L'Ulivo

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L'Ulivo
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Raggruppamento di partiti a vario titolo
Leader storici Romano Prodi
Periodo di attività 1995 - 2007
Sede Piazza Santi Apostoli 73, Roma
Coalizioni L'Ulivo (1996-2004), L'Unione (2004-2007)
Partito Europeo (ciascun partito il suo)
Numero massimo di seggi alla Camera 246 (nel 1996)
Numero massimo di seggi al Senato 152 (nel 1996)
Numero massimo di seggi al Parlamento europeo 25 (nel 2004)
Organo ufficiale nessuno
« In un periodo concitato e difficile per il centro sinistra italiano, come i primi anni Novanta, furono in tanti a capire ben presto che l'Ulivo - pianta mediterranea, molto radicata, con radici complesse e tronco contorto - era la risposta alla nuova sfida che la profonda crisi politica italiana poneva al sistema. »

L'Ulivo è stato il nome di un'importante esperienza politica di centro-sinistra della Repubblica Italiana presente ininterrottamente, pur sotto forme diverse, tra il 1995 e il 2007, nella XIII, XIV e XV legislatura. Sulla "radice" dell'Ulivo è sorto il 14 ottobre 2007 il Partito Democratico, che ha deciso di conservare nel proprio simbolo il ramoscello d'ulivo utilizzato già dal 1996.

L'Ulivo ha rappresentato il raggruppamento di forze riformiste riunito attorno a tre sosteanziali idee-cardine: la cultura socialista-socialdemocratica, quella cattolico-democratica e quella liberaldemocratica, cui facevano poi seguito il convinto impegno ambientalista ed europeista. Al progetto riformista dell'Ulivo si apparentò attraverso "accordi di desistenza" anche l'area della sinistra di matrice eurocomunista. Il raggruppamento ulivista è stato al governo negli anni 1996-2001 (governi: Prodi I, D'Alema I, D'Alema II e Amato II) e 2006-2008 (governo Prodi II). Ha inoltre dato l'appoggio esterno al governo Dini (1995-1996).

Sorto per iniziativa di Romano Prodi come sintesi tra le esperienze dei Progessisti e quelle del centrista Patto per l'Italia, ha avuto una storia lunga e spesso contorta, fatta di aggregazioni a titoli diversi, ma caratterizzate sempre dal medesimo obiettivo: riunire sotto la sua unica bandiera del diverse anime del riformismo italiano di centrosinistra. La denominazione "L'Ulivo" infatti nel tempo si è riferita a: una coalizione politica nata nel 1995 e confluita nel 2004 nella nascente L'Unione; una lista comune presentata tra alcuni soggetti della stessa Unione alla elezioni europee del 2004 ed alle elezioni regionali del 2005; una federazione tra partiti tra il 2004 e il 2005; il progetto unitario costituente del Partito Democratico tra il 2006 e il 2007.

Indice

[modifica] La coalizione de L'Ulivo

« L'Ulivo è forte, resistente, ben radicato nella sua terra. È l'albero di un'Europa mediterranea, che conosce il mare e la montagna, la pianura, i laghi e le colline. Ama il sole e resiste all'inverno. Abbiamo scelto questo simbolo perché finora l'unico albero della politica italiana era la Quercia, e occorreva un'altra pianta politica che le si affiancasse, per mostrare che la varietà, cioè una differenza compatibile, è una ricchezza da condividere. »
L'Ulivo
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Coalizione di partiti
Leader storici Romano Prodi, Massimo D'Alema, Giuliano Amato, Francesco Rutelli
Periodo di attività 1995 - 2004
Sede Piazza Santi Apostoli 73, Roma
Coalizioni L'Ulivo
Partito Europeo (ciascun partito il suo)
Numero massimo di seggi alla Camera 246 (nel 1996)
Numero massimo di seggi al Senato 152 (nel 1996)
Numero massimo di seggi al Parlamento europeo n.p. (nel la lista non si presentò mai alle elezioni europee)
Organo ufficiale nessuno

Con il nome di L'Ulivo si identifica, dal 1995 al 2004, l'insieme dei partiti della coalizione di centro-sinistra, presentatasi alle elezioni politiche del 1996 e del 2001; rispettivamente con i simboli di "L'Ulivo - alleanza per il Governo" e "L'Ulivo con Rutelli - insieme per l'Italia".

[modifica] Nascita

La politica italiana, in seguito alla scomparsa dei principali partiti di riferimento che ne avevano segnato la storia repubblicana, come la Democrazia Cristiana, il Partito Comunista Italiano e il Partito Socialista Italiano, volge ormai verso la prospettiva del bipolarismo, dopo l'esperienza delle elezioni politiche del 1994, in cui aveva prevalso la coalizione neo-liberista guidata da Silvio Berlusconi, andata in crisi dopo pochi mesi.

