Filippo Pananti

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« La vera carità è senza ostentazioni, simile alla rugiada del cielo, cade senza rumore nel seno degli infelici. »
Filippo Pananti

Filippo Pananti (Ronta, 1776Ronta, 1837) è stato un poeta italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Rimasto orfano di padre in giovane età, fu aiutato dal medico illuminista Angelo Gatti, suo zio materno[1]. Studiò nel seminario di Pistoia e alla facoltà di Legge dell'Università di Pisa dove si laureò. A causa delle sue idee liberali fu indotto a un volontario esilio, prima in Inghilterra e poi in Francia. Durante un viaggio per mare di ritorno in Italia, fu rapito dai pirati e ridotto in schiavitù ad Algeri. Liberato su interessamento del console britannico, ci ha lasciato una lucida relazione di questa insolita e difficile esperienza in "Avventure e osservazioni sopra le coste di Barberia" edito a Firenze nel 1817 da Leonardo Ciardetti e più volte ristampato nel corso dell'Ottocento, per le sue interessanti considerazioni sugli usi e costumi dell'Algeria berbera. Fu anche direttore del Teatro Italiano a Londra.

La sua opera più nota è il Poeta di Teatro (1808), poema romanzesco a carattere autobiografico, i cui tratti umoristici si ispirano all'umorismo letterario inglese e in particolare a Laurence Sterne. Scrisse anche i poemetti La civetta (1799), Il paretaio (1801) e gli Epigrammi, oltre seicento, pubblicati postumi nel 1882.

A Ronta si trova la villa Pananti Moretti che, in una lapide, ricorda il poeta.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ C. Farinella, «Gatti Angelo». In: Dizionario Biografico degli Italiani, Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana, 1999

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