Felipe Guaman Poma de Ayala

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Autoritratto di Guaman Poma de Ayala per le Nueva cronica y bien cobierno

Felipe Guaman Poma de Ayala, conosciuto anche come Guaman Poma (San Cristóbal de Suntuntu, 1550 circa – prima del 1615), è stato un cronista indigeno del Perù durante la conquista dell'America.

« Questo è il nostro paese, perché Dio ce lo ha dato »
(Felipe Guaman Poma de Ayala)

Era il figlio di Guaman Mallqui e Juana Cori Ocllo Coya (ultima figlia del sovrano Túpac Yupanqui).

Secondo le cronache del tempo, la madre di Guaman Poma, Curi Ocllo, convisse a lungo con Luis de Ávalo de Ayala, con il quale ebbe un figlio, Martín de Ayala, che divenne sacerdote. In seguito si sposò con Guaman Mallqui e da questa unione nacquero Guaman Poma ed altri figli.

Guaman Poma (waman puma, ovvero "aquila tigre", in lingua quechua) de Ayala nacque probabilmente a San Cristóbal de Suntuntu (Perù) tra il 1535 e il 1550 ed era discendente di una nobile famiglia inca della regione di Huánuco. Crebbe in mezzo agli spagnoli: per questo si considerava un indio latino.

Guaman Poma fu istruito e battezzato dal suo fratellastro, il sacerdote Martín de Ayala, che cercò di insegnargli le virtù cristiane, come l'umiltà, la carità e la temperanza. Nei suoi scritti, Guaman Poma lascia intravedere il gran rispetto e l'affetto che provava per lui. Per quello che si può sapere, inoltre, Guaman Poma fu un grande lettore, dedicandosi anche alla critica ed al commento dei cronisti e degli scrittori del suo tempo.

Guaman Poma infatti parlava come prima lingua il quechua, ma imparò lo spagnolo sin da bambino o da adolescente e divenne pienamente bilingue. Egli descrisse sé stesso come un "vecchio di 80 anni" nel suo manoscritto del 1615: da questo si può dedurre che egli fosse nato intorno all'anno 1535, quando la conquista spagnola del Perù era in pieno svolgimento. Sembra però che Guaman Poma abbia usato il numero "ottanta" come una metafora della vecchiaia: per questo e per altri indizi presenti nel testo del manoscritto si può concludere che fosse nato intorno all'anno 1550.

La famiglia di Guaman Poma[modifica | modifica sorgente]

Come punizione per la ribellione di Illa Tupac (1539-1543), gli spagnoli esiliarono a Huamanga (una provincia della regione di Ayacucho) molti yaros (ovvero esponenti alla dinastia Yarovilcas o Yaro-Wilca) come la famiglia del cronista.

Rappresentazione di un Inti Raimi in un disegno di Guaman Poma

Il nonno (o bisononno) di Guaman Poma era Guaman Chaua, una specie di viceré della dinastia Yarovilcas, capitano generale del Chinchaysuyo (uno dei quattro suyo dell'Impero Inca) e braccio destro dell'imperatore Túpac Yupanqui. Per quanto è dato sapere, Guaman Chaua avrebbe accompagnato il sovrano inca nella conquista del Cile e di Quito. Si sa anche che fu bruciato vivo dai compagni di Francisco Pizarro e Diego de Almagro a Cuzco.

Suo padre era Guaman Mallqui, mentre sua madre era una delle figlie minori del sovrano inca Túpac Yupanqui, Curi Ocllo. Racconta Guaman Poma che suo padre, durante la battaglia di Huarina (1547), salvò la vita del capitano Luis Dávalos de Ayala, nativo di Biscaglia, che per questo premiò Guaman Mallqui con l'onore di trasmettere il suo nome (Ayala) alla sua discendenza. Questo fatto però non corrisponde con le altre informazioni reperibili sul capitano Dávalos de Ayala, che sarebbe stato inviato in Perù nel 1548, l'anno successivo alla battaglia di Huarina.

Ciò nonostante Guaman Poma apparteneva a due importanti lignaggi: quello dei Yarovilcas di Huánuco e quello degli Inca di Cusco. Con queste credenziali e con la sua conoscenza dei codici dell'epoca, Felipe Guaman Poma de Ayala poté fare un ritratto convincente e di facile lettura del mondo andino dei suoi tempi.

