Malattia da virus Ebola

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Febbre emorragica dell'ebola
7042 lores-Ebola-Zaire-CDC Photo.jpg
1976, foto di due infermiere di fronte al caso #3 di Kinshasa (l'infermiera Mayinga), il quale fu curato ma morì più tardi nell'Ospedale di Ngaliema a Kinshasa, Zaire
Eziologia virale
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 065.8
ICD-10 (EN) A98.4
MeSH (EN) D019142

La malattia da virus Ebola (acronimo inglese EVD), precedentemente conosciuta come febbre emorragica Ebola (acronimo inglese EHF)[1] è una malattia degli esseri umani e di altri primati causata dal virus Ebola. I sintomi della malattia iniziano da due giorni a tre settimane dopo aver contratto il virus, con febbre, faringodinia (mal di gola), dolori muscolari e cefalea (mal di testa). A questi primi sintomi fanno in genere seguito nausea, vomito, e diarrea, unitamente a segni di alterazione della funzionalità epatica e renale. In questa fase della malattia, alcune persone possono cominciare a presentare emorragie che si possono manifestare verso l'esterno (emorragie esterne) oppure interessare alcune cavità corporee (emorragie interne). Il rischio di morte tra le persone infette è estremamente alto.[2]

Il virus può essere acquisito entrando a contatto con sangue o fluidi corporei di un animale infetto (comunemente le scimmie o pipistrelli della frutta).[2] Ad oggi non pare possibile che possa esistere un contagio tra animali ed uomo attraverso l'aria, in un ambiente naturale.[3] Le volpi volanti sono ritenute in grado di trasportare e diffondere il virus senza esserne colpite, ovvero senza sviluppare la malattia.[2]

Una volta che si sia verificata l'infezione umana, la malattia può diffondersi attraverso gli esseri umani. Coloro che sopravvivono alla malattia possono essere in grado di trasmettere il virus attraverso lo sperma per quasi due mesi.[2] la diagnosi richiede l'esclusione di altre malattie caratterizzate da sintomi simili, come la malaria, il colera, e altre febbri emorragiche virali. Per confermare la diagnosi, i campioni di sangue del caso sospetto vengono testati con la ricerca di anticorpi anti-virus, RNA virale, o del virus stesso.[2]

Non esiste una terapia specifica per la malattia. Il trattamento dei pazienti affetti è sostanzialmente un trattamento di supporto che comprende una adeguata reidratazione orale (semplice acqua leggermente zuccherata e addizionata di una modica quantità di sale) o l'infusione di fluidi per via endovenosa. La malattia ha un tasso di mortalità molto elevato, e spesso va incontro a morte una percentuale compresa tra il 50% e il 70% delle persone infettate dal virus.[2][4] La febbre emorragica da virus dell'Ebola (EVD) è stata identificata per la prima volta in Sudan e nella Repubblica Democratica del Congo. La malattia si verifica in genere in focolai epidemici che interessano regioni tropicali dell'Africa sub-sahariana. Dal 1976 (data nella quale è stato identificato per la prima volta).[5] fino a tutto il 2013, meno di 1.000 persone all'anno sono state contagiate.[2][6] La più grande epidemia di Ebola è avvenuta a partire dai primi mesi del 2014 ed è tuttora in corso in Africa Occidentale, interessante in particolare la Guinea, Sierra Leone, Liberia e Nigeria.[7][8] Ad agosto 2014 sono stati riportati circa 2000 casi sospetti.[9] Sono attualmente in atto tentativi per la ricerca di un vaccino efficace.

Storia ed epidemiologia[modifica | modifica sorgente]

I principali focolai di ebola dal 1976 al 2014.

██ Focolai del 1976

██ Focolai dal 1977 al 2012

██ Focolai del 2014

Il 30 agosto 2007, 103 individui (100 adulti e 3 bambini) furono infettati da una sospetta febbre emorragica nel villaggio di Kampungu, nella Repubblica Democratica del Congo. L'epidemia scoppiò dopo i funerali di due capo-villaggio e 217 individui di 4 villaggi si ammalarono. L'OMS inviò un team per prelevare campioni ematici da analizzare e in seguito confermò che molti dei casi erano il risultato di un contagio di ebolavirus.[10] La più vasta epidemia congolese uccise 245 individui nel 1995 a Kikwit, ad appena 200 miglia dalla fonte epidemica dell'agosto del 2007.[11].