A tale alleanza di centro-destra si opponevano una coalizione centrista Patto per l'Italia (PPI-Segni-PSDI-PRI) ed una di sinistra Alleanza dei progressisti (PDS-PRC-PSI-Verdi-RS-CS-AD).

In seguito alla sconfitta del '94 tra i partiti della sinistra riformista e le forze del centro italiano, si svilupparono rapporti di consultazione politica. Dopo la caduta del Governo Berlusconi I nel dicembre 1994 tuttavia, l'Italia fu per un anno governata da una squadra di tecnici guidati da Lamberto Dini, che ebbe il sostegno di un'inedita maggioranza di centro-sinistra formata da Progressisti (meno Rifondazione Comunista), PPI e Lega Nord. La fine del Governo Dini nel 1996 portò dunque a nuove elezioni, nelle quali lo stesso Dini si presentò con un suo partito di natura moderata e centrista: Rinnovamento Italiano, che scelse da subito di entrare nel costituendo schieramento di centro-sinistra.

Dall'unione della maggior parte delle forze di centro (esclusi solo i settori centristi di Forza Italia ed il CCD-CDU) e le forze della sinistra riformista, nacque una nuova coalizione di centro-sinistra. Questa era così formata da partiti moderato-riformisti di centro e centrosinistra (PPI, RI, AD, La Rete, PSI) alleati con partiti collocati nell'ambito della sinistra moderata e democratica (Rinascita Socialista, Verdi, Cristiano Sociali, PDS): era così nata la coalizione de L'Ulivo. Tale coalizione riconobbe come proprio leader l'ex Presidente dell'IRI ed ex Ministro dell'Industria Romano Prodi, economista da sempre vicino ai settori riformisti e "morotei" della Democrazia Cristiana e perciò ben visto tanto dai settori centristi quanto da quelli di sinistra dello schieramento.

Questi dunque, come leader del centro-sinistra italiano siglò accordi di desistenza con il principale partito dell'area della sinistra radicale, PRC (che comunque rimaneva fuori dall'alleanza) e portò la sua coalizione alla vittoria nelle elezioni politiche del 1996.

Alle elezioni politiche del 1996 infatti, in alcune circoscrizioni, il Partito della Rifondazione Comunista presentò candidati con il simbolo dei Progressisti e con l'appoggio esterno dei partiti dell'Ulivo, in base a reciproci accordi di desistenza.

Così per la prima volta i Italia si creava un unico blocco che oltre ai tradizionali eredi delle culture socialista, socialdemocratica, cattolico-popolare e liberale, coinvolgeva anche i post-comunisti e gli ambientalisti.

Partiti e movimenti fondatori della coalizione erano:

In seguito, faranno parte dell'Ulivo anche:

Partecipano stabilmente, in molte competizioni elettorali, anche partiti regionalisti come il Partito Sardo d'Azione, la Südtiroler Volkspartei, l'Union Valdôtaine, la Lega Autonomia Veneta.

[modifica] 1996-2001: l'Ulivo al governo

« L'alleanza di centro sinistra dell'Ulivo è stata uno dei governi di maggior successo nella storia italiana del dopoguerra. [...] Romano Prodi ha gestito l'arduo compito di ridurre il cronico disavanzo di bilancio dell'Italia, che ha, quindi, permesso al Paese di entrare nella moneta unica europea nel 1998. La coalizione ha anche privatizzato società statali per un valore di 75 miliardi di dollari, ha ridotto l'inflazione dimezzandola e ha ridato crescita economica, sebbene l'Italia ancora rimane indietro alla media dell'UE sia nella crescita che nella disoccupazione. Ultimo ma non di secondaria importanza, i principali pezzi della coalizione sono riusciti a sopravvivere per l'intero periodo della legislatura, benché sotto tre differenti primi ministri in quattro gestioni. »

(da The Economist, 8 maggio 2001)

Nel 1996 la coalizione dell'Ulivo vince le elezioni politiche, prevalendo sul Polo per le Libertà di Silvio Berlusconi, conseguendo un ampia maggioranza al Senato ma senza riuscire a raggiungerla alla Camera dei Deputati, dove necessita dell'appoggio di Rifondazione Comunista (altro partito nato dalla scissione del PCI), con cui aveva stabilito accordi pre-elettorali, denominati "patti di desistenza". Questo provocherà problemi e rallentamenti nei progetti della coalizione, con in particolare la caduta del Governo Prodi I, nell'ottobre 1998.

Governo Periodo
Governo Prodi I maggio 1996 - ottobre 1998
Governo D'Alema I ottobre 1998 - dicembre 1999
Governo D'Alema II dicembre 1999 - aprile 2000
Governo Amato II aprile 2000 - giugno 2001

I cinque anni di governo della coalizione ulivista (dal 1996 al 2001) portano, tra l'altro, all'approvazione di leggi di snellimento burocratico, di liberalizzazione economica, di acquisizione di diritti, di miglioramento economico generale, importanti per lo sviluppo dell'Italia che con il Governo Prodi I ha consolidato la propria appartenenza all'Unione Europea in coincidenza con l'avvento dell'euro.

