Fasciosi plantare

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.
Fasciosi plantare
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 728.71
ICD-10 (EN) M72.2
Sinonimi
Fascite plantare

Per Fascite plantare si intende un insieme di sintomi a prevalenza dolorosa che coinvolge la fascia plantare. Fra le cause che comportano dolore alla base del calcagno è la più diffusa.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Solitamente le sindromi che coinvolgono le manifestazione tipiche il dolore vengono definite fasciti plantari, ma il termine non è corretto in quanto non è evidenziata nessuna infiammazione durante la manifestazione.[1]

Epidemiologia[modifica | modifica sorgente]

Risulta essere più diffusa nel sesso femminile e in soggetti obesi, perché il peso abnorme causa schiacciamento delle parti molle del piede causando stress.[2]

Sintomatologia[modifica | modifica sorgente]

I sintomi e i segni clinici presentano dolore tipico è l'episodio che occorre alla mattina quando la persona si alza dal letto e mettendo i piedi a terra sente dolore ai talloni, ma la manifestazione ritorna anche durante il susseguirsi del giorno. Il dolore aumenta se viene sollecitato con attività fisica o altra stimolazione, solitamente dura mesi (almeno 6) raramente si arriva ad un anno.

Eziologia[modifica | modifica sorgente]

L'esatta causa è sotto controllo da parte della letteratura, la fasciosi deriva dalla periostite del calcagno ma ultimamente è stato dimostrato che la fasciosi plantare è associato all'atrofia muscolare a livello dell' adbuttore del quinto dito.[3]

Molto spesso è una patologia degli sportivi, soprattutto dei corridori:

  • aumento improvviso del chilometraggio, sproporzionato all'allenamento
  • postura scorretta di corsa
  • scelta sbagliata delle scarpe da corsa
  • corsa su terreni troppo duri

Esami diagnostici[modifica | modifica sorgente]

Per individuare la malattia potrebbe essere sufficiente l'esame obiettivo, come esami diagnostici si utilizza la radiografia, dalla quale si mostra nella metà dei casi un osteofita ma che non risulta essere la causa della malattia.[4]

Diagnosi differenziale[modifica | modifica sorgente]

Sono diverse le patologie che mostrano sintomi simili, come ad esempio la borsite calcaneare e la sindrome del tunnel tarsale, ma anche forme traumatiche acute come la rottura della fascia plantare (con episodi di tumefazione) o croniche come stress del calcagno. Altra patologia da escludere è la spondiloartropatia sieronegativa. La malattia può evolversi nella neuropatia di Baxter.

Terapie[modifica | modifica sorgente]

Per una completa guarigione dai sintomi dolorifici sono necessari diversi mesi (dai 6 ai 12). La terapia procede per step, dipendentemente dalla gravità:

  • fase acuta
- farmaci antinfiammatori per OS, tipicamente FANS, come il Diclofenac
- riposo: si consiglia di sospendere gli allenamenti (se di corsa) e passare ad attività complementari che non stressino la fascia (nuoto, cyclette..)
- stretching: intesi ad allungare i muscoli facenti capo al tendine d'Achille, come il gastrocnemio, il soleo, anche e soprattutto la mattina prima di scendere dal letto
- massaggi: tipicamente facendo rotolare una bottiglietta d'acqua gelata sotto il piede al massimo per 10 minuti a piede (ripetendo più volte)
  • trattamento conservativo: pur rimanendo importante lo stretching, il riposo ed i massaggi, superata la fase acuta bisogna cercare la guarigione completa:
- tutore notturno: mantiene la fascia estesa durante le ore del sonno, facilitando la guarigione e riducendo i sintomi al mattino
- plantari: prescritti dal medico ortopedico e confezionati su misura da un biomeccanico consentono di riprendere spesso le attività
- ultrasuoni in acqua: fa parte delle terapie fisiche, di dubbia utilità
- terapia ad onde d'urto: nuovo trattamento (prima della chirurgia) ad alto indice di efficienza, in grado di facilitare la guarigione di casi cronici, prima di dover accedere all'operazione
- iniezioni di cortisone: sono indicate in caso di mancato miglioramento sintomatologico, ma tendono ad indebolire la fascia plantare risultando in un aumentato rischio di rottura
  • trattamento chirurgico: riservato a casi di solito > 12 mesi
- rimuovere spine calcaneali
- detensionare la fascia tramite incisione chirurgica: attualmente eseguibile anche endoscopicamente
  • evitare le ricadute
- gradualità: a questo scopo è importante evitare di riprendere le attività sportive all'improvviso, ma sempre per gradi
- biomeccanica: consente di analizzare eventuali difetti di postura alla base del sovraccarico tendineo alla base in prima istanza della patologia stessa
- stretching: va sempre continuato

Trattamento chirurgico[modifica | modifica sorgente]

Nei casi dove il dolore persiste e diventa insostenibile occorre procedere con la resezione parziale della fascia plantare.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Research Laboratories pagina 357 Merck, The Merck Manual quinta edizione, Milano, Springer-Verlag, 2008, ISBN 978-88-470-0707-9.
  2. ^ Frey C, Zamora J., The effects of obesity on orthopaedic foot and ankle pathology. in Foot, 2007.
  3. ^ Chundru U, Liebeskind A, Seidelmann F, Fogel J, Franklin P, Beltran J., Plantar fasciitis and calcaneal spur formation are associated with abductor digiti minimi atrophy on MRI of the foot. in Skeletal Radiol., febbraio 2008.
  4. ^ Walter B Greene, Ortopedia di Netter pag 446, Milano, Elsevier Masson srl, 2007, ISBN 978-88-214-2949-1.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Research Laboratories Merck, The Merck Manual quinta edizione, Milano, Springer-Verlag, 2008, ISBN 978-88-470-0707-9.
  • Joseph C. Segen, Concise Dictionary of Modern Medicine, New York, McGraw-Hill, 2006, ISBN 978-88-386-3917-3.
medicina Portale Medicina: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di medicina