosa a monte di Palermo. Sfocia al mare nel Canale di Sicilia tra i ruderi di Selinunte, antica colonia greca.
  • l'Alcantara, che seppur breve, mostra la 2° più alta portata media d'acque della regione dopo il Simeto e una regolarità di regime sconosciuta agli altri corsi d'acqua siculi.
  • il Gela, un tempo navigabile, che viene deviato in ben due grandi dighe (Disueri e Cimia) e la cui portata è per questo molto ridotta.

[modifica] I fiumi sardi

In Sardegna i fiumi più importanti sono

  • il Coghinas che discende al Golfo dell'Asinara, raccogliendo le acque defluenti dall'altopiano di Buddusò. Lungo il suo corso sono stati eretti potenti sbarramente, che formano bacini artificiali di raccolta delle acque, ossia notevoli riserve idriche utilizzate per l'irrigazione e la produzione di energia elettrica.
  • il Mannu sfocia pure nel Golfo dell'Asinara, dopo aver attraversato la Piana di Sassari. Sulla sua foce è sorto Porto Torres, che è il porto di Sassari.
  • il Cedrino sfocia nel Mar Tirreno ed origina dalla maggiore sorgente perenne sarda, quella carsica di Su Gologone, con portata minima assoluta di 0,5 mc/sec e portata massima di 25 mc/sec.
  • il Tirso, principale fiume dell'isola per lunghezza e bacino, raccoglie le acque che scendono, verso sud-ovest, dall'altipiano di Buddusò e dal Gennargentu. Anche lungo il suo corso è presente un notevole bacino artificiale (il Lago Omodeo), costruito mediante un'imponente diga. Sfocia presso Oristano al limite nord occidentale del Campidano.
  • il Flumini Mannu (dal latino flumen magnum, grande fiume) scende dal Gennargentu, lungo il Campidano, fino a Cagliari.
  • il Flumendosa scende da Gennargentu e sfocia nel Tirreno. 2° fiume dell'isola per lunghezza dopo il Tirso è invece il maggiore per portata d'acqua media alla foce (22 mc/sec).

[modifica] I fiumi del Mar Nero

  • La Drava (oltre al suo affluente Rio Sesto) nasce nei pressi di Dobbiaco (Toblach) in Alto Adige, entra in territorio austriaco, è affluente di destra del Danubio. È il più lungo fiume con sorgente in Italia con i suoi 749 chilometri.
  • Lo Spöl nasce dalla Forcola di Livigno, si getta nel Lago del Gallo, entra in Svizzera prima di affluire nell'Inn e quindi nel Danubio, costituendo così, nel suo complesso, il più lungo bacino idrico che nasce in territorio politicamente appartenente all'Italia.
  • Lo Slizza con il suo affluente Bartolo, nasce presso Tarvisio, entra in Austria e da qui nella sopracitata Drava.

[modifica] Il fiume del Mare del Nord

  • Il Reno di Lei nasce in Val di Lei in Provincia di Sondrio, alimenta un lago artificiale, entra in Svizzera in corrispondenza di una diga per un tratto di pochi metri, ritorna brevemente in Italia, rientra definitivamente nello stato elvetico dove sbocca nel Reno. Complessivamente se al tratto italiano si somma il fiume Reno dalla sua confluenza alla foce, è il secondo bacino idrico, in ordine di lunghezza tra quelli che nascono in territorio appartenente alla Repubblica Italiana.

[modifica] Grafo dei fiumi italiani

Si tratta di una strutturazione ad albero dei fiumi italiani per cui vengono riportati i fiumi in base al mare in cui sfociano indicando i relativi affluenti come rami secondari dell'albero.

Per approfondire, vedi la voce Elenco dei fiumi italiani.

[modifica] Voci correlate

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