Medicinale equivalente

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Farmaco equivalente)

Un medicinale equivalente (anche detto generico dall'inglese generic drugs) è un medicinale che, in seguito a studi clinici appositi, si dimostra bioequivalente rispetto ad un altro medicinale. Medicinali equivalenti di prodotti di cui è venuta meno la copertura brevettuale sono presenti sui principali mercati farmaceutici mondiali (Stati Uniti, Europa ecc.), con lo scopo di ridurre la spesa farmaceutica.

Legislazione[modifica | modifica sorgente]

Stati Uniti[modifica | modifica sorgente]

Negli Stati Uniti i medicinali equivalenti, in seguito al "Drug Price Competition and Patent Term Restoration Act" del 1984, possono richiedere l'autorizzazione all'immissione in commercio presso la FDA tramite un iter semplificato (ANDA, Abbreviated New Drug Applications) rispetto ai farmaci completamente nuovi. Tale procedura consente al produttore di evitare di ripetere gli studi di efficacia e sicurezza, caratteristiche già dimostrate per il farmaco originatore. Dovranno però essere effettuati appositi studi di bioequivalenza volti a determinare l'assenza di una differenza significativa rispetto al farmaco di riferimento[1]

Europa[modifica | modifica sorgente]

In Europa[2] (e quindi anche in Italia[3]), così come negli Stati Uniti, è disponibile una procedura semplificata per l'immissione in commercio dei medicinali generici che consente di non ripetere le prove cliniche e le sperimentazioni cliniche a patto che sia dimostrata la bioequivalenza del generico rispetto al farmaco di riferimento[4] . Tale decisione non deriva solo da vantaggi di natura economica ma anche da considerazioni di carattere etico: ripetere le prove precliniche di tossicità significherebbe sacrificare altri animali per ottenere dei dati già noti.

Italia[modifica | modifica sorgente]

In Italia il concetto di medicinale "generico" o "equivalente" rispetto ad un originatore con brevetto scaduto è stato introdotto nel 1995[5]. Il termine inizialmente proposto di "medicinale generico" è stato successivamente sostituito con la formula "medicinale equivalente" in quanto il termine "generico" poteva indurre nella popolazione l'idea che si trattasse di specialità meno efficaci o ad azione non specifica. Il cambio di nome è avvenuto nel 2005[6]

In Italia il prezzo al pubblico dei medicinali generici, per legge è stabilito in almeno il 20% in meno (spesse volte molto di più) rispetto al medicinale di riferimento. Per i medicinali in classe A il prezzo è contrattato direttamente con l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), che, negli ultimi anni, ha proposto prezzi sempre più bassi rispetto al previsto. Dal 2007 in poi, i medicinali generici hanno ottenuto spesso un prezzo pari al 50% rispetto al medicinale di marca corrispondente. I medicinali di Classe C (cioè a pagamento) hanno un prezzo stabilito liberamente dall'azienda, purché sia, appunto, almeno del 20% più basso rispetto all'Originale.

Dal 1º settembre 2001 in Italia, si può sostituire, tranne che in casi particolari, la prescrizione di una specialità medicinale con un suo equivalente medicinale generico, se disponibile. Il Sistema Sanitario Nazionale, attraverso le Regioni, paga lo stesso prezzo sia per i generici, sia per le copie, che per gli originali. L'eventuale differenza di costo è a carico del paziente.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Oggi, provengono dall’India l’80% dei farmaci dei programmi internazionali di accesso alle terapie anti-aids in 115 Paesi a basso e medio reddito. Provengono dall’India anche l’80% dei farmaci che le organizzazioni mediche e umanitarie come MSF utilizzano nei Paesi di loro intervento.[7]

Tipologia[modifica | modifica sorgente]

Sono in commercio generici di quasi tutte le forme farmaceutiche: fiale, sciroppi, compresse, bustine e altro. Esistono generici di molte classi di farmaci, tra cui cardiologici, antinfiammatori, antibiotici e antidolorifici.