Origini e motivazioni della sua opera[modifica | modifica sorgente]

Secondo alcuni documenti del XVI secolo, fra le varie attività che intraprese nei suoi viaggi, lo scrittore accompagnò come interprete quechua il sacerdote Juan de Albornoz nella campagna per la soppressione del movimento Taki Unquy (1560).

Guaman Poma stesso in questi documenti appare come il querelante in una serie di processi intorno al 1590 in cui egli cercava di recuperare le sue terre e i suoi titoli nobiliari nella valle di Chupas (intorno a Santa Catalina de Chupas) che egli riteneva essere di diritto della sua famiglia. Questi processi, però, furono disastrosi per lui: non solo li perse, ma fu anche privato di tutte le sue proprietà e il 19 dicembre del 1600 fu esiliato dalla sua città, Lucanas, dal corregidor (funzionario reale).

Pachacútec rappresentato da Guaman Poma

Da allora si dedicò per diversi anni a percorrere tutto il paese e a scrivere la sua Nueva Corónica y Buen Gobierno, uno dei libri considerati più originali della storiografia mondiale. In questa opera, di 1200 pagine e 400 disegni, che terminò nel 1615 poco prima della sua morte, Guaman Poma mostra la visione indigena del mondo andino e permette di ricostruire con tutti i dettagli gli aspetti della società peruviana dopo la conquista dell'Impero inca, descrivendo la pessima situazione dei nativi; contemporaneamente illustra anche la storia e la genealogia degli Inca.

In un primo periodo Guaman Poma si era trovato d'accordo con l'opera di civilizzazione del mondo andino, ma a partire del 1606, dopo la morte dell'arcivescovo di Lima, Toribio de Mogrovejo, la nomina di Francisco de Ávila come ispettore contro l'idolatria provocò in Guaman Poma un cambiamento nella sua valutazione dei fatti. Nel penultimo capitolo della relazione, intitolato Camina el autor, Guaman Poma denuncia i turpi atti di Francisco de Ávila, sostenendo che la sua campagna contro l'idolatria rappresentava il metodo più violento che avevano dovuto subire fino ad allora i popoli andini; la ferocia di questa politica causò un profondo cambiamento nella considerazione di Guaman Poma riguardo alla conquista spagnola.

In mezzo ad una società profondamente corrotta a causa della sua cattiva amministrazione, che spogliava dei suoi diritti i legittimi proprietari delle terre, Guaman Poma trovò un eroe religioso e letterario molto più vicino a lui: fra' Luis Jerónimo de Oré, un francescano creolo di Huamanga, autore dell'opera Symbolo Catholico Indiano, la cui famiglia sicuramente era in contatto ravvicinato con quella di Guaman Mallqui de Ayala. L'influenza di Luis Jerónimo de Oré su Guaman Poma non fu solo letteraria (il cronista usò molte informazioni presenti nel Symbolo Catholico Indiano nella sua opera): entrambi erano infatti devoti al frate Luis de Granada ed entrambi concepirono le loro opere come mezzi per avvicinare alla fede.

Un'incredibile scoperta in Danimarca[modifica | modifica sorgente]

Nel 1908, nella Biblioteca Reale di Copenaghen (Danimarca), fu riscoperto un antico manoscritto di 1179 pagine: la Nueva Corónica y Buen Gobierno di Felipe Guaman Poma de Ayala, di cui non si avevano più notizie da circa 300 anni.

La sua pubblicazione anastatica (realizzata dall'Istituto etnografico di Parigi) fu compiuta nel 1936 a cura del francese Paul Rivet.

Questa opera, di altissimo valore storico, aveva in origine un obiettivo concreto: ritrarre la realtà andina e sollecitare la corona spagnola ad effettuare una riforma del governo coloniale per salvare le popolazioni andine dallo sfruttamento e dai maltrattamenti. La relazione, infatti, era dedicata al re Filippo III di Spagna, ma andò smarrita durante il viaggio verso la penisola iberica. Oggi si conserva nella Biblioteca Reale di Copenaghen e si può consultare on-line.

