Ficus retusa

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Ficus retusa
Bonsai Tree 071.jpg
Ficus retusa con corteccia bianca
Stato di conservazione
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Rosidae
Ordine Rosales
Famiglia Moraceae
Genere Ficus
Specie F. retusa
Classificazione APG
Ordine Rosales
Famiglia Moraceae
Nomenclatura binomiale
Ficus retusa
L., 1767
Sinonimi

Ficus Ginseng, Fico di Taiwan, Fico Banyan

Ficus retusa (L., 1767) è una specie di Ficus tropicale, appartenente alla famiglia delle Moraceae, che per tradizione viene coltivata a bonsai, essendo resistente, di facile adattamento alle condizioni interne di un appartamento e piuttosto rara in natura. La pianta è molto malleabile e di facile mantenimento.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Il F. retusa usato come bonsai, era già conosciuto ai tempi degli antichi romani, la propria denominazione infatti, affonda le sue radici etimologiche proprio in quel periodo storico.
Il primo documento conosciuto è un dipinto murale nella tomba del principe Zhang Huai, della dinastia T'ang, morto nel 705 d.C.,raffigurante due valletti che portano uno un paesaggio in miniatura e l'altro un vaso contenente un fico retusa.
Il F. retusa è così chiamato perché con le sue forme mostra variegate figure, la più comune è il Ginseng ma sono rappresentate anche forme umane e strane. Secondo il culto indiano, il Ficus che cresce attorno alle case, assicura la massima sicurezza, garantendone la protezione da parte degli Dei (questo vale anche per il retusa).

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Portamento[modifica | modifica wikitesto]

Spettacolare Ficus dal tronco molto grosso, sinuoso, contorto ed estremamente largo. La chioma è molto espansa, larga, ricca di foglie ed ombrosa. In natura il F. retusa raggiunge dimensioni imponenti, mentre in coltivazione non supera i 3 metri. I rami sono grossi e massicci (in base alle proporzioni).

Corteccia e legno[modifica | modifica wikitesto]

Il F. retusa ha una corteccia piuttosto chiara, spessa, cerosa, liscia, di colore grigio-marroncino o rossastro nei giovanissimi esemplari, biancastro o bianco latte in quelli più maturi. La corteccia presenta le tipiche lenticelle orizzontali, ovvero delle piccole protuberanze di corteccia. Il legno è giallo-biancastro con venature, al taglio emette in abbondanza un lattice bianco, denso e appiccicoso, irritante per la pelle e tossico per gli animali se ingerito. La base del tronco è molto ricca di radici contorte, massicce e grosse; altre, invece, partono dai rami ed arrivano a terra. Queste ingrossano durante la crescita. Il tronco è l'aspetto più particolare di questo Ficus: è l'unico ad avere il caratteristico tronco bianco. Quest'ultimo è dotato di un apparato radicale molto potente che resiste bene all'umidità e ai terreni molto fertili. In natura, le radici, devono sopportare un enorme peso, dato dai rami, dal fogliame e dal tronco molto possenti.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie sono semplici, perenni, a spirale, cerose, coriacee, lucide, larghe, erette o appressate, ovali, sensibili agli sbalzi di temperatura e lineari. Sono di colore verde scuro sulla parte superiore, mentre più chiare su quella inferiore. Sono lunghe dai 2 ai 5 centimetri (in base all'età dell'esemplare) e disposte singolarmente nei rami grazie ad un picciolo piuttosto evidente: esse nascono da una guaina (la perula) che le circonda e cade al loro schiudersi, lasciando una cicatrice. Persistono dai 6 ai 12 mesi sull'albero. Hanno un unico grande canale in cui scorre la linfa che si dirama in numerosi vasi secondari. I rami ed il tronco sono ricchi di midollo e hanno gemme terminali acuminate coperte da due piccole squame verdi. Le foglie non resistono ai venti salini per cui è sconsigliato tenere questo Ficus vicino al mare.

Fiori[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fiore delle angiosperme.

