Fenomenologia della religione

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La Fenomenologia della religione è un metodo di indagine del fatto religioso, e del sacro, che incrocia l'analisi storica del suo emergere, con i suoi aspetti ricorrenti nella Storia attraverso strutture e forme tipiche.

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Pierre Daniël Chantepie de la Saussaye (1848-1920). Lo studioso olandese fu il primo ad utilizzare l'espressione di "Fenomenologia della religione" nella sua opera Lehrbuch der Religionsgeschichte ("Manuale di storia delle religioni", 1887).

"Fenomenologia della religione" compare come espressione per la prima volta nell'opera dello studioso olandese Pierre Daniël Chantepie de la Saussaye (1848-1920) Lehrbuch der Religionsgeschichte ("Manuale di storia delle religioni", 1887) dove l'autore evidenziava come la comparazione storico-religiosa farebbe emergere delle manifestazioni ricorrenti in termini di riti, culti, miti e pratiche.

Nel 1933 [1]esce in lingua tedesca l'opera dell'olandese Gerardus van der Leeuw (1890-1950) Phänomenologie der Religion ("Fenomenologia della religione")[2]. Van der Leeuw, influenzato dalla fenomenologia propugnata in quegli anni da Edmund Husserl (1859-1838) e dall'antipositivismo proprio di pensatori come Wilhelm Dilthey (1833-1911) si rifiutò di intendere la Fenomenologia della religione così come intesa da Chantepie de la Saussaye, ovvero come semplice atto comparativo tra le diverse manifestazioni religiose, centrandola piuttosto sul momento della loro "comprensione" che ne rileverebbe la loro unicità di fondo. La svolta di van der Leeuw, che pure si inseriva nel tracciato fenomenologico segnato da Chantepie de la Saussaye, riguardava quindi la sostituzione del metodo: dall'Erklären ("spiegazione causale") al Verstehen ("comprensione partecipata dello studioso nei riguardi dell'oggetto del suo studio").

Analogamente, il tedesco Rudolf Otto (1869-1937) con il suo Das Heilige. Über das Irrationale in der Idee des Göttlichen und sein Verhältnis zum Rationalen (1917, "Il sacro. L'irrazionale nella idea del divino e la sua relazione al razionale") aveva già evidenziato l'autonomia del sacro e della religione dal qualsivoglia analisi storica che ne poteva solo declinare le differenti manifestazioni. La Fenomenologia della religione, nella sua indagine sull'unità sottostante alle diverse manifestazioni religiose, individuerà quindi nel sacro la sua unità fondamentale. Così Nathan Söderblom (1866-1931), nel suo The Nature of Revelation (1931) ha ritenuto che il sacro fosse a fondamento di qualsiasi religione.

Il principio di fondo alla base di questo approccio consiste nel ritenere le religioni basate sul fenomeno del sacro, il quale contiene già in sé il suo sviluppo che si manifesta nella Storia. Il sacro corrisponde a sua volta all'esperienza vissuta (Erlebnis) del mistero al quale l'uomo tende stimolato da diverse cause esterne.

Questo approccio all'analisi fenomenologica della religione fondata sull'ermeneutica e sulla irriducibilità della nozione di sacro, ha tuttavia col tempo attirato critiche di soggettivismo e di allontanamento dalle discipline empiriche, ovvero di sconfinamento nel campo teologico e filosofico religioso, perdendo quindi contatto con la storia delle religioni[3].

Lo svedese Geo Widengren (1907-1996), nella sua opera Phänomenologie der Religion (1966), reagì a queste critiche operando una presa di distanza dal sapere teologico e filosofico e costruendo una fenomenologia della religione collegata alle analisi di tipo storico pur centrata sulla necessità di evidenziare i modelli ricorrenti di questo fenomeno. In questo medesimo ambito si sono mossi autori come Jacques Waardenburg (1930-) e Claas Jouco Bleeker (1898-1983).

Altri autori come Gustav Mensching (1901-1978), Friedrich Heiler (1892-1967) e Kurt Goldammer (1916-1997), autori appartenenti alla cosiddetta "Scuola di Marburgo", hanno invece continuato a difendere la peculiarità del metodo ermeneutico per comprendere l'effettivo fenomeno religioso: la comparazione fenomenologica consentirebbe quindi, secondo questi autori, di raggiungere l'essenza della religione stessa individuata con il termine sacro.

Mircea Eliade (1907-1986) ha ereditato la nozione di sacro come struttura della coscienza e non come momento della storia della coscienza trovando in Julien Ries (1920-) il suo continuatore.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Da tener presente che van der Leeuw aveva già pubblicato nel 1925 Einführung in de Phänomenologie der Religion ("Introduzione alla Fenomenologia della religione").
  2. ^ Nel 1956 uscirà una seconda edizione rivista dal figlio dell'autore, J. R. van der Leeuw, sulla base degli appunti del padre, pubblicata da J.C.B. Mohr (Paul Siebeck), Tubinga. In italiano pubblicata con il titolo Fenomenologia della religione dalla Boringhieri di Torino nel 1975.
  3. ^ Cfr. ad esempio la presentazione all'opera di van der Leeuw da parte dell'antropologo di orientamento marxista Alfonso Maria di Nola il quale così conclude:
    « E perciò oggi la lettura dell'opera di van der Leeuw, anche se va necessariamente fatta come di un classico, esige vigilanza e controllo; accettabile in parte se la si considera una trattazione filosofica e fenomenologica (in senso filosofico) delle religioni, non può essere assunta come uno strumento storico-religioso che aiuti a comprendere e a penetrare gli atteggiamenti religiosi degli uomini come costruttori della storia »
    (Alfonso di Nola. Presentazione, in Gerardus van der Leeuw. Fenomenologia della religione. Torino, Boringhieri, 2002, pag. XI-XII)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gerardus van der Leeuw. Phanomenologie der Religion, (1933). Seconda edizione rivista dal figlio dell'autore J.R. van der Leeuw sulla base degli appunti del padre pubblicata nel 1956. In italiano: Gerardus van der Leeuw. Fenomenologia della religione. Torino, Boringhieri, 2002.
  • Geo Widengren. Phänomenologie der Religion (1966). In italiano: Fenomenologia della religione. Brescia, EDB, 2000.
  • Rudolf Otto. Das Heilige (1917). In italiano: Il sacro. Milano, SE, 2009.
  • Mircea Eliade. Le sacré et le profane. Parigi, Gallimard, 1965. In italiano: Il sacro e il profano. Torino, Boringhieri, 2006.
  • Giovanni Filoramo. Che cosa è la religione. Torino, Einaudi, 2004.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]