Su come il manoscritto sia finito in Danimarca sono state avanzate numerose ipotesi, secondo la più convincente delle quali l'opera sarebbe giunta per motivi non chiari nella biblioteca del Conte Duca De Olivares. Lo storico peruviano Raúl Porras Barrenechea sostiene inoltre che, successivamente, parte di questo fondo bibliotecario sarebbe stato venduto a Cornelius Pedersen Lerche, ambasciatore di Danimarca alla corte spagnola (1650-1655 e 1658-1662), che avrebbe inviato il documento alla corte danese.

La dea Mama Ocllo in un disegno di Guaman Poma

Nei suoi scritti Guaman Poma descrive apertamente il suo punto di vista sugli abusi commessi dalle nuove autorità spagnole: benché accetti la loro presenza come agenti civilizzatori considera ingiusto il nuovo status quo, nel quale gli antichi cacicchi sono stati privati della loro autorità e i nuovi ricchi, fantocci in mano agli spagnoli, governano sopra delle terre che non appartengono loro.

Dibattito sulla figura di Guaman Poma[modifica | modifica sorgente]

Dopo il ritrovamento del testo, all'inizio del XX secolo, la figura di Guaman Poma è stata molto discussa: nel corso degli anni le ipotesi sulla vita del cronista sono state smentite o confermate.

Quello che oggi si sa di per certo sull'autore della Nueva Coronica, grazie ai dati riportati in un documento trovato nel 1991 (dossier Prado Tello), è che Guaman Poma ebbe un litigio con i Chachapoyas (abitanti dell'omonima valle) per la proprietà di alcune terre nella valle di Chupas (nella regione di Huamanga). Alla luce di questo documento e della cosiddetta Compulsa de Ayacucho (fascicolo contenente la sentenza contro Guaman Poma effettuata nel 1600), si conferma la disillusione che dovette soffrire Guaman Poma rispetto al sistema giuridico peruviano.

Documenti Miccinelli[modifica | modifica sorgente]

D'altra parte, al IV Congresso di Etnostoria di Lima, la professoressa Laura Laurencich Minelli, dell'Università di Bologna, ha presentato dei manoscritti ritrovati a Napoli all'inizio degli anni ottanta. Questi documenti hanno preso il nome di documenti Miccinelli poiché fu Clara Miccinelli che li scoprì nel 1985.

Secondo questi documenti, Guaman Poma avrebbe prestato il suo nome per occultare la vera identità dell'autore della Nueva Corónica y Buen Gobierno: il gesuita meticcio peruviano Blas Valera, conosciuto grazie alle testimonianze che ne dà el Inca Garcilaso de la Vega nei suoi Comentarios Reales de los Incas. Il vero nome dell'autore sarebbe stato occultato per il timore dello scandalo che avrebbe sollevato a Corte il fatto che un gesuita esponesse denunce così gravi come quelle che si trovano nella Nueva Corónica y Buen Gobierno. Tuttavia la veridicità dei documenti Miccinelli è contestata da diversi specialisti che vi trovano sufficienti contraddizioni per ripudiarlo, come ad esempio l'uso di termini che non corrispondono allo spagnolo parlato in Perù nel XVII secolo ed il fatto che Blas Valera parlasse l'aymara e non il quechua.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Felipe Guaman Poma de Ayala, Conquista del regno del Perù, Sellerio, Palermo, 1992
  • Laura Laurencich Minelli, Clara Miccinelli, C. Animato, Il documento seicentesco "Historia et Rudimenta Linguae Piruanorum"', in "Studi e Materiali di Storia delle Religioni" (1995)
  • Francesca Cantù, Coscienza d'America. Cronache di una memoria impossibile, Roma, Edizioni Associate, 1998
  • Francesca Cantù (a cura di), Guaman Poma de Ayala y Blas Valera, Tradición andina y historia colonial, Roma, Antonio Pellicani Editore, 2001
  • Miguel León-Portilla, Il rovescio della conquista. Testimonianze azteche, maya e inca, Milano, Adelphi, 1979
  • Manuel García-Castellón, Guamán Poma de Ayala, Pionero de la Teología de la Liberación. Madrid, Pliegos de Ensayo, 1992.

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