La fioritura è molto rara e può avvenire durante la stagione calda. I fiori sono unisessuali, minuscoli, raggruppati all'interno di ricettacoli cavi: quello che comunemente viene ritenuto il frutto (il comune fico) è in realtà una grossa infiorescenza carnosa, piriforme, ricca di zuccheri, di colore prima rosso e poi violaceo (chiamata Sicono), all'interno della quale sono racchiusi i fiori piccolissimi. Quest'ultimi sono diclini, con perianzio di quattro parti: gli staminiferi peduncolati hanno generalmente due stami mentre i pistilliferi monocarpellari contengono un solo ovulo nell'ovario. Una piccola apertura apicale, detta ostiolo, consente l'entrata degli Insetti pronubi Blastophaga psenes che fecondano il pistillo[senza fonte]. I veri frutti, che si sviluppano all'interno dell'infiorescenza, sono dei piccoli acheni, che tingeranno la polpa del fico di rosso. Le infiorescenze sono poco ornamentali e difficilmente si formano nella coltivazione in vaso e in quella bonsai a causa del clima europeo troppo freddo.

Impollinazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel F. retusa l'impollinazione avviene ad opera degli insetti o del vento. L'insetto responsabile dell' impollinazione è Blastophaga psenes[senza fonte]. Questo lo schema temporale:

  • In autunno l'insetto depone le proprie uova nelle mamme all'interno dell'ovario dei fiori.
  • In aprile si sviluppano gli insetti adulti ed i maschi fecondano le femmine ancora all'interno del fiore.
  • Le femmine fecondate escono quindi all'esterno attraverso l'ostiolo del siconio ed entrano nei profichi per la deposizione delle uova.
  • Entrando nei profichi le femmine perdono le ali, indi depositano le uova nei fiori femminili e muoiono
  • Nel giro di due mesi i siconi ingrossano, gli insetti adulti escono e si caricano di polline dai fiori maschili con le antere mature, posti vicino all'ostiolo.
  • Entrano quindi nei forniti dove effettuano l'impollinazione dei fiori

L'uomo favorisce l'impollinazione appendendo dei siconi caprificati su questo Ficus. Le femmine escono, cariche di polline, dai siconi della fioritura primaverile del caprifico e tentano di penetrare attraverso l'ostiolo dei siconi del retusa, abbandonando così sugli stigmi degli stili dei fiori i granelli di polline, ma la lunghezza eccessiva dello stilo impedisce loro di portare a termine l'ovodeposizione. La produzione dei semi, pur accelerando la maturazione e aumentando la dimensione dei siconi, comporta una colorazione rossastra della polpa con un aumento del numero e della consistenza degli acheni, rendendoli più grossi e tendenti al marciume.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

Nel F. retusa abbiamo due tipi di siconi di colore rosso-violaceo:

  • Fioroni o fichi fioroni che si formano in autunno e maturano alla fine della primavera o all'inizio dell'estate (entro giugno).
  • Forniti, i veri fichi o pedagnuoli che si formano in primavera e maturano alla fine dell'estate (settembre).

A volte se la stagione si presenta particolarmente favorevole, la pianta riesce a portare a maturazione in autunno una terza generazione di siconi. Quest'ultimi non sono commestibili ed in assenza di fecondazione cadono.

Habitat e distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Nativo di Malaysia, Taiwan e di tutto il sud-est asiatico, questo raro fico vive in un clima caldo umido, nelle foreste pluviali o sub-tropicali. In natura tende naturalmente a moltiplicarsi per propaggine cioè per radicazione dei rami appoggiati al suolo. Questo Ficus vive molto bene nella nebbia poiché nella foresta pluviale è presente in abbondanza.

Coltivazione[modifica | modifica wikitesto]

Esigenze climatiche[modifica | modifica wikitesto]

Albero tropicale, il F. retusa può restare chiuso per tutto l'anno in casa o in serra riscaldata, a condizione che sia garantito un clima umido e luminoso. Nelle regioni meridionali, bisognerebbe lasciarlo fuori per tutto l'anno e di anche notte, mentre al nord richiede una protezione invernale in quanto non resiste a temperature inferiori a 20 gradi [senza fonte]. Anche correnti di aria relativamente fredda possono causare danni estetici alla pianta. La resistenza al freddo è influenzata anche dalla maturazione del legno che inizialmente si presenta succulento e morbido: in seguito ad un'esposizione adeguata al sole i tessuti si compattano e la percentuale di amidi e lattice al loro interno aumenta, garantendo un abbassamento della temperatura di congelamento. L'illuminazione artificiale può essere un supplemento alla scarsità di sole; nel caso di ambienti secchi può essere utile vaporizzare regolarmente le foglie con acqua non calcarea e non clorata.