Il 30 novembre 2007, il Ministro della Sanità ugandese confermò un'epidemia di ebola nel distretto di Bundibugyo. A seguito della conferma sui campioni testati dai Laboratori Nazionali Statunitensi e dal Centro di Controllo per le Malattie, l'OMS confermò la presenza di una nuova specie di ebolavirus.[12] L'epidemia cessò ufficialmente il 20 febbraio 2008. Finché durò, furono registrati 149 casi di questo nuovo ceppo, 37 dei quali morirono.

Un caso registrato di ebola è stato comunicato ufficialmente dal Ministero della Salute Ugandese il 28 luglio 2012. Colpite 20 persone di cui 14 decedute (alla data 31 luglio). Si è sviluppato a Kibaale. Nove dei deceduti erano familiari entrati in contatto diretto con i malati durante la malattia (inizialmente non identificata come ebola) o durante la sepoltura. Gli altri colpiti sono stati il personale sanitario e pochi altri poi monitorati.

Nel settembre 2012, il portavoce dell'Organizzazione mondiale della sanità a Kinshasa, Eugene Kabambi, ufficializza la notizia di un'epidemia fuori controllo nella Repubblica Democratica del Congo. Nel giorno 13 del mese, i morti sono già 31.[13]

Epidemia del 2014[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Epidemia di febbre emorragica di Ebola in Africa Occidentale del 2014.
Situazione dell'epidemia, aggiornata al 14 agosto 2014.

Il 22 marzo 2014 è confermata la notizia di una epidemia di ebola in Guinea[14], che ha in brevissimo tempo raggiunto la capitale Conakry[15]; la gravità e l'estensione del contagio ha indotto l'Europa prima (che ha inviato anche un team di specialisti dell'Istituto per le malattie infettive Spallanzani di Roma.[16])[17] e poi gli Stati Uniti (che hanno inviato un team di specialisti dell'Istituto malattie infettive di Atlanta-Georgia) a intervenire per arginare l'infezione. Medici senza frontiere parla di "epidemia senza precedenti", tale da suscitare timori di possibile diffusione al di fuori dell'Africa.[18] L'analisi genetica del virus indica che è più strettamente correlato (98% match) al virus Ebola (specie Zaire ebolavirus) ultimo registrato nel 2009 nella Repubblica Democratica del Congo.

A causa di questa epidemia, diffusasi anche in Sierra Leone e Liberia, sono morte oltre 330 persone su 500 casi registrati[19][20].

Alla fine di luglio del 2014, il 50% dei 1.200 contagiati nei Paesi più colpiti (Guinea, Liberia e Sierra Leone) è morto (pari a 672 persone, da marzo al 29 luglio 2014).[21] Muore il 29 luglio 2014, a causa della malattia, Omar Khan, il medico che dirigeva il centro clinico per le cure contro la malattia, a Kenema nella Sierra Leone, mentre la Gran Bretagna dichiara "Ebola minaccia per il paese".[22] Nei quattro giorni successivi ci sono state altre nuove 57 vittime: il 1 agosto si contano 726 vittime su 1323 contagiati. I dati forniti dall'OMS, aggiornati al 27 luglio:

« Tra il 23 e il 27 luglio c'è stato un aumento dell'8,5% dei decessi e del 10% dei casi »
(Fonte OMS)

Il 6 agosto 2014 si registra il primo caso di cittadino europeo infetto da ebolavirus, si tratta del padre missionario spagnolo Miguel Pajares che viveva in Liberia da 50 anni. Il governo spagnolo ne ha deciso il rimpatrio immediato e il ricovero all'ospedale Carlo III di Madrid.[23] Morirà il 12 agosto.[24] La Guinea, da cui è partita l'epidemia, conta 460 casi e 339 morti, la Liberia (dove sono state chiuse le scuole) 329 casi e 156 morti e la Sierra Leone 533 casi e 233 morti.[25]