Tuttavia nel quinquennio, pur dotato di una certa continuità esecutiva, si possono riconoscere tratti distintivi individuabili nei tre differenti capi del governo che si succedettero. Con Romano Prodi, l'Ulivo al governo si occupò di rilanciare il Paese con un programma riformista, europeista, in concertazione con le forze sindacali. La sua attività si estende per quasi due anni e mezzo, entrando, all'epoca, al secondo posto, nella storia della Repubblica, per durata di un esecutivo (superando il governo Moro del 1966). Con Massimo D'Alema vi fu un periodo caratterizzato da un iniziale rilassamento dopo la corsa per il rispetto dei Maastricht (in questo momento e per i successivi cinque anni, il leader e promotore dell'Ulivo, Romano Prodi, ha l'incarico di svolgere le mansioni di Presidente della Commissione Europea). Termina dopo la sconfitta elettorale nelle elezioni regionali del 2000, di cui D'Alema si assume la responsabilità e si dimette. Sotto Giuliano Amato, per un anno, con ormai un consolidato risanamento economico alle spalle ci fu il tentativo di recuperare negli aspetti più duri ad evolversi nell'economia italiana, come l'occupazione.

[modifica] La caduta di Prodi nel 1998

Quando la direzione di Rifondazione Comunista decise di ritirare l'appoggio esterno al Governo Prodi I, i parlamentari eletti si divisero: il presidente del partito, Armando Cossutta, raccolse i favorevoli al proseguimento dell'esperienza di governo, facendo partire una scissione da Rifondazione che porta alla nascita del nuovo Partito dei Comunisti Italiani. Tuttavia questa mossa non è sufficiente, e per un solo voto il capo del governo in carica viene sfiduciato (mancò il voto di un appartenente a Rinnovamento Italiano).

Prodi fu costretto a lasciare Palazzo Chigi. Il presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, avviò le consultazioni per affidare l'incarico ad un nuovo premier: per evitare che si vada a nuove elezioni e consentire la nascita di un nuovo governo di centrosinistra, venne costituito un nuovo gruppo parlamentare di esponenti di centro, l'UDR, Unione Democratica per la Repubblica, guidato da Francesco Cossiga e Clemente Mastella, al quale aderì anche il CDU di Rocco Buttiglione, sostenitore della premiership di Massimo D'Alema, che ottenne così la fiducia. Il CDU, però, in un secondo momento, sarebbe tornato nella coalizione di centrodestra.

[modifica] Riforme della giustizia

Per approfondire, vedi la voce Riforme giudiziarie del centrosinistra.

L'avvocato Giovanni Maria Flick, che fu Ministro di Grazia e Giustizia del Governo Prodi I, prima delle elezioni delle elezioni del 1996 si era occupato di scrivere il programma dell'Ulivo sulla giustizia, i cui punti principali prevedevano:

  • norme per sveltire i processi e renderli più efficienti;
  • norme anticorruzione per rafforzare la lotta a fenomeni come quello di "Tangentopoli";
  • norme per riequilibrare il potere dell'accusa e della difesa e renderle totalmente indipendenti dal potere politico;
  • pene più severe per corrotti, corruttori e concussioni, ricondotti ad una stessa tipologia di reato. Incentivi per chi si pente e collabora, per rompere il patto criminoso di omertà tra chi ha pagato e chi è stato pagato con le tangenti. Responsabilità penale della persona giuridica, ad esempio per i reati connessi alla politica di impresa.

All'epoca alcuni magistrati si mostrarono scettici sul fatto che tale programma sarebbe stato seguito dall'Ulivo, e prospettarono che invece sarebbero state varate riforme volte a minare l'indipendenza della magistratura e ad affossare le iniziative giudiziarie sulla corruzione.
Piercamillo Davigo: «I progressisti ci distruggeranno e lo faranno con più astuzia di quelli del centrodestra: senza farsene accorgere, senza strillare, e questa volta senza nemmeno incontrare ostacoli dall'altra parte. Saranno tutti d'accordo, quando si tratterà di disarmarci».
Marcello Maddalena: «Sarà la sinistra a normalizzarci, e d'altra parte è sempre stato così: facile stare dalla parte dei magistrati quando si è all'opposizione. Ma basta che un partito si avvicini all'area di governo, e automaticamente vede i poteri di controllo indipendenti - dalla magistratura alla stampa - come una minaccia. È un processo che è già iniziato con il governo Dini».

Tra le proposte di riforma, quelle che vennero approvate passarono con con maggioranze del 90-95%, dovute ad accordi con l'allora opposizione.

