Fitoestrogeno
Viene classificata come fitoestrogeno qualsiasi molecola non steroidea, prodotta dal mondo vegetale, che si lega al recettore degli estrogeni, imitandone o modulandone l'azione.
[modifica] Meccanismi d'azione
L'azione estrogeno-modulatrice viene esplicata per interazione con i recettori degli estrogeni e per inibizione degli enzimi coinvolti nel metabolismo e nella biosintesi degli estrogeni medesimi (aromatasi, 17-beta-idrossisteroidoreduttasi, solfatasi e solfotransferasi).
I fitoestrogeni esercitano anche altre azioni: per esempio, modulano la biosintesi degli ormoni tiroidei, inibiscono la proteinchinasi e interagiscono con i componenti del ciclo cellulare, esercitando così un'azione di controllo sulle fasi del ciclo cellulare. Infine, hanno azione antiossidante e di inibizione dell'angiogenesi.
I potenziali effetti sull'organismo umano sono molteplici. Possono agire sulla fertilità, sullo sviluppo, sul sistema immunitario e su quello cardiovascolare, sia dal punto di vista del profilo lipidico che da quello della reattività vascolare.
[modifica] Fonti
Fonti alimentari di fitoestrogeni sono la soia, i cereali, le noci, i legumi, le crucifere.
La quantità di fitoestrogeni presenti nella normale dieta di popolazioni diverse varia enormemente, dai 100 mg al giorno del Giappone a meno di 1 mg al giorno in Europa.
Dati epidemiologici suggeriscono che a tali differenze sia dovuta la riduzione del rischio osservata in alcune popolazioni rispetto a diverse condizioni (patologie cardiovascolari, sintomi vasomotori in menopausa, osteoporosi, neoplasie), ma le prove non sono ritenute, al momento, abbastanza convincenti.
[modifica] Storia
L'uso di alcune piante come contraccettivi o abortivi risale all'antichità, ma solo negli anni cinquanta si è arrivati alla scoperta dei fitoestrogeni, studiando l'infertilità di pecore australiane che pascolavano in prati ricchi di trifoglio rosso.
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