L'8 agosto la Liberia dichiara lo stato d'emergenza, mentre l'Oms parla di 932 morti e 1711 casi dichiarando che il virus è una «emergenza di salute pubblica di livello internazionale».[26]

Il 12 agosto si contano 1013 morti, dopo che altre 52 persone sono morte nell'arco di soli tre giorni, dal 7 al 9 agosto.[27] Il comitato di esperti di etica medica riunito dall'Organizzazione mondiale della sanità si è detto favorevole al ricorso di trattamenti non ancora omologati contro l'epidemia di Ebola. Intanto la società farmaceutica americana produttrice del farmaco ZMapp per la cura del virus Ebola, ancora allo stadio sperimentale, ha fatto sapere di avere spedito tutte le dosi disponibili in Africa occidentale.[28]

L'epidemia di Ebola continua a mietere vittime, con 128 nuovi casi e 56 morti registrati tra il 10 e l'11 agosto. Lo afferma in un comunicato l'Oms, secondo cui il computo totale è di 1975 casi e 1069 morti.[29]

Eziologia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ebola.

La febbre emorragica da Ebola (EVD) è causata da quattro dei cinque virus classificati nel genere Ebolavirus, famiglia Filoviridae,[30] ordine Mononegavirales. I quattro virus che causano malattie sono il virus Bundibugyo (BDBV), il virus Sudan (SUDV), il virus Taï Forest (TAFV ), ed infine un virus chiamato semplicemente, virus Ebola (il virus EBOV, ex Zaire Ebola). Il virus Ebola è l'unico membro della specie ebolavirus Zaire, ed è anche il più pericoloso nel causare la nota malattia da virus Ebola, oltre ad essere responsabile del maggior numero di focolai epidemici.[31] Il quinto virus, virus Reston (RESTV), si ritiene non possa causare malattia nell'essere umano. I cinque virus Ebola sono strettamente correlati ai virus Marburg.

Un gruppo di ricercatori del Broad Institute e della Harvard University, in collaborazione con il ministero della Sanità della Sierra Leone, ha identificato, dopo una approfondita analisi di 99 genomi raccolti da 78 pazienti africani colpiti dalla recente epidemia, più di 300 varianti genetiche che differenziano l'attuale virus da quello degli anni passati. Questo studio ipotizza le modalità con cui è iniziata l'attuale epidemia e come questa si sia diffusa partendo da due distinti cluster virali che hanno diffuso l'infezione partendo dalla circostanza di un funerale di un guaritore tradizionale che aveva trattato pazienti colpiti dal virus in Guinea, e come poi questi virus abbiano continuato a divergere.[32]

Patogenesi[modifica | modifica sorgente]

I pazienti affetti da febbre emorragica da Ebola possono essere stati esposti al virus a seguito di un'esposizione primaria (evento che tipicamente coinvolge i residenti in un'area endemica, oppure coloro che vi si recano per motivi di lavoro o di turismo) oppure a seguito di esposizione secondaria. In quest'ultimo caso il contagio è spesso di tipo inter-umano e coinvolge gli operatori sanitari (medici,infermieri, assistenti familiari) oppure gli operatori addetti alla preparazione dei cadaveri per la sepoltura. È anche possibile un contagio umano direttamente ad opera dei primati affetti dal virus nei veterinari e negli addetti alla assistenza agli animali stessi, così come in coloro che manipolano e preparano carni destinate al consumo umano.

Trasmissione[modifica | modifica sorgente]

Ciclo vitale dell'Ebolavirus.

Non è del tutto chiaro come si diffonda il virus Ebola.[33] Si ritiene che la febbre emorragica da Ebola (EVD) possa verificarsi dopo che un virus Ebola si trasmette ad un soggetto umano venuto a contatto con i fluidi corporei di un animale infetto. La trasmissione da uomo a uomo sembra possa avvenire per contatto diretto con il sangue oppure altri fluidi corporei di una persona infetta (compresa la pratica di imbalsamazione di una persona infetta defunta) o per contatto con presidi medici contaminati, in particolare gli aghi e le siringhe.[34] Anche il contatto per via epidermica o tramite le membrane mucose sembra una possibile via di trasmissione.