[modifica] La sconfitta del 2001

Il 13 maggio 2001, mentre Romano Prodi è impegnato a Bruxelles con la presidenza della Commissione europea, la coalizione dell'Ulivo vede in Francesco Rutelli il possibile premier che possa portare avanti i progetti avviati nel quinquennio uscente. La coalizione si presenta all'appuntamento elettorale formata dagli stessi partiti di cinque anni prima, con l'aggiunta dell'UDEUR di Clemente Mastella (nato sulla scia della vecchia UDR ormai disciolta), che partecipa al progetto politico della Margherita, guidato dal candidato premier. Rimane fuori Rifondazione Comunista, che presenta i suoi candidati autonomamente.

L'Ulivo non regge il confronto con il centrodestra di Silvio Berlusconi e perde le elezioni. Tra le cause della sconfitta:

  • Il mancato raccoglimento in un fronte unito e compatto, di tutte le forze in contrasto con il comune antagonista, che porterà alla sconfitta in diversi collegi in bilico. In queste elezioni corrono da soli Italia dei Valori di Antonio Di Pietro (in contrasto con le riforme giudiziarie approvate dall'Ulivo[1]), Rifondazione Comunista (a parte la desistenza su alcuni collegi) e qualche altro parlamentare uscente dai partiti della coalizione.
  • L'incapacità di comunicare i risultati del suo operato, giudicati dal centro-sinistra positivi per il paese. La coalizione, infatti, è apparsa, in una seconda parte della legislatura, in diversi momenti ferma, poco reattiva, piuttosto timorosa riguardo alle proprie azioni, facilmente ritenute deboli, poco sostenute di fronte all'opinione pubblica.
  • Differente dalla forza e originalità propagandista dell'avversario vittorioso. Berlusconi infatti ha utilizzato una nave da crociera girando l'Italia, oltre che aerei che lo reclamizzavano. Ha fatto inviare opuscoli alle famiglie italiane e ha disposto un formale e rituale pubblico giuramento in diretta televisiva, il cosiddetto "patto con gli italiani". Sono stati affissi, infine, innumerevoli manifesti e sono stati trasmessi vari spot televisivi.

Gli anni della XIV legislatura sono stati caratterizzati dal ruolo di opposizione ai governi di Silvio Berlusconi e, dal punto di vista interno, anni di fervente riorganizzazione e riavvicinamento con le forze del centrosinstra rimaste fuori dalla coalizione Ulivista. Infatti, i partiti dell'Ulivo puntarono a consolidare le proprie strutture e a semplificare il quadro politico complessivo: lo fecero i Democratici di Sinistra, che celebrarono un congresso straordinario per rilanciare l'azione del partito; lo fecero i partiti dell'area di centro che si riunirono in un soggetto unitario, La Margherita. Come opposizione al Governo Berlusconi, inoltre, la coalizione riaprì un dialogo con soggetti che precedentemente erano rimasti fuori, in primis Rifondazione Comunista e Italia dei Valori, che stipularono un patto con i partiti finora riuniti nell'Ulivo per far nascere forme di collaborazione nel contesto delle amministrazioni locali ed anche nelle istituzioni nazionali. Durante questi anni da opposizione, l'Ulivo (ed il centrosinistra in genere), sin dagli appuntamenti elettorali successivi al 2001, comincia a recuperare consensi soprattutto alle elezioni amministrative del 2002, 2003 e 2004.

[modifica] 2004: nasce l'Unione

Nel frattempo, Romano Prodi conclude il suo impegno alla Commissione Europea e riceve un'investitura naturale alla guida della coalizione di centrosinistra: si passa così alle fasi successive dell'Ulivo e dell'Unione. La coalizione del centrosinistra si rinnova e si allarga anche a quelle istanze che precedentemente erano rimaste escluse, come Rifondazione Comunista e Italia dei Valori: la nuova coalizione prende il nome di L'Unione. Il concetto di Ulivo viene così a ridefinirsi e passa, dunque, ad identificare il progetto unitario stipulato dai due partiti maggiori del centrosinistra, Democratici di Sinistra e Margherita, insieme ad altre culture socialdemocratiche, cristiano-sociali, repubblicane e liberaldemocratiche.

[modifica] La lista Uniti nell'Ulivo

Uniti nell'Ulivo
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Coalizione di partiti
Leader storici Romano Prodi
Periodo di attività 2004 - 2005
Sede Piazza Santi Apostoli 73, Roma
Coalizioni L'Unione
Partito Europeo (ciascun partito il suo): PSE; PDE
Numero massimo di seggi alla Camera mai presentato (nel )
Numero massimo di seggi al Senato mai presentato (nel )
Numero massimo di seggi al Parlamento europeo 25 (nel 2004)
Organo ufficiale nessuno

Negli ultimi mesi del 2003, Romano Prodi propone a tutti i partiti del centrosinistra di presentarsi alle successive elezioni europee del 2004 sotto un unico simbolo, per dare prova di unità e coesione. A raccogliere l'appello sono i due partiti maggiori della coalizione, i Democratici di Sinistra (guidati da Piero Fassino) e la Margherita (il cui presidente è Francesco Rutelli), che stringono una intesa nel nome dell'Ulivo, creando le basi per la costituzione, in futuro, di un unico e moderno partito riformista, insieme anche allo SDI di Enrico Boselli ed al Movimento Repubblicani Europei di Luciana Sbarbati.