Costi[modifica | modifica sorgente]

I farmaci equivalenti sono solitamente venduti a prezzi significativamente più bassi rispetto al farmaco originario (comunemente definito come farmaco "di marca"). Ci sono ovviamente una serie di motivi che giustificano questa differenza. Il primo, e più ovvio, è che le aziende produttrici di farmaci equivalenti debbono sostenere costi decisamente inferiori per la creazione di tali farmaci. Sostanzialmente il costo del farmaco equivale con il solo costo per la produzione. Il costo dell'intero processo di sviluppo e sperimentazione è infatti già stato sostenuto dall'azienda che aveva prodotto il farmaco originario. Questo significa anche che i produttori di farmaci equivalenti non sostengono alcun costo per la scoperta di nuovi farmaci, e che quindi non apportano capitali alla ricerca scientifica. I produttori di farmaci equivalenti, inoltre, non debbono sopportare i costi connessi alla necessità di dimostrare la sicurezza e l'efficacia dei loro farmaci (come richiesto dagli specifici regolamenti delle diverse autorità di regolamentazione, Food and Drug Administration, European Medicines Agency, ecc.) attraverso studi clinici commissionati ad istituti scientifici, dal momento che questi studi sono già stati condotti dal produttore del farmaco originario. Debbono però sostenere i costi degli studi di bioequivalenza.
Secondo alcuni studi il costo medio sostenuto da una azienda farmaceutica per scoprire e sviluppare un nuovo farmaco innovativo può raggiungere gli 800 milioni di dollari.[8] Molti autori hanno messo in dubbio questi costi[9] e citando l'autore di libri Carl Sagan hanno sottolineato che "affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie".[10] Merril Goozner stima che il costo reale sia più vicino a 100-200 milioni di dollari.[11]

I produttori di farmaci equivalenti inoltre non hanno grandi spese di promozione della loro molecola. Anche in questo caso essi ricevono un evidente beneficio dalle attività di promozione e marketing messe in atto dall'azienda produttrice del farmaco originatore, e dall'attività di propaganda e conoscenza messa in atto dagli informatori scientifici del farmaco di marca, nonché dalla precedente distribuzione di campioni gratuiti. Poiché i farmaci in listino ai produttori di farmaci equivalenti sono già presenti sul mercato da anni, sono ben noti ai pazienti, medici ed altri operatori sanitari, anche se spesso con il loro nome commerciale.

Nel periodo di tempo in cui vige un brevetto per un farmaco, l'azienda che lo produce gode di un periodo di sostanziale monopolio. Durante questa fase la società farmaceutica produttrice fissa il prezzo del proprio farmaco ad un livello che massimizza la redditività. Il risultato è che assai spesso gli utili superano di gran lunga i costi di sviluppo e di produzione del farmaco.
Allo scadere del brevetto, con l'introduzione del farmaco equivalente, arriva anche il vantaggio per il consumatore (o nel caso di sistemi sanitari nazionali, per lo Stato), ulteriormente stimolato dalla concorrenza fra i diversi produttori di farmaci equivalenti, e tra farmaco equivalente e farmaci di marca con indicazioni terapeutiche simili.

La bioequivalenza[modifica | modifica sorgente]

Secondo la legislazione europea due medicinali sono bioequivalenti se le loro biodisponibilità, in seguito a somministrazione della stessa dose, sono simili ad un livello tale che i loro effetti, riferiti ad efficacia e sicurezza, siano i medesimi. In particolare è necessario che l'intervallo di confidenza al 90% del rapporto tra AUC e la Cmax dei due preparati sia compreso tra 0,8 e 1,25. Il medicinale generico per definizione non può mai essere perfettamente uguale al medicinale originatore. Solo due farmaci che siano stati prodotti dallo stesso impianto di produzione, abbiano identica composizione in principi attivi ed eccipienti, siano sottoposti alla stesso processo tecnologico di lavorazione possono essere perfettamente uguali. Pertanto anche lotti differenti dello stesso farmaco di "marca" o farmaci di marca prodotti in stabilimenti diversi non sono mai perfettamente uguali.