Terreno[modifica | modifica wikitesto]

Il terreno adatto è un miscuglio di terra universale, sabbia di fiume lavata e terra akadama (o terra rossa) per ottimizzare il drenaggio. Il tutto deve essere privo di agenti patogeni.[senza fonte]

Irrigazione e fertilizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Necessita di irrigazioni regolari ed abbondanti con acqua possibilmente piovana, ma comunque con basso tenore di calcare e cloro. Importante è non mantenere costantemente il terriccio saturo di acqua[senza fonte]. Si concima con fertilizzanti liquidi (da somministrare ogni 10-15 giorni), solidi a lenta cessione (somministrare ogni 40-50 giorni), complessi, con aggiunta di perfosfato, calciocianamide e solfato ammonico. Si può utilizzare anche un substrato già molto ricco di sostanza organica, oppure, utilizzare i fertilizzanti per i bonsai seguendo le dosi indicate sul prodotto. La crescita dei Ficus retusa all'interno dei propri appartamenti è molto più equilibrata e bisognerebbe usare mensilmente concime organico o chimico in pastiglie a lenta cessione o, per praticità, in concime generico, da marzo ad ottobre, esclusi i mesi più caldi. La concimazione diminuisce solo nei due mesi più freddi (per i Ficus retusa che d'estate rimangono fuori), in quanto l'albero è sempre attivo. Se si utilizza un substrato minerale al 100%, il fertilizzante organico a pellet (che è poco "potente"), è preferibile poiché il Ficus retusa apprezza un suolo ricco ma senza eccedere. Evitare un'eccessiva dose di azoto in primavera, poiché, a causa della diminuzione della concimazione in inverno, porterebbe ad un ingrandimento eccessivo delle foglie.

Moltiplicazione e rinvasatura[modifica | modifica wikitesto]

La moltiplicazione a scopi commerciali è possibile per talea di ramo (di gran lunga la più usata), talea legnosa, semi-legnosa, di foglia o per innesto ad anello, a corona o a gemma. La rinvasatura è possibile tutto l'anno, ma preferibilmente da febbraio a maggio, riducendo a metà l'apparato radicale e le foglie (circa un terzo) e prestando attenzione a non danneggiare il pane radicale, bisogna fare questa rinvasatura ogni due o tre anni. Importante è non potare le radici prima di marzo/aprile.

Bonsai[modifica | modifica wikitesto]