In coloro che sopravvivono alla malattia lo sperma rimane contagioso fino a 50 giorni dalla guarigione clinica. La trasmissione attraverso l'esposizione orale e attraverso l'esposizione tramite la congiuntiva è molto probabile[35] ed è stata confermata in alcuni primati non umani.[36]

Si ritiene che il rischio di infezioni diffuse e sviluppo di malattia da virus Ebola sia potenzialmente basso, in quanto la malattia si sviluppa solo attraverso il contatto diretto con le secrezioni di un soggetto che presenta già evidenti segni di infezione.[34] La rapida insorgenza dei sintomi rende più facile l'identificazione delle persone malate e limita la capacità di una persona di diffondere la malattia ad altri soggetti stazionando in luoghi pubblici oppure viaggiando. Poiché i cadaveri sono ancora infettivi, alcuni medici propongono che i loro corpi vengano smaltiti in modo sicuro, nonostante i tradizionali rituali di sepoltura locali.[37]

Gli operatori sanitari che non indossano adeguati indumenti protettivi possono contrarre la malattia. In passato questo tipo di trasmissione nosocomiale si è verificata negli ospedali africani a causa del riutilizzo di aghi e la mancanza di alcune elementari precauzioni igieniche.[38][39]

La trasmissione per via aerea non è mai stata documentata durante le epidemie di febbre emorragica da Ebola. Tuttavia è stato dimostrato che le goccioline generate in laboratorio di diametro compreso tra 0.8 e 1.2-micron sono potenzialmente infettive se respirate.[40] Il virus ha dimostrato di poter essere trasmesso senza contatto stretto da suini a primati non umani, anche se il medesimo studio non è riuscito a realizzare la trasmissione in modo simile tra i primati.[41]

I pipistrelli della frutta si nutrono e mangiano parzialmente alcuni frutti. Successivamente determinati mammiferi terrestri come i gorilla e i duiker si nutrono di questi frutti caduti. Questa catena di eventi costituisce un possibile mezzo indiretto di trasmissione dal bacino naturale ad alcune popolazioni di animali, che ha portato alla ricerca delle modalità di diffusione del virus nella saliva dei pipistrelli. L'entità della produzione di frutta, il comportamento animale, e altri fattori variabili nel tempo possono scatenare epidemie tra le popolazioni animali.[42]

Serbatoio[modifica | modifica sorgente]

I pipistrelli sono considerati il serbatoio naturale più probabile del virus Ebola.[43] In passato sono state prese in considerazione anche piante, artropodi e uccelli. I pipistrelli erano noti occupanti della fabbrica di cotone in cui sono stati riscontrati i primi casi nei focolai epidemici del 1976 e 1979, e sono stati anche implicati nelle infezioni da virus Marburg nel 1975 e nel 1980.[44] Delle 24 specie di piante e delle 19 specie di vertebrati inoculati sperimentalmente con il virus Ebola, solo i pipistrelli si sono infettati.[45] L'assenza di segni clinici in questi animali depone a favore del fatto che essi siano la specie serbatoio del virus. In uno studio del 2002-2003 effettuato su 1030 animali, tra cui 679 pipistrelli dal Gabon e dalla Repubblica del Congo, sono stati identificati 13 pipistrelli della frutta che contenevano nell'organismo frammenti di RNA del virus Ebola.[46] A partire dal 2005, tre tipi di pipistrelli della frutta (Hypsignathus monstrosus, Epomops franqueti, e Myonycteris torquata) sono stati identificati come specie strettamente in contatto con il virus Ebola.[47][48] Gli anticorpi contro i virus Ebola Zaire e Reston sono stati trovati nei pipistrelli della frutta in Bangladesh: questa scoperta ha permesso di identificare ospiti potenziali del virus e la presenza inequivocabile di questi filovirus in Asia.[49] Tra il 1976 e il 1998, in 30.000 mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e artropodi presi a campione nelle regioni affette da focolai epidemici, non è stato identificato alcun ebolavirus a parte alcune tracce genetiche riscontrate in sei roditori (Mus setulosus e Praomys) e un toporagno (Sylvisorex ollula) catturati nella Repubblica Centrafricana.[44][50] Tracce di virus Ebola sono state rilevate nelle carcasse di gorilla e scimpanzé durante le epidemie del 2001 e del 2003, che in seguito sono divenute la fonte di infezioni umane. Tuttavia, l'elevata letalità dall'infezione in queste specie li rende molto improbabili come serbatoio naturale.[44] La trasmissione tra il serbatoio naturale e gli esseri umani è rara, e i focolai epidemici sono di solito riconducibili a un singolo caso in cui un individuo ha manipolato le carcasse di gorilla, scimpanzé o cefalofini.[51] Le volpi volanti sono anche utilizzate come cibo in alcune parti dell'Africa occidentale e mangiate affumicate, alla griglia o cotte a dare una caratteristica zuppa piccante.[48][52]