Le formulazioni parenterali sono esentate dagli studi di bioequivalenza in quanto la biodisponibilità di una forma parenterale è, per definizione, immediata e completa.

Studi di bioequivalenza[modifica | modifica sorgente]

Sebbene la definizione di bioequivalenza sia riconosciuta a livello internazionale fin dai primi anni novanta, gli studi da eseguire per verificarla non sono stati ancora oggetto di armonizzazione. Esistono pertanto differenze normative tra i diversi mercati farmaceutici (Stati Uniti, l'Unione Europea, Giappone, Canada, Sud Africa ecc).[12] Ad esempio l'Unione Europea richiede parametri più stringenti (90-111%) per quanto concerne i farmaci con basso indice terapeutico, dove la decisione su quali farmaci siano da considerarsi critici è affidata al Comitato per i prodotti medicinali per uso umano (CHMP) dell'EMA.[12]

Per calcolare AUC e Cmax di originator e generico sono necessari appositi studi clinici detti studi clinici di bioequivalenza.[13][14]

Dopo aver selezionato la popolazione secondo opportune regole di inclusione/esclusione del campione, si procede dividendo i soggetti partecipanti allo studio in due gruppi, al primo gruppo verrà somministrato per primo il prodotto di riferimento (R) e al secondo il prodotto da testare (T) per bioequivalenza. In seguito alla somministrazione vengono registrate per ogni paziente le relative concentrazioni di farmaco (es. per una formulazione orale la concentrazione plasmatica). Dopo un periodo detto di "wash-out", pari a diverse volte l'emivita del farmaco, tipicamente qualche giorno o settimana i gruppi sono invertiti e chi precedentemente aveva assunto il prodotto T ora assumerà R e viceversa. Questa procedura di inversione dei gruppi (detta "crossover") consente di limitare la significativa variabilità individuale (resta comunque una componente minore di variabilità nella risposta dovuta ai tempi diversi in cui vengono assunti i due farmaci).

Al termine dello studio viene eseguita un'analisi statistica dei dati raccolti e si verifica se è presente o meno bioequivalenza tra le due formulazioni.

Da alcuni autori è stato obiettato che bioequivalenza non significa necessariamente e sempre identica efficacia terapeutica.[15][16] Tuttavia la maggior parte degli studiosi ritiene che in presenza di bioequivalenza sia alquanto improbabile che due medicinali producano differenze rilevanti in termini di efficacia e di sicurezza. Viene anzi obiettato che l’intervallo di bioequivalenza potrebbe talvolta rivelarsi troppo stretto e portare alla esclusione della equivalenza terapeutica tra due prodotti quando, nella realtà ed in ambito clinico, potrebbero risultare comunque bioequivalenti poiché le differenze di biodisponibilità oltre l’intervallo di bioequivalenza convenzionalmente scelto potrebbero non essere clinicamente rilevanti.[17]

Nonostante i limiti normativi (sia negli Stati Uniti che in Europa) per AUC e Cmax siano di 0,8-1,25, in pratica i risultati ottenuti sono molto migliori: in una metaanalisi su oltre 2000 studi di bioequivalenza per un periodo di 12 anni è risultato che tali rapporti sono rispettivamente pari a 1,00 ± 0,06 per la Cmax e 1,00 ± 0,04 per l'AUC. Inoltre in quasi il 98% dei casi analizzati i prodotti generici differivano rispetto all'originatore per meno del 10%.[18]

Pro e contro[modifica | modifica sorgente]

Secondo molti studi la sostituzione di un farmaco originale "di marca" con un medicinale equivalente avviene più spesso nel periodo immediatamente successivo alla scadenza di un brevetto e più spesso coinvolge i pazienti più anziani, cronici, e perciò più esperti nell'uso del farmaco.[19]
Il ruolo dei farmacisti nel caldeggiare il passaggio al farmaco equivalente sembra essere particolarmente rilevante e centrale nel processo di informazione rivolto al paziente.[20]

Pro[modifica | modifica sorgente]

