Febbre da cavallo - La mandrakata

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Febbre da cavallo - La mandrakata
Titolo originale Febbre da cavallo - La mandrakata
Paese Italia
Anno 2002
Durata 104 min
Colore Colore
Audio Sonoro
Genere commedia
Regia Carlo Vanzina
Soggetto Franco Amurri, Carlo Vanzina, Enrico Vanzina
Sceneggiatura Carlo Vanzina, Enrico Vanzina
Fotografia Claudio Zamarion
Montaggio Luca Montanari
Musiche Franco Bixio, Fabio Frizzi, Vince Tempera
Interpreti e personaggi
Premi

Febbre da cavallo - La mandrakata è un film del 2002 diretto da Carlo Vanzina, con Gigi Proietti, Enrico Montesano, Carlo Buccirosso, Nancy Brilli, Rodolfo Laganà e Stefano Ambrogi

Questo film è il sequel di discreto successo di Febbre da cavallo. La trama, pur differente, ha molti punti in comune con il film originario.

Indice

[modifica] Trama

Nonostante la fine del suo matrimonio e la promessa alla nuova fidanzata Lauretta (Emanuela Grimalda) di chiudere con gli ippodromi, Bruno Fioretti (Gigi Proietti), detto "Mandrake", non ha perso il vizio di giocare ai cavalli. Infatti continua imperterrito a scommettere insieme ai suoi nuovi soci: Micione (Rodolfo Laganà), quarantenne disoccupato che vive ancora con i genitori a cui ruba gli spiccioli per le scommesse e l'ingegnere, studente fuori corso in legge. I 3, dopo un ottimo inizio dovuto alle imprese informatiche dell'ingegnere, incappano in situazioni poco piacevoli; finché un giorno, durante una corsa, Mandrake nota che "Come Va Va", un cavallo brocco che arriva sempre ultimo, è esteticamente identico a "Pokèmon", cavallo plurivincente di proprietà del Conte De Blasi e concepisce una delle sue "super mandrakate": sostituire i due cavalli in modo da far alzare le quotazioni di "Pokèmon", facendo correre e perdere "Come Va Va" al suo posto per poi scambiare i due cavalli e vincere una grossa somma puntando sul primo. Nella truffa vengono coinvolti anche Aurelia (Nancy Brilli), ex fiamma di Mandrake e aspirante attrice e il mite Ragionier Antonio Faiella (Carlo Buccirosso), napoletano truffato da Mandrake mentre doveva consegnare a nome del suo principale una mazzetta ad un funzionario ministeriale.

Effettuato lo scambio, Mandrake e soci devono procurarsi i soldi per la scommessa, e obbligano Antonio a ipotecare la casa di proprietà della moglie per ottenere un mutuo, spacciando Aurelia per la signora Fagliella, ma i soldi del mutuo vengono presi da Nino Diamanti, detto il "cozzaro nero",( Stefano Ambrogi) uno strozzino a cui Mandrake doveva un mucchio dei soldi; ad aiutare Mandrake arriva a sorpresa il sue ex socio Armando detto "Er Pomata" (Enrico Montesano) che tutti credevano morto e invece aveva solo finto la morte per scapparsene in Australia per sfuggire ai creditori, con l'aiuto del Pomata, Mandrake e soci mettono su una truffa ai danni del figlio di Manzotin, allo stesso modo in cui era stato fregato il padre anni prima, ma Pomata, ormai fuori dall'Italia da anni, ha sbagliato a fare i cambi da lire in euro e invece di fregargli 10.000 euro, gliene ha fregati solo 1.000.

Per attuare la truffa viene fregato addirittura il "cozzaro nero" grazie al doppio gioco di Aurelia che rivela allo strozzino la truffa architettata da Mandrake proponendogli di dividere il ricavato dalla scommessa su "Pokèmon" al 50%, in realtà gli altri hanno effettuato un finto riscambio dei cavalli e a correre è ancora "Come Va Va" e i soldi della scommesse finiscono in mano a Mandrake che nel frattempo ha iscritti "Come Va Va" ad un'altra corsa.

Ovviamente facendo correre "Pokèmon" al suo posto la gara viene vinta da "Come Va Va", ma Il Conte De Blasi ha scoperto tutto, Mandrake e soci evitano la denuncia, ma si ritrovano senza nemmeno i soldi per tornare a Roma, sul treno rincontrano pure Pomata reduce da una scommessa persa a Bologna, puntualmente arriva pure il controllore e il gruppo deve rispolverare la mandrakata del treno per non essere scoperto, scesi alla prima stazione Mandrake e Pomata si trovano davanti l'ambulante col classico gioco delle 3 carte, l'occasione è troppo ghiotta e i due finiscono a giocarsi, ovviamente perdendola, l'ultima cosa rimasta, il braccialetto di Aurelia.

[modifica] Curiosità

  • Il nome del notaio interpretato da Pomata (Notaio Magalini), è lo stesso nome utilizzato da un farmacista "solato", nel primo film. Inoltre anche nel film Al bar dello sport con Lino Banfi e Jerry Calà, il notaio interpretato da Eolo Capritti si chiama Magalini.
  • Er Pomata, truccato da australiano, entra nella macelleria, dove alla vista della foto di Rinaldi Otello (Manzotin), esclama la famosa frase «Rinaldi Otello, tre chili de trippa e due de budello» resa celebre dal primo film.
  • Nel corso di una puntata del programma di Raidue Stracult, il caratterista Natale Tulli, intervistato da Marco Giusti, ha dichiarato che durante le riprese del film i rapporti tra Gigi Proietti ed Enrico Montesano erano talmente tesi che i due nemmeno si rivolgevano la parola. Questo forse spiega il motivo per cui il personaggio del Pomata nel film faccia solo una breve comparsata intorno al finale.

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