Uniti nell'Ulivo diventa così il il nome della lista promossa da Prodi, con la speranza di poter consolidare e continuare questo percorso di unità fra le forze dell'area dell'Ulivo pure in occasione di successive elezioni nazionali, essendo da tempo questo fra i propositi di Prodi, il quale già per le elezioni europee del 1999 aveva proposto un simile appello e per perseguire il progetto unitario era stato appositamente creato il movimento de I Democratici.

La lista viene ufficialmente annunciata nel febbraio 2004, concretizzando così l'appello e raggruppando quattro aderenti raccoglienti in sé una sostanzialmente comune visione dell'Europa.

La consultazione popolare ha visto Uniti nell'Ulivo ottenere il 31% dei consensi, risultando la lista più votata dai cittadini italiani, con l'elezione di 25 parlamentari europei. Fra i candidati coinvolti anche noti esponenti del giornalismo italiano, Lilli Gruber e Michele Santoro, che risultano eletti con ampi consensi personali.

Per approfondire, vedi la voce Elenco degli europarlamentari eletti con la lista Uniti nell'Ulivo.

Al Parlamento europeo le componenti della lista unica si dividono in diversi gruppi parlamentari: i DS e lo SDI nel gruppo del Partito Socialista Europeo (PSE); Margherita e i Repubblicani europei entrano nel gruppo dell'Alleanza dei Democratici e Liberali per l'Europa (ALDE).

Nel febbraio 2005 i partiti della lista arrivano a siglare un innovativo patto di federazione, che prende il nome di Federazione dell'Ulivo, fornendo ai partiti e alle associazioni che condividono simili propositi riformisti una struttura definita per stabilire e coordinare una politica comune, sia a livello locale che nazionale ed europeo.

Per l'elezioni regionali del 2005, tenute in aprile, si riesce a trovare una intesa fra i partiti per la presentazione della lista in 9 regioni delle 14 chiamate al voto. In Toscana, in particolare, la lista è riuscita da sola a ottenere più del 50% dei seggi da assegnare.

In seguito Prodi ha sollecitato la presentazione della lista unitaria anche alle politiche del 2006, ma una decisione dell'assemblea nazionale della Margherita (l'80% del partito è contrario) blocca questa strada, preferendo competere col proprio simbolo per acquisire maggiori consensi.

Questa decisione crea qualche fibrillazione nella coalizione dell'Unione di centrosinistra e dà lo spunto per l'istituzione delle consultazioni primarie per la scelta del leader della coalizione che sarà candidato alla presidenza del Consiglio.

Prodi è sostenuto ufficialmente dalle forze che compongono Uniti nell'Ulivo, e alle consultazioni, svoltesi il 16 ottobre 2005 è stato eletto a grande maggioranza, candidato premier per il centro-sinistra. La vittoria alla primarie ha fatto sì che si rilanciasse l'idea di creare un grande Partito Democratico Italiano.

[modifica] La federazione dell'Ulivo

Con l'esperienza delle liste "Uniti nell'Ulivo" si è individuato l'orientativo raggio d'azione dell'Ulivo verso circa un terzo dell'elettorato. In preparazione della successiva ed importante sfida per il rinnovo del Parlamento nazionale e del Governo, si svolgono le elezioni regionali del 2005, in occasione delle quali il centrosinistra sigla una definitiva piattaforma organizzativa dando origine ad una nuova coalizione che prende il nome di L'Unione, dopo aver adottato, per breve tempo, la denominazione di Grande Alleanza Democratica (spesso individuata con l'acronimo Gad).

Parallelamente alla nascita dell'Unione, i partiti che avevano condiviso l'esperienza unitaria dell'Ulivo decidono di intensificare la loro collaborazione e di stringere un vero e proprio patto federativo, la Federazione dell'Ulivo. L'intesa viene siglata il 26 febbraio 2005, in una larga convention, dove vengono create delle strutture sovra-partitiche alle quali DS, DL, SDI e MRE delegano alcune competenze e si impegnano ad avviare un dialogo privilegiato tra loro. Così, anche nelle competizioni regionali, si ripropone la lista Uniti nell'Ulivo, seppure soltanto in 9 regioni su 14 chiamate al voto (nelle restanti 5 i partiti presentano ciascuno i propri simboli), confermando in linea di massima i propri consensi e cogliendo nell'elettorato un atteggiamento positivo verso la proposta di unità.