  • I medicinali equivalenti sono sempre meno costosi rispetto al medicinale di cui è scaduto il brevetto: come minimo il 20% ma spesso si raggiungono percentuali decisamente maggiori. Ciò si traduce in un marcato risparmio per i sistemi sanitari nazionali o le assicurazioni chiamate al rimborso. Il vantaggio per il singolo paziente è spesso più lieve.[21][22][23][24]
  • La prescrizione di un medicinale equivalente è stata associata ad un miglioramento (sia pure modesto) di aderenza alla terapia, specialmente se il paziente ne ottiene direttamente un risparmio.[25]
  • Una insistenza da parte del medico prescrittore nell'indicare in ricetta un farmaco "di marca" sembra essere correlata ad una minore compliance (aderenza) alla terapia.[26]
  • I pazienti sono in genere soddisfatti del farmaco equivalente, anche se una piccola parte (10%) ritiene che l'effetto del medicinale equivalente sia "meno forte" rispetto al farmaco di marca.[27]
  • In alcuni Paesi la maggioranza dei medici di base (medici di famiglia, "general practitioner") ritiene che i medicinali equivalenti siano efficaci quanto il farmaco di marca.[28][29]

Contro[modifica | modifica sorgente]

  • I pazienti anziani, in particolare, utilizzano parametri quali il colore o la forma per identificare i medicinali che debbono assumere. Una modifica di queste caratteristiche, dovuta all'adozione di un medicinale equivalente, potrebbe risultare pericolosa e determinare un aumento degli errori di assunzione.[30] Alcuni pazienti riferiscono grande preoccupazione quando viene modificata la loro terapia ed i medicinali cambiano aspetto, imballaggio, ed etichettatura.[31]
  • In alcune realtà i medici di base (medici di famiglia, "general practitioner") ritengono che gli equivalenti non siano altrettanto efficaci del farmaco di marca e che l'aggravio di lavoro che viene loro richiesto non sia giustificato.[32]
  • In alcuni Paesi i farmacisti ritengono che l'aggravio di lavoro a loro richiesto per la sostituzione dei farmaci bioequivalenti sia eccessivo ed ingiustificato.[33]
  • Un certo numero, sia pure limitato, di farmaci presenta una stretta finestra terapeutica. Per questi farmaci la sostituzione con un farmaco bioequivalente dovrebbe essere affrontata con cautela.[16][34][35]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) The absence of a significant difference in the rate and extent to which the active ingredient or active moiety in pharmaceutical equivalents or pharmaceutical alternatives becomes available at the site of drug action when administered at the same molar dose under similar conditions in an appropriately designed study. CFR - Code of Federal Regulations Title 21.
  2. ^ Reg. EC 31 marzo 2004, n. 726 in materia di "laying down Community procedures for the authorisation and supervision of medicinal products for human and veterinary use and establishing a European Medicines Agency". testo
  3. ^ Decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 219, articolo 10, in materia di "Attuazione della direttiva 2001/83/CE (e successive direttive di modifica) relativa ad un codice comunitario concernente i medicinali per uso umano, nonché della direttiva 2003/94/CE"
  4. ^ (EN) Two medicinal products are bioequivalent if they are pharmaceutically equivalent or pharmaceutical alternatives and if their bioavailabilities after administration in the same molar dose are similar to such degree that their effects, with respect to both efficacy and safety, will be essentially the same. NOTE FOR GUIDANCE ON THE INVESTIGATION OF BIOAVAILABILITY AND BIOEQUIVALENCE.