Fisopatologia[modifica | modifica sorgente]

L'emorragia interna è causata da una reazione tra il virus e le piastrine che dà luogo a varie rotture nelle pareti dei vasi capillari. Occasionalmente si presentano sanguinamenti interni o emorragie esterne orali e nasali. La replicazione dei filovirus è favorita da un'ampia tipologia di organi e strutture cellulari quali gli epatociti, le cellule epiteliali, i fibroblasti, le cellule reticolari e le cellule adrenocorticali.[30] In particolare la sensibilità delle cellule endoteliali è verosimilmente la causa di sintomi tardivi dell'infezione come l'emorragia e lo shock ipovolemico.[30]

Nelle prime fasi l'ebola sembra non essere estremamente contagioso. Il contatto in fase precoce con individui colpiti sembra non causare la malattia. Come la malattia progredisce, i fluidi corporei presenti nella diarrea, nel vomito e nel sangue rappresentano un rischio biologico estremo. A causa della carenza di strumentario appropriato e di protocolli igienico-sanitari, le epidemie su vasta scala scoppiano con più facilità nelle aree più povere ed isolate prive di ospedali moderni e di personale addestrato. Molte delle aree dove persistono le riserve virali hanno queste caratteristiche.

Diagnosi[modifica | modifica sorgente]

La storia del paziente, in particolare un racconto di frequenti viaggi o attività di lavoro che hanno comportato l'esposizione ad animali selvatici, sono importanti per sospettare la diagnosi di febbre emorragica da Ebola. La diagnosi è confermata dall'isolamento del virus, dal rilevare il suo RNA o specifiche proteine​​, o dal riscontro di elevazione del titolo anticorpale diretto contro il virus nel sangue di un paziente. L'isolamento del virus da coltura cellulare, il riscontro di RNA virale mediante la procedura di reazione a catena della polimerasi (PCR) e le proteine ​​tramite test ELISA (Enzyme Linked Immunosorbent Assay) sono procedure efficaci in una fase precoce di malattia. Al contrario il riscontro di anticorpi contro il virus è efficace solo in una fase più tardiva della malattia e in coloro che la superano e gradualmente recuperano (convalescenti).[53] Nel corso di un focolaio epidemico, l'isolamento del virus spesso non è fattibile. I metodi diagnostici più comuni sono dunque l'esecuzione della PCR e la rilevazione delle proteine virali tramite test ELISA: questi esami possono essere eseguiti anche sul campo oppure in ospedali mobili.[54] I virioni propri dei Filovirus possono essere visti ed identificati in coltura cellulare eseguendo una microscopia elettronica a causa delle loro forme filamentose uniche e facilmente riconoscibili. Sfortunatamente la microscopia elettronica non è minimamente utile nel mettere in evidenza le differenze tra le varie specie di filovirus, nonostante alcuni autori abbiano sottolineato alcune differenze di lunghezza.[55]

Diagnosi differenziale[modifica | modifica sorgente]

I sintomi precoci della condizione possono essere confusi facilmente con le manifestazioni di malattia da virus Marburg,[56] setticemia da gram-negativi, della malaria da falciparum, della febbre tifoide, della dissenteria e shigellosi, dell'influenza, della febbre dengue, del colera, della borreliosi o di altre febbri tropicali. Altre malattie infettive che dovrebbero essere incluse nella diagnosi differenziale sono la leptospirosi, la peste, la febbre Q, la candidosi, l'istoplasmosi, la tripanosomiasi, la leishmaniosi viscerale, il vaiolo emorragico, il morbillo e l'epatite virale fulminante.[57] Malattie non infettive che possono essere confuse con la febbre emorragica da Ebola sono la leucemia acuta promielocitica, la sindrome uremica emolitica, la carenza di fattori della coagulazione o la presenza di disordini piastrinici, la porpora trombotica trombocitopenica, la teleangectasia emorragica ereditaria, la malattia di Kawasaki ed anche l'avvelenamento da warfarin.[58][59][54][60]