Il F. retusa, essendo adatto alla coltivazione bonsai, è indicato particolarmente alle versioni Moyogi (o eretto informale), Kengai (o stile a cascata), Sekijoju (o stile con radici su roccia), Naegari (o stile con radici esposte), Bankan (o stile con tronco a volute) e Sokan (o stile a tronchi gemelli). La dimensione principale del fogliame per la manutenzione a bonsai va da otto a dieci foglie da adulto (invece di due o tre foglie da giovane). Tagliare il picciolo favorirà la nascita di gemme ascellari. Dopo ogni defogliazione, però, si deve sempre posizionare il Ficus in pieno sole e al di fuori del proprio appartamento o della serra. Ricordarsi che senza alcuna foglia il flusso di lattice potrebbe fermarsi, perciò è meglio lasciare sempre una gemma o una foglia all'apice di ogni ramo. I rami defogliati, se il bonsai è in salute, produrranno più foglie di prima. Le foglie che cresceranno dopo questo procedimento saranno più piccole e più "severe". Inoltre è possibile mantenere le dimensioni a "ligaturage" per tutto l'anno senza difficoltà. I Ficus retusa sono flessibili e quindi possono essere avvolti facilmente con un filo di ferro o di alluminio per ottenere la forma scelta, facendo però attenzione alla rapida crescita di questa specie: il filo può arrivare ad incidere la corteccia in soli 30 giorni a causa della crescita molto veloce dell'albero. Il F. retusa non necessita di utensili, adatti alla sua cura, diversi dagli altri bonsai. Ha stupende radici aeree che vengono spesso evidenziate con la coltivazione su roccia. Viene valorizzato utilizzando i complementi di arredo più adatti: tavolini, sottovasi, rotoli, suiseki, ecc. Le varietà a foglia piccola sono adatte soprattutto alla coltivazione shohin, le radici sono aeree e molto spettacolari. La serra deve avere un clima simile a quello dell'appartamento. La pinzatura delle foglie Ficus si pratica tutto l'anno poiché, se tenuti all'interno in inverno, la crescita è continua. L' operazione di deve essere effettuata ogni 2 anni per le piante giovani, ogni 7/8 anni per piante più mature, quando si denota un cattivo assorbimento dell'acqua (indice che l'apparato radicale occupa troppo spazio), quando l'albero perde le foglie, quando si presentano attacchi parassitari intensi o quando si nota un generale deperimento. Il composto migliore per un rapidi rinvasamento consiste in: akadama (40%), terriccio (40%) e sabbia (20%). Dopo il rinvaso, si deve vaporizzare molto il fogliame per aiutare a ricostruire le riserve dell'albero. Utilizzare il terriccio adatto per bonsai (akadama) oppure, se non si riesce a reperirlo utilizzare del terriccio universale al 60%, torba al 10% e sabbia grossolana al 30%. Nella stagione invernale concimare con concime organico utilizzando il 50% delle dosi consigliate. In generale, i Ficus sopportano con facilità la potatura drastica e rigettano anche dal legno vecchio. Se il Ficus cresce sano, due volte all'anno si eliminano i rami che si sviluppano verso il basso, verso l'interno del tronco, quelli che nascono sotto la base di un altro ramo, quelli contrapposti o paralleli (uno dei due va tagliato) e quelli che s'incrociano. Da ricordare che il legno di questa pianta è tenero e fibroso, perciò, la cicatrizzazione avviene in modo veloce ma non molto estetico: specialmente i tagli grandi tendono a formare un rigonfiamento eccessivo, quindi, è importantissimo medicarli con la pasta cicatrizzante. La potatura dei rami si effettua con la tronchese concava e la scelta delle branche da accorciare o da eliminare dipende dallo stile del bonsai; in ogni caso vanno eliminati i rami che sviluppano in senso verticale, quelli che si incrociano, o che crescono verso l’interno e Da qualunque incisione fuoriesce lattice, quindi è meglio praticare le potature importanti in inverno (quando il lattice scorre più lento), mentre in primavera si può intervenire con la certezza di stimolare la ripresa vegetativa. Potare ogni anno contemporaneamente la cima e le radici. Si consiglia di medicare tutti i tagli con del mastice molto per innesti, altrimenti, le ferite tendono ad assumere un aspetto antiestetico ed a emettere molto lattice (anche uno spruzzo d'acqua sulla ferita promuove la coagulazione della gomma bianca). La scelta dei rami da potare nel bonsai dipende dalla forma, sicuramente vanno eliminati i rami che si sviluppano in verticale, contrapposti, troppo vicini o i succhioni. Per ridurre la grandezza ed il numero delle foglie è fondamentale defogliare l'esemplare (preferibilmente a maggio o a giugno in modo che possa riprendersi meglio), in questo modo la pianta produrrà nuove piccole foglioline. L’operazione si effettua con l’apposito defogliatore, eliminando le foglie tagliate del bonsai. Dopo pochi giorni, la pianta produce nuove foglioline, più piccole delle precedenti, che rendono il bonsai proporzionato e armonioso. Per scongiurare il rischio di un ritiro di linfa, che farebbe seccare i rami rimasti nudi, è molto importante lasciare una foglia alla sommità di ogni ramo; foglia che va eliminata solo quando appaiono le nuove foglioline lungo il ramo stesso. Comunque si può fare anche tutto l'anno. Dopo questa operazione bisognerà posizionare il bonsai all'esterno ed in pieno sole per fargli recuperare le energie. Nel Ficus retusa la produzione di nuovi germogli è praticamente continua durante tutto l’anno, perciò, bisogna ricorrere più volte alla tecnica della pinzatura, allo scopo di mantenere la linea del bonsai che, se non cimato, diverrebbe un cespuglio informe in poco tempo. Naturalmente, per non indebolire la pianta, occorre aspettare che dalla chioma fuoriescano molti germogli, con almeno 5-6 foglie, quindi, usando la forbice lunga, si effettua il taglio dopo la seconda o la terza foglia. Non potare le radici prima di marzo/aprile.
Uno spruzzo di acqua sulla ferita promuove la coagulazione del lattice. Il vaso deve essere abbastanza capiente per contenere le radici (di circa 2 centimetri più grande del precedente), può essere di qualsiasi materiale (meglio il gres), di qualsiasi forma, di qualsiasi colore e con vari ornamenti, anche se è preferibile quello rettangolare, ovale o rotondo, sia esso smaltato o normale. L'altezza varia da esemplare a esemplare. La pianta è molto malleabile e di facile mantenimento. Essendo una pianta tropicale ha bisogno di umidità, quindi in appartamento ed in serra è bene mantenere il sottovaso con acqua e sassolini per favorire la formazione di un microclima umido attorno alla pianta in inverno ed estate. Tra un'annaffiatura e l'altra attendere che il sottovaso si sia completamente asciugato. In estate vaporizzare spesso la chioma, essa resiste bene in pieno sole tranne che nei mesi caldi di luglio e agosto. È consigliabile nel periodo della tarda primavera (maggio) rinvasare il bonsai di Ficus retusa in quanto vengono in genere venduti con il terreno delle zone d'origine (sud-est asiatico) il quale essendo argilloso mal si combina con l'acqua di irrigazione,che è piuttosto calcarea. Utilizzare il terriccio adatto per bonsai (akadama) oppure, se non si riesce a reperirlo utilizzare del terriccio universale al 60%, torba al 10% e sabbia grossolana al 30%. Nella stagione invernale concimare con concime organico utilizzando il 50% delle dosi consigliate.