Le elezioni regionali del 2005, comunque, regalano all'intera Unione e alla Federazione dell'Ulivo (la Fed) risultati più che positivi: la coalizione vince in ben 12 delle 14 regioni al voto; solo Lombardia e Veneto riconfermano le proprie giunte regionali di centrodestra, mentre il centrosinistra riconquista, tra gli altri, Piemonte, Lazio e soprattutto Puglia, finora considerate roccheforti della destra. La Fed raccoglie mediamente il 34,2% (sulla base delle 9 regioni in cui viene presentata la lista unitaria).

[modifica] La struttura federale dell'Ulivo

La Federazione dell'Ulivo, denominata brevemente Fed, era un'associazione politica, attiva nel 2005, nata per promuovere la realizzazione del progetto dell'Ulivo, ovvero quell'unione fra cattolici, liberali e socialdemocratici che per iniziativa di Romano Prodi ha avuto la sua prima comparsa nella coalizione che partecipò alle elezioni politiche del 1996, dopo che modifiche nell'assetto politico italiano indirizzarono il Paese verso forme di bipolarismo, con la possibile formazione di soggetti politici di grandi dimensioni, riducendo la frammentazione in più piccoli partiti.

La federazione, aperta all'adesione di altre associazioni a carattere nazionale, è stata stretta fra quattro partiti, gli stessi che l'anno precedente avevano dato vita per le elezioni europee alla lista Uniti nell'Ulivo: i Democratici di Sinistra (DS), la Margherita (DL), i Socialisti Democratici Italiani (SDI) e il Movimento Repubblicani Europei (MRE).

I partiti aderenti hanno un mezzo per organizzare ed esprimere una visione comune, alla federazione conferiscono una autonomia decisionale riguardo la politica estera, europea e delle istituzioni. Dalle città capoluogo di provincia ai parlamenti nazionali ed europei, i partiti sono tenuti ad attuare una forma di coordinamento del proprio impegno istituzionale.

[modifica] Gli organi della federazione

Vi è un Presidente, che rappresenta gli organismi di direzione e ha il potere di convocarli, viene eletto da un Consiglio federale con almeno il voto dei due terzi dei membri. Su sua richiesta la federazione può approvare all'unanimità il potere di deliberare su questioni rilevanti dell'agenda politica.

Attorno alla sua figura lo statuto ha disposto una «Presidenza», con il coinvolgimento dei segretari dei partiti, coposta anche da quattro componenti designati dai DS, tre della Margherita, uno dello SDI e due rappresentati delle associazioni.

Il Consiglio Federale è di 60 membri, per l’85% designati dai partiti, secondo i risultati elettorali raggiunti, fra questi devono trovare voce i gruppi parlamentari, i presidenti di regione, di provincia e i sindaci: per il restante 15% devono essere designati dalle associazioni aderenti.

In base alle votazioni tenute all'atto della sua costituzione, è stato eletto presidente Romano Prodi, mentre la presidenza risulta composta dai segretari: Piero Fassino (DS), Francesco Rutelli (DL), Enrico Boselli (SDI), Luciana Sbarbati (MRE), quindi da Massimo D'Alema, Vannino Chiti, Anna Finocchiaro e Antonio Bassolino (componenti DS); Arturo Parisi, Dario Franceschini e Franco Marini (componenti Margherita); Roberto Villetti (per lo SDI).

[modifica] I problemi della Fed

Dopo il voto amministrativo regionale, i partiti dell'Ulivo si preparano al decisivo appuntamento con le elezioni politiche. Alla fine del 2005, però, sorge un ostacolo al progetto unitario, determinato da una decisione dell'assemblea generale della Margherita che, forte del consenso ottenuto singolarmente alle amministrative, sostiene di voler presentare la propria lista, autonoma, all'atteso appuntamento delle elezioni politiche. Questa è la linea del presidente del partito, Rutelli, che viene approvata dall'80% dei delegati del partito, contrapponendosi invece alla linea "ulivista" sostenuta da Arturo Parisi. Gli ulivisti, in un primo momento, minacciano un'uscita dal partito, ma alla fine decidono di portare avanti le loro proposte dall'interno.

In questa situazione, dunque, il progetto dell'Ulivo subisce una fase di arretramento, e questa, unita ad altre circostanze, spingono Prodi a chiedere l'organizzazione di elezioni primarie per scegliere, tramite la via della legittimazione popolare, il leader dell'Unione nonché candidato a diventare primo ministro in caso di vittoria elettorale, conferendo allo stesso una maggiore autonomia rispetto ai partiti.