Clinica[modifica | modifica sorgente]

Segni e sintomi[modifica | modifica sorgente]

Sintomi della febbre emorragica da Ebola.[61]

Dopo un periodo di incubazione variabile tra 2-8 giorni (che in alcuni pazienti può prolungarsi fino a 21 giorni), la malattia si viene a manifestare improvvisamente, in genere con uno stadio simil-influenzale.[62][63] In una fase precoce il quadro clinico è caratterizzato da affaticamento, febbre (anche elevata, 38,5°C e oltre), cefalea, faringite, dolori articolari, muscolari e dolori addominali, cui possono associarsi nausea, vomito, diarrea e perdita di appetito. Alcuni soggetti possono presentare sintomi meno comuni che includono dolore toracico, singhiozzo, difficoltà respiratoria e difficoltà alla deglutizione di solidi e liquidi (disfagia).[64]

In circa il 50% dei casi si possono evidenziare alcune manifestazioni cutanee. Tra queste la più tipica è la comparsa di un rash maculopapulare. I primi sintomi della malattia possono essere confusi con quelli di esordio della malaria, della febbre tifoide, della dissenteria, della febbre dengue, o altre febbri tropicali, prima che la malattia progredisca fino alla fase finale di sanguinamento.

Nel 40-50% dei casi, il paziente è affetto da emorragie nei siti di iniezione e da emorragie mucose: in particolare emorragie gastrointestinali (feci scure o sanguinolente, melena), emorragie dal naso (epistassi), dalla vagina e dalle gengive. Questa è la tipica fase emorragica, che inizia in genere da 5 a 7 giorni dopo l'esordio dei primi sintomi. Alcuni pazienti possono presentare anche gravi emorragie interne e sottocutanee, che si manifestano con vomito ematico e gravi emorragie congiuntivali.[65] Il sanguinamento che interessa la cute può comportare l'insorgenza di petecchie, porpora, ecchimosi e ematomi, soprattutto in prossimità di eventuali siti di iniezione intramuscolare o endovenosa. Come visto i tipi di sanguinamento che si verificano in corso di malattia da virus Ebola possono essere estremamente vari, ma i più frequenti includono il vomito sanguinolento, la tosse con presenza di sangue (emoftoe) e la presenza di sangue nelle feci (ematochezia). Altri sintomi secondari includono ipotensione, ipovolemia, tachicardia, danni agli organi (soprattutto a reni, milza e fegato) come risultato di una necrosi sistemica disseminata e proteinuria.

Il verificarsi di un sanguinamento di importante entità è raro e di solito è limitato al tratto gastrointestinale.[66][67] In generale, lo sviluppo di sintomi emorragici indica spesso una prognosi peggiore. Non è raro che siano le perdite ematiche a portare alla morte il paziente.

Tutte le persone infette presentano alcuni sintomi di coinvolgimento del sistema circolatorio, ed in particolare alterazioni della coagulazione del sangue.[66] Alcuni soggetti possono presentare miocardite e edema polmonare. Se il soggetto infetto non recupera molto spesso evolve sviluppando dispnea e tachipnea, tachicardia e ipotensione arteriosa. Con l'evolvere della malattia si verificano danni a diversi organi, soprattutto ai reni (con conseguente proteinuria e anuria) e a milza e fegato, come risultato di una necrosi sistemica disseminata. Nelle fasi terminali il paziente scivola in coma. L'intervallo tra l'insorgenza dei sintomi e la morte è breve, generalmente compreso tra 1-2 settimane. A partire dalla seconda settimana di infezione si assiste ad una riduzione dell'iperpiressia ma la morte si verifica a causa dell'instaurarsi di una sindrome da disfunzione multiorgano (MODS).[68][65]

Esami strumentali e di laboratorio[modifica | modifica sorgente]

L'infezione da ebola è diagnosticata tramite test ELISA (Enzyme-Linked ImmunoSorbent Assay), che tuttavia fornisce risultati ambigui durante le fasi non epidemiche.

