Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il logo della FNOMCeO

La Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (acronimo: FNOMCeO) è un ente che raccoglie tutti gli ordini professionali dei medici chirurghi e odontoiatri delle provincie della Repubblica Italiana.

Ha la sua sede legale nella città di Roma e il presidente è Amedeo Bianco, eletto nel 2006 e rieletto nel 2009 e nel 2012.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

In Italia infatti, contrariamente a quanto succede in altri paesi, l'Ordine venne istituito a regime provinciale, retaggio storico della frammentazione territoriale del paese, mantenedo tale impostazione ancora oggi.

Successivamente venne istituito un esame di stato abilitante nasce col fine concettuale di equiparare i diversi titoli di dottorato in medicina, così da consentire la libera circolazione del medico in tutte le provincie.

Nel 1946 l'articolo 1 del decreto sulla "Ricostruzione degli ordini e delle professioni sanitarie e disciplina dell'esercizio delle professioni stesse"[1], ha stabilito che in ogni provincia fossero costituiti gli ordini dei medici chirurghi. Nel 1985, in seguito all'istituzione della professione di odontoiatra, all'ordine è stata affidata anche la tenuta del nuovo albo professionale.

Attività e competenze[modifica | modifica wikitesto]

L'ordine controlla l'operato dei suoi associati e si pone come interlocutore nei confronti delle varie istituzioni. Vigila sul decoro degli iscritti (professionale ed extra professionale); promuove iniziative per l'aggiornamento professionale (ECM); esercita potere disciplinare, comminando nei casi dovuti le dovute sanzioni; interviene nella controversia in materia di onorari fra medici e assistiti e ha potere tariffario; collabora con le autorità; ha facoltà di contrastare i fenomeni del prestanomismo e dell'abusivismo.

La Federazione elabora e approva il codice deontologico dei medici.

Sanzioni[modifica | modifica wikitesto]

Ciascun ordine provinciale può procedere a sanzionare i propri iscritti con:

  1. l'avvertimento
  2. la censura
  3. la sospensione dall'esercizio della professione, da uno a sei mesi, salvo eventuali comportamenti di rilevanza penale dell'iscritto quali
  4. la radiazione dall'albo: comporta la decadenza dall'abilitazione, sicché, per essere nuovamente iscritto, occorrerà ripetere l'esame di abilitazione. Senza abilitazione non è possibile esercitare legalmente la professione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato n. 323 del 13 settembre 1946

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]