Intanto, però, il progetto della Fed va incontro a una serie di problemi, anche in seguito ai referendum sulla procreazione medicalmente assistita che si svolgono a giugno 2005: i DS e lo SDI sono per il sì all'abrogazione della legge varata dal Governo Berlusconi giudicando restrittive le norme d'accesso ai trattamenti terapeutici; nella Margherita, pur lasciando libertà di coscienza ai propri elettori, prevale la posizione dell'astensione (annunciata, a livello personale, dallo stesso Rutelli) anche a seguito dell'appello lanciato ai cattolici in tal senso dalla Conferenza Episcopale Italiana. Alla fine il referendum fallisce: il quorum non viene raggiunto, va al voto solo il 25,6% degli elettori. La posizione della Margherita inasprisce i rapporti con lo SDI, il quale dà una sterzata nel verso della laicità e accusa la Margherita di clericalismo.

[modifica] Le primarie e la rinascita dell'Ulivo

Le elezioni primarie dell'Unione si svolgono il 16 ottobre 2005, con una partecipazione popolare oltre le aspettative: vanno alle urne circa 4.300.000 elettori, Prodi ottiene un imponente successo ricevendo il 74% dei voti e l'investitura di candidato premier della coalizione. Accanto a lui c'erano altri sei candidati: Fausto Bertinotti di Rifondazione Comunista, Clemente Mastella dell'Udeur, Antonio Di Pietro di Italia dei Valori, Alfonso Pecoraro Scanio dei Verdi e gli indipendenti Ivan Scalfarotto e Simona Panzino.

L'ampio successo delle primarie e l'approvazione della nuova legge elettorale proporzionale, varata dal governo Berlusconi, intanto, spinge la Margherita a rivedere le sue posizioni e a rilanciare il progetto della lista unitaria dell'Ulivo, ma con una predisposizione forte alla nascita di un vero e proprio partito unitario, che ricalchi il modello dell'americano "Partito Democratico". La ritrovata sintonia nella Margherita si materializza quando l'assemblea federale approva all'unanimità la nuova posizione di Rutelli, che delibera - con l'accordo dei DS - di presentare una lista unitaria dell'Ulivo alle elezioni per la Camera e liste separate al Senato per "confermare una presenza autonoma indispensabile nel corso della costruzione dell'ambizioso progetto unitario".

[modifica] Lo SDI abbandona il progetto

Immediatamente dopo le primarie, e prima ancora dell'accordo in chiave futura sulla presentazione della lista unitaria, si consuma la rottura fra lo SDI e il resto dell'Ulivo. I socialisti di Boselli dichiarano di non essere più interessati alla costituzione dell'alleanza "ulivista", modificando la propria linea in quella di un socialismo radicale, che si soffermi su una visione molto marcata della laicità dello Stato. Per questa ragione, il partito avvierà un diverso progetto, che si colloca sempre all'interno dell'Unione, insieme ai Radicali Italiani di Marco Pannella ed Emma Bonino, producendo la nascita di un nuovo soggetto politico denominato Rosa nel Pugno.

[modifica] La conclusione del cammino

[modifica] Le elezioni politiche del 2006

Dall'autunno-inverno del 2005 si delinea la "nuova identità" dell'Ulivo, che si materializza come accordo-base (proiettato alla nascita di un partito unitario) fra i due maggiori partiti dell'Unione, i DS e la Margherita, con la partecipazione di movimenti e forze e di culture che si richiamano al riformismo, alla tradizione socialdemocratica, cristiano-sociale, repubblicana, liberaldemocratica.

In conformità con le decisioni e gli accordi stipulati qualche mese prima, l'Ulivo è presente sulla scena politica delle elezioni 2006 nella competizione per la Camera dei Deputati, dove viene presentata la lista unitaria in tutte le circoscrizioni.

Le elezioni si risolvono con una vittoria dell'Unione, ma soltanto per poche decine di migliaia di voti: alla Camera, il centrosinistra, con un vantaggio di 24 mila voti, ottiene il premio di maggioranza che assicura stabilità parlamentare; al Senato, la coalizione guidata da Prodi prevale per soli due seggi (determinanti i voti ottenuti nella circoscrizione Estero), pur avendo preso complessivamente meno voti della Casa delle Libertà.

L'Ulivo si conferma come la lista più votata, ottiene quasi 12 milioni di voti con una percentuale del 31,3. I risultati elettorali, e il fatto che il simbolo dell'Ulivo abbia raccolto più voti della sommatoria Ds-Margherita, pone come tema centrale la costituzione del grande partito unitario, il Partito Democratico, tant'è che a livello parlamentare si assume la decisione di costituire gruppi unitari nel nome dell'Ulivo, che raggruppano 216 deputati e 101 senatori. I capigruppo sono Antonello Soro alla Camera e Anna Finocchiaro al Senato.