Avversità[modifica | modifica wikitesto]

Seppur sia una pianta rustica, il Ficus retusa può essere soggetto a tipi diversi di funghi e parassiti. Questa pianta viene solitamente aggredita da bruchi ma anche da tripidi, ragnetto rosso (microscopico Acaro che infesta quasi regolarmente i bonsai nei mesi estivi, facendo cadere loro tutte le foglie), e cocciniglia. Una buona prevenzione per gli esemplari coltivati in ambienti interni è legata ad un corretto uso di antiparassitari (un acaricida, un anticocciniglia e un anticrittogamico). Le principali avversità sono:

  • Gli ambienti secchi, freddi e le gelate improvvise, che possono uccidere il Ficus o fargli perdere le foglie.
  • La cocciniglia (Eulecanium corni), visibile con “batuffoli di cotone”, attacca le chiome fitte in grandissimo numero, colpendo rami, giovani getti e a volte le foglie, con deperimento e in condizioni sfavorevoli la morte della pianta.
  • La cocciniglia cotonosa (Pseudococcus citri), invade i rami producendo abbondate mielata, la femmina depone il caratteristico e ben visibile ovosacco cotonoso.
  • La cocciniglia di S. Josè (Quadraspidiotus perniciosus), infesta tutte le parti della pianta, prediligendo rami e tronchi che ricopre con una crosta fittissima di scudetti brunastri, le punture provocano macchioline rossastre con deperimento progressivo della pianta.
  • L'Antracnosi, causata da funghi della specie Geloeosporium elasticae, determina macchie giallo-brunastre depresse ben delimitate da un alone scuro, sulle macchioline si possono notare le pustole formate da conidi rossastri.
  • Gli acari, che possono provocare l'ingiallimento e la caduta delle foglie attaccate.
  • Bianca rossa (Chrysomphalus dictyospermi): attacca in numerose colonie rami, frutti e foglie, insediandosi lungo le nervature della pagina inferiore delle foglie causandone il disseccamento e la caduta.
  • Ceroplaste (Ceroplastes rusci): provoca gravi deperimenti di rametti e foglie con vistosi cali produttivi.
  • Cocciniglia a barchetta (Eulecanium persicae): infesta le parti meno soleggiate della chioma, disponendosi in lunghe file lungo i rami.
  • La cocciniglia ostreiforme (Quadraspidiotus ostraeformis): e la cocciniglia rossa (Aonidiella aurantii): attaccano i rami e il tronco.
  • Cocciniglia a virgola: rappresentata da due specie dello stesso genere, la Mytilococcus conchiformis e la M. ficifoliae: la prima attacca i rametti, la seconda le foglie.
  • Psilla (Homotoma ficus): in primavera le larve attaccano le gemme, successivamente le foglie nella pagina inferiore vicino alle nervature, normalmente non provoca danni rilevanti.
  • Efestia (Ephestia cautella): temibilissimo per la produzione di fichi seccati, le larve rodono l'interno del frutto riempiendolo di escrementi, la femmina depone le uova sui fichi che cominciano a seccare sull'albero o sui frutti esposti al sole per completare l'essiccamento.
  • Tignola (Simaethis nemorana): le larve neonate rodono le foglie lasciando intatte le sole nervatura, la seconda generazione di larve può attaccare anche i frutti.
  • Bostrico (Sinoxylon sex-dentatum): le larve e gli adulti scavano gallerie dirette in tutti i sensi interessando l'intero spessore dei rametti che possono facilmente spezzarsi.
  • Carpofilo (Carpophilus hemipterus): erode e danneggia i frutti essiccati.
  • Esperofane cinerino (Hesperophanes cinereus): le larve per 2-3 anni scavano profonde gallerie nel legno, le femmine ovidepongono su rami malati o legno esposto.
  • Ipoboro (Hypoborus ficus): gli insetti adulti scavano gallerie trasversali nel legno e nel cambio, mentre le larve scavano profonde gallerie perpendicolari, arrivando con azione sinergica ad interessare tutto il cilindro centrale con disseccamento e caduta della corteccia, vengono attaccati preferibilmente i rami deperiti o morti non tempestivamente eliminati con la potatura.