Dopo il caso di Reston, il Dr. Carl Johnson del CDC analizzò gli indiani San Blas dell'America Centrale, i quali non avevano nessuna storia di infezioni virali di ebola, ma che mostrarono il 2% di positività.[69] Ulteriori ricerche effettuate sui nativi americani dell'Alaska mostrarono una percentuale di positivi analoga. Per contrastare i falsi positivi un test più complesso basato sul sistema ELISA fu sviluppato da Tom Kzaisek negli USAMRIID, e fu in seguito migliorato con l'analisi mediante anticorpi in immunofluorescenza.

Trattamento[modifica | modifica sorgente]

Un reparto di isolamento a Gulu, Uganda, durante l'epidemia dell'ottobre 2000

Al 2014 non esiste un protocollo standardizzato di trattamento per la febbre emorragica da ebolavirus.[70] La terapia primaria è unicamente di supporto e comprende procedure invasive ridotte al minimo: bilancio degli elettroliti, poiché i pazienti sono frequentemente disidratati, ripristino dei fattori di coagulazione per arrestare il sanguinamento, mantenimento dei parametri ematici e di ossigenazione, trattamento delle complicanze rappresentate da sovrainfezioni batteriche o micotiche.[71][72][73] L'inizio precoce di un trattamento sembra poter aumentare le possibilità di sopravvivenza.[74] Attualmente sono allo studio un certo numero di trattamenti sperimentali, tra cui in particolare ZMapp (un medicinale prodotto dall'azienda di biotecnologie Mapp Biopharmaceutical Inc. ottenuto dalle piante di tabacco, che sembra costituito da tre anticorpi monoclonali i quali, legandosi alle cellule infette, favorirebbero la reazione del sistema immunitario)[75] e un farmaco chiamato RNA interference "TKM-Ebola".[76]
La ribavirina è inefficace e anche l'Interferone non pare dare risultati apprezzabili. Nelle scimmie, la somministrazione di un inibitore dell'emocoagulazione (rNAPc2) ha mostrato qualche beneficio, preservando il 33% degli animali infettati da una infezione al 100% letale per le scimmie (sfortunatamente, questa terapia è inefficace sugli umani).[77] Agli inizi del 2006, studiosi dell'USAMRIID (Istituto statunitense di ricerche mediche sulle malattie infettive dell'esercito) annunciarono il 75% delle guarigioni in scimmie rhesus infettate con ebolavirus a cui era stata somministrata terapia antisenso.[78][79]

Il 7 aprile 2014 un gruppo di ricerca dell'Istituto di Biologia molecolare della Facoltà di Medicina dell'Università di Hannover in Germania, pubblica uno studio dove suggerisce l'uso dei farmaci: amiodarone, dronedarone e verapamil come possibili bloccanti l'ingresso del virus nella cellula umana. Infatti, l'amiodarone è un inibitore dei canali multi-ionici e anche un antagonista adrenergico, mostrando per questo di essere un potente inibitore dell'ingresso nella cellula dei filovirus a concentrazioni che sono regolarmente raggiungibili nel siero umano durante la somministrazione con farmaci antiaritmici. L'amiodarone agirebbe anche sugli arenavirus come il virus Guanarito. Un meccanismo simile è stato ipotizzato anche per il verapamil e il dronedarone.[80]

In uno studio pubblicato su Nature il 17 aprile 2014, Warren et al. descrivono le proprietà antivirali di un nuovo analogo sintetico dell'adenosina, BCX4430, una piccola molecola sintetica farmaco-like che fornisce protezione dai virus di Ebola e di Marburg in diversi modelli animali. L'attività antivirale di questa molecola, che agisce come inibitore della RNA polimerasi virale, si espleta contro numerosi virus, tra cui: buniavirus, arenavirus, paramixovirus, coronavirus e flavivirus.[81]

