Farpi Vignoli

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Driver e Saltatore a Spoleto

Farpi Vignoli (Bologna, 19071997) è stato uno scultore italiano.

Nei testi critici degli anni trenta viene presentato come una promessa della scultura italiana, grazie ad un gruppo di opere che lo aveva reso celebre: prima fra tutte il Guidatore di sulky, che nel 1936 valse all'artista la medaglia d'oro per la scultura, nella sezione Arte ai Giochi Olimpici di Berlino.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Farpi Vignoli nasce a Bologna nell'agosto del 1907 (dove vivrà fino al novembre 1997), da Callisto, carpentiere, ed Ersilia Tagliavini. È il più giovane di tre fratelli. (Il nome di battesimo, alquanto singolare, nasce dalla troncatura di un nome più lungo che il padre cercava di comporre). Trascorre l'infanzia e la prima adolescenza in una casa nei pressi dell'ippodromo dell'Arcoveggio (da cui l'ispirazione per il driver del trotto e poi per il cavallo).Nel 1919 è ammesso all'interno del Collegio Venturoli, dove studierà pittura, scultura, architettura seguendo gli insegnamenti dello scultore Enrico Barberi. In questo periodo nasce un'amicizia fraterna con Paolo Manaresi. Nello stesso periodo si consolida anche l'amicizia con lo scultore Luciano Minguzzi, appena più giovane, conosciuto all'Accademia e insieme al quale frequenta il maestro Ercole Drei, allora impegnato nella realizzazione delle marmoree Immagini della Libertà e della Vittoria per la Certosa di Bologna. Conclusa poi l’Accademia di Belle Arti, nel 1934 esordisce a Bologna con una mostra personale.

Alla II Quadriennale di Roma del 1935 (su invito del fondatore Cipriano Efisio Oppo), il Guidatore di sulky si aggiudica il 4º premio e il diritto di partecipare, risultando poi vittorioso, alle Olimpiadi di Berlino del 1936. Degli anni subito successivi: il Tennista del 1936, il Tiratore di fune del 1937,

un bassorilievo alla Camera del Lavoro

il Saltatore del 1938. Quest'ultimo viene suggestivamente colto da Vignoli sospeso tra cielo e terra, con un equilibrio singolare di aste oblique.

Poi Vignoli cambia stile e abbandona il soggetto sportivo. Nel 1939, presenta alla III Quadriennale romana il Preludio d’amore aprendo un nuovo periodo di creatività più eclettica. Negli stessi anni realizza due giganteschi bassorilievi per la facciata dell'allora Casa del Contadino (oggi Camera Confederale del Lavoro) di Bologna. Del 1940 sono anche il bozzetto (assieme a Cleto Tomba) vincente — a pari merito — per la Quadriga nella facciata dei Ricevimenti del-l’E42 (EUR), a Roma, e due grandi trofei per lo stesso complesso. Del 1941 il ritratto all'amico poeta Alfonso Gatto.

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

La guerra segna un momento di grande difficoltà, attenuata in parte dalla presenza di amici come Giuseppe Vaccaro, ospitato nella dimora da sfollati, sull'Appennino tosco-emiliano o Aldo Cucchi, partigiano medaglia d'oro, della 7ª GAP, impegnata nella storica Battaglia di Porta Lame, a Bologna, poco prima della Liberazione. Tutte le esposizioni si interrompono tra il 1942 e il 1943,

La ripresa dell'attività[modifica | modifica wikitesto]

Nell’immediato Dopoguerra le nuove generazioni maturano la ribellione contro il periodo precedente. In questa fase Vignoli si dedica con passione alla pittura ad acquerello (prediletta fin dai tempi del collegio), innovandone sorprendentemente i principi cromatici e materici, raggiungendo luminosità e toni, più apparentati con la tecnica dell'affresco, al punto che Virgilio Guidi definì il risultato un vero riscatto verso le altre tecniche più blasonate.

Vignoli torna alla scultura dal 1950 con varie opere, la Tomba Frassetto, nella Certosa di Bologna,

Certosa di Bologna: tomba Frassetto

i ritratti di artisti del cinema americano (tra cui Tyrone Power e il regista Henry King) , la Tomba di Ennio Gnudi (Sindaco di Bologna nel 1920), sempre alla Certosa, il Monumento bronzeo ai Bersaglieri caduti in Russia (Bologna), la Madre che cuce a macchina, bronzo (G.A.M. di Bologna), i ritratti in bronzo del poeta Gatto, dello scultore Bolognini, delle figlie Alessandra e Nicoletta. Nel 1957 progetta e dirige la costruzione di un complesso architettonico per l'Accademia di Belle Arti di Bologna, con l'edificio delle aule e il Teatro per la Scuola di Scenografia, quest'ultimo, in particolare, molto apprezzato dall'architetto Giuseppe Vaccaro. Poi giungono nuove commissioni di sculture: la Stele ai mutilati di guerra bronzo (Parco S. Viola, Bologna), il Monumento di San Francesco e il lupo (Gubbio), altorilievo in bronzo, il Ciborio della chiesa parrocchiale di San Giovanni Battiata di Casalecchio di Reno, bronzo naturale, Mariarosa, la maestrina, marmo (Certosa), il Cavallo al trotto (Castel S. Pietro), bronzo grande al vero. Nell'ultimo periodo di attività, tra gli anni ottanta-novanta, i nuovi soggetti sportivi, tutti in bronzo: Il Deltaplano, Il Windsurfer, Giacomo Agostini, Björn Borg, Il Motocross.

Altri eventi artistici[modifica | modifica wikitesto]

  • 1936 Primo premio al Concorso Nazionale Curlandese di Pittura .
  • 1936 Vince il Concorso Nazionale per la Cattedra al Liceo Artistico di Bologna.
  • 1936 Viene nominato Accademico Clementino.
  • 1936 Invitato alla Biennale di Venezia per la Scultura.
  • 1937 Vincitore del Concorso Nazionale Baruzzi di Scultura.
  • 1938 Invitato alla Biennale Veneziana per la scultura.
  • 1939-40 Esposizione Internazionale di New York.
  • 1946 Invitato alla Biennale Veneziana.
  • 1946 Espone un Gruppo di acquerelli alla Royal Academy di Londra.
  • 1947 Invitato alla Quadriennale Romana.
  • 1950 Invitato alla Biennale Veneziana.
  • 1951 Mostra di acquerelli alla Galleria Bolzani a Milano.
  • 1968 Tomba Cucchi (Certosa di Bologna).

Cenni bibliografici[modifica | modifica wikitesto]

Si trovano i primi elementi utili per ricostruire la personalità artistica di Vignoli nell’antologia di Eugenio Riccoboni del 1942 Roma nell’arte. La scultura nell’evo moderno, e, successivamente, nel volume di Francesco Sapori del 1949 sulla Scultura italiana moderna.

Testi[modifica | modifica wikitesto]

  • A. RICCOBONI, Roma nell'arte. La scultura nell'evo moderno, Roma 1942. /
  • F. SAPORI, Scultura italiana moderna, 1949, pp. 51-54. /
  • C. DEL BRAVO, Sculture italiane 1920-1940, "Antichità Viva", XX, 4, p. 43. /
  • E. POUCHARD, L'acquerello di Farpi Vignoli, Bologna 1980.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 1417278 LCCN: n84155950

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