Fauno Barberini

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Fauno Barberini
Fauno Barberini
Autore sconosciuto
Data tra il III e il I secolo a.C.
Materiale marmo
Dimensioni ?
Ubicazione Gliptoteca, Monaco di Baviera

Il Fauno Barberini o il Satiro ubriaco è un'antica scultura greca di epoca ellenistica che raffigura un satiro dormiente, probabilmente del 220 a.C. circa. Essa è attualmente conservata presso la Gliptoteca di Monaco (Inv. 218). Proviene da Roma, ove fu ritrovata nei fossati di Castel Sant'Angelo attorno al 1624. Nel 1628 era già nella collezione del cardinale Francesco Barberini. Fu ben presto una delle statue più ammirate di Roma, paragonata per bellezza al mutilo Torso del Belvedere. Conservata in Palazzo Barberini, ove fu ammirata e descritta per due secoli, divenne oggetto di tentativi di acquisto già nella seconda metà del Settecento, come innumeri opere d'arte delle collezioni principesche romane nel periodo del Grand Tour. I Barberini incaricarono Gian Lorenzo Bernini di un delicato restauro dell'opera, rinvenuta mutila di alcune parti.

Fu il principe ereditario Ludovico di Baviera, che stava allestendo la Gliptoteca di Monaco in quegli anni, a spuntarla nel 1814. Il cardinale Pacca fece porre un bando all'esportazione, anche su sollecitazione di Antonio Canova, perché questo capolavoro restasse a Roma; ma dopo alcuni anni di pressioni diplomatiche fu ottenuta la revoca del bando e la scultura partì da Roma alla fine del 1819. il 6 gennaio 1820 arrivò a Monaco, ove fu collocata in un emiciclo a lei appositamente destinato da tempo nella Glyptothek. È tuttora considerata un capolavoro dell'arte ellenistica.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La statua rappresenta un satiro, ma a prima vista esso sembrerebbe un semplice fanciullo; in realtà ha un pene di larghe dimensioni, delle orecchie appuntite, una corona di edera e pelle di pantera, caratteristiche tipiche di queste figure mitiche.

Particolare della statua del Fauno, raffigurante la sua doppia coda

La figura è sdraiata su una roccia, il che farebbe pensare agli effetti del vino e quindi all'ebbrezza. Le gambe divaricate, la testa rivolta verso il giaciglio e le braccia diritte per fare da cuscino danno l'impressione di un movimento abituale e complesso, eseguito senza dubbio da un esperto scultore.

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