Kent Brantly e Nancy Writebol sono due volontari statunitensi contagiati dal virus e trattati, per la prima volta al mondo, con un cocktail sperimentale di tre anticorpi monoclonali, cocktail mai somministrato prima su esseri umani. Ciò ha sollevato molti interrogativi nel mondo, tanto che è stato coniato dai media il termine di "siero segreto" per la formula chiamata ZMapp; essa contiene anticorpi contro i tre EV epitopi della glicoproteina, prodotti dall'espressione del virus in piante di tabacco. Questo cocktail sembra agire anche se iniziato da 4 a 5 giorni dopo l'infezione, anche in presenza di febbre e con la reazione a catena della polimerasi (PCR) positiva. Va ricordato che un terzo paziente è morto nonostante abbia ricevuto il cocktail ZMapp; ciò rende prematura qualunque certezza scientifica circa la reale efficacia della terapia sperimentale a base di ZMapp.[82] Altre molecole in studio sono piccoli RNA capaci di interferire con la PCR del virus di Ebola:[82]

  1. BCX-4430, un analogo dell'adenosina che è attivo contro il virus di Ebola in roditori e primati non umani protetti dal virus Marburg (virus),
  2. AVI-7537, che si rivolge la proteina VP24 virus di Ebola attraverso una tecnologia di RNA interference.

Insieme ad altre terapie in fase iniziale viene studiato anche l'uso della clorochina e dell'imatinib.[83]

Prevenzione[modifica | modifica sorgente]

Controllo delle infezioni[modifica | modifica sorgente]

I diversi tipi di virus Ebola sono contagiosi: la prevenzione comprende tutte le misure che favoriscono la riduzione della diffusione della malattia dalle scimmie infette e dai maiali agli esseri umani. Le misure preventive comprendono pertanto un attento controllo di questi animali per la trasmissione di una possibile infezione, nonché la loro uccisione ed il corretto smaltimento dei corpi in caso di positività per i test di malattia. Esistono anche altre forme di prevenzione che comportano mutazioni di comportamenti da parte dei diversi operatori, l'utilizzo di adeguati dispositivi di protezione individuale (ad esempio l'indossare indumenti protettivi quando si maneggia la carne), la disinfezione e tutta una serie di tecniche volte ad evitare l'infezione impedendo agli operatori di entrare in contatto con sangue infetto o secrezioni, anche di animali morti.[33] La corretta cottura della carne, la disinfezione, il lavarsi frequentemente le mani quando si accudisce una persona malata sono ulteriori misure che si sono rivelate di grande utilità. La messa in atto di queste misure comporta un elevato indice di sospetto e la possibilità di diagnosticare la malattia precocemente. Verso tutti i pazienti che si trovano in un contesto sanitario (infermierie e ospedali da campo, reparti di isolamento eccetera)devono essere utilizzate precauzioni standard.[33] Le misure raccomandate a coloro che si prendono cura degli infettati comprendono l'isolamento, la sterilizzazione, l'utilizzo di adeguati indumenti di protezione e maschere, guanti, camici, e occhiali di protezione.[84] I campioni di fluidi corporei e tessuti provenienti da persone affette dalla malattia devono essere trattati con particolare cautela.[2]. Come già ricordato il lavaggio delle mani è importante, ma può essere di difficile attuazione in zone dove non c'è neppure abbastanza acqua potabile.[62] Nelle fasi iniziali dell'epidemia di Ebola del 2014, in Africa occidentale, anche semplici materiali di controllo delle infezioni, come il sapone, sono risultati di difficile reperimento.[85] Per questo motivo, in queste circostanze eccezionali di difficile reperimento del sapone in corso di un'emergenza, l'OMS ha promosso l'utilizzo di materiali sostitutivi come il frassino pulito o la stessa sabbia.[86] Il virus Ebola può essere eliminato con il calore (tramite riscaldamento a 60° C per un periodo di 30-60 minuti, oppure tramite ebollizione per circa 5 minuti). Sulle superfici che si teme possano essere infette, possono essere utilizzati come disinfettanti alcuni solventi lipidici, ad esempio alcuni prodotti a base di alcool, detergenti, ipoclorito di sodio (candeggina) o ipoclorito di calcio (polvere decolorante), e altri idonei disinfettanti alle concentrazioni appropriate.[87][88]

Note[modifica | modifica sorgente]

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