  • Pogonocero ispido (Pogonochaerus hispidus): la larva scava gallerie tortuose sotto la corteccia e nel legno, la femmina depone le uova sulla corteccia di rami vecchi e deperiti.
  • Mosca mediterranea (Ceratitis capitata): le larve attaccano la polpa del frutto distruggendola, successivamente il frutto marcisce e cade.
  • Brusone fogliare (Phyllosticta sycophila): provoca sulle foglie attaccate delle tacche color ocra al centro, bruno-rossastre ai margini esterni; le macchie confluendo in larghe chiazze secche provoca lacerazioni, accartocciamento e caduta delle foglie.
  • Cancro del tronco (Phomopsis cinerascens): attacca in seguito ad una ferita non disinfettata, soprattutto il tronco e le branche madri impiegando 2-3 anni per formare il cancro, l'alterazione inizia con una zona depressa che lentamente si allarga fino a circondare tutto il tronco.
  • Colletotricosi (Colletotrichum caricae): provoca amarcescenza e la caduta dei frutti immaturi, che dapprima mostrano tacche depresse e isolate confluenti successivamente in chiazze brune al centro più chiare in periferia.
  • Marciume (Botrytis cinerea): provoca la mummificazione dei frutti e il disseccamento dei rametti, si conserva da un anno all'altro svernando sui frutti mummificati rimasti sulla pianta e sui rametti morti, non tempestivamente rimossi e distrutti.
  • Vaiolatura (Cercospora bolleana): provoca macchie olivacee sulle nervature delle foglie, macchie che confluiscono formando grandi chiazze brunastre con accartocciamento e caduta delle foglie.
  • Ruggine (Uredo fici): attacca le foglie provocando sulla pagina superiore delle macchie gialle e in corrispondenza sulla pagina inferiore i sori giallo-bruni, determina la caduta prematura delle foglie e ritardo della maturazione dei frutti.
  • Mal secco (Bacterium fici): a seguito dell'infezione batterica il tronco diventa di colore bruno, i rami anneriscono disseccano emettendo a volte un liquido viscoso. D'estate colpisce anche le foglie che presentano in un primo momento macchie decolorate che diventano nerastre, con disseccamento e frantumazione dei tessuti.
  • Mosaico: il virus attacca foglie, frutti e rametti; le foglie presentano aree di varie dimensioni giallognole e decolorate, segue la necrosi delle aree internervali o solo delle nervature con evidenti malformazioni; i frutti colpiti presentano malformazioni e caduta precoce; il vettore principale del virus è l'eriofide Aceria ficus.

Anche l'esposizione al vento (in maggior modo se salino) può provocare la secchezza e la seguente caduta delle foglie.

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Tutti i Ficus sono indicati per umidificare gli ambienti chiusi e sono considerati validi purificatori dell'aria, in particolare, il Ficus retusa consuma circa 12 microgrammi/ora di formaldeide[senza fonte]. Questa sostanza nociva è prodotta dal fumo di sigaretta, dal gas dei fornelli, dai sacchetti di plastica bruciati, dagli abiti portati in tintoria, da smalti, vernici, stoffe e tendaggi. Da notare che gli spray anti-lattice aiutano la pianta a non perdere la linfa, ma anche quest'ultima è un ottimo cicatrizzante naturale in quanto contiene gomma naturale (il caucciù, che però può venire estratta solo una volta ogni otto anni a causa della difficoltà del fico di sopportare molte incisioni profonde). A causa di queste qualità e del bassissimo pregio del caucciù che produce, l'albero non ha nessun pregio né per l'industria manifatturiera, né per quella della gomma, né come combustibile.

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