All'indomani delle elezioni politiche, si svolgono le elezioni del nuovo presidente della Repubblica, che portano al Quirinale Giorgio Napolitano. Il nuovo Capo dello Stato, il 17 maggio 2006, affida a Prodi l'incarico di formare il nuovo governo. Tra l'altro, per una singolarità degli eventi, Prodi aveva ricevuto il medesimo incarico esattamente dieci anni prima (il 17 maggio 1996).

[modifica] Dall'Ulivo al Partito Democratico

Per approfondire, vedi la voce Partito Democratico (Italia).

Romano Prodi, appena re-insediatosi come capo del Governo, conferma l'obiettivo di portare a compimento il grande progetto del "Partito Democratico", fondato sull'esperienza dell'Ulivo, nel quale far confluire DS, DL e movimenti portatori di altre culture. Visti i nuovi obiettivi (la costituzione di un partito unico), viene archiviata l'iniziativa della Federazione che, pur avendo previsto di riunirsi all'indomani delle elezioni politiche, finisce definitivamente in soffitta.

Il 17 luglio 2006 si svolgono le assemblee nazionali di DS e DL che danno un indirizzo favorevole alla costruzione del soggetto unitario. Ma il sigillo ufficiale all'iniziativa è rimandato ai congressi nazionali che i due partiti tengono nell'aprile 2007: la Margherita presenta un'unica linea - sostenuta dal suo presidente Rutelli insieme all'area ulivista - di avviare la fase costituente del PD; i DS, invece, svolgono un congresso a mozioni dove, accanto alla mozione (che ottiene il 75% dei consensi) del segretario Fassino protesa e spedita verso il PD, si contrappongono altre due mozioni, l'una contraria, l'altra scettica.

  • Da una parte c'è l'area del cosiddetto correntone della sinistra DS, guidato dal ministro Fabio Mussi, che, per il congresso nazionale del partito, ha presentato una mozione distinta da quella del segretario Fassino, denominata "A Sinistra. Per il socialismo europeo". La mozione Mussi è contraria ad una possibile deriva moderata del partito e a qualsiasi allontanamento (anche solo formale) dal Partito del Socialismo Europeo, il cui legame anzi è giudicato ancora troppo debole. Si propone piuttosto la nascita di una grande forza socialista di sinistra e non di un progetto riformista-democratico di centrosinistra. Tra gli altri firmatari, ci sono Cesare Salvi, Fulvia Bandoli, Valdo Spini, Paolo Nerozzi, Paolo Brutti, Olga D'Antona.
  • Favorevole alla nascita di un nuovo partito, ma non esattamente del Partito Democratico, è invece la corrente guidata da Gavino Angius e Mauro Zani, che ha presentato la mozione "Per un partito nuovo. Democratico e Socialista".

Il 5 maggio 2007, le aree diessine che si rifanno alla mozione Mussi e a parte della mozione Angius, contrarie alla nascita del PD, danno vita ad un nuovo movimento, denominato Sinistra Democratica che si pone l'obiettivo di unificare la sinistra nel nome del socialismo europeo.

Il percorso del PD (che in questa fase costituente assume il nome di L'Ulivo-Partito Democratico e mantiene lo storico simobolo ulivista) intanto prosegue con la predisposizione delle regole per l'elezione dell'Assemblea Costituente, attraverso il metodo delle primarie, in programma per il 14 ottobre 2007, data di nascita ufficiale del nuovo partito. A tale scopo viene costituito un "Comitato 14 ottobre", composto da 45 rappresentanti politici e della società civile.

Con le Primarie del Partito Democratico del 14 ottobre 2007 l'esperienza politica dell'Ulivo trova nel nuovo soggetto politico il suo coronamento e, piuttosto che la sua conclusione, una sua più forte concretizzazione.

[modifica] Risultati elettorali

Voti % Seggi Note
Politiche 1996 Camera - - 246 (1)
Senato 13.013.275 39,9% 152
Politiche 2001 Camera 16.288.228 43,71% 189 (2)
Senato 13.106.860 38,7% 125
Europee 2004 10.119.909 31,1% 22 (3)
Politiche 2006 Camera 11.928.362 31,3% 220
Senato - - 101 (4)


  • (1) Compresi i 14 deputati eletti su liste comuni L'Ulivo-Lega Autonomia Veneta e i 4 deputati eletti su liste comuni L'Ulivo-Partito Sardo d'Azione. Al netto di questi: 228 deputati eletti.
  • (2) Compresi i 4 deputati eletti su liste comuni Südtiroler Volkspartei-L'Ulivo e il deputato eletto su lista comune L'Ulivo-Con Illy per Trieste. Al netto di questi: 184 deputati eletti.
  • (3) I 22 parlamentari europei eletti con Uniti nell'Ulivo si sono distribuiti 14 nel gruppo PSE e 8 nel gruppo ALDE.
  • (4) DS, Margherita e MRE hanno presentato liste separate, ma hanno poi costituito il gruppo parlamentare unico dell'Ulivo.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Collegamenti esterni

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