  5. ^ Legge 29 dicembre 1995, n. 549, articolo 3, in materia di "Misure di razionalizzazione della finanza pubblica"
  6. ^ Legge 26 luglio 2005, n. 149, in materia di "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 maggio 2005, n. 87, recante disposizioni urgenti per il prezzo dei farmaci non rimborsabili dal Servizio sanitario nazionale"
  7. ^ B. Waning, E. Diedrichsen; S. Moon, A lifeline to treatment: the role of Indian generic manufacturers in supplying antiretroviral medicines to developing countries. in J Int AIDS Soc, vol. 13, 2010, p. 35, DOI:10.1186/1758-2652-13-35, PMID 20840741.
  8. ^ Joseph A. DiMasi, http://www.cptech.org/ip/health/econ/dimasi2003.pdf “The price of innovation: new estimates of drug development cost”, Journal of Health Economics 22(2003). URL consultato il 24-11-2012.
  9. ^ TL. Riggs, Research and development costs for drugs. in Lancet, vol. 363, nº 9404, Jan 2004, p. 184, DOI:10.1016/S0140-6736(03)15370-6, PMID 14738789.
  10. ^ DW. Light, RN. Warburton, Extraordinary claims require extraordinary evidence. in J Health Econ, vol. 24, nº 5, Sep 2005, pp. 1030-3; discussion 1034-53, DOI:10.1016/j.jhealeco.2005.07.001, PMID 16087260.
  11. ^ John P. Moore, http://www.jci.org/articles/view/23540, The Journal of clinical investigation, 1 novembre 2004. URL consultato il 24-11-2012.
  12. ^ a b Alfredo García-Arieta, John Gordon, Bioequivalence Requirements in the European Union: Critical Discussion in The AAPS Journal, vol. 14, nº 4, 2012, pp. 738–748, DOI:10.1208/s12248-012-9382-1.
  13. ^ D. Vetchý, K. Frýbortová; M. Rabisková; H. Danecková, [Bioequivalence studies of pharmaceutical preparations]. in Cas Lek Cesk, vol. 146, nº 5, 2007, pp. 431-3, PMID 17554963.
  14. ^ ML. Chen, V. Shah; R. Patnaik; W. Adams; A. Hussain; D. Conner; M. Mehta; H. Malinowski; J. Lazor; SM. Huang; D. Hare, Bioavailability and bioequivalence: an FDA regulatory overview. in Pharm Res, vol. 18, nº 12, Dec 2001, pp. 1645-50, PMID 11785681.
  15. ^ G. Borgheini, The bioequivalence and therapeutic efficacy of generic versus brand-name psychoactive drugs. in Clin Ther, vol. 25, nº 6, Jun 2003, pp. 1578-92, PMID 12860486.
  16. ^ a b AG. Dupont, F. Heller, Generics and cost-effective prescribing in Belgium: does bioequivalence always translate in therapeutic equivalence? in Acta Clin Belg, vol. 64, nº 5, pp. 406-14, PMID 19999388.
  17. ^ traduzione di Lucio Lemme, La sicurezza e l’efficacia dei farmaci equivalenti, Bollettino Italiano del Farmaco - XV, 2008, p. 104.
  18. ^ B. M Davit, P. E Nwakama, G. J Buehler, D. P Conner, S. H Haidar, D. T Patel, Comparing Generic and Innovator Drugs: A Review of 12 Years of Bioequivalence Data from the United States Food and Drug Administration in Annals of Pharmacotherapy, vol. 43, nº 10, 2009, pp. 1583–1597, DOI:10.1345/aph.1M141.
  19. ^ P. Pechlivanoglou, WJ. van der Veen; JH. Bos; MJ. Postma, Analyzing generic and branded substitution patterns in the Netherlands using prescription data. in BMC Health Serv Res, vol. 11, 2011, p. 89, DOI:10.1186/1472-6963-11-89, PMID 21524312.
  20. ^ DA. Mott, RR. Cline, Exploring generic drug use behavior: the role of prescribers and pharmacists in the opportunity for generic drug use and generic substitution. in Med Care, vol. 40, nº 8, Aug 2002, pp. 662-74, DOI:10.1097/01.MLR.0000020926.85284.8E, PMID 12187180.
