Federico Caprilli

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Federico Caprilli
CAPRILLI-31.jpg
Il capitano Federico Caprilli
in divisa da ufficiale di Cavalleria.
Dati biografici
Nazionalità Italia Italia
Equitazione Equestrian pictogram.svg
 

Il capitano di cavalleria Federico Caprilli (Livorno, 8 aprile 1868Torino, 6 dicembre 1907) è stato l'ideatore del "Sistema Naturale di Equitazione", basato sul principio di permettere al cavallo un movimento il più naturale possibile.

Il capitano Federico Caprilli impegnato in un salto alla staccionata.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Vita[modifica | modifica sorgente]

Federico Caprilli entrò nel 1881 a 13 anni nel Collegio Militare di Firenze, dove eccelse in ginnastica e scherma, per trasferirsi poi in quello di Roma ed infine entrare nel 1886 nella Scuola Militare di Modena, da cui uscirà a 20 anni col giudizio "Mediocre in equitazione"[1]. Malgrado ciò, il giovane sottotenente Caprilli, venne assegnato al reggimento di cavalleria Piemonte Reale a Saluzzo dove incontrò il conte Emanuele Cacherano di Bricherasio - in seguito uno dei promotori della costituzione dell'Automobile Club d'Italia e co-fondatore della FIAT - col quale strinse un'amicizia che durò tutta la vita[2]. Con la vita militare Caprilli poté dedicarsi completamente alla sua passione, iniziando a studiare da vicino i movimenti dei cavalli e a provare di persona le nuove tecniche che lui stesso mise a punto. La sua idea è che il cavallo possa dare il meglio di sé se il cavaliere accompagna i suoi movimenti ai propri: prima di Caprilli si saltava un ostacolo tenendo il corpo tutto all'indietro e tirando le redini, nella convinzione secolare che il cavallo da solo non ce la potesse fare. Una volta Caprilli stupì i propri commilitoni col salto di un fosso durante il quale sciolse le redini e quasi si distese sul collo del proprio cavallo tenendo basse le mani[3]. Caprilli si diede poi alle competizioni, gareggiando 33 volte, vincendo in 18 casi e piazzandosi in altri 11[4]. I successi ottenuti nelle gare e l'amicizia con Emanuele di Bicherasio aprirono a Caprilli le porte dell'alta società. Il suo biografo, l'amico e commilitone capitano Carlo Giubbilei[5] scrive: «Ai brillanti dragoni si schiudevano i salotti più aristocratici, a lui che aveva solamente 23 anni ed era bello, forte, giocondo, sorgeano dinanzi cento e cento tentazioni [...] Amava il moto e lo sport e ammirava le belle donne [...] Forse non tutti gli uomini che conobbe lo amarono, ma molte donne palpitarono per lui»[6].

La vicenda delle Olimpiadi di Parigi 1900[modifica | modifica sorgente]

Caprilli era il preparatore di Gian Giorgio Trissino, ma non poteva partecipare ai Giochi olimpici di Parigi 1900 perché militare richiamato in servizio da un telegramma del Governo del Regno d'Italia e poi perché certo non poteva essere considerato dilettante. Ma partecipò lo stesso a quei Giochi? Alcuni indizi farebbero propendere per questa ipotesi, come il doppio piazzamento di Trissino nel salto in alto (1º e 4º). Una romanzata ricostruzione[7], dato il carattere esuberante del capitano Caprilli, vorrebbe che anche l'argento nel salto in lungo sia stato effettivamente conquistato da Caprilli e la medaglia poi assegnata a Trissino. Viceversa, contro la tesi della partecipazione di Caprilli alle Olimpiadi di Parigi 1900 - se non come preparatore giunto in incognito[8] -, oltre al fatto che il medagliere ufficiale olimpico attribuisce le medaglie al giovane conte Trissino[9], vi è il fatto che il Capitano Caprilli a quei tempi comandava il medesimo reggimento (il Genova Cavalleria) in cui il Trissino era Sottotenente: pertanto risulta difficile pensare che Trissino, che era un gentiluomo, abbia voluto o potuto impunemente attribuirsi le medaglie e la relativa ricompensa alle spalle di un ufficiale, suo superiore.

Il Concorso ippico internazionale di Torino[modifica | modifica sorgente]

Il 24 maggio 1902 sui pennoni di piazza d’Armi in sella al possente baio Melopo, per la prima volta nella storia, riuscì staccarsi da terra per volare a più di due metri di altezza[10]. In quel 1902, il capitano Caprilli comanda il secondo squadrone del reggimento Genova Cavalleria; ma prima, appena uscito dalla scuola di Cavalleria di Pinerolo, era stato nel reggimento Piemonte reale. Nello stemma di Piemonte reale c’è un cavallino rampante bianco su fondo rosso fuoco. E il motto scritto sotto al cavallino rampante è Venustus et audax, bello e audace.

La lapide funeraria che cela le ceneri di Caprilli nella Cappella Bricherasio di Fubine (AL), tra quella della marchesa Teresa e il sepolcro del conte Emanuele.

La prematura morte[modifica | modifica sorgente]

Il capitano Federico Caprilli, malgrado la sua vastissima esperienza di cavaliere, morì prematuramente la mattina del 6 dicembre del 1907 per le fatali conseguenze di una caduta da cavallo. Dalle testimonianze dell'epoca, riportate dal quotidiano La Stampa,[11] pare che Caprilli cadde da un cavallo al trotto che stava provando, picchiando violentemente la nuca. Che un tale cavaliere potesse subire un simile incidente, benché il terreno fosse scivoloso per la neve, suscitò un certo stupore, tanto da ipotizzare la vendetta di un marito tradito o forse un improvviso malore, tuttavia nessuna evidenza venne mai raccolta.
Malgrado la sua grande fama e l'appartenenza alla Regia Cavalleria, il capitano Caprilli non ebbe esequie pubbliche. Una mesta camera ardente fu allestita presso i locali del commerciante di cavalli proprietario dell'animale che montava Caprilli; in seguito si procedette con la cremazione, come da volontà dello stesso defunto. Nel suo testamento, redatto appena un anno prima, Caprilli aveva espressamente richiesto di distruggere il baule della sua corrispondenza e aveva indicato precise disposizioni tra cui di essere sepolto il più vicino possibile all'amico Emanuele di Bicherasio, mancato anch'egli in circostanze misteriose tre anni prima. Le sue ceneri riposano infatti nella cappella della famiglia Bicherasio a Fubine, accanto al sepolcro monumentale del conte Emanuele Cacherano di Bricherasio.

Il Sistema Caprilli[modifica | modifica sorgente]

Il sistema da lui perfezionato era finalizzato ad ottenere, nel limitato periodo di tempo della ferma, cavalli e cavalieri in grado di essere impiegati in campagna durante le azioni militari, utilizzando uomini a digiuno di equitazione, ai quali occorreva insegnare come non ostacolare i naturali meccanismi di movimento del cavallo, rendendo così quest'ultimo più rilassato, disponibile ed efficiente.

In pratica si trattava di far uscire l'equitazione dai maneggi, sfrondando il lavoro del cavallo dalle ricercatezze dell'Equitazione Accademica di Scuola che non servivano allo scopo ed anzi, con le loro difficoltà, lo rendevano ancora più difficile da ottenere per cavalieri che non avevano a disposizione mezzi, conoscenze, tempo e, forse, i talenti necessari all'equitazione accademica.

Caprilli doveva mettere a cavallo la truppa e fare in modo che riuscisse a rimanere in sella a dispetto delle difficoltà di percorso: ci riuscì così bene che, nel giro di pochi anni, il suo Sistema, palesemente il più efficace, logico ed utile, si diffuse e fu adottato dalle più importanti cavallerie del mondo. In onore di Caprilli, la FISE ha dichiarato il 2007 "Anno Caprilliano"[12]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Paolo Angioni, Il capitano Federico Caprilli e il Sistema Naturale di Equitazione, pag 2, in http://www.equitando.com/contenuto/subsections/117/File/File825.pdf.
  2. ^ Gabriele Benucci, Federico Caprilli: tra storia e romanzo, pag 13, http://labronica.it/pdf/gabriele.pdf.
  3. ^ Gabriele Benucci, Federico Caprilli: tra storia e romanzo, pag 15, http://labronica.it/pdf/gabriele.pdf.
  4. ^ Gabriele Benucci, Federico Caprilli: tra storia e romanzo, pagg 18-19, http://labronica.it/pdf/gabriele.pdf.
  5. ^ Carlo Giubbilei, Caprilli: vita e scritti, 1909.
  6. ^ riportato in Gabriele Benucci, Federico Caprilli: tra storia e romanzo, p. 17, http://labronica.it/pdf/gabriele.pdf.
  7. ^ Federico Caprilli: tra storia e romanzo, labronica.it, p. 45. URL consultato il 10 febbraio 2012.
    «Ecco come probabilmente andarono le cose. Il conte Gian Giorgio Trissino preparato dal capitano di cavalleria, vince nel salto in alto in sella ad Oreste con 1 metro e 85; ma a classificarsi secondo sullo stesso cavallo nella gara in estensione con 5 metri e 70 è proprio Caprilli, sebbene anche questa seconda medaglia venga attribuita a Trissino.».
  8. ^ Paolo Angioni, Il capitano Federico Caprilli e il Sistema Naturale di Equitazione, pag 3, in http://www.equitando.com/contenuto/subsections/117/File/File825.pdf.
  9. ^ Official source: Olympic Records, World Records, Olympic Medalists
  10. ^ Giorgio Caponetti "Il volo del cavallino" su http://lettura.corriere.it/il-volo-del-cavallino/
  11. ^ La Stampa - Consultazione Archivio
  12. ^ FISE: Anno Caprilliano

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 102752866 SBN: IT\ICCU\LIAV\014746