Filippo Bentivegna

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Filippo Bentivegna (Sciacca, 3 maggio 1888Sciacca, 1 marzo 1967) è stato uno scultore italiano, protagonista della corrente dell'Art Brut[1].

Senza nessuna formazione artistica, realizzò migliaia di sculture materializzando il “Castello incantato” nel suo podere di Sciacca oggi divenuto un museo all'aperto.

Indice

[modifica] Biografia

Filippo Bentivegna nacque a Sciacca il 3 maggio del 1888 e di umili origini: il padre era un pescatore, la madre casalinga.

Nel 1913 emigrò negli Stati Uniti, sulle orme dei suoi due fratelli maggiori e di una sorella. Ma in America subì un grave trauma cranico, essendo stato colpito da una bastonata in testa da un rivale in amore. A causa del colpo ebbe problemi di amnesia e non fu più in grado di lavorare: “considerato improduttivo e dichiarato inabile al lavoro fu rimpatriato” (1919).

Tornato in Italia dopo la Grande Guerra Bentivegna fu considerato disertore e condannato in contumacia a tre anni di carcere, per cui una volta rientrato allo scopo di eseguire la condanna venne sottoposto ad una visita psichiatrica. La commissione di visita non ebbe alcun dubbio nel considerarlo pazzo, ma non essendo considerato un pericolo sociale fu lasciato libero di acquistare un appezzamento di terreno alle falde del monte Kronio, ove si ritirò realizzando il suo “Castello incantato”

[modifica] L'artista

« Cerco la Grande Madre... Dentro la terra è il seme dell'uomo »
(Filippo Bentivegna"[2] )

Nel suo feudo Bentivegna, grazie alle formazioni calcaree che riempivano il fondo, iniziò ad scolpire centinaia di teste umane. Teste accatastate, affiancate e bifronti. Anche i suoi tre cani vennero tosati e dipinti sui fianchi con le teste[3]. Pietro Consagra scrisse: "Il suo lavoro aveva una matrice soprattutto organica, corporale, in una tensione che non trasmetteva alcuna stanchezza, alcun piacere. Lui e la pietra si specchiavano e si percuotevano insieme".[senza fonte]

Quando le pietre del suo feudo divennero scarse, “mastru Filippu” si costruì delle cave ove estrarre delle pietre più duttili creando anche dei cunicoli all'interno del suo fondo. Ma in paese Filippo Bentivegna era chiamato "Filippo delle teste" e "Filippo il pazzo", deriso dai compaesani per il suo bizzarro atteggiamento anche perché pretendeva d'essere chiamato Eccellenza poiché pensava d'essere il re di un regno.

Il pittore svedese Lilieström che soggiornò a Sciacca negli anni Cinquanta, tramite l'ambiente artistico culturale saccense conobbe Filippo Bentivegna. L'artista accolse Lilieström con benevolenza, anzi lo fece inginocchiare e lo investì con il titolo di "dignitario di corte"[2]. Lilieström ritenne di trovarsi di fonte ad un artista puro, primitivo, per cui si attivò ad organizzare la prima e unica mostra di Filippo Bentivegna. Nella sala dell'ex Albergo Italia di Sciacca l'esposizione fu un fallimento come pubblico, ma la mostra fece ugualmente aumentare l'interesse verso l'opera di Bentivegna, arrivarono giornalisti e l'artista varcò i confini locali.

[modifica] Il Castello Incantato

Filippo Bentivegna morì all'età di 79 anni il 1º marzo del 1967. Il suo lavoro, per lungo tempo, rimase in abbandono; molte opere, lasciate incustodite, furono distrutte, perdute o oggetto di sciacallaggio.

Nel 1968 arrivò a Sciacca un collaboratore di Jean Dubuffet, l'artista e teorico dell'Art Brut, che voleva constatare di presenza la reale portata dell'arte primitiva del "pazzo di Sciacca". Contattati i parenti, riuscì a visitare il Giardino Incantato, riuscendo anche ad ottenere delle teste di Filippo da portare in dono a Dubuffet, il quale le inserì nella sua collezione. Adesso quelle stesse teste è possibile vederle esposte al Museo dell'Art Brut di Losanna[4], istituito in memoria di Dubuffet.

Il Castello incantato di Filippo Bentivegna, oggi fondo di proprietà della Regione Siciliana, è gestito da una cooperativa culturale[5]; è stato oggetto di studi critici come opera significativa del Novecento[6].

[modifica] Musica

Il gruppo musicale Virginiana Miller ha dedicato il brano Bentivegna, dove si parla della vita dell'artista e delle sue vicissitudini.

[modifica] Note

  1. ^ googlebooks; Michel Thévoz, 1975
  2. ^ a b Fonte: Alfonso Lentini, La chiave dell'incanto, Pungitopo editrice, Marina di Patti, 1996
  3. ^ googlebooks
  4. ^ googlebooks
  5. ^ http://www.castelloincantato.net/
  6. ^ L'espresso, Volume 36,Edizioni 1-4; vedi anche il testo monografico di Gillo Dorfles

[modifica] Bibliografia

  • Gillo Dorfles, Il giardino incantato di Filippo Bentivegna, Edizioni Novecento, 1989 ISBN 8837300808, 9788837300807
  • Lentini Alfonso, La chiave dell’incanto/ avventura umana, arte e magaria di Filippo Bentivegna, Signore delle teste, Pungitopo, Marina di Patti (1996)
  • Ottieri Alessandra (a cura di) Arte Necessaria/ Storie di dodici outsider d’Italia, catalogo della mostra (1997) Mazzotta, Milano (1997)
  • Peiry Lucienne, Genio y delirio/Collección de Art Brut de Lausana (catalogo della mostra), Circulo de Bellas Artes, Madrid (2006)
  • Rizzo Nervo Gaetano, L’Eccillenza Filippo Bentivegna, Luigi Pellegrini Editori, Cosenza (1996)
  • Sezione Arti Visive ARCI Sciacca (a cura di), Filippo Bentivegna, catalogo della mostra edizioni ARCI, Sciacca (1984)
  • Vincent Navarra, Volti nella memoria/Il giardino incantato di Filippo Bentivegna, Aulino Editore, Sciacca, (1999). ISBN 978-88-86911-12-2
  • Giulia Ingarao, L'arte febbrile di Filippo Bentivegna scultore autodidatta in Salvare Palermo, numero diciotto, maggio/agosto 2007, Giornale della Fondazione Onlus , Palermo (2007)
  • Eva Di Stefano, Irregolari. Art Brut e Outsider Art in Sicilia, Kalós, Palermo 2008

[modifica] Filmografia

  • Documentario Filippo dalle mille teste di Laura Schimmenti (2008, 32')

[modifica] Collegamenti esterni

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