  21. ^ A. Nissen, [The market of synonymous preparations in Denmark 1985-1990. A comparison of prices and quantities on the market]. in Ugeskr Laeger, vol. 153, nº 50, Dec 1991, pp. 3558-62, PMID 1776198.
  22. ^ FS. Vieira, P. Zucchi, [Price differences between generic and innovator medicines in Brazil]. in Rev Saude Publica, vol. 40, nº 3, Jun 2006, pp. 444-9, DOI:10.S0034-89102006000300012, PMID 16810368.
  23. ^ J. Puig-Junoy, Impact of European pharmaceutical price regulation on generic price competition: a review. in Pharmacoeconomics, vol. 28, nº 8, 2010, pp. 649-63, DOI:10.2165/11535360-000000000-00000, PMID 20515079.
  24. ^ L. Bulfone, High prices for generics in Australia - more competition might help. in Aust Health Rev, vol. 33, nº 2, maggio 2009, pp. 200-14, PMID 19563309.
  25. ^ BA. Briesacher, SE. Andrade; H. Fouayzi; KA. Chan, Medication adherence and use of generic drug therapies. in Am J Manag Care, vol. 15, nº 7, Jul 2009, pp. 450-6, PMID 19589012.
  26. ^ WH. Shrank, JN. Liberman; MA. Fischer; J. Avorn; E. Kilabuk; A. Chang; AS. Kesselheim; TA. Brennan; NK. Choudhry, The consequences of requesting dispense as written. in Am J Med, vol. 124, nº 4, Apr 2011, pp. 309-17, DOI:10.1016/j.amjmed.2010.11.020, PMID 21435421.
  27. ^ ML. Andersen, K. Laursen; M. Schaumann; SL. Rubak; P. Olesgaard; J. Mainz; T. Lauritzen, [How do patients evaluate the newly introduced system of substituting prescriptions?]. in Ugeskr Laeger, vol. 162, nº 45, Nov 2000, pp. 6066-9, PMID 11107943.
  28. ^ A. Simmenroth-Nayda, E. Hummers-Pradier; T. Ledig; R. Jansen; W. Niebling; LM. Bjerre; MM. Kochen; W. Himmel, [Prescription of generic drugs in general practice. Results of a survey of general practitioners]. in Med Klin (Munich), vol. 101, nº 9, Sep 2006, pp. 705-10, DOI:10.1007/s00063-006-1097-6, PMID 16977394.
  29. ^ J. Kersnik, J. Peklar, Attitudes of Slovene general practitioners towards generic drug prescribing and comparison with international studies. in J Clin Pharm Ther, vol. 31, nº 6, Dec 2006, pp. 577-83, DOI:10.1111/j.1365-2710.2006.00776.x, PMID 17176362.
  30. ^ E. Hellier, M. Tucker; N. Kenny; A. Rowntree; J. Edworthy, Merits of using color and shape differentiation to improve the speed and accuracy of drug strength identification on over-the-counter medicines by laypeople. in J Patient Saf, vol. 6, nº 3, Sep 2010, pp. 158-64, PMID 21491790.
  31. ^ J. Emery, A. McKenzie; C. Bulsara; D. Holman, Controversy over generic substitution. in BMJ, vol. 341, 2010, pp. c3570, PMID 20610498.
  32. ^ SL. Rubak, ML. Andersen; J. Mainz; P. Olesgaard; T. Lauritzen, [How do practitioners evaluate the newly introduced system of substituting prescriptions?]. in Ugeskr Laeger, vol. 162, nº 45, Nov 2000, pp. 6070-3, PMID 11107944.
  33. ^ SL. Rubak, ML. Andersen; J. Mainz; P. Olesgaard; K. Laursen; M. Schaumann; T. Lauritzen, How do pharmacists evaluate the newly introduced system of substituting prescriptions? in Ugeskr Laeger, vol. 162, nº 45, Nov 2000, pp. 6074-7, PMID 11107945.
  34. ^ LG. Keith, JJ. Oleszczuk; CS. Stika; S. Stine, Generics: what's in a name? in Int J Fertil Womens Med, vol. 43, nº 3, Giu 1998, pp. 139-49, PMID 9692536.
  35. ^ P. Le Corre, [Bioequivalence and generics of index drugs with narrow therapeutic margins]. in Presse Med, vol. 39, nº 2, Feb 2010, pp. 169-76, DOI:10.1016/j.lpm.2009.09.017, PMID 19932591.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

medicina Portale